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La colazione prima dell’arrivo dell’Esorcista

Tralasciando i Golden Globe di Oscar e Nomination ce ne sono un bel po’ mi sa.

  • Migliore sceneggiatura non originale a William Peter Blatty
  • Miglior sonoro a Robert Knudson e Christopher Newman
  • Nomination Miglior film a William Peter Blatty
  • Nomination Migliore regia a William Friedkin
  • Nomination Miglior attrice protagonista a Ellen Burstyn
  • Nomination Miglior attore non protagonista a Jason Miller
  • Nomination Miglior attrice non protagonista a Linda Blair
  • Nomination Migliore fotografia a Owen Roizman
  • Nomination Migliore scenografia a Bill Malley e Jerry Wunderlich
  • Nomination Miglior montaggio a John C. Broderick, Bud S. Smith, Evan A. Lottman e Norman Gay
The Exorcist, diretto da Friedkin e tratto dall’omonimo romanzo di William Peter Blatty, dopo i problemi con la censura dovuti al periodo e diverse imitazioni scandalose, lo si è potuto vedere in versione integrale solo dopo venti anni e più ed esattamente in una riedizione del terzo millennio; proprio nel 2000. Undici minuti di puro terrore di cui non si sarebbe potuto fare a meno.
Sull‘Esorcista, come Shining, ho avuto modo di blaterare anche a sproposito molte volte. Musa anch’esso di visioni e storie viene collocato però tra  i miei cassetti visivi come ispirazione massima della paura.
Perchè avevo undici anni quando l’ho visto per la prima volta. Mamma e papà, forse sbagliando per certi versi ma nonostante il dubbio ci sia vi è l’altrettanto dubbio molto più fondato che sia stato al contrario un bene, mi hanno sempre concesso di vedere qualsiasi cosa. Stava a me decidere se opportuno o meno. Psicologia infantile da supermercato a parte c’è da dire che la mia innata predisposizione al sangue, terrore, paura e suspence è diventata poi con il tempo uno dei capisaldi del mio modo di approcciarmi al disegno, visione e racconto.
Non mi sono mai voltata. Non ho mai chiuso gli occhi né portato le mani al volto. Una volta papà vedendo un film e una ragazzina che emetteva gridolini davanti a un film d’orrore disse serissimo “Nessuno ti costringe. Se vuoi fare una cosa la fai altrimenti non la fai”.
Niente di particolarmente elaborato certo. Una frase detta così. Ma per me qualsiasi parola proferissero papà e mamma diventava automaticamente legge.

Non albergava in me uno spirito controcorrente che voleva in tutti i modi contrastare il pensiero dei miei genitori. Concedendomi tutto ed essendomi permesso anche quello che generalmente non lo è, hanno ottenuto, inconsapevolmente o meno, quello che generalmente non si spera nemmeno: assoluta devozione. Devozione che mi ha sempre fatto agire con l’intento di renderli orgogliosi di me. Non tradirli. Rispettare i loro pensieri.

Quando mi sono trovata davanti L’esorcista a undici anni e lo ricordo come fosse stato ieri, ho temuto di non farcela. La musica era eccessiva e nonostante allora non capissi esattamente cosa fosse la fotografia dentro di me intuivo che i colori non erano quelli di Lady Oscar e Georgie che corre felice sui prati.

A undici anni adesso rivedendomi capisco che ero davvero troppo piccola. Se adesso mamma mi chiedesse “faresti vedere a tua figlia L’esorcista a undici anni?” risponderei, nonostante molte reticenze, sì. E questo sarà uno di quei problemi che farà azzuffare me e il Nippotorinese in un’eventuale educazione della prole.

Al contrario di me il nordico ha sempre avuto orari, regole e limitazioni.

Avevo la coda di cavallo ed ero seduta sul letto con il piumone azzurro. Forse quello di Diddle ma non ne sono sicura perchè questa immagine del piumone è confusa e devo riprenderla. Ho inspirato ed espirato fortemente e mi sono detta che. Se una cosa volevo vederla bene. La vedevo. Se non volevo vederla. Non dovevo vederla. In ricordo delle parole di papà.

Niente si fa a metà. Niente. E se lo diceva papà era chiaro che così doveva essere. Mi sono accarezzata un po’ i capelli perchè lo faccio sempre come forma di incoraggiamento anche a distanza di venti anni e ho visto.

Ho visto una storia che non mi ha spaventato. Mi ha letteralmente paralizzato. Vivevo il tormento della fede in quel momento. Frequentavo un collegio cattolico non perchè i miei fossero particolarmente invasati ma più per il fatto che lavorando molto non potevano accudirmi e quindi una scuola pubblica non faceva al caso mio. Entravo alle otto del mattino e uscivo poi il pomeriggio tardi. Questo per dire che la mia mente veniva continuamente bombardata da preghiere. Prima di studiare e prima di mangiare. Prima di studiare al pomeriggio. Senza contare i cori dove eccellevo pochissimo con la mia voce da cornacchia e via dicendo.

Eppure qualcosa non mi tornava. Mamma credeva fortemente in Dio e ogni sera dava un bacetto a Gesù sul comodino. Papà non credeva fortemente in Dio e ogni sera dava un bacetto a me e buonanotte. Anche mamma mi dava un bacetto eh. Ma l’ultimo era sempre Gesù. E per un po’ confesso senza vergognarmene sono stata pure molto gelosa di questa cosa.

Una sorta di competizione con Gesù sul comodino; che per inciso è sempre lì. Sul comodino.

Dopo l’esorcista ho chiesto a mamma di togliermi il crocifisso sopra il letto. Quello che lei aveva messo per proteggermi. Ricordo perfettamente che lo rimpiazzò con l’immagine della Madonnina. Era una cornice bianca con lei e il figlio in argento. Certo mi sembrava bizzarro, nonostante i miei undici anni, che si fosse cambiata solo la modalità ma il “problema” rimanesse appeso lì.

Tolta pure la cornice bianca, mamma cominciò a pensare che l’esorcista e la mia libertà di espressione e visiva stessero prendendo una piega satanica. Mamma, ricordiamocene, è sempre la donna che pensa che con la pentola a pressione si muore e che non ci sia possibilità alcuna di salvarsi.

In realtà L’esorcista mi aveva dato una visione del male. A undici anni per la prima volta ho dovuto fronteggiarlo.

Forse bambine meno fortunate di me erano già venute a contatto con il male nelle sue più disparate forme, ma una principessina figlia unica tutta dolcedolcedolce che disegna tra colori e saltella tra bacetti e meraviglie, ecco.

Segna un punto nevralgico. La consapevolezza, seppur incosciamente, che forse tutto rosa non era. Che non c’era soltanto un pullman privato che mi veniva a prendere per portarmi a scuola con la signorina retribuita per accompagnarmi mano nella mano in classe. Che non c’erano soltanto bei vestitini confezionati per me dalla zia sarta e capelli in ordine legati dalla mamma. Che non c’erano solo due genitori giovani e permissivi che ti lasciano fare quello che vuoi e tanti plausi, complimenti e smancerie. E che non è tutto perfetto perché ci sono famiglie anche dove mamma e papà non vivono insieme.

In due ore di arrotamenti di capo e sputazzate verdi al grido di “esci da questo corpo” credo di aver appreso profondamente il dolore e quello che ne consegue. Il fatto che in maniera inaspettata il male possa sopraggiungere e non lasciarti più.

Un po’ come quando è uscita dalla porta bianca quella signora e mi ha detto “l’hai capito vero che per Agata rimangono massimo ventiquattro ore di vita, vero?”.

No. Non lo avevo capito. Io lo sapevo che era diverso. Nonostante nessuno me lo avesse detto e mi continuassero a dire e spergiurare che tutto sarebbe andato meglio, sapevo che.

Il male arriva proprio così e la consapevolezza è proprio la base che mi fa vivere ogni giorno in questo modo. Perseguendo più che posso il sogno e quello che più mi arreca sorriso e divertimento. L’ho capito a  undici anni e l’ho capito con la visione dell’Esorcista.

L’esorcista quindi fa parte di quel bagaglio visivo importantissimo per me. Con il risvolto “food” attuale assume poi un valore terapeutico e la voglia di estrapolare qualcosa di gustativo da ricordi e consapevolezze diventa sempre più forte. Ricordavo perfettamente che ci fossero uova e pancetta. Lo ricordo perchè a me la colazione inglese ha sempre entusiasmato parecchio. Sognavo di farla anche se non mi andava proprio di mangiare uova e pancetta. Perchè neanche allora le uova erano amiche e la pancetta poco mi convinceva.

Solo che volevo mangiarli a colazione e così successe poi a Parigi la prima volta con mamma e papà. In un albergo. Solo che andando all’Opera la pancetta e le uova salivanosalivanosalivano fino in gola e un liquidino acido non mi mollava tra i lampadari barocchi.

E fu proprio all’Opera che decisi mai più uovapancettacolazione. Mai più.

Mai più per me ma per il Nippotorinese capita. A volte soprattutto quando la domenica gli organizzo dei piccoli brunch. A lui piace spilluzzicare un po’ tra diverse pietanze e a me confezionarle per svariati motivi. Uno su tutti perchè posso dedicarmi a una sorta di finger food monoporzione che ormai credo sia una vera e propria mania oltre che passione.

“Credo ci siano dei topi in soffitta” dice la madre al maggiordomo che prepara le uova con la pancetta prima che una giornata inizi con il sole senza sapere che di luce da lì in poi non se ne vedrà più.

In soffitta naturalmente poi i topi non c’erano e i rumori erano soltanto i primi segnali che il male stesse arrivando. Per  certi versi una nota positiva. A sapere leggere questi segnali annunciatori si potrebbe pure fare qualcosa. Ma solo inizialmente perchè se arriva.

E’ arrivato e l’unico modo è fronteggiarlo.

Che poi si vinca o perda credo sia superficiale anche pensarlo. Fronteggiare è importante. Ecco quello sì.

Perchè se una cosa la vuoi vedere: la vedi.

Perchè se una cosa la vuoi fare: la fai.

E’ tutto molto più semplice del previsto, insomma. Come il bene e il male.

A undici anni io ho deciso che volevo farlo.

Che volevo vivere a modo mio. Affrontare il bene e il male senza paura e timore. Estrapolarlo talvolta e cercare di trasformarlo. Ma farlo. Farlo sempre.
Senza mettermi le mani davanti agli occhi.

Certo le ho avute eh. A volte le ho proprio tenute strette sugli occhi. In particolar modo con gli affetti. Credendo che fosse amore sincero e credendo di potermi fidare. In realtà ho sempre saputo.

E’ bastato solo ricordare le parole di papà e la sensazione di quando avevo undici anni ed ero seduta sul piumone.

E ho lasciato lentamente che andassero per vedere. Non è stato bello tante volte ma.

Ma io sono qui. Affronto. E vinco.

E ricordiamo pure che sino alle ore 10:10 di Lunedì 27 Febbraio è aperto il givvvvauuuei di “Vinci una Momiji light edissciiòn quarta edizione” Basta cliccare qui per accappppparrarsi l’inquietante bambolina posseduta dalla malvagia gatta, felina del male. 

Generalmente non anticipo mai nulla perché mi piace la teoria di ” a cose fatte” ma da settimana prossima ci saranno tante. Ma proprio tante. Ma proprio tante eh. Novità. Un’anticipazione? Un givvvvvaauuuuueeeiiidapppaura.

Che sia un week end rilassante e sereno. Per me sarà all’insegna di visioni interessanti, film, libri, passeggiate, foto e abbracci. E notte dell’oscar, eh! A tal proposito domani un post completamente dedicato a questa rubrica Cibo e Cinema di A Cena con Oscar, che continuo a ribadire mi entusiasma come poche cose. E baci, tanti. Grazie sempre infinite per la vostra impagabile compagnia. 

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

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22 COMMENTS
  • Luci 25/02/2012

    Prima?

    • Luci 25/02/2012

      Siiiiiii!!!!!

      • mariaverzi 25/02/2012

        No ma adesso basta! Sempre tu?…ah ah!.. frugolosi baci a Frugolino!

        • mariaverzi 25/02/2012

          Oh super baci a te….evvabe’ anche all’ingeriminese….

          • luci 25/02/2012

            Mariaaaaaaaaaa!!!!!!!!! Buongiorno! Ricambiamo i baci… ti abbraccia anche l’Ingeriminese! 🙂

  • Angela 25/02/2012

    Hola

  • Bibi 25/02/2012

    Io non l’ho mai visto l’esorcista. e nonostante quasi fosse “una moda” averlo visto ho continuato a non volervo vedere.
    perchè se una cosa non la vuoi fare non la fai.

  • luci 25/02/2012

    Ancora una volta un post che offre tanto, ma veramente tanto su cui riflettere… Poi magari parto per la tangente e vado “fuori tema” come già è capitato, ma Giulia cara, puoi sempre chiudermi sul terrazzo la prossima volta!!!! 😉 Ogni genitore ha l’istinto primario e fortissimo di PROTEGGERE i propri figli. E’ bene che questo accada, ma, – come in tutte le cose – se non lo si fa nel modo giusto e con la giusta misura diventa deleterio, se non , in alcuni casi, addirittura patologico. Credo – forse sbagliando, non pretendo certo di avere la verità in mano!!! – che non sia affatto giusto tenere un figlio sotto una campana di vetro, filtrando ogni cosa e trattenendo a distanza gli aspetti “scomodi” della realtà. Credo sia meglio piuttosto accompagnarlo lungo la strada, aiutandolo a conoscere e a capire. Un genitore non dovrebbe coprire gli occhi di suo figlio, ma guardare insieme a lui stringendogli la mano finchè quella mano la lascerà e farà da solo. Che poi per molte cose ci sia un momento più giusto di altri è altrettanto vero, ma molto dipende anche dal livello di maturità e formazione di ognuno… evidentemente i tuoi genitori hanno scelto una determinata linea perchè ritenevano che fossi pronta. Per l’Esorcista come per tutte le altre cose. Il MALE è qualcosa con la quale tutti – credenti o meno – siamo destinati a venire a contatto. Il male c’è, come il bene, nascosto o palese, fuori o dentro di noi. Ritengo che – come ogni cosa – lo si debba CONOSCERE, perchè soltanto così poi lo si può davvero AFFRONTARE, COMBATTERE e SUPERARE. E questo l’ho imparato anch’io, nonostante non abbia mai visto l’Esorcista!!! 😉

    Stellina, spero tanto che tu stia meglio e che possa trascorrere un bel fine settimana. Ti abbraccio forte forte e allego la solita carriolata di bacini da parte di Frugolino!

    • Pieceofstar24 25/02/2012

      Sante parole 🙂 condivido in pieno!

  • yliharma 25/02/2012

    “Perchè se una cosa la vuoi vedere: la vedi. Perchè se una cosa la vuoi fare: la fai.” quando mi ricordi così le cose importanti ti voglio ancora più bene del solito…io sta cosa l’ho capita da pochissimo tempo e devo pure farmi violenza per metterla in pratica, per vincere la paura di fare le cose che voglio e che mi terrorizzano un po’. e non ho ancora mai visto l’esorcista, forse perché il male a casa mia è un po’ un tabù, c’è sempre l’ombra della “sfortuna”, della vita “sfortunata” che non è andata come avevi sognato, della malattia in famiglia, del “e se succede anche a me?”, “e se rimani da sola?”, “a me va sempre tutto male”…negatività a secchiate insomma. meno male che crescendo ho imparato a portare con me un ombrello che sta diventando sempre più grande
    e che mi ripara dietro alla convinzione che c’è solo il presente e devo viverlo al 100% perché il futuro potrebbe non arrivare mai e il passato è polvere e ricordi dolceamari. te l’ho detto che ti voglio bene? <3

  • anya78 25/02/2012

    anch’io per gli stessi motivi sono stata messa dalla suore, fortunatamente era un ambiente equilibrato senza forzature e preghiere ad ogni occasione.
    per me la consapevolezza del male è arrivata prima, verso gli 8 anni. ma non invidio chi ha continuato a vivere nella bambagia…

  • Pieceofstar24 25/02/2012

    Io l’esorcista l’ho visto ma ero già più grande e mi ha un po’ inquietata, mentre la musica mi fa gelare il sangue molto più di Linda Blair che vomita e scende le scale a testa in giù. Il mio rapporto con la paura l’ho cominciato con nightmare, che paura non dovrebbe fare.
    Io avevo nove anni. Mi terrorizzò.
    Ma lo guardai tutto perchè volevo guardarlo.
    E oggi capisco che le paure in realtà ci attraggono, come quando da bambini ci viene vietato qualcosa stai sicuro che è la cosa che desideri di più. Mi succede anche con le maschere totalmente bianche, mi spaventano e mi attraggono.
    Possiamo andare da uno psicologo e capire perchè? XD
    Ma soprattutto se avessi avuto un crocifisso sopra il letto l’avrei tolto pure io dopo aver visto l’esorcista O.o (la scena del crocifisso è pazzesca brrr)

  • Tittisissa 25/02/2012

    Questo film è tra i miei preferiti in assoluto e fa bella mostra di se dall’alto della mensola dedicata alla mia filmo teca 🙂
    Anche io ne possiedo una copia originale in versione integrale ed ancora adesso, benchè io lo abbia visto mille volte, rimango pietrificata durante lo svolgersi di alcune scene che conosco a memoria ma continuano a risultare inquietanti, ma quel brivido è comunque piacevole sempre. E il film anche se è ormai datato, non fa rimpiangere effetti speciali più clamorosi. 🙂

  • Beatrice Alvino 26/02/2012

    mi stra-piaci in versione cine-bloggher!

  • lacinzietta 26/02/2012

    Mi turbano le cose in comune che leggo ogni tanto nei tuoi post. Le esperienze condivise. Magari a chilometri di distanza, in contesti diversi, con titoli diversi, ma leggo e capisco cosa intendi dire. Elucubrazioni mentali di una tizia che si è appena alzata questa domenica mattina e che è ancora un po’ confusa, perdonala.

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