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L’Incontro di Max e Iaia a quattro mani e un cervello (non il mio, chiaramente)

Ho cominciato ad interagire con il mondo virtuale nel 1988, quando Internet (nella sua accezione corrente del World Wide Web) ancora non esisteva. Lavoravo in Digital Equipment Corporation, una multinazionale oggi scomparsa che ha introdotto sul mercato il concetto di informatica distribuita, con computer più piccoli dei “giganti” IBM, e interoperabili tramite la rete. Ecco, appunto. La rete. DEC disponeva all’epoca della rete privata più grande del mondo, che connetteva TUTTE le sedi dell’azienda in ogni parte del mondo. Lingua ufficiale, rigorosamente l’inglese. Interazioni possibili via email, e via un oggetto che era l’antesignano dei moderni forum, definito Notes File. In quel contesto ho iniziato a fare i conti con il virtuale. “Conoscevo” molte persone via Notes, e tramite il loro modo di scrivere e di interagire immaginavo tratti caratteriali, caratteristiche distintive. Talvolta è capitato di incontrarne qualcuno, ad un corso o a qualche evento trans-nazionale, e accanto alla sorpresa di guardare un volto che inevitabilmente si immaginava diverso, c’era la conferma che determinati aspetti del carattere erano effettivamente presenti proprio come li avevo prefigurati.
Poi ho avuto una parentesi che mi ha tenuto lontano dall’informatica (come professione), con la quale ho ripreso i contatti nel ’96, i tempi di Mosaic (se qualcuno ne ha memoria, è l’antenato di Netscape). Stava nascendo Internet, così come la si intende oggi. Dal mio punto di vista c’era una differenza fondamentale. Altro era una rete privata, estesissima, ma frequentata da persone che ne conoscevano “pregi e difetti” ed avevano un’abitudine professionale al suo uso; tutt’altra cosa era il web, frequentato dalla più varia umanità. È bastato pochissimo tempo per decidere che virtuale e reale dovevano restare separati. Pian piano le chat room hanno lasciato il posto ai gruppi di discussione, e nel mio girovagare per quelli che ancora non si chiamavano pomposamente “portali”, ma che nascevano come motori di ricerca e iniziavano ad aggiungere informazioni e funzionalità, iniziai a frequentare un gruppo in yahoo. Lì conobbi per la prima volta bolinarossa2002, e una certa maghetta_streghetta. Io ero wish, abbreviazione della mia canzone preferita di tutti i tempi, “Wish you were here” dei Pink Floyd. Bolina invitò me e maghetta in un forum chiamato pigrecoemme, dove si parlava di cinema ma anche di altro. E in effetti di cinefili ce n’erano a iosa, e anche molto competenti, gente in grado di scrivere pagine e pagine su una singola scena di un film turco con sottotitoli in coreano. Debbo dire che era comunque piacevole leggere, e guardare un film dopo averne letto la recensione su pgm era una cosa diversa.
Con il mio ingresso e quello di altre entità virtuali, complice bolina (la cui cultura cinematografica era financo inferiore alla mia, il che è tutto dire!) pgm incrementò di molto il livello del cazzeggio. Che rimaneva sempre un cazzeggio di stile, senza (quasi mai) trascendere. Alcuni personaggi estremamente negativi tentarono in tutti i modi di minare lo spirito della comunità, ma questa rimase salda e attiva sinché i forum lasciarono il posto ai social network. 
Maghen, unfor, cenere, bolina, josif, amelia, yoyo, sick, cama, Giacomo, Tremal, e chi ho dimenticato mi perdonerà (come dico sempre c’ho una certa età), sono nick che significano ancora oggi qualcosa per chi ha partecipato a pgm. 
Maghetta già allora era benvoluta da tutti, salvo che da sick, il quale (bastasu) le disse che pgm era un forum di qualità, e che lei aveva portato l’aspetto quantitativo, specialmente in termini di faccette. Ma sick era un intellettuale tagliente, appassionato di giappone e cinema giapponese, e certe cose si perdonavano. Maghetta invece era una delizia, divertente e garbata, sempre pronta a portare un sorriso. Molte volte si è parlato di un pgm-raduno, ma per mille ragioni non se ne è mai fatto nulla. Per quanto mi riguarda, sono sempre rimasto fedele al mio principio originale, che voleva una separazione tra i due mondi. Finita l’esperienza pgm per sopravvenuta vetustà dello strumento forum, recentemente ho ritrovato maghen su facebook e sul blog, del quale sono diventato un appassionato fan. Recentemente abbiamo avuto modo di sentirci in privato, via email e telefono, per scoprire che quel sentimento di affinità e amicizia virtuale non si era mai sopito. Ci siamo raccontati delle cose appartenenti al reciproco privatissimo senza esitazione e senza alcun imbarazzo. Per bizzarro che possa sembrare, mi sentivo più amico di Giulia che non di tante persone “reali” che frequento.
E alla fine, per la serie “nulla accade per caso”, una serie di circostanze mi hanno portato in Sicilia. 
Mia moglie Carla aveva un certo numero di giorni di ferie da consumare obbligatoriamente entro fine aprile. La necessità di entrambi era di riposare e “staccare”, e pertanto abbiamo cercato molto su Internet una settimana in un qualche villaggio. Facendo anche i conti con le finanze, però, potevamo accedere solo a vacanze nordafricane, e a causa delle figlie apprensive abbiamo soprasseduto. Nel frattempo è arrivata l’auto che avevo ordinato da tempo, e quindi di getto abbiamo deciso di fare un giro in Sicilia, automuniti.
Dal primo giorno ho iniziato a bersagliare maghen con sms, email, risposte sul blog, solo per capire (dopo) che lei pensava ad uno scherzo (sic!). Inizialmente avevamo in animo di passare da Catania a inizio viaggio, ma poi abbiamo optato per una sosta sulla via del ritorno. Il sabato di Pasqua finalmente siamo arrivati, e dopo qualche difficoltà nel reperire l’albergo (il nippotorinese si è attirato le contumelie di Iaia per questo) siamo riusciti a buttarci in branda per recuperare un po’ di forze, appuntamento ore 20 per un aperitivo (sempre colpa del nippotorinese che aveva cena di lavoro, se non siamo riusciti a cenare insieme…). Ore 19.50, squilla il telefono e un angosciato nippogiappo ci annuncia che la via dell’albergo era stata testé chiusa, pertanto ci avviamo verso la chiusura stessa (mentre imprecavo tra i denti per non aver chiesto che macchina avessero). Proprio mentre arriviamo nei pressi del solerte vigile che presidiava la chiusura della strada, una figura con capelli neri svolazzanti si affaccia da una specie di blindato come quelli di Criminal MInds che procede a quasi 100 km/h zigzagando. Avendo ben chiaro in testa che nessun esponente mafioso avrebbe alcun interesse a rapirci, causa indigenza pressoché assoluta, realizzo che trattasi di Iaia, impressione confermata dalla fermata a ruote bloccate in mezzo alla strada e dall’apertura subitanea della porta posteriore con un braccio che salutava, uno che stringeva la mano e uno che invitava a salire (Iaia mi spiegherà il mistero del terzo braccio in separata sede). Saliamo e Iaia riparte sgommando, con un serafico nippotorinese che fa conversazione mentre Iaia terrorizza mezza Catania. Si parcheggia, e finalmente vedo Iaia. Madonna quant’è alta… passeggiamo per le vie di Catania alla ricerca di un posto dove sederci, la processione (che scopriamo essere la causa della chiusura strada) è accompagnata da un florilegio di altoparlanti piazzati in tutti gli angoli del centro, dai quali possiamo udire distintamente tutto ciò che sta succedendo ma non riusciamo a sentirci tra di noi… Finalmente troviamo un posto lontano dai perfidi altoparlanti, ci sediamo. Straordinariamente Carla e Iaia mostrano un feeling immediato (d’altra parte non si può, è proprio impossibile, non voler bene a Iaia… col nippotorinese è assai più facile!), e quasi me la monopolizza. Iaia è dolcissima, proprio come me la immaginavo, e Pier (ok ne dico solo una) è pieno di attenzioni per lei. Tra risate, emozioni, racconti e le immancabili foto ricordo (solo io sick e maghen, in onore dei tempi di pgm) riusciamo diabolicamente a far fare tardissimo al nippotorinese per la cena, ma non è ancora finita… torniamo alla macchina e riceviamo una quintalata di pastadimandorledidefault, più una bottiglia di eccezionale Nero d’Avola (per la serie “altro che Corvo”). L’indomani ci siamo sentiti e ho incassato la promessa di una visita alla Caput Mundi in tempi possibilmente non biblici (vedremo se ce la facciamo entro maggio…).
Mi rendo conto che le parole sono un mezzo totalmente inadeguato per descrivere le emozioni provate. La scoperta unita alla sensazione di essersi sempre conosciuti, l’abbraccio prima un po’ impacciato e poi stretto stretto come solo con le figlie, un’aura di positività, la percezione chiara e netta di osservare una favola realizzata, 
un incontro che porto nel cuore insieme alle cose più belle accadute nella mia vita. Come si fa a raccontare? Come si fa a trovare le parole che possano esprimere un feeling così forte? Qualunque cosa io scriva, sarà sempre e comunque inadeguata rispetto agli impulsi che arrivavano simultaneamente al cervello da tutti e cinque i sensi, uniti alle farfalle nello stomaco e al battito accelerato… Quindi, è necessario conoscerla. Sattelo.
————————
Che simpatico burlone quel Max. Finge di essere a Catania per picchiarmi. Dovrebbe farlo davvero mi dico mentre sbatto l’uovo perchè la granella di mandorle va dentro e l’asparago lesso intinto prima di finire nel filo d’olio. Devo scrivergli da settimane. Devo chiamarlo da mesi. Devo raccontargli una vita. Certo è che sarebbe divertente se davvero fosse qui. Nonostante la febbre quando sono due minuti sola dopo aver annuito “rimani a letto Gi, ok?” mi alzo fulmineamente e corro in cucina. Ho degli arretrati. Ho una lista e una tabella di marcia da rispettare. Più che una marcia di una devota soldatina sembro un bradipo. Una settimana ferma? Mi chiedo come io sia potuta stare trenta anni ferma. Con gli stessi volti stanchi e inutili per riattivare le sinapsi. Mentre lo immagino arrivare a bordo di una moto c’è un parcheggio. In quello c’è Iber. C’è Cey che parla della merdaccia ridendo con Cri che tiene per mano Mattia. Mi dico che Mattia forse dovrei immaginarlo come un ragazzone e non come un bimbo che tiene la mano di Cri ma poi no. Mi dico che l’immaginazione è la mia e quindi Mat tiene la mano a Cri e Hendrix sta esplorando il giardinetto vicino in cerca di ballerini e uomini vestiti da sub. Ale è lì. Con il suo innegabile charme che fumacchia sigarette finte mentre il fumo a forma di pois e cuoricini fuoriesce dalla sua bocca. Mi sorride e mi fa cenno di sedermi lì vicino a lei. C’è una Stella bionda con i capelli corti tagliati da suo zio e insomma. Davvero ci sono tutti. Arrivo in ritardo guarda caso e vengo avvertita che Max è stato ancora una volta il primo.
Realizzo con non poca fatica che non ci sarà nessun autogrill immaginario quando il Nippotorinese mi scuote come in quei film quando ti prendono dalle braccia e ti agitano convulsamente avanti e indietro all’urlo di. Ma Max è in Sicilia. E’ reale. Bella storia. La storia del Reale e del Virtuale. Eppure dovrei esserci abituata, mi dico mentre l’asparago l’avrà intinto il mio nano da giardino perchè non ve ne è più traccia. Sul virtuale ho costruito la mia esistenza e guarigione. In quello ho trovato l’amore, l’amicizia profonda e il vuoto. Perchè sa essere anche profondamente schifoso il virtuale. E lo schifo l’ho toccato con mano per poi dimenticarlo e gettarlo nel buio insieme al niente. Questo fantomatico virtuale. Osannato da chi lo vive e ripudiato dagli inetti che non ne capiscono il significato profondo. Unire le similitudini, abbattere palazzi, spaccare realtà e catapultarti in un iperuranio di idee. Senza distrazioni. Tu, il tuo cuore e quello che sei. Senza una casa, una dichiarazione dei redditi. Sei senza un passato. Sei tu. Semplicemente quello che sei.
L’esordio con Wish è esattamente nel mio stile. Nel mio stile totalmente rincretinito, anche se il termine sarebbe decisamente un altro. Bolina, frequentatore di una chat di Yahoo, uomo di grande levatura intellettuale che amo e stimo profondamente, mi catapulta nel mondo dei forum. In chat, mentre la gente si accoppiava-litigava-incontrava, c’era una fessa che faceva faccine e parlava da sola a vanvera e a valanga. Non sono molto cambiata, del resto. “Ma tu parli da sola qui?”. Sì parlo proprio da sola. “Mai pensato ad un forum?”. No. Non sapevo neanche cosa fosse. Mi sono ritrovata così in un mondo lento. Dove la risposta non era immediata. Dove non si ballava con le parentesi, non si parlava al microfono e se c’erano degli incontri era per disquisire “la realtà oggettiva del cinema coreano sottotitolato in ostrogoto intersecato con il parallelismo del cinema indiano traslato con realtà americane” e altre quattro frasi buttate a caso. Fu proprio il Nippotorinese, con il nick Sick, che mi fece notare quanto fosse inutile la mia presenza lì. Ma c’era Giacomo, Michi, Estella, Mauro, Ennio, Lina, Iolanda, Iosif, Mac, Franciulla, Lespaul  a darmi un motivo per restare. E c’era Max. Senza moto e autogrill. Pigrecoemme, la mia casa. La mia salvezza.
 
Passo da Piazza Stesicoro, la stessa che ha visto il primo incontro tra me e Sick. Sono emozionata. Conoscerò Max. E se non fossi Maghetta Streghetta? Chi altro potrei essere mi dico mentre sorpasso dove non dovrei perchè quando sono agitata guido in maniera un po’ preoccupante. Il Nippotorinese serafico e stoico come sempre mi rassicura poggiandomi una mano sulla gamba mentre nervosa gliela tolgo. Perchè quando sono nervosa nessuno deve toccarmi. Ma anche quando sono tranquilla a ben pensarci. E se non fossi chiacchierona come Maghetta Streghetta? E se non fossi. E un altro sorpasso. Attenta c’è un pedone. Capisco piedone. Processione e deviazione, maledizione. Sento Max al telefono e i minuti che dividono questo intervallo di tempo mi fanno ripercorrere tutto. L’autogrill, Bolina, l’incontro con Estella, Chiara. La mia Chiara. Nella sua Torino. A Catania perchè. Catania non è mia. Purtroppo, mi dico. Mentre capisco che non è mia mi sento poco mia anche io. Non gli ho chiesto come è vestito. Non gli ho chiesto nulla. Avrei dovuto farlo salire in macchina velocemente e portarlo via da quella moltitudine di delirio tra processioni pasquali e interruzioni continue. Ma non è servito chiedere come sei vestito. Perchè era lì. Alto. Fascinoso. Mi sono girata verso il Nippotorinese e commossa ho detto “Il fascinoso acquario del forum”, rifacendomi a delle discussioni assurde su oroscopi e affini che in pochi hanno la fortuna di conoscere. A pensarci forse deve essere stato strano vedersi arrivare una che agita mani e tira fuori la testa dal finestrino manco fosse Ace Ventura l’acchiappanimali. Quando gli si rompe il vetro e guida tenendo la testa fuori in parallelo con lo specchietto retrovisore. E sui denti ha tanti moscerini. Perchè guida parlando. Sì. Sono Ace Ventura e come animale trasporto una specie rara di Nippotorinese. Fosse stato per me sarei pure scesa dalla macchina e abbracciato le due meraviglie che mi si sono piazzate davanti ma sarei stata rimproverata. Il Nippotorinese non si è ancora abituato. Continuava a dire “Gi ci sono i vigili ti prego”. Ma figurati, se avessi spiegato ai vigili che io ero Maghetta Streghetta e lui Wish avrebbero capito tutto, tzè. Carla è bellissima. Max è Max. E’ il mio fascinoso acquario Ingegnere Taoista che mi erudisce sul Guanciale e la cicorietta. Mi giro mentre guido per sorridergli. Dal suo sguardo sconvolto capisco che non è abituato alla guida marocchina-egizia-siciliana e che forse è alquanto bizzarrrovedere la gente che non guarda la strada quando guida. Che strano tipo, eh. L’incontro avviene nella zona più triste di Catania, diciamolo. Ma anche più caratteristico.
Ed è esattamente quello che sono io. Max finora ha visto tutto il bello che c’è di Maghetta Streghetta. Ha visto delle foto perfette che non mostrano movimenti. Ha visto conigli perfetti e quel fascino inspiegabile che nella realtà non c’è. Perchè Maghetta Streghetta esiste sì. Ma in Autogrill. Gi è diversa. La paura è scomparsa nello stesso momento in cui girandomi gli ho sorriso e sono stata ricambiata. Ricevendo tutti i sorrisi che sono chiusi in questa scatola. Ricevendo tutti gli abbracci che nei momenti davvero più difficili della mia vita ci sono stati. Dentro l’abitacolo di Nana (Max si chiama Nana! Ma non da giardino. Una storia lunga, santacicorietta) c’erano quattro persone che non si sarebbero mai incontrate. Diventate quattro amici. Si può diventare amici in due minuti? Sì. Si può volere bene fortemente e smisuratamente a Carla. Che ti parla di te. Come una mamma. Come la mia mamma. Solo che non potrebbe esserlo perchè io diciamolo sono smisuratamente vecchia e venti anni non ce li ho più.
C’era un coniglio in borsa. Da dare a Max. E forse non è venuto fuori per  la speranza che non fosse l’ultima volta ma la prima di un per sempre. Incosciamente. Mentre passeggiavo e barcollavo per l’emozione. Perchè quando sono emozionata mi tremano davvero le gambe (mi fanno GiacomoFabbrocinoGiacomoFabbrocino!). Mentre passeggiavo, vedendo Wish e Sick – Max e Pier. Volevo gettarmi per terra e piangere un po’.
 
Volevo afferrare il microfono della processione che a tutto volume sparava invocazioni e fermare la città. Maghetta Streghetta, Sick e Wish. E Carla, che c’è stata da sempre. No ma vi volete fermare un attimo che vi racconto una storia? La storia di una bambina malata che è guarita con l’amore e l’amicizia? Che si è salvata dal male grazie all’amore e l’amicizia? Incondizionato. Senza motivi se non. Essere quello che si è. Bolina direbbe adesso “anche stratosferici minchioni”. E mentre mi commuovo scoppio a ridere perchè.
 
Tolto Sick che è chiaro a tutti non conta nulla. Sei stato il primo Max. Sei stato davvero il primo.  
Grazie. Ma na ‘svaria di Grazie eh.
(lesson number one)
———————
Più tardi pubblicherò la ricetta. Sarebbe bello fingere e dire “nuooooooooooooooo. Non ce la faccio senza la ricetta!” ma capisco che è chiedere troppo. Nel frattempo vi lascio la ricetta dei Topini Uovosi perchè dopo la febbre qui si riparte a pieno regime. I cuochi di Kodomoland scalpitano!
 

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

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35 COMMENTS
  • Wish aka Max 27/04/2011

    Non posso non arrivare primooooooooooooooooooo

    • Wish aka Max 27/04/2011

      ora leggo 😉

      • maghettastreghetta 27/04/2011

        sai che ti stavo mandando un sms?
        ma è chiaro che sei.
        Il primo .
        (corro a mangiare alghe al giapponese e poi ti scrivo)
        (fingerò che sia cicorietta!)
        (Turi ha detto che il cavolfiore viola te lo posso spedire. O che al massimo te lo vengo a portare! insomma qui si sta lavorando pette’ e per l’esportazione fruttaverdura asse cataniaroma)
        sallo.
        e sallo pure che ti voglio bene.

      • Wish aka Max 27/04/2011

        Che meraviglia Iaia, mi hai emozionato. Davvero.
        Ti voglio bene come te ne ho sempre voluto. Anzi, ora un po’ di più. Ma quanto fa infinito più un po’?

      • Wish aka Max 27/04/2011

        Se solo avessi la tua penna magica, cara Iaia…. Forse sarei riuscito a fare meglio… non entro nel merito di chi sia il cervello, ma sono certo che il cuore è il tuo…
        Ecco, una cosa che mi sono dimenticato di dire. Il sentire distintamente e chiaramente, de visu, che mi vuoi bene almeno quanto te ne voglio io. E quindi sollo. E sallo tu…

        Ti ho spedito le foto per email… sono BRUTTISSIMOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!!!!! Una rara faccia da idiota totale!!!!!!!!!!

    • sasettiinufficioarompersileballs 27/04/2011

      Max tu hai dovuto leggerne solo metà ahahah

      comunque dal profondo dell’invidia ti dico che per essere un ingegnere hai scritto davvero un bel racconto, caldo, emozionante, molto molto reale, emozioni che solitamente non abitano nella calotta cranica di un ingegnere!

      Rosico, ma sono contento….dev’essere stato davvero molto bello 🙂

      • Wish aka Max 27/04/2011

        Oh sì… è stato veramente molto bello, molto intenso, molto coinvolgente…
        E grazie per i tanti (immeritati) complimenti… 😉

  • Cinzia 27/04/2011

    ecco, io ti invidio Max!!!! 😀

    • Wish aka Max 27/04/2011

      Non immaginavo semplicemente che sarebbe mai accaduto… come tutte le cose più belle, quando non ti aspetti nulla capitano!

  • Claudia 27/04/2011

    Ora ho letto Max…faccio una pausa…mi hai attaccato la febbre….poi continuo!
    Bello bello il racconto! bella l’amicizia! bella la Sicilia e bella te!
    Aguri anche io in ritardo!
    Smack!
    Claudia

  • Selena Ninphe 27/04/2011

    Prima o poi anch’io conoscerò quella donna con capelli voluminosi e neri, con 3 braccia. E saremo Stanlio e Ollio a Catania. O a Torino. O a Parma. O anche a Casalpusterlengo. XD

    Ti invidio Max *zìzì* 😀

    • Wish aka Max 27/04/2011

      Credo di essere in questo momento tra i più invidiati… debbo dire che è una sensazione strana…

      • yliharma 27/04/2011

        senza dubbio Max….ma invidia buona però, non ti preoccupare 🙂
        mi hai fatto venire una voglia di abbracciare Gi che non riesco neanche a quantificarla…solo che sta cosa che è altissima…mannaggia, io sono nana, le farò venire la sciatica????!! 😀

  • Miryam 27/04/2011

    Max non te la prendere ma ti invidio davvero !
    Vorrei tanto conoscere questa bellissima creatura. Spero anche io un giorno di essere fortunata come te /voi/ Nippotorinese

    Complimenti ! Un racconto bellissimo ed emozionante

    • Wish aka Max 27/04/2011

      Ma figurati se me la prendo!
      Consiglio a tutti la trasferta a Catania. E’ una splendida città. Oddio per conoscere Iaia sarei andato anche nelle favelas di Sao Paulo…

  • ilfastidi0 27/04/2011

    alla tua esclamazione “madonna com’è alta” mi hai fatto morire dal ridere….
    avrai pensato….non è soltanto stupida….pure alta ahahhahahaha…… (*sperando non legga mai questo commento) 😉

    • Wish aka Max 27/04/2011

      Per fortuna sono anni che combatto per cercare di inculcare nella testolina di Iaia che non solo non è stupida, ma ha un sacco di talenti… 😉

  • hendrixandme 27/04/2011

    Dopo tonnellate di invidia invidiosa recapitate a max non posso non dire che si merita l’abbraccio che ha avuto perchè è una persona MERAVIGLIOSA! Così è stato deciso! L’udienza è tolta!
    E mando alla mia ciccipuccisgnocchi un bacio forte forterrimo!
    E smetterò con le droghe pesanti, giuro!

  • Bibi 27/04/2011

    e ora Max mi tocca ucciderlo, vabbè.

  • Marta (twitter) 27/04/2011

    Sto a rosicà. ebbbbbasta 😀

  • PieceOfStar24 27/04/2011

    Penso spesso all’incontro con Iaia. Lo immagino e so che sarà pure meglio.
    Penso a quando sono passata da Catania quelle volte, se solo avessi saputo. Se avessi conosciuto. Mi ha colpito, lo ripeto, quel tweet. Del violinista. Perchè quel tweet era scritto da Gi. E quel tweet poi mi ha portato a conoscere Maghetta Streghetta, ma prima mi ha attirato verso Gi. Come in un’immensa funzione matematica, dove tutto tende a infinito,dove ci sono poli positivi e negativi che si annullano fondendosi in uno solo. Perchè ti si apre la porta di un mondo che hai voglia di esplorare.
    Io quell’incontro lo aspetto.

  • Marta (twitter) 28/04/2011

    Anche io vorrei tanto conoscerti 🙁

    • Wish aka Max 28/04/2011

      Offresi mototaxi, Roma-Catania-Roma in giornata con annesso pranzetto, prezzi modici. Richiesta visita cardiologica preventiva.

  • maghettastreghetta 29/04/2011

    Grazie. Grazie del profondo del cuore a tutti.
    E a Max.

    Sono felice che tutti mi invidiate. Max è davvero da conoscere ma l’ho conosciuto PRIMAAAAAAAAAAAA IOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOo
    gne
    gne
    gne
    gnegnegne

  • Lina 15/10/2011

    E dopo quasi 6 mesi (grazie Max per avermi linkato il racconto) vengo a sapere che vi siete conosciuti. Come invidio Max (eh sì eh!)
    Mi avete fatto piangere voi due…mica si fa così eh ?
    Leggere il mio nick e, più sotto, il mio nome mi ha fatto avere un sussulto al cuore e mi ha sconvolto…per mille, anzi diecimilia fottuti motivi che non starò qui a dire ma che voglio riassumere così: il reale e il virtuale sono due stratosferiche minkiate (Bolina docet!) [Chissà se verrà mai il singhiozzo a Bolina!] e chi si azzarda a dire che il virtuale è pericoloso si prende un morso da me!
    E ora tolgo le tende, andrò a dormire con una certezza: maghetta streghetta è un mito. Ma un mito vero. Ed io sono felice di averla conosciuta quando faceva le parentesi tonde in chat e di aver continuato, in questi anni, ad amarla in maniera inesorabile.

    P.S.
    Sia messo a verbale che voglio bene anche al fascinosco acquario del forum. Ecco.

    • Lina 15/10/2011

      Diecimila e non (diecimilia). Refuso.

    • Wish aka Max 16/10/2011

      Sia messo a verbale che degli errori di ortografia non ce n’è mai fregata una beata minchia sin dai tempi di pgm
      Sia messo a verbale che Lina la si ama sin d’allora, insieme con tanti altri nomi/nick.
      Sia messo a verbale che al fascinoso acquario piacerebbe usare il nick di Lina ma non lo farà sin quando Lina non dirà che lo può fare.
      Sia messo a verbale che forse i tempi sono quasi maturi per un pgm-raduno.
      La corte si ritira per delibbbbbbberare

      • Lina 17/10/2011

        “usare il nick di Lina”
        Certo che puoi farlo, fascino acquario della rete! (Ormai forum è superato).
        Puoi usare il mio (vero) nome in qualunque ambito virtuale m’incontrerai, mentre se dovessimo incontrarci nel “reale” dovrai chiamarmi stratosferica testina abruzzese con inclinazioni all’autocommiserazione perché le manca tantissimo moderare un forum di musica – giacché nella sua lunga vita virtuale non ha saputo fare di meglio! Ecco.
        E poi, se la corte ha deliberato, avrei curiosità di sapere il verdetto sul dannatissimo raduno pgm che ormai è diventato il raduno più richiesto e mai realizzato nella rete.
        Tutti ne hanno sentito parlare ma nessuno l’ha mai visto…

        E sia chiaro che vi lovvo.
        Ora mi eclisso.

      • Giulia 17/10/2011

        Sia messo a verbale Lina che io ti ho sempre amato.
        E sempre sarà così.
        La mia incostanza è purtroppo indice di altri disagi ma mai l’amore per te ha subito un declino.

        Un giorno, credo neanche troppo lontano, finalmente potremmo abbracciarci.
        Non credevo fosse possibile con Estella.
        Con Max.
        E Mauro.
        Ma.
        Pian piano ci abbracceremo tutti.
        Ho pochi dubbi riguardo la grandezza di quel gruppo. La sua profondità di animo e di intelletto. E l’onestà,

        Ho prove certe che Bolina ci pensa e ci vuole bene. L’ho anche sentito.
        Grazie al cielo sta bene ed è impegnato come sempre nelle sue “stratosferiche minchiate”.

        Niente potrà cancellare quegli anni che hanno cambiato inesorabilmente le nostre vite.

        E io vorrei che tu non eclissassi mai.
        Ma alla fine è giusto anche così. Il problema è che:
        NON CI SCAPPI *risata satanica*

        eclissati quanto vuoi tanto sei MIA/nostra.

        più mia, ecco.

  • Lina 18/10/2011

    Incostanza ? Ma quale incostanza d’egitto! Tu sei fin troppo presente.
    Non ho mai portato la contabilità di quante volte sei stata presente o mi hai risposto e mai la porterò. Sono felice di leggerti e sentirti quando ne abbiamo occasione, è già un bel dono così!

    Hai sentito Bolina ? (*divarica la mascella e rimane così e con gli occhi sbarrati per 3 ore circa).

    Solo tu potevi riuscire in quest’impresa…
    A te, mia cara, nessuno resiste. Questa è la verità!
    Non credo che tu, un giorno, incontrerai qualcuno che ti dica:
    – “Iaia sai che c’è? Vai a scopare il mare và! (chi è che diceva questa magnifica frase che non me lo ricordo santapupazza ?)
    Confermo la grandezza di quel gruppo e tutti gli aggettivi da te espressi.
    Confermo il mio amore viscerale per te e per pochi altri.
    Confermo che sono arrivata alla frutta e piango per un’inezia ma ce la farò!
    E non mi eclisserò mai del tutto…credo.

    Baci.

  • tittisissa 05/03/2012

    Dietro gentile invito, leggo solo ora questo posto e già lo amo.
    Lo amo sopratutto perchè amo Max ed amo Iaia e perchè tra loro è scattata subito quella rarissima scintilla del feeling che trovo abbia trascinato anche me e che avverto soltanto per alcuni individui. Sarà che sono sicula per metà ed amo Catania, sarà perchè il racconto con dovizia di particolari lascia poco spazio all’immaginazione ( nel senso che tutto è descitto per bene nei minimi particolari ) ma mi sembrava di essere lì con voi. Vi abbraccio Max e Iaia. Queste sono le parole più adeguate, non ve ne sono altre. Nel lasso di tempo intercorso dal momento in cui vi siete conosciuti a quello in cui poi vi siete incontrati, ne è passata tanta di vita sotto i ponti e. Doveva essere così. Doveva, prima o poi. Per quanto il web avvicini persone che fisicamente sono distanti, l’abbraccio è necessario. Bisogna sentirsi, almeno un minuto. Prima o poi. Da adesso, messo questo punto, la vostra amicizia ha raggiunto un livello superiore. Vi amo sempreppiù 🙂

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