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E volevamo non fare il Chutney Cipolla e Menta ottimo per il roastbeef ma anche per le verdure e il pesce? No dico non volevamo farlo? *disse con sguardo minaccioso puntando l’indice contro il monitor.

Idea regalo blablablabla, alternativa salata ai classici biscottini.

La verità è però che con il chutney tutto cambia. Un semplice arrosto diventa particolare se corredato da questa delizia e un pinzimonio si trasforma in inusuale invece che essere servito sempre con olio e aceto. Un semplice gamberetto lesso diventa ghiotta preda e provato sul pesce spada semplicemente arrostito qualche gridolino lo farà emettere. Non è il periodo del tonno freschissimo, quello rosso, ma se lo fosse questo chutney potrebbe essere davvero  l’idea ( non “una ” semplicemente ma ” la” ) vincente.

In cerca di Idee per La Vigilia? Segnalo, da oggi, dodici ricette al giorno. Così giusto per non esagerare*disse ridacchiando*

Non solo mie eh. Da domani mi metto a spulciare tutti i blog delle mie amiche e senza chieder loro il permesso segnalo i  post, tiè (sono impazzita).

 Ieri Mamma e Pina, al secolo conosciuta come “Santa-Signora Pina-che-ci-sopporta”, non hanno resistito e ho avuto un anticipo sul mio regalo di Natale. Una me in versione pupazzosa del mio alter ego fumettoso. Sembrerebbe molto più complicato di quello che è ed in realtà lo è.

Nonostante già nel 2004 mi fossi cimentata nella realizzazione di una mini maghetta streghetta in  pezza ( lo ricorderanno solo Cri e Cey)  grazie all’arte del cucito, appreso insieme a nonna e zia che mi costringevano a ricamare e rammendare vedendo Anche i Ricchi piangono e Topazio ( capite tutto adesso, nevvero? Turbe psichiche profonde, le mie) vederne una così grande ( perchè è grande davvero) e così abilmente confezionata mi ha commosso ; e vabbè che mi commuovo spesso ma la colpa è da attribuire all’avanzare dell’età. In fondo rimango pur sempre “cuore nero”, come ama epitetarmi Cey.

Finalmente oltre ad evocarla con i tratti per tenermi compagnia  e muoverla con i colori attraverso fogli e miniature, posso sederla accanto a me. Sì, perchè ho deciso che sarà sempre qui. Alla mia sinistra. Sulla mia poltrona rossa con le rotelle girevoli.

Certo è inquietante immaginarmi adesso, oltre che attorniata da nani pupazzetti e bambolette, con una mia riproduzione pupazzosa che vigila sul mio operato ma.

Ma è così. E diciamo pure il buon Norman Bates di Psycho al confronto fosse un dilettante. E’ inutile che ribadisca quanto ami mia mamma perchè è chiaro essere una delle poche ragioni della mia vita, ma è giusto ribadirlo.

Tra l’altro adesso ha anche un computer e si connette ( a breve mi rimprovererà nei commenti e comincerà a urlare ” e metti più olio !!! “) ad internet con una scioltezza che francamente non immaginavo. Ho ormai una mamma 2.0 tecnologicamente evoluta che per amore di leggermi ha sfidato la sua incommensurabile idiosincrasia contro la tecnologia (” io ci ho la mamma più bella e più brava del mondo e voi no ! gne gne gne gne gne ” * momento di maturità)

Leggendomi anche la mia amata Pina ( queste due sante donne amano rovinarsi la giornata quando non sono con me; si evince questo) poi, pubblicamente la ringrazio non tanto per la sua innegabile bravura quanto per l’affetto che dimostra nei confronti di me e mamma.

Sono davvero una maghetta streghetta, sia in carne che in pezza, fortunata.

Finite le romanticherie si passa ai fatti.

Ma che potevano mancare mai gli alberelli sopra le tortine? Giammai!

Alberelli semplicissimi che altro non sono che un triangoletto isoscele dove mettere palline e qualche stellina natalizia nella circonferenza del cupcake realizzata con una pallina spiaccicata e via.

Insomma davvero non è che si debba perdere tutto questo tempo. In qualsiasi modo vi assicuro che saranno un successo. C’è una vittoria intrinseca nel cupcake ( Santin mi ucciderebbe lo so. Perdonami Chef !) .

Evoca non so perchè meraviglia a prescindere. Il fascino della monoporzione e della morbidezza unita a quel pizzico di fantasia che prende corpo tra le dita con la realizzazione di qualsivoglia oggetto grazie alla pasta di zucchero fa sì che il successo a prescindere da tutto sia davvero assicurato.

Potrebbe avere il gusto di cervo putrefatto ma emetterebbero gridolini “uhhh che belllo! uhhhh che buonoooo!!!” ugualmente. Ne ho le prove.

Fastweb non funziona. La chiavetta non funziona. Il Huawei non funziona. Il Router Wi Fi del Galaxy Tab non funziona.

Viaggio con mezzi di fortuna e sono incacchiata come mai. Ho spaccato un Mac Air e un mouse cordless dimostrando maturità e mi accingo a bere sangue di tecnici in  flûte  con base argentata perché quest’anno, nessuno mi contraddica, non va il dorato. Colpa loro se non dormirò anche questa notte perchè ho accumulato tanta di quella roba che solo pensarci mi provoca nausee fortissime.

E vediamo di calmarmi un po’ ticchettando qualche appunto in cucina ( occorrerebbe un cocktail di tavor e lexotan ma tant’è) .

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L’idea non so a chi vada attribuita ma di certo di genio si tratta. Ho scovato sul mio amato Pinterest queste meraviglie. In realtà non so come fossero realizzate perchè non erano accompagnate da alcuna ricetta. Ho deciso io quindi quale tortina al cioccolato  e quale glassa scegliere,  procedendo alla realizzazione ispirata più che mai. Scopro poi che a Max piace il disegno dei piedi babbonatalosi e ridacchio non poco mentre li preparo.

La mia idea era quella di rendere la tortina un vero e proprio camino ma poi per mancanza di tempo ho dovuto rimandare il dettaglio. Rimandare perchè sono certa che queste piccole tortine monodose, o cupcake o come le vogliamo chiamare, entreranno a far parte del mio catalogo natalizio da qui sino a data da destinarsi. Certamente oltre il 2078.

Ci si impiega davvero pochissimo tempo a realizzare le gambotte babbonatalose. Altro non sono che due rettangolini  a cui vanno unite due strisce bianche e due palline marroni schiacciate un po’ in modo da renderle ovali ( fungeranno da scarpe).

Dopo aver preparato i dolcetti cioccolatosi e averli lasciati raffreddare, si potrà procedere alla realizzazione della glassa reale. Ricoperti e aspettato il tempo necessario della solidificazione, basterà attaccare i piedozzi sempre con il nostro solito collante: la glassa (è sempre bene avere una buona dose di glassa  a portata di mano, in questo periodo).

 

Ero con Cey quando alla Città del Gusto di Catania realizzata dal Gambero Rosso all'interno della vecchia Dogana, abbiamo visto " Dolcemente Santin 12-13 Dicembre". Per poco non mi prendeva un colpo. Maître à sucrer. Il Cuoco Nero, così definito (ironicamente)  nelle trasmissioni televisive per la sua severità. Conduttore di Dolcemente

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Meno undici giorni  al Natale. Sento solo io il fiato di Babbo Natale sul collo?

Ma non posso blaterare al riguardo. Fretta. Fretta. Fretta, quindi trascrivo velocemente queste due righe di delirio in cucina.

Lo zenzero è una costante come lo è averne sproloquiato fino allo sfinimento. Lo zenzero fa parte di un antagonismo papillogustativoavverso come il finocchio. Sembrerebbe che io non sappia esattamente cosa stia dicendo ed è vero. Ma.

Amo il finocchio tanto quanto lo odia il Nippotorinese. Detesto lo zenzero tanto quanto lo ama il Nippotorinese. In una sorta di ying yang dell’equilibrio odio e amore noi due potremmo essere rappresentati da una fettona a forma di “goccia” di finocchio e l’altra dallo zenzero. Per nulla al mondo nessuno mai mi convincerà che lo zenzero sia buono; pur essendo vero che ho cambiato opinione sul fico secco e la fava, per non parlare dei datteri, questo non dà alcuna chance a questa radice antipaticabruttaecattiva. Si evince una mia maturità nell’affrontarla o sbaglio?

Lui sgranocchia zenzero candito riempendosi le mani di manciate quanto io lancio semi di finocchio ovunque. Mi piace anche berli in rilassanti tisane che dovrebbero essere drenanti ma che mi fanno gonfiare come una zampogna, ma non credo sia questo il punto. Io spremo arance su finocchi, che non digerisco ma persevero per ingordigia, mentre lui grattugia radice di zenzero fresca pure nel caffè. In qualsiasi pietanza sta bene lo zenzero a detta sua.

Lo scorso anno ho festeggiato tra gingerbreads appesi all'albero di Natale e candeline soffiate su conigli psicotici (chi fortunatamente si fosse perso il delirio ma dovesse venir colto dalla voglia di masochismo, può sempre cliccare qui per delle imbarazzanti diapositive che mi ritraggono) Quest'anno nessun gingerbread è

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 Il fatto che un mio amico delle elementari mi abbia riconosciuto su Instagram e che mi arrivino email di  persone  che sono state sedute accanto a me alle scuole medie con su scritto ” Ciao Maghetta Streghetta!”, sogghignando non mi lusinga affatto.

Mi mette tristezza, al contrario.

Se finora è sempre stato tutto molto ” tra di noi” (io -nanodagiardino-pupazzetti)  questa piega “pubblica” confesso mi intimorisca non poco. Non tanto per paura di risultare meno spontanea, non avendo alcuna remora a essere antipaticamente politically uncorrect come lo sono nella vita reale di tutti i giorni,  quanto per il fatto che amavo far credere di non fare nulla in casa.

Amavo l’idea che hanno sempre avuto di me, gli altri. Una figlia di papà, oziosa e nullafacente che si trastullava tra smalti e shopping online. Adesso scoprono che lavoro come una matta e  il mio personaggio preferito si va a far benedire, mannaggia.

Ma alla fine chi se ne importa! Pernacchie meritatissime per la maggior parte di questo forbito gruppetto e avanti. Senza voltarsi indietro. Riallacciare rapporti poi nella mia lista di priorità viene esattamente sotto la voce “comprare un gattino”; che detto da un’ailurofobica è un bell’inizio.

Insomma.

Meno quattordici giorni  al Natale e qui si comincia davvero a preoccuparsi, considerando il fatto che non riesco ancora a capire cosa fare dell’Albero di Natale. Il grande progetto alberoso è ancora , ahimè, in fase di allestimento.

Gli appunti in cucina che lascio oggi riguardano questo gustosissimo primo vegetariano dall’innegabile appeal.

Eh sì questa è proprio una pasta da provare senza indugio alcuno perchè contiene prima di tutto il mio cibo preferito broccoli-e-limone, che non è affatto un incentivo (razionalmente me ne rendo conto ed è già un buon inizio) ma tant’è.  Il fatto è che questa pasta con i broccoli e le mandorle la osservavo già da un po’ nel librochemipiacedapazzi di Donna Hay (uh non vedo l’ora di fare tutte le ricette del libro che mi hano regalato Cey e Fab).

La croccantezza delle mandorle e la morbidezza dei broccoli che santo cielo hanno quel sapore così buono uniti all’acidità del limone che incontra la dea pasta.

Insomma cosa potrebbe mancare se non il nulla? E’ una proposta velocissima perchè è un primo semplice ma particolare al tempo stesso. Un primo da prendere in considerazione per una cenetta o pranzo veloce ma anche per un invito, che di certo in questo periodo non tarda ad arrivare.