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Iaia
Grazia Giulia Guardo, ma iaia è più semplice, è nata il 12 12 alle 12. Il suo nome e cognome è formato da 12 lettere ed è la dodicesima nipote. Per quanto incredibile possa sembrare è proprio così. Sicula -di Catania- vive guardando l’Etna fumante e le onde del mare. Per passione disegna, scrive, fotografa, cucina e crea mondi sorseggiando il tè. Per lavoro invece fa l’imprenditrice. Digitale? No. Vende luce, costruisce e distrugge. Ha scritto un libro per Mondadori, articoli per riviste e testate e delira pure su Runlovers, la comunità di Running più famosa d’Italia; perché quando riesce nel tempo libero ama fare pure 12 chilometri. Ha una sua rivista di Cucina, Mag-azine, che è diventato un free press online. È mamma di Koi e Kiki, un labrador color sole e uno color buio, mangia veg da vent’anni, appassionata di cinema orientale e horror trascorre la sua giornata rincorrendo il tempo e moltiplicandolo.

Si consolida sempre di più la mia amicizia con Angelo. Certo è che Angelo non si chiama ma ha scelto questo nome per l’Italia. Viene dal lontano Zhejiang ma il suo più grande desiderio è quello di essere ricordato come Angelo. A suo figlio del resto ha potuto dare un nome italiano e suppongo che Alfonso sia in Cina un po’ come Sharon in Italia. Esotico e accativante per qualcuno e ridicolo per altri.

Appartengo alla seconda fazione. Perchè pur credendo che scegliere un  nome corrisponda ad ascoltare la musicalità delle lettere insieme capaci di far scaturire una sinfonia o semplicemente un ricordo correlato ad esperienze, i nomi “eccessivi” vengono da me apprezzati pochissimo. Vivo già una lotta perenne interiore con Oscar. Pur rifacendomi a un’esperienza letteraria importante per me e per il Nippotorinese e pur non importandomene del fatto che con il cognome del suddetto sembrerebbe un mafioso italo americano residente a Little Italy, nutro forti dilemmi.

Questo per dire insomma, nella maniera più sintetica che conosco, che il mio amico cinese non si chiama Angelo ma così vuole essere chiamato. Quando andrò a casa sua pretenderò quindi di essere chiamata Lin. Che non sta per Lin-cletinata come simpaticamente ha asserito il poliglotta pelato che ospito in casa.

Si parlava giustappunto del Carnevale e di questa tradizione che non appartiene certamente all’Oriente.

Disquisendo delle ricette tipiche, del maiale e dell’usanza di cuocerlo in tutti i modi durante il Carnevale, Angelo ha attirato la mia attenzione con una ricetta facilissima e per nulla elaborata: la Pancetta fritta.

Pancetta fritta? Uhm. Interessante.

Ed è stato così che ho confezionato questo piatto che, a detta dei carnivori che lo hanno mangiato, è interessante e gustosissimo. Ho pensato di realizzarlo considerato che siamo (siete. gne gne gne) in pieno periodo bagordi. Mi ha colpito confesso l’entusiasmo del Nippotorinese che pur non conoscendo questa tradizione cinese di friggere la pancetta con note agrodolci lo ha decretato ottimo, senza rifletterci un secondo.

Naturalmente la qualità della pancetta occidentale è nettamente diversa da quella che si può trovare in oriente (ma i maialini hanno un colorito un po’ più giallastro e la conformazione del bulbo oculare diverso? sono queste le domande che mi tormentano) ma Angelo ugualmente la fa.

Usa una pancetta freschissima reperita dal macellaio e non certamente quella scadente da banco frigo perchè tenderebbe ad assumere le sembianze di una suola di scarpe, e accompagna sempre il tutto con qualche verdurina cotta nella salsa agrodolce. Io ho realizzato giusto qualche bastoncino di carota perchè quello avevo. 
Una ricettina davvero veloce e semplicissima che potrebbe entrare a far parte tranquillamente del bagaglio “idee celerisssssime per un pranzo/cena etnico”. E’ la classica elaborazione un po’ particolare che richiede pochissimi ingredienti e che può piacere alla stragrande maggioranza di amici-parenti-ospitiacaso.

Richiede pochissimi minuti e quindi in termini di tempo-costo-fatica diventa una fida alleata.

Ingredienti per 4 persone circa: 500 grammi di pancetta di maiale, 1 uovo, fecola di patate o maizena, 1 cucchiaio di salsa di soia, olio per friggere.

La salsa dell’agrodolce qualora si volesse fare: 1/4 bicchiere di brodo (facoltativo), 4 cucchiai e 1/2 di zucchero, 2 cucchiai di aceto, 1 cucchiaio di salsa di soia, 1 cucchiaino di sale, 1 cucchiaino di sakè.

Taglia la pancetta a fettine di 2-3 mm di spessore; sistema in un recipiente, versa la salsa di soia distribuendola in modo uniforme sulla carne. Sbatti l’uovo e versalo sulla carne e poi coprila con la fecola. Mescola bene tutti gli ingredienti della salsa qualora la volessi usare e cuoci a fuoco vivo insieme alla carne impanata. Se decidi invece di non adoperare la salsa agrodolce cuoci la pancetta con un filo di olio (puoi anche cuocere la pancetta con poco olio e versare poi dopo la salsa agrodolce).

Per le verdurine pensateci voi, miei prodi. In fin dei conti basta lavarle, tagliarle come si preferisce e farle saltare con un po’ di olio e aceto sfumando un po’ e qualche spolverata di zucchero ma senza eccedere altrimenti anche solo sfumate con sakè e salsa di soia saranno ottime.

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29 COMMENTS

  1. L’Ingeriminese ti ama ogni giorno di più…oggi gli brillano gli occhi e nuvole di colesterolo lo avvolgono… “l’ha pure impiattata nel piatto uguale al nostro, non puoi non farmela!!!” 🙂

  2. Davvero una bella idea 🙂 davvero!!! Inserito nella lista della spesa 🙂 buona domenica Giulia!!! E voi tutti … Ora passo sul blog di Max 🙂

  3. Più volte ho valutato l’idea di riempire la vasca da bagno di salsa agrodolce e di infilarmici dentro e mangiarla fino a morire affogata.
    Ma non è questo il punto.
    Il punto è che la pancetta fritta potrebbe piacermi. Quando mammina fa la carne arrostita sulla brace mi lascia sempre su di più una fettina di pancetta perchè io la mangio solo secca e bruciacchiata e crocccante.
    Ma non è questo il punto.
    I nomi strani non li apprezzo quanto non apprezzo quelli comunissimi e banali, certo Oscar Melone penso che passerebbe davvero alla storia come il miglior nome di mafioso del mondo intero. E mi piace troppo XD

    Ma non è questo il punto. Ma allora qual è il punto? E boh, chi se lo ricorda u.u

  4. Se non muoio per questa malededdainfluenza ggggiuro che la faccio la pancetta fritta. C’ho il fidanzato che mi sbava già su una spalla…In caso contrario,è stato bello conoscervi. Dando!TCIù

  5. Ero lì lì per dire sempre la cosa della palazzina tua, ma oggi ho scritto un’ode a maghetta che non posso smentire così su due piedi. Approposito quando passi da quelle parti da’ un’occhiata…
    Una cosa che vagamente somiglia a questa pancetta cinese, ed è invece molto romana, è il guanciale all’aceto. In realtà lo preferisco al vino bianco, perché l’aceto è un po’ troppo forte. Si tratta semplicemente di rosolare il guanciale senza grassi in padella e sfumare con l’aceto/vino. Il risultato è meno grasso di quanto sembri, e paradisiaco. Detto ciò, stasera pancetta cinese fritta! (ma senza agrodolce 😉 anch’io ho i miei limiti)

      • A me piace “ta ‘a magni te e quelli da ‘a palazzina tua”, è più ultimativo… 😀 è che insomma… non mi sembrava adeguato…
        e ok maghetta è sparita perché in altre faccende affaccendata… ma tu dove sei finita sissa? attendiamo con ansia tuoi commenti (parlo come otelma)… 🙂

        • Ciao Max… mi sono testè dedicata al tuo blog, mio caro 🙂 Il uichend di solito stacco un pò dal computer ed essendo stata in quest’ultimo parecchio impegnata, pur avendoti letto ieri, ed essendo l’argomento per me molto interessante e pieno di significati, ho volutamente deciso di risponderti oggi con maggiore calma e tutta l’attenzione dovuto. Mi sono quindi prodigata in un commento lunghissimo senza capo nè coda….è colpa tua non te la prendere con me!! 😉

  6. Macche’, i maiali di qua sono bianco-rosacei, poveretti. Dico poveretti perche’ spesso e volentieri li imbottiscono di tutte le cose piu’ strane (e chimiche, e tossiche) che si trovano sul mercato, per cui forse li preferirei con gli occhi a mandorla e il colorito itterizio che non belli, grassi e dall’aspetto apparentemente sano….
    Ciao Giulia, bellissimo blog! Un saluto dalla Cina 🙂

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