Home / A cena con Oscar  / Il pollo e Ragazze interrotte

Il pollo e Ragazze interrotte

Oggi chiude  Splinder. Il 22 Luglio del 2004 ero  davanti ad un pannello bianco e blu. Post, Commenti, Tag, Linkage. Tutto nuovo. Vocaboli astrusi e sconosciuti che mi invitavano a compiere la mia tecnica infallibile. Quella della bottoncini a caso. Non avevo capito davvero nulla di cosa fosse un blog e come funzionasse. Mi era chiaro solo un fatto: pubblicare. Potevo pubblicare parole, disegni e immagini. Per una che a otto anni scriveva racconti horror, a sei sognava di diventare stilista e già a tre come giocattolo preferito aveva scelto penna e quaderno, poter utilizzare un altro strumento era semplicemente un sogno. Questo esasperato egocentrismo nel mostrare ma ancor più di condividere. Questa insana malattia che non si è mai spenta di comunicare e confrontarsi. Non con la propria quotidianità, perchè è troppo semplice, ma con il resto. Senza avere una posizione sociale, un volto e un corpo. Solo mente, anima e fantasia.  Proprio come quando a sette anni ero direttrice del mio giornale che poi leggeva solo mamma. Mentre sfogliavo Poochie per prendere spunto sull’impaginazione e mi giuravo che non sarei mai stata un insulso “Cioè”. Perchè lo odiavo, dannazione. Lo detestavo con tutte le mie forze quel contenitore di volgarià, qualunquismo e fesserie bigotte.

Il primo post su  splinder lo ricordo perfettamente. Ricordo come ero. Dove ero. Cosa pensavo. Cosa volevo. E volevo solo scomparire. Morire. Fagocitarmi ed esplodere via. Era mezzanotte e scrivevo:

“La sua mollettina per i capelli preferita nelle ultime settimane era stata l’unica compagna dei suoi capelli sciolti e disperati. Nessuno li ha accarezzati tranne lei . Due settimane che lei non vede il sole, ma e’ anche passato piu’ tempo in passato.

Gliela aveva portata mamma per legare un po’ di quel dolore . Li ha legati mentendo a se stessa ; come se bastasse e compensasse quelle carezze mancate. Nel letto buio la mamma e’ entrata improvvisamente arrabbiata , ha aperto le finestre urlando quel “basta!” che ferisce ed il sole e’ entrato.

Quella molettina che lei pensava da due settimane essere con riflessi neri improvvisamente assume dei colori blu notte. Le lacrime scendono e capisce che al buio non vede bene la realta’ . Che sono tutte bugie, e che un po’ di sole in effetti non le farebbe proprio male”.

Da quel momento non ho mai scritto nulla che fosse “triste” ma solo pupazzetti. Irrealtà e mondi paralleli. Risate, giochi e socializzazioni. Le verità. Le più dolorose le  ho lasciate per me. Le ho mostrate a percorso finito, come la perdita degli ottanta chili, non per diventare un’eroina ma per dimostrare ancora una volta, qualora ce ne fosse bisogno, che nulla è davvero come sembra. Davvero nulla.

E adesso?

E’ giorno. Non pubblico più a mezzanotte ma alle 12 nell’orario in cui sono nata . Ho un volto. Un nome. Un cognome. Non voglio morire ma vivere ogni istante almeno il doppio e non mi nascondo più.

Non sono fiera di me, come allora e combatto ancora contro mostri che non hanno giorno e notte ma sono onnipresenti. Solo che allora vi erano zero possibilità di riuscita per me. E anche oggi ce ne sono zero, sia chiaro.

Solo che vi sono zero possibilità che io non riesca a fare esattamente quello che mi sono prefissa di fare.

Cominciamo subito con il dire (così per partire con una brutta notizia) che su Style c’è il mio articoletto culinario ed è la volta del Tortino con Cipolla e mela (in attesa di conferma da parte di Max, tra l’altro).

La ricetta e l’articolo li trovi cliccando qui >>>>

Il connubio del cibo con i mondi visivi paralleli mi ha sempre entusiasmato parecchio: che sia un legame col cinema o con la letteratura sino ad arrivare a robe squisitamente infantili quali le fiabe, già da un po’ mi diverto ad estrapolare idee per confezionare manicaretti; talvolta un po’ eccentrici come il pane di Gollum senza correlazione alcuna e inventato di sana pianta, altre volte con un arrosto e verdure perché è il primo piatto che Edward mani di forbici consuma in casa della presentatrice Avon, di pastello abbigliata. Poi vabbè robe trite e ritrite come il timballo del Gattopardo.

Per questo motivo trascorro diverso tempo, quando ce l’ho insieme alla voglia, passando in rassegna tra centinaia di dvd delle scene significative correlate al cibo. Deve essere una visione che ha significato per me, in primis; e allora insieme al paziente Nippotorinese stiamo con telecomando in mano in funzione FF avantitutta e via alla scoperta di reminiscenze e ricordi visivi. Funziona più o meno così: io buttata a peso morto sul divano con aggeggi elettronici ed immancabile Evernote Premium perché i giga non bastano mai insieme a penne e matite e lui in posizioni precarie perché addetto all’apertura e inserimento dvd. Insomma la parte divertente la fa lui (reggetemi il gioco perché si sta per rendere conto che al contrario gli tocca proprio il lavoro scomodo).

Ricordarsi del ghiacciolo in Arancia Meccanica e litigare sui tre colori esatti è uno sport casalingo divertente e avvincente. Certo quando la ragione non è mia, diventa imbarazzante perchè riesco pure a negare l’evidenza con una qual certa nonchalance ma c’è da dire che il pelato mi lascia giocare e divertire. Lui vorrebbe che cogliessimo qualche manicaretto dalle sue visioni impegnate e straniere mentre io a volte apro film di un certo livello come “Bella in rosa” e sorridendo sorniona cerco di catturare la sua attenzione. Sta di fatto che il gioco è comandato da me e quindi si fa a modo mio (bisogna capire solo quando accade il contrario ed è fatta).

Triste preambolo con accenni della mia bizzarra quotidianità di coppia per dire che la notte degli Oscar è vicina; la cosa potrebbe interessarci tanto quanto sapere se finalmente questa strabenedetta Kate partorirà l’erede al trono con una vestaglietta economica di H&M per ingraziarsi il popolo britannico ma è pur vero che non potevo lasciarmi sfuggire tal occasione per blaterare un po’ e rinfoltire la mia sezione “Cibo e Cinema” che fa parte poi di un progetto superrrrrrrrrrrrrrrrsegretissimo.

Purtroppo, che potrebbe in effetti essere una fortuna, nel mese di febbraio si susseguiranno sia la settimana cuoriciosa che la sorpresssssona che presto rivelerò ma non in secondo piano l’avvento del carnevale. Cosa implica tutto questo? Poco tempo davvero per “A cena con Oscar”, questa rubrichetta interamente dedicata a ricette correlate a film che hanno ricevuto nomination. Sì, perchè non saranno ricette estrapolate soltanto da film che hanno vinto l’Oscar ma anche da quelli che in qualche modo hanno fatto parte di questo meraviglioso circo creativo visivo che in un modo e nell’altro fa parte delle vite di noi tutti.

A Cena con Oscar ( dove Oscar è chiaramente un omaggio al bimbetto di Molto lontano incredibilmente vicino che non ho avuto il piacere (?) di vedere al cinema ma che rimane nella pole position dei libri più belli letti) quindi verrà pubblicato a fasi alterne tra cuoricini e mascherine e iniziative e nonlosomancoio ma nonostante sembri tutto impossibile da realizzare con il tempo che ti spara dell’acqua alla gola, noicelapossiamofarcela! E uso “noi” non tanto perchè posseduta da Otelma ma perchè credere di non essere da sola (e difatti ho problemi di personalità multipla) mi fa credere che non sarà difficile come in realtà è.

[Semmai inoltre dovessi arrivare a tediare l’universo, come più volte è accaduto, due volte nell’arco delle ventiquattro ore il secondo post sarà pubblicato giusto per non smentirmi a distanza di dodici ore. Ovvero alle 00.12. ]

La prima ricetta di “A cena con Oscar” è tratta dal film “Girl, Interrupted” in Italia passato con il titolo di Ragazze interrotte, senza tanti storpiamenti come nel Bel Paese si è soliti fare. Winona Ryder era alla fine della sua carriera cinematografica prima che si mettesse a rubare calzette nei centri commerciali e l’astro nascente Angelina Jolie faceva sì che la popolazione femminile mondiale cadesse nella paranoia assoluta guardando la sua incommensurabile bellezza. Era il 1999 e ricordo perfettamente di essermi completamente innamorata del racconto e di lei, cheoiltretutto in lingua originale mostra già i segni di una bravura fuori dal comune. Altro che Julia Roberts, pensavo nel pieno possesso della mia infallibile critica cinematografica di allora. Che il cielo mi perdoni perchè Pretty Woman rimane una delle mie visioni insulse preferite; fosse solo per vedere Gere nelle vesti di Edward giocare a polo, ma non è questo il punto (ah vero potrei preparare anche le escargot! scena mitica, tra l’altro).

Il film è ambientanto trenta anni prima e Susanna, all’apparenza una ragazza normale, dimostra sintomi borderline che cercherà di curare all’interno di una clinica dopo essere stata imbottita allegramente di farmaci. Qui Lisa, la prode Jolie, folle quanto bella e bugiarda patologica, oscura la protagonista stessa meritandosi la nomination all’Oscar. La Jolie sbarella tutto e tutti e vince e stravince pure al Golden Globe, oltre che all’Oscar, portandosi a casa tante di quelle statuette da dover comprare nuove mensole. Non aveva ancora ventimila bambini e non poteva adoperare quindi quelle trenta camerette, suppongo.

Tra le varie figure inquietanti, perchè tali erano, quella che all’epoca mi ha colpito di più è stata Daisy. Daisy oltre ad avere problemi con il cibo e non è difficile quindi intuire perchè tanto avesse catturato la mia attenzione, nella sua bizzarra bulimia dava un posto d’onore al pollo allo spiedo. Manifestava così il suo dolore Daisy. Mostrando al mondo quello che era costretta a subire. Dando segnali inequivocabili di una violenza non solo psicologica strettamente correlata al pennuto. Senza nessun tipo di spoiler, qualora non si fosse visto il film, quindi mi accingo ad omaggiarla. Nascondeva sotto il letto questo pollo pieno di dolore avvolto nella carta stagnola. Al contrario lucente e sfavillante. Come in una confezione bellissima e curata che tutti riuscivano a vedere. Sapientemente abbellita e agghindata che nascondeva le nefandezze di cadaveri bruciati intrisi di sangue e dolore. Sconfinati dolori.

Il pollo allo spiedo rimane per me una delle figure più inquietanti in tavola. Vegetarianesimo a parte credo che l’immagine di Daisy abbia davvero profondamente turbato il mio rapporto con questi pennuti roteanti dentro bare riscaldate. L’immagine del girrarosto stesso mi turba tanto quanto immaginare di doverlo mangiare. Perchè, ecco, come più volte ho espresso non faccio storie e cucino sia la carne che il pesce, in quanto la mia scelta non deve condizionare la vita di chi mi sta accanto e semmai un giorno dovesse arrivare una prole ma. Ma provo un fastidio letteralmente fisico a vedere il pollo allo spiedo sbattuto lì indifeso e deriso perchè al tempo stesso ridicolo. Accartocciato su se stesso. Poche cose mi rendono nervosa tanto quanto un pollo allo spiedo a tavola. Si evince anche dalle foto che sono riuscita a fare con difficoltà estrema. I colori e la poca voglia di fermare il tempo su quello che ha significato per Daisy hanno fatto il resto.

Il pollo generalmente poi è stato qui proposto in tanti modi e difficilmente intero (anche se ultimamente mi sto giusto allenando un po’ per superare questa “fobia”, e ingraziarmi la mia mamma che al contrario ne va matta). Questa volta ho semplicemente usato la funzione “spiedo” del mio forno, che non avevo mai adoperato e via. Il mezzo pollo incartocciato è servito. Non si perderà tempo ulteriore oggi perchè sarebbe stupido da parte mia blaterare una ricetta riguardo il pollo allo spiedo. Pare però che se si spennella un po’ con degli aromi e si lasci marinare ( così ho fatto) la “gentecheamailpollo” apprezzerà e non poco. Anche spruzzando del limone sulla pelle prima di proseguire alla cottura.

Il progetto “A cena con Oscar” che continuerà anche dopo la notte degli Oscar che sarà il 26 Febbraio (ci riuniamo su facebook per commentare il tappeto rosso come le vecchie comari?) mi intriga parecchio e vorrei che i miei amici fingessero un entusiasmo esasperato. Anche un “santocielo non potevo vivere senza”, andrà più che bene. Nel contempo stesso chiunque ricordasse una scena cinematografica correlata al cinema e ad un ricordo e la volesse condividere con me. Inutile ribadirlo per l’ennesima volta: ne sarei felice.

Attraverso visioni esterne, vite e racconti si può davvero capire molto di più di se stessi. Attraverso il cibo poi, fonte e specchio di quello che si è, si riesce a catalizzare e trasformare l’ansia che ti opprime e la paura che ti divora in altro. Non smetterò mai di credere che il nemico in realtà sia anche il migliore amico e che la via  infigarda ti porti dritta dritta alla porta con su scritto salvezza.

Giusto per un riepilogo con la rubrica Cinema (cartoon) e Cibo, qui si è preparato:

Ahem ma il 12 Febbraio stavolta mi sa che sta davvero arrivando*disse fischiettando.

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

Review overview
38 COMMENTS

Rispondi

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi