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Iaia la Baccalà

 Avrei dovuto preparare due singoli calendari dell’avvento perchè sì siamo a meno venti ma pure a meno uno, qui. Martedì sera io e Cey anticiperemo il Natale trasformando il Sei Dicembre nella nostra personalissima Vigilia. In un sol colpo festeggeremo Vigilia di Natale, Natale, Sant’Ambrogio, Santa Lucia, l’Immacolata, Qualsiasi Santo giusto per far numero, Il mio-il suo e il Compleanno di Fabrizio (speriamo che per quello del Nippotorinese 3 Luglio ci sia ancora tempo per rivedersi. Ecco lì potremmo pure far Ferragosto in un sol colpo)

Uscivo dall’edicola con la paura che non ci riconoscessimo. Avevo in mano delle caramelle alla menta mentre dicevo che forse davvero avrei dovuto prendere le caramelle gommose dei puffi. Ho alzato gli occhi e ho visto Fab. Ci siamo sorrisi e lei era lì. Con un foglio in mano ” Olimpiadi dell’Antipatia”. Le ho fatto cenno di aspettare. Ho aperto la borsa, posando le caramelle. Ho estratto un foglio bianco con Maghetta Streghetta disegnata. Cuoricini. E .

Ci siamo abbracciate. Fortissimo. Ma proprio fortissimo.

La foto abbracciata a Cey ed Evaristo con il cellulare. Come due quindicenni (dovevamo metterci in bagno davanti lo specchio ma. Lo faremo, ecco).

Ancora non ci credo. Avrò modo di blaterare riguardo la grandezza e bellezza di questa creatura mitologica, fino allo sfinimento. Correndo come matte però (oh è la Vigilia della Vigilia per noi!) mi riservo di farlo nell’immediato futuro.

Nel frattempo lascio qualche appunto in cucina e considerazione baccalesca, giusto per non perdere l’abitudine di  tediare l’universo conosciuto e non.

Uhhhhh quante arie mi sto dando dopo questa. Uhhhhhhhhh (ultimamente mi piace troppo dire Uhhhhhhhhh e fare un po’ la faccetta altezzosa) .

Insomma sì. Baccalà alla Iaia. Perchè bramavo di riempirmi la bocca un giorno e dire “questalhoinventataio” con la voce di Pippo Baudo. Perchè sarò stata turbata da qualche tormentone idiota televisivo che mi porta ad associare l’accadimento “invenzione-scoperta” al presentatore stangone. Certo è che per rappresentarmi al meglio avrebbe potuto essere un bel pezzettone di seitan o tofu o chissà. Ma l’effetto sorpresa ha sempre quel quid da non sottovalutare ordunque il Baccalà.

In realtà la storia di questo Baccalà nasce dopo aver mangiato le carote con il coriandolo e l’arancia.Esattamente  mentre mamma friggeva due chili di  baccalà in casa mia (cosa peraltro poco gradita per l’esorbitante quantità) sorridendo e poggiandosi il dito indice sulla guancia dicendo “gnam. stragnam” .

Seria in volto ho sentenziato che.

“Il  sapore del Baccalà e del merluzzo al vapore è in assoluto uno dei sapori che mi manca di più, in fatto di pesce”.

Mamma ha mollato forchetta, olio, padella quasi a volersi gettare per terra gridando ” graziiiiiiiiiieeeeeeeeeeeeee”. Rivolgendosi ad entità superiori e sorridendo al soffitto ha cominciato a fantasticare su ricche abbuffate che avremmo potuto fare insieme con tavole imbandite di baccalà fritto, cotechino avvolto nella sfoglia e fritto nell’olio e strutto e tante meraviglie che occludono i vasi sanguigni a tempi di record.

Finito il momento dei ringraziamenti si è ricomposta fissandomi con uno sguardo  inespressivo “No eh?”.

“No”, lapidario. E’ che io del baccalà ho davvero un bellissimo (leggi buonissimo) ricordo. Mi piaceva fritto sì ma era quello bianco semplicemente bollito con tanto succo di limone e sale che mi mandava in estasi. Proprio come il merluzzo aveva la capacità di riconciliarmi con il mondo. Il baccalà aveva lo stesso effetto su di me che adesso hanno i broccoli e le fave.

 Ne sento ancora il gusto in bocca. Quella stopposità talvolta che rimaneva liscia e delicata. Scivolava velocissimamente tra la lingua per poi essere riacciuffato  quando una lisca lunga almeno quanto un nano da giardino era pronta  a perforarti un polmone per farti trascorrere la vigilia di Natale all’ospedale insieme allo scemo di turno che si era ustionato la mano con i botti.

Per questo motivo ho chiesto a mamma se me ne dava un pezzetto per una prova. In quel momento se avessi potuto (che sta anche per voluto , per carità) avrei mangiato del baccalà con dell’arancia e coriandolo. Forse perchè il sapore delle carote con il coriandolo e arancia era ancora in circolo. Avrei osato anche l’inserimento dell’uvetta passa (che è presente nella ricetta delle Carote e Coriandolo che puoi trovare cliccando qui) se non ne fossi stata priva in casa.

E allora mamma me ne ha dato un pezzetto. Ho messo pochissimo olio extra vergine di oliva in padella. Ho spremuto il succo di un’arancia dalle proporzioni bibliche e affettato a listarelle una parte mentre la restante l’ho grattugiata.

Ho lasciato leggermente tostare il baccalà soffriggendolo nell’olio da ambo le parti e poi ho buttato il succo di arancia sfumando un po’ il tutto. Ho aggiunto il coriandolo e la scorza grattugiata e ho atteso che l’arancia venisse assorbita completamente  per poi poggiarlo nel piatto con qualche listarella. Aggiustando di sale leggermente prima di servire.

Non ho messo pepe o altro perchè se l’avessi dovuto mangiare io certamente non avrei tolto ancor più personalità a questo grande e gustoso pesce.

E l’ho servito a mamma. Che ha alzato lo sguardo e mi ha sorriso. E ha assaggiato dicendo ” E’ buonissimo il Baccalà di Iaia”.

E allora per me rimarrà sempre un desiderio e un ricordo da oggi questo Baccalà. Semplicissimo da realizzare eppure con un carattere invernale. Caldo e accogliente ma che sa essere freddo e impenetrabile. Difficile e inaccessibile talvolta ma dal sapore oggettivamente semplice e antico.

Mi dò anche molto spesso del Baccalà, avendo peraltro ragione come poche volte accade. E quindi sì ecco questo è il Baccalà di Iaia. Se  voleste mangiare un pezzetto di me, beh.  Direi che questo è in assoluto il piatto perfetto.

( il tempo di cambiare personalità, intendo)

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

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