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Menù Autunnale

Nel Sacro libro di Bodrum oltre a scrivere ricette, appunti e attaccare foglietti e ricordi di odori annoto anche le pietanze preferite delle persone che amo di più e che spesso sono vittime consapevoli della mia cucina. Non ricorderei altrimenti che ad Andrea piacciono inaspettatamente le lenticchie mentre Marco detesta l’alga nori. Cey detesta il pesto e Fab i dolci ma non il cheesecake. Chiara beve il latte ogni mattina e Lea ha una feroce avversione per la consistenza delle nocciole. Divido con una linea, come si faceva sulla lavagna alle elementari Buoni-Cattivi, in Alimenti sì e Alimenti no. Elencandoli premurosamente con eventuali parentesi da indice di gradimento che può variare tra: moltissimo, molto e abbastanza. Durante le discussioni cerco di memorizzare il piatto preferito, un ricordo culinario, l’avversione verso qualcosa. Mi sono ritrovata a volte anche a far finta di scrivere sms annotando invece dettagli che avevo paura di dimenticare. Per questo motivo il più delle volte quando i miei graditi ospiti esordiscono con ” La parmigiana è il mio piatto preferito! pazzesco !” mi rallegro parecchio. C’è da dire che di questa subdola tecnica non tutti sono a conoscenza; per meglio dire: quelli con i quali ho  meno confidenza non ne sono a conoscenza, ecco. Mi vergogno sempre un po’ ad ammettere che le mie cortesie per gli ospiti talvolta sfiorino l’esagerazione e quindi taccio. Non mi cimento mai a dir la verità in quello che gli altri identificano come il loro  piatto preferito. Me ne guarderei bene dal rovinare per sempre la pietanza prediletta ma se sono vagamente sicura che la riuscita possa essere perlomeno decente allora il discorso cambia. La parmigiana non è un esempio buttato lì ma con cognizione di causa. Non dico di farla buonissima per carità ma non è neanche un’incommensurabile  schifezza. Che è già un buon traguardo. Ho un feeling particolare con le melanzane. Sarà che sono senza ombra di dubbio in cima alla mia personalissima classifica di gradimento e che se dovessi scegliere tra un piatto elaboratissimo da tre stelle michelin e una melenzana arrostita sceglierei sempre e solo la seconda. Senza tentennare un secondo da brava psicolabile quale sono. Si trattasse poi di melanzane alla norma il discorso cambia e parecchio: spaccherei ulne e femori in ordine sparso senza preoccuparmene.

Nel Sacro libro di Bodrum oltre a compilare tabelle sui gusti preferiti degli ospiti, annotare ricette e attaccare immagini ritagliate che donano quell’aria un po’ antica che mi piace tanto (tanto quanto non mi piace il termine vintage) , scrivo anche i menù che ho preparato per il natale dell’anno precedente con mamma, per il pranzo pasquale e la notte di Halloween. E’ assurdo pensare di potersi ricordare le pietanze delle volte precedenti ma è pur vero che al contrario gli ospiti potrebbero e sarebbe quanto meno decoroso non propinar loro sempre le stesse cose. Anche se non volontariamente. Anche quando non ero in grado di fare un uovo fritto ( non che adesso lo sia , sia chiaro) si è sempre tenuto un promemoria di questi dettagli. Promemoria mentale perchè mamma non ha abusato inutilmente come me di acutil fosforo; senza risultato neanche a dirlo. Al contrario di lei non potendomi affidare alle mie capacità neuronali mentali ho ripiegato alla vecchia maniera: scrivendo. Che davvero c’è qualcosa più bello dello scrivere qualsiasi inezia? Forse la norma ma non ne sono sicura.

E io questa mattina ho trascritto la cena autunnale nel Sacro Libro di Bodrum. Cena preparata per una coppia che definirli amici è poco e quindi andrà benissimo: fratelli.

La cena autunnale comprendeva: risotto alla zucca con salsiccia e zafferano,tagliatelle fatte in casa con panna e porcini freschissimi, maiale all’uva , mini tortine di frolla alla zucca, panna cotta al cioccolato con scagliette di castagne e cioccolato fondente. E su quest’ultima ammetto trapeli copiosamente  un pizzicogigante d’orgoglio perchè non ho seguito alcun tipo di ricetta; o per meglio dire ho seguito la classica ricetta della panna cotta che avevo già provato varie volte e poi in preda ad un raptus mi sono detta: Castagne! Se non ci sono le castagne che panna cotta autunnale è ? E da lì il delirio e la sorpresa.

Tutto si può dire di questa cena ma la prima cosa lampante è che ipocalorica certamente non è. E neanche tanto leggera. Mentre io, come ogni sera da rituale, bevevo il mio infuso sgranocchiando gallette di riso ho avuto modo di apprezzare volti paonazzi che bofonchiavano ” buonissimo davvero buonissimo ma sono pieno come un tacchino!”. Il fatto che il nippotorinese dica sempre “sono pieno come un tonno!” mi fa parecchio sorridere perchè sarebbe stato più sensato che un tizio del nord avesse adoperato il tacchino e uno del sud il tonno;  non viceversa. Ma sono dettagli.

Appuntando come da neo-tradizione anche qui le mie note culinarie ed essendo diventato ormai questo spazio: il Sacro Libro di Bodrum multimediale, mi trovo in difficoltà davanti a questa nuova sezione: Menù perchè tra foto, ingredienti e spiegazioni potrebbe venir fuori qualcosa di sconvolgentemente abnorme. Prolissa io?

Dividerò quindi singolarmente per post ognuna delle ricette preparate per una lettura un po’ più agevole. Che poi saggiamente voi vi guarderete bene dal farlo è come sempre: un’altra storia. Intrigante tra l’altro.

Tagliatelle ai Funghi Porcini

Risotto Zucca e Salsiccia

Maiale All’uva (clicca per la ricetta)

Panna Cotta con granella di Castagne

Mini Tortine di Frolla con Zucca

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

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