Home / Comics  / Il Maiale Figo di Iaia!

Il Maiale Figo di Iaia!

Comincio a possedere una quantità vergognosa di libri da cucina tanto che le Kartell in casa non bastano più (soprattutto le forme più disparate) e siamo a quota cinque. Sapientemente arrotolate fanno ormai da cornice ad ogni parete possibile; mentre si prende in seria considerazione l’idea di attaccarne anche una decina sui muri esterni e appenderle in qualche strambo modo al gazebo del terrazzo, è la volta della Bibbia del Maiale.

Maiale & Co di Stephane Reynaud racchiude una quantità esagerata di ricette con un solo ingrediente e non è certo difficile capire quale. Il pollo! No vabbè.

Stilisticamente eccelso con delle illustrazioni tratteggiate maialose adorabili, non è solo un libro di ricette ma un vero e proprio contenitore di ricordi con foto strabiliantemente rustiche e belle proprio perchè vere. Il cammino di Stephane, dal facciotto simpatico che ti vien quasi voglia di tirargli le guanciotte, comincia a Saint Agrève. Suo nonno era il signore della piazza del paese in qualità di macellaio. Insigne professore di macelleria, così lo definisce, per lui gli animali non avevano certamente segreti.

R.Barbe 5, place de la Republique 5 Saint Agrève – Ardèche. Boucherie Charcuterie.

Me lo segno perchè voglio proprio andarci. Esiste ancora, a quanto pare. E da Torino non è poi così lontano. Con la fantasia poi posso pure andarci a fare un salto stasera prima della chiusura.

Racconta del furgoncino e delle  spasmodiche ricerche del nonno  per gli animali migliori; la maestria nel comunicare con gli stranieri pur non conoscendo le lingue e l’innata capacità imprenditoriale di far uscire le persone con otto cosciotti, tre salsicce e quattro prosciutti. Gli stessi che erano entrati solo per una delle tre cose. Dimezzata di peso, per giunta.

Racconta di come fino alla fine dei suoi giorni non smise mai di fare il macellaio e che nonostante avesse tramandato i propri segreti al figlio Renè, mai fu assente dal posto di lavoro. Perchè “che direbbe la gente se non mi vedesse più qui?”. La sua ragione di vita di sempre e per sempre fu proprio quella di essere un macellaio. Un macellaio di cui ci si può fidare. Un amico fidato che ti procura solo il meglio per far sì che la tua vita ne benefici e di conseguenza anche la tua salute.

E’ chiaro che non ci sono più i macellai di una volta (l’angolo del luogo comune comincia e finisce qui, tranquilli). Anche il mio bisnonno materno era un macellaio. Un famosissimo macellaio di Scigliano, piccolissimo paesino nei pressi Cosenza (famosissimo perchè era il solo, nulla volendo togliere alla grandezza dell’avo, me ne guarderei bene).

Mia nonna se la ride di gusto pensando che suo padre sarebbe inorridito davanti ad un’erede vegetariana. E difatti, eccomi qui. In tutta la mia incompetenza (eccciprovo, uff).

Non vengono più macellati maiali nel retrobottega e i grugnetti dolcissimi nel cortile non sono in attesa della fatidica ora, anche se nel mio ceppo familiare calabrese continua ad esserci ancora la tradizione del “maiale ammazzato allegramente tutti insieme”. Ogni anno si riuniscono tra fiaschetti di vino e scampagnate per compiere l’assassinio e festeggiare saltellando tra suppressate e frisole.

Le frisole, di cui va ghiotta la mia mamma, altro non sono che frattaglie di maiale immerse nel lardo. Lardo lavorato a crema. Morbido, vellutato. Una vaschetta di lardo (oh non sto mica scherzando eh. Una vaschetta di lardo davvero) dove si possono trovare a turno frattagliette di ogni sorta, indistinguibili dal colore grigiasto scuro-quasi antracite.

Detta così potrebbe pure sembrare una stratosferica schifezza ma dal successo che riscuotono potrei cominciare a nutrire fortemente seri dubbi. Chiaramente (che fa? un altro avverbio lo metto?) in queste allegre riunioni di famiglia l’unica a non essere invitata sono io.

Non perchè sia l’emarginata della famiglia (anche) ma semplicemente perchè evito volentieri di procurarmi danni visivi di tal portata. Sono vegetariana, cucino la carne ma non esageriamo santoguanciale! Il grugnetto che zompetta prima nei prati e poi nella brace è ancora un tantinello lontano da me.

Nella Bibbia del Maiale di Reynaud ci sono ricette anti tradizionali per antonomasia. Dove anti tradizionali sta in contrapposizione con la nostra di tradizione. Marinature di maiale, chorizo di provenienza ispanica con cartocci e verdure croccanti e prosciutto cotto abbinato come neanche la fantasia più sfrenata potrebbe suggerire. D’accordo che del maiale è risaputo non si butta via niente e ben si adatta a qualsiasi connubio, ma davvero c’è di che strabiliarsi.

Diviso per tipologia “sanguinacci, salsicciotti, cinghiali, spalle, prosciutto cotto, prosciutto crudo, spalla di maiale e via dicendo”, sono stata conquistata visivamente da più ricette e la felicità non certamente velata del Nippotorinese mi ha fatto ricordare che c’è davvero poco da fare. Nulla batte il maiale. Raffiora alla mente il delirio su Marilyn Manson, a dirla tutta. (se si clicca su se ne capisce la ragione. Ma si può tranquillamente glissare, tranquilli).

Il Maiale è una rockstar che riscuote successi intergalattici e se già  confesso di aver provato ricette di diversi tipi, a tratti anche bizzarre, questa volta ho voluto superare la mia incommensurabile stoltezza culinaria.

Ebbene sì. Mi sono inventata di sana pianta una ricetta. Riformulo: da una base di Reynaud mi sono inventata di sana pianta una ricetta. Non che questo riformuzione suoni meglio ma tant’è. La ricetta originale era Maiale con datteri e albicocche secche. Bene.

Avrei anche potuto dilettarmi ma i datteri non erano disponibili e il fruttivendolo di fiducia me li ha categoricamente sconsigliati e le albicocche secche avevano da poco subito una dipartita a causa dei biscotti ai cereali letteralmente spazzolati dal Nippotorinese. Al contrario dei datteri però mi sono stati letteralmente rifilati quasi due chili di fichi secchi. “Sono gli ultimi e piuttosto duretti ormai. Ma sono gli ultimi di stagione”. Premesso che avevo proibito al mio fruttivendolo di farmi vedere i fichi secchi (ne sono letteralmente drogata e nell’esercizio commerciale vige una regola “quando entra Iaia nascondere fichi e fave”) ho “forzatamente” accettato visto l’ultimatum . “Se ne parla il prossimo inverno”. Santoficosecco e chi ci arriva all’inverno prossimo? Due chili di fichi secchi un po’ duretti tutti per me. Mumble mumble. E tadan! mi sono detta che no.

Non avrei potuto non sbatterli allegramente nella ghisa con il maiale. Ho sostituito quindi i datteri con i fichi e la mela con l’albicocca. La mela non secca ma una vera e propria mela. Questo perchè fortemente convinta che la mela e il maiale sono una garanzia. Ed è una delle poche cose di cui io sia convinta a trovare un riscontro oggettivo.

Che il fico e la mela insieme sono altrettanto una garanzia. Che il maiale anche con pesto di vermi in salsa di lucertola rimane sì: una garanzia. Ed ecco qui la mia rivisitazione di questo Maiale con datteri e albicocche secche che diventa Maiale con fichi secchi e mele.

Insomma la ricetta è il Maiale Figo di Iaia! Avevo diritto alla coniatura del titolo, del resto.

Il risultato è stato apprezzato. Dobbiamo sempre basarci sulle papille gustative dei miei ospiti e del Nippotorinese ma possiamo fidarci. Hanno ormai all’attivo roba inqualificabile e inquantificabile e di certo gli esperimenti non riusciti vengono tenuti ben lontani da qui.

Nonostante le operazioni di cottura nella ricetta originale siano leggermente diverse, ho proceduto in egual modo nell’inserimento delle spezie ed in alcuni consigli.

So che è difficile fidarsi di una come me  ma se davvero avete voglia di qualcosa un po’ sopra le righe dal sapore dolciastro ma intenso e vi piacciono i fichi e il maiale indistintamente non vi resta che provare. Ne rimarrete piacevolmente colpiti. Nel caso contrario potrete sempre colpire con un destro in pieno volto me!

Che poi a ben pensarci potrebbe essere colpa del maiale non troppo figo ^__^ !

La Ricetta del Maiale con Fichi Secchi e mele la trovi cliccando qui>>>

Su Kodomoland c’è una ricettina iperveloce e cioccolatosa per i più piccini! 

I Cereali biscottosi al Cioccolato (Nigella, sì)  . Non occorre il forno! Non occorrono i fornelli! Estiva e di facilissima realizzazione sono certa che diventerà un cult (sto dando i numeri, sì. Come sempre del resto)

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

Review overview
31 COMMENTS

Rispondi

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi