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“Charlie Chaplin ha fatto figli fino a 70 anni!”- “Ma non poteva tenerli in braccio”

Molti credono che io appaia nelle foto volutamente triste e penseriosa; quasi a voler apparire come femme fatale che mai sorride.

Mettendo da parte la follia dilagante che mi associa a qualcosa di così tanto lontano da me che la Groenlandia pare essere dietro l’angolo, aggiungerei una diapositiva che la dice lunga sulla mia vera natura. In realtà il 99 per cento delle foto rispecchia esattamente quanto visualizzabile alla vostra sinistra. Visto che sono per il mondo quell’inesauribile fonte di idiozia quotidiana in termini di parole volevo giusto risparmiarvi visivamente. Ma non basta mai. Mai. E chi meglio di me può accontentarvi?

Ma è un fast post e mi sto dilungando.

(questa sfida con me stessa del fast post la perderò. Ne ho certezza)

Evviva evviva un fast post! Evviva evviva una ricetta ridicola fast food!! Evviva Evviva. Ok la smetto. Ma l‘autosupporto può rivelarsi psicologicamente valido.

Chi non ha mai messo una camicia bianca abbottonata fin sopra il collo e un cardigan di colore improbabile negli anni ottanta, alzi mano. Chi non ha leggermente cotonato il ciuffo rendendolo appiccicosiccio e ridicolmente fermo anche durante le intemperie, alzi la mano (e qui la alzo io perchè in effetti non ho mai usato lacca e avuto ciuffi. La frangetta sì, confesso).

Nonostante mi sia sempre rifiutata di indossare qualcosa che avesse vagamente a che fare con lo “scottish style” perchè trovavo orrendi gli scacchi, mamma come prevede il copione  me lo propinava ugualmente. E in dosi massicce.

Aggiungiamo poi la perversione per le spille da balia giganti, che la caratterizza da decenni,  ed è presto detto.

Non riuscivo a sopportarli proprio visivamente. Cromaticamente/geograficamente organizzati gli scacchi sono inguardabili suvvia. Salvo un abitino due anni fa in un momento di crollo psicologico, qui si evitano come la pesta bubbonica (pois e righe, tutta la vita).

Tranne che a Sally. Ecco a lei stavano d’incanto. Gli scacchi. Riuscivo a perdonarle pure la permanente cotonata laccata e l’ossigeno ottanta volumi.  Con il cardigan e la camicia abbottonata fin sopra il collo,  preludio di una incurabile claustrofobia.

Meg Ryan insieme alla Pfeiffer erano in assoluto le mie attrici preferite quando picciuina picciuò guardavo le mie prime commedie. Certo poi è arrivata la Roberts con il suo chilometrico sorriso a sbaragliare queste due bellezze eteree evanescenti ed irraggiungibili; era l’esatto contrario di loro: diafane dee.

Aveva quel quid di “comune mortale” che gli splendori pallidi succitati non riuscivano a trasmettere. Lo stupefacente inconscio, già.

(vabbè che sulla Boulevard in Pretty Woman – con quello stacco di coscia – non aveva proprio nulla di comune mortale ma vabbè. E’ la triste leggenda inesistente della ragazzadellaportaccantocheproprioaccantononè)

Una delle mie commedie preferite, sì proprio quelle che vedi e rivedi e vedi e rivedi, era Hally ti presento Sally. Non essendoci Sky, Apple Tv, Duemila dvd, Film su Ipod, Ipad, Iphone, Playstation portatile e soloilcielosacosa ma solo: canale 5, italia 1, rete 4 (la rai mi allettava quanto una malattia dolorosa e misteriosa) e se il palinsesto proponeva 34 volte all’anno Harry ti presento Sally io lo guardavo 74 volte perchè 40 erano propinate per endovenavideocassettale (termine tecnico).

Un po’ come imparare a memoria “Una poltrona per due” durante il periodo natalizio su italia uno alle 20.30.

Harry non era il bellone di turno come il tipo di “Bella in Rosa”. Non aveva il porsche, la villa con la piscina e i suoi genitori non andavano in vacanza alle Hawaii così che si poteva organizzare un party per ennemila persone. Nessuna casa distrutta e carta igienica in giardino. Nessuna donna bionica inventata nel bagno e neanche un giro di prostituzione.

A ben pensarci neanche un tizio in camicia, mutande e calzini bianchi. Sì sì proprio Risky Business. Non era il mio sogno da ragazzina ma in quel momento stavo per cedere alla tentazione del qualunquismo, lo confesso. Cruise, non mi avrai. Mangiatore di placenta (dovrei farci una ricetta?).

Chiunque non sapesse nulla riguardo alla placenta, Cruise e Suri, è autorizzato a chiedere e blaterarne fino a ferragosto (2019).

Harry insomma non era la polpetta e aveva un surplus. Un carattere. E ho sempre guardato quello. Escludiamo Jack Nicholson, grazie. Che potrebbe avere anche il temperamento di Brunetta; giusto per dire che gli ormoni esistono anche qui nelle gelide terre del bigottismo cosmico.

Ma è un fast post e non posso dilungarmi*promemoria.

Crystal nei panni di Harry era esattamente quello che io volevo avere. Intelligente, sagace, impertinente, acculturato, premuroso, tagliante e anche parecchio stronzo e maschilista. E i miei gusti nel tempo non sono poi così cambiati.

Una cosa la ricordo bene. L’inquadratura doppia quando Harry e Sally guardano Casablanca al telefono tra ipocondrie e considerazioni sull’universo maschile e femminile.

Era talmente “moderna” quell’inquadratura doppia. Riusciva a spaccare il tempo. Rivedendola  è facile avvertire dei sussulti causati dall’ammissione che la vecchiaia avanza inesorabile. E come il tostapane era stato una novità per nonna, l’inquadratura in questione lo era per me.

Se avessi quel cugino emo quattordicenne che tanto bramo solo per fare qualche stupido esempio e parallelismo, potrei adesso asserire che lui non si è neanche stupito con Avatar. Grazie al cielo possiedo una dose di ovvietà e idiozia che riesce a farmelo sostenere ugualmente.

L’inquadratura doppia di Hally ti presento Sally è un’innovazione cinematografica. Ma non solo.

In quel film c’è una parte di me. E anche una mia evidente doppietà.

(il primo che dice che “doppietà”…ecco.)

La stessa che forse poi mi ha trasformato geneticamente. Perchè come dice il Nippotorinese sono diventata anche io un po’ Sally. Sono diventata “ad alto mantenimento convinta del contrario”.

  • “Tu sei della peggior specie di donna Sally. Tu sei una donna ad alto mantenimento convinta del contrario . Vorrei un’insalata mista  ma non con il solito condimento voglio aceto balsamico e olio ma a parte e salmone e mostarda ma la mostarda a parte”
  • “Voglio le cose a modo mio” “
  • Appunto. Ad alto mantenimento”.

In quel condimento a parte c’è la voglia di fare a proprio modo e una fortissima personalità. Che poi sia una fortissima personalità psicolabile è un altro discorso.

Non sottostare alla legge dell’insalata che ti viene proposta ma ribaltarla e decidere le tue sorti è sintomo di carattere. Ho sempre percepito quell’ “a parte ” così. E in quello c’è il germe che mi ha tramutato in quella che sono (bello dare la colpa al germe, no?).

Ordunque Sally senza alcun dubbio ha influenzato una parte di me (ma soprattutto sono esattamente questa) come Harry in quella parte maschile molto spiccata di me; con  ipocondrie e mugugni durante le fasi di lamento di cui detengo il primato mondiale.

Come non ricordare Harry a letto che dedica almeno un’oretta al lamento? A me piace fare qualcosina in più ma sarebbe opportuno dedicare del tempo a questa fase.

La scena cult però, neanche a dirlo, e che è passata alla storia è quella che si svolge al ristorante.  

Sally Albright con il suo cardigan, camicia e capello cotonato di ordinanza, dopo aver sbattuto da una parte all’altra del prosciutto di un sandwich per ricomporlo a modo proprio, fa crollare le certezze maschili inscenando la ormai leggendaria sequenza dell’orgasmo simulato. Dopo essersi ricomposta, sorriso e addentato nuovamente il pane non puoi che ridacchiare quando dal tavolo accanto si ode  “quello che ha preso la Signorina”. La signora di mezza età non più indecisa su cosa ordinare. Nessuna volgarità. Neanche l’ombra o la parvenza. E se lo dico io Miss Bigotta 2011, ci sarebbe da crederci.

Se solo provassero a rifare una cosa simile adesso ne verrebbe fuori un Vanzina style raccapricciante degno della più bassa e volgare fascia che sostiene questo tipo di cinema.

Insomma.

Il Sandwich di Sally è la proposta di oggi. Non si può risalire esattamente agli ingredienti originali avendo lei ordinato un classicissimo Club Sandwich; in America di Club Sandwich ce ne sono infinite varianti. Con roastbeef o con tacchino o pollo. Con uova o senza. Maionese senapata o no e addirittura con composte di fichi dolci e chutney.

Questo Club Sandwich di Sally che propongo è nella versione più classica. Pane integrale di segale con arrosto di vitello, pomodori non troppo verdi, senape, maionese, prosciutto crudo e insalata. Nel caso in cui si voglia aggiungere anche/oppure (al posto della maionese) del formaggio si può pensare a qualcosa di capra. Con un trito finissimo di  erbe che arricchirà aromaticamente il tutto. E la feta non è mai da sottovalutare.

Dopo aver fatto tostare per un po’ il pane di segale o il classico Pan Bauletto ai cinque cereali/integrale/segale, spalmare senape e maionese ed eventualmente il formaggio. Farcire con fette sottilissime di arrosto (anche la lonza di maiale o fesa di tacchino. Petto di pollo arrostito? perchè no!) pomodoro, prosciutto e insalata. Richiudere e addentare molto velocemente.

Un buon pretesto per servire un semplicissimo sandwich con zero fatica e tirarla un po’ per le lunghe con il parallelismo cinefilo.

E vi pare poco?

E poi la sezione Cinema e Cartoon la farà proprio da protagonista questo autunno (fingete che vi interessi. E’ importante).

Bollettino Stellare: zero stelle. Fortuna che ho Kohi a servirmi il caffè.

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

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