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Il Sacro libro di Bodrum

Ho sempre ricevuto splendidi e indimenticabili regali pieni di significato dai viaggi dei miei genitori,  nonostante quello più importante fosse sempre lo stesso: il loro ritorno. Poco prima che andassi a vivere con il Nippotorinese (c’è un tragico materiale a sufficienza sul mio Blog personale da sei anni a questa parte) al ritorno da Bodrum mi è stato donato questo quaderno dalla particolarissima chiusura e dai decori in stoffa morbidissimi che contrastano fortemente con la durezza del cuoio. Senza particolari riflessioni sull’utilizzo ho scritto sulla prima pagina vuota giallastra “Il nostro primo quaderno di ricette”. L’emozione che provo al pensiero di me che lo sfoglio  tra dieci  anni, insieme a lui, i miei genitori e i nostri figli,  è una di quelle poche cose che mi tranquilizza e rende felice.

Questo contenitore è una traslazione virtuale di qualche pagina e la voglia di confrontarsi ma soprattutto imparare, tutto qui. La prima volta che ho acceso un fornello  è stata due giorni fa ma soprattutto: fino a tre giorni fa non sapevo neanche che la caffettiera si aprisse. Tanto per capirsi sin da subito.

Ah. E non sono mica così seria e apparentemente lucida. Non vorrei spaventarvi. Sono una tranquilla psicolabile visionaria ma sognavo un primo post normale in modo che tra dieci anni , almeno leggendo l’inizio si capisse qualcosa. Mi fermo quindi perchè qui si rischia di non riuscire nell’intento altrimenti.

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

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