Siate Affamati. Siate Folli.

Must Try

Iaia
Grazia Giulia Guardo, ma iaia è più semplice, è nata il 12 12 alle 12. Il suo nome e cognome è formato da 12 lettere ed è la dodicesima nipote. Per quanto incredibile possa sembrare è proprio così. Sicula -di Catania- vive guardando l’Etna fumante e le onde del mare. Per passione disegna, scrive, fotografa, cucina e crea mondi sorseggiando il tè. Per lavoro invece fa l’imprenditrice. Digitale? No. Vende luce, costruisce e distrugge. Ha scritto un libro per Mondadori, articoli per riviste e testate e delira pure su Runlovers, la comunità di Running più famosa d’Italia; perché quando riesce nel tempo libero ama fare pure 12 chilometri. Ha una sua rivista di Cucina, Mag-azine, che è diventato un free press online. È mamma di Koi e Kiki, un labrador color sole e uno color buio, mangia veg da vent’anni, appassionata di cinema orientale e horror trascorre la sua giornata rincorrendo il tempo e moltiplicandolo.

“Non è possibile unire i puntini guardando avanti. Potete unirli solo guardandovi indietro.
Così dovete aver fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire”

Non ho mai avuto miti, nè mai ne avrò. Semplicemente perchè credo molto più nell’ammirazione controllata capace di provocarti un fuoco dentro. Per incendiarti e lasciarti ardere nelle tue capacità. Steve Jobs è esattamente questo: fuoco. Non perchè potentissimo uomo d’affari, che poco importa. Abbiamo tristissimi e fulgidi esempi nel nostro meraviglioso paese di bunga bunga, palazzi crollati, processi taralluccio e vino  e ragazzine scosciate che non è poi così difficile diventarlo. Ricchi.

Ma non di genio.

A me questo video, tempo addietro, ha cambiato l’esistenza e il percorso. Mai nella vita ero stata affascinata da parole. Atea e convinta che nessun sermone potesse redimermi facendomi affidare a qualsivoglia consiglio o parola, non ho mai ascoltato. Solo seguito l’istinto. Lo stesso che mi ha concesso, al contrario, di studiare ogni singola sillaba del discorso di Jobs a Stanford. Tre storie racconta e racchiude una vita.

“Se ancora non l’avete trovato, continuate a cercare. Non accontentatevi. Con tutto il cuore, sono sicuro che capirete quando lo troverete. E. come in tutte le grandi storie, diventerà sempre migliore mano a mano che gli anni passano. Perciò continuate a cercare e non vi accontentate.”

Dopo la decisione più importante della mia vita è arrivato questo video. Se credessi nei segni premonitori, oltre ad autoricoverarmi immediatamente, sarebbe tutto più facile. Eppure è arrivato nell’esatto momento in cui avevo preso le mie decisioni più importanti.

Non guardarmi indietro. Pensare solo a me. Cancellare le inutilità. Credere fortemente nei miei sogni e perseguirli senza avere paura di non farcela ma forzandomi nell’esatto contrario. Non lasciarmi andare al dolore per le decisioni talvolta eccessivamente rigide e tenere questo male dentro per trasformarlo in bene. Nei confronti di me stessa e del pochissimo amore che riserbo adesso nei confronti degli altri.

Ritrovando poi, il mio percorso, nelle parole di Jobs quel giorno mi ha fatto capire che non erano puntini stupidi sparati nell’oblio, i miei.

Ma puntini che avrebbero avuto un disegno preciso un giorno.  

Per questo motivo io non smetterò mai di essere affamata. Non smetterò mai di essere folle. Semplicemente per un motivo: perchè sono nata così.

E così morirò.

Se c’è una cosa che faccio peggio del caffè è sicuramente la pasta. Le lasagne, che credevo anni fa fossero difficili quanto costruire un boeing 747 da sola e con a disposizione solo 14 pezzettini lego, ho capito non troppo in ritardo che sarebbero diventate mie fide alleate.

Non amo particolarmente farmi cogliere impreparata. L’idea di ricevere ospiti e avere l’acqua su che bolle mi terrorizza quanto una mandria di gatti inferociti. Più precisamente in un vicolo buio dove io per qualche assurda ragione sono un enorme pesce da divorare tra miagolii e fuse.

Una roba raccapricciante come poche, insomma.

L’idea di dover gettare la pasta in acqua bollente mentre gli altri sorseggiano aperitivi e stuzzicano pizzette mi infastidisce quanto l’uomo in infrandito e pantalone di lino bianco. Al diavolo il calzino. Fosse quello il problema!

Non sono, e credo non sarò mai, la simpatica padrona di casa che ti accoglie sull’uscio con il grembiule  e che scusandosi si dirige verso il cassettone della pasta per rovistare tra spaghetto numero cinque e bucatino, chiedendoti ” cosa preferisci?”.

Mi piace rischiare e decido io cosa preferirà. Tralasciando il fatto che io tenga un quaderno con su scritto le pietanze preferite delle persone che conosco (giusto per non essere impreparata) generalmente mi indirizzo non troppo verso l’ignoto e non rischiando certamente con pasta-surimi e kiwi. Le chicche le riservo per i più intimi giusto per il gusto di fornire materiale; materiale che servirà per prendermi in giro nelle più disparate occasioni.

 Sono generosa, tutto qui.

Uno dei tanti motivi per cui  apprezzo il modus operandi della lasagna è proprio l’aver compreso che lei non necessita di cure particolari. E’ un’anticonformista. Una pasta libera senza impegni. La butti nel forno, preoccupandoti solo di innaffiarla un po’ con salsa o besciamella o liquido che sia, e via.

Senza preoccupazioni, vincoli o restrizioni particolari. Il modus operandi della lasagna corrisponde esattamente al mio in diversi ambiti; per questa somiglianza di indole e natura io la lasagna l’apprezzo. E non poco.

Lo spaghetto rimarrà pure genuino e spontaneo ma i vincoli che lo legano ad esso sono troppo impegnativi e non fanno di certo per me.

La rassicurante lasagna, al contrario, ti concede molto più tempo. Ti rilassa e non obbliga  a mettere timer, sveglie. Non devi star lì ad assaggiare, capire o interpretare l’essenza del grado di cottura.

Lo capisci quando è pronta dopo aver sudato nella sauna del forno. La tiri fuori e in qualunque modo sia andata sarà difficile che riesca davvero a deluderti.

Due anni fa in occasione di una cena di Halloween volevo accompagnare alle lasagne alla zucca e al classico risotto con annessa Cucurbitaceae i tocchetti di salsiccia, una roba un po’ particolare. Perchè la zucca è un classico ed era presentata nelle più disparate maniere. Vi era la torta, la ciambella, i mini muffin salati, tocchetti arrostiti con sale grosso e frittelle nelle più disparate versioni. L’avevo caramellata e a tocchetti fritta insieme ai semi.

Non mi ero, poco sagacemente, posta il problema che se non fosse piaciuta la zucca a qualcuno che non conoscevo poi così bene la tragedia sarebbe arrivata e abbattuta con violenza sulla serata. Per questo motivo ho puntato sui salatini, baramezzini vari e stuzzichini e mi sono detta: efacciamounaltrotipodilasagnava.

Il ragù era troppo insulso e complici due chili di castagne mi sono fiondata alla ricerca di qualcosa che potesse contenerle in un primo. In alcuni forum americani avevo pure visto simpatiche poltiglie di pasta scotta con delle castagne. Al grido di ” che il cielo li perdoni!”, ho fatto due conti e mi sono detta:

evvabbèlasagneallacastagne.

Perchè in fondo le lasagne sono talmente accondiscendenti e opportune in ogni occasione che puoi infilarci dentro qualsiasi cosa. Le ho fatte con le melanzane fritte e con le micro polpette di peperoni. Ai quattro formaggi ma anche sei e pure con i gamberetti e le zucchine. Perchè mai non dovrei far bollire quattro castagne, passarle al mixer e alternarle con del buon formaggio e besciamella fresca fatta nel Bimby?

E così è stato. Le lasagne alle castagne sono stato un successo e Agata, ricordo, ne mangiò tantissime dicendomi ” ma patata sono buonissime!”

Ecco. Io alle lasagne alle castagne sono molto legata anche per questo. Forchettate di lasagne, sorrisi e ohmasonopropriostragnam.

Non le ho rifatte più dopo quell’Halloween di due anni fa. Per tantissime ragioni ho allontanato qualsiasi cosa mi potesse riportare indietro nel tempo. Solo realmente però perchè mentalmente non sono andate più via. E allora ho messo nei cassetti tutte le decorazioni di due anni fa per non tirarle fuori mai più.

Ho messo da parte il vestito che indossavo con il cerchietto pipistrello e le calze uguali con i gatti viola che avevamo. Anche quella piccola hello kitty disegnata da lei su uno stuzzichino penzolante sulla torta preparata con le dosi già pronte Cameo.

Poi ieri sera guardando le castagne ho pensato a quanto mi mancasse la sua voce. L’intenzione era quella di guardare il video. Di due anni fa. E.

E poi mi sono detta che avrei potuto sentirla in un altro modo la sua voce. E ho cominciato a pelare castagne e fare lasagne.

Rassicuranti. Senza troppi impegni. Senza minuti contati e precisi. Senza calcoli o previsioni. Senza scottura o cottura.

Delle lasagne. Semplici. Che butti lì. le guardi. E via.

Le ho tagliate. Le ho servite. Ho guardato strato  per strato cercando di sentire la voce.

E  poi all’improvviso.

ohmasonopropriostragnam.

e ti ho sentito.

In fondo siamo due fantasmi davanti a quel piatto di lasagne. E le nostre voci non sono cambiate.

E stasera mi sa che tra le nuvole del cielo il menù comprende:

Lasagne alle Castagne e Mele Morsicate. Ho pochi dubbi a riguardo.

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“Ricordarmi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita. Perché quasi tutte le cose – tutte le aspettative di eternità, tutto l’orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati o di fallire – semplicemente svaniscono di fronte all’idea della morte, lasciando solo quello che c’è di realmente importante. Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che abbiamo sempre qualcosa da perdere. Siamo già nudi” . Steve Jobs

“E’ solo una pizzetta, Iaia” . Agata.

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26 COMMENTS

    • No one wants to die. Even people who want to go to heaven donit want to die to get there. And yet death is the destination we all share. No one has ever escaped it. And that is as it should be, because Death is very likely the single best invention of Life. It is Lifeis change agent. It clears out the old to make way for the new.

    • Iaia non so se sono riuscito a commentare su tumblr, in ogni caso voglio ringraziarti anche qui. Come al solito con una foto e un disegno riesci a toccare il cuore.
      La semplicità spesso confina con la genialità. Questo è quello che ha rappresentato Apple per me. E tu spesso sei genialmente semplice.

    • Eh no. Preferisco il calzino bianco. Che poi mica ho capito la storia dell’orrendità ( si può dire) del suddetto.
      Meglio un calzino bianco corto che un infrandito .
      (confesso che anche la donna non mi provoca mica particolari esaltazioni )

      Abbasso.
      Abbasso.
      l’infradito.

  1. Ho appena riletto tutto quel discorso e mi sono sentita proprio come dici tu, con il fuoco dentro =) Bellissimo post e anche bellissime le due citazioni finali.

    • Ti dico solo una cosa. Ho preso il planning adesso e il titolo è:
      cose da dire a Cey.
      soloquestotidico.
      sei rovinata.
      :*

      fuoco dentro. sempre.

  2. Steve è un grande uomo, mi è sempre piaciuto ascoltare le sue parole.
    Brava Giulia, impara a volerti bene che non è mai troppo tardi per farlo!
    Ti abbraccio

  3. Che bella storia, quella delle lasagne alle castagne.
    Anche se io e te ci conosciamo poco e non so cosa sia successo esattamente, posso solo immaginarlo, posso solo vederti lì a frullare castagne, con magari un pò di stelline negli occhi e un sorriso sulle labbra, felice di ricordare e ricordarsi anche così, bhè,anche se posso solo immaginare, mi hai commossa.
    Posso regalarti un abbraccio virtuale?
    Certo che posso, già lo so che mi dirai di si.
    E regalare a volte è più bello che ricevere. Almeno per me è così.

    Un piccolo consiglio, ma magari ci avevi già pensato…Al ristorante dove lavoro fanno i panzerotti ripieni di zucca e amaretti…Ora, visto che tu non mangerai la pasta all’uovo puoi fare mille varianti, però come base è
    ottima,no?

    Grazie per il sorriso che mi hai regalato anche oggi!

  4. mi perdo fra i tuoi puntini di sospensione, con i tuoi post mi fai fare due tre… ma che dico almeno quattro viaggio ogni volta!
    E la sezione Halloween: mostruosamente meravigliosa!!

  5. Ciao Iaia!Ho scoperto da poco il tuo blog, grazie a instagram e ai tuoi bellissimi post, un po’ poetici e un po’ pazzi al tempo stesso…sei bravissima!!!
    Condivido, davvero, condivido tutto quello che hai scritto su Steve J…anch’io non ho miti, non mi piace averne, ma anche a me, quel discorso ha colpito tantissimo e, oggi, mi ha fatto venire i brividi e scendere qualche lacrimuccia…la morte di questo “estraneo” mi ha colpita tantissimo, forse perchè l’anno scorso anche il mio migliore amico è diventato un Angelo e penso che adesso avrà la fortuna di conoscere il genio della MelaMorsicata!
    Ciao 🙂 Giuly

  6. Mi commuovo e rimango in silenzio. In un silenzio rispettoso.
    Perchè le due citazioni finali ora me le sono scolpite addosso e non me le dimenticherò mai.
    Grazie Agata.
    Grazie Steve.
    e soprattutto.
    Grazie Giulia.

  7. Questo post è talmente pieno di te, della tua incredibile interiorità, del tuo essere favolosa e forte e geniale che non trovo le parole per dirti GRAZIE. Ma un ‘grazie’ sincero, perchè quello che mi stai insegnando tu con le tue ricette e le tue parole e il modo in cui ti dai, è qualcosa di estremamente prezioso. E’ una lezione, LA lezione. E io questo lo so, e ti ho nel cuore. Ti abbraccio fortissimo

    Cami

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