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I Funghi, le case degli Gnomi, i vermi e la Cicala

Salvo, da papà-me-tutti chiamato Cicala (e il perché è una storia bellissima), ha preso il patentino. Lavora nell'azienda di papà -adesso del suo ricordo...
Iaia
Grazia Giulia Guardo, ma iaia è più semplice, è nata il 12 12 alle 12. Il suo nome e cognome è formato da 12 lettere ed è la dodicesima nipote. Per quanto incredibile possa sembrare è proprio così. Sicula -di Catania- vive guardando l’Etna fumante e le onde del mare. Per passione disegna, scrive, fotografa, cucina e crea mondi sorseggiando il tè. Per lavoro invece fa l’imprenditrice. Digitale? No. Vende luce, costruisce e distrugge. Ha scritto un libro per Mondadori, articoli per riviste e testate e delira pure su Runlovers, la comunità di Running più famosa d’Italia; perché quando riesce nel tempo libero ama fare pure 12 chilometri. Ha una sua rivista di Cucina, Mag-azine, che è diventato un free press online. È mamma di Koi e Kiki, un labrador color sole e uno color buio, mangia veg da vent’anni, appassionata di cinema orientale e horror trascorre la sua giornata rincorrendo il tempo e moltiplicandolo.

E poi si alzò e pure il volume ma non c’era la manopola che le piaceva. Un tasto con un più. E allora più. più. più. I violini si alzarono mentre il piano sfondava e le corde si spezzavano. Versò l’acqua dalla bottiglia di vetro dove una foglia di argento si arrampicava immobile e guardò oltre il vetro. Aprì piano la finestra e il vento arrivò nell’esatto istante in cui la mosca si fece largo tra l’aria di casa. E’ così che saranno tutte le mattine? Cercando di avvertire che rumore fa l’ala di un insetto improvviso e se al minuto dodici e dodici c’è più tasto o corda? Domande. Troppe domande quando una risposta non c’è. Basterebbe guardare quanto sia difficile stare su di un albero mentre sotto dei folletti ti gridano di venir giù.

E poi si abbassò e pure il volume ma c’era il libro che non le piaceva. Quello con i disegni meno belli. E allora meno. meno. meno. I violini erano viole piccole in un  vaso che lottavano con i tulipani troppo chiusi o aperti senza una mezza misura. E le foglie si spezzavano. Versò altra acqua ma dalla plastica stavolta,  dove scritte si arrampicavano movimentando il nulla. Chiuse la finestra ma la mosca rimase lì. Nell’aria di casa senza fare rumore perché forse rumore l’ala non fa. E’ così che saranno tutte le mattine? Saranno sorde e non avranno il rumore che fa l’ala di un insetto? Al minuto dodici e dodici c’è più piano. Certezze. Troppe certezze quando una domanda vera e propria non c’è. Basterebbe sentire quanto sia facile stare su di un albero e sentire i folletti gridare di.

Venir giù? Restar su?

Ma che importa del resto. Non sente più. Il resto.

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14 COMMENTS

  1. E il rumore di una foglia che cade sulla neve lo sentiva? E quando hai una parola che ti pulsa in testa come se fosse un urlo che senti solo tu?
    Si rimane sull’albero o si scende Giu?
    Oggi va così, ma non è un giorno come tutti. È uno stracazzo di lunedì.

  2. Le parole cambiano peso, colore, umore. Sono influenzate dalle altre parole, quelle che hanno più vicine. E cambiano forma, significato.
    Le parole sono vita. Sono anima. Sono musica.
    Le parole si spezzano contro un vetro e si allontanano sopra un albero.
    Le parole.

  3. tra le troppe domande e le troppe certezze, che sia l’albero il punto d’osservazione giusto, il fulcro della bilancia?

  4. E finalmente, quando la musica cessò, l’aria nella stanza ristette immobile e la mosca si posò, finalmente lei capì. Capì qual è il suono di un applauso con una sola mano. E capì se un albero che cade nella foresta senza che nessuno ascolti, fa rumore.

  5. Ci saranno mattine piano e mattine forte, ci saranno tulipani o viole, finestre aperte o chiuse, bottiglie di vetro o di plastica… quello che davvero importa è che sia tu a scegliere. Se vuoi stare sull’albero o sotto lo puoi decidere solo tu. Lo devi decidere tu. Come è meglio per te. I folletti delle 12.12 ci saranno sempre e comunque… e capiranno. Perchè ti vogliono bene. A te, anima delicata, che sai dipingere anche con le parole…

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