Neve

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Un pasticcio al giorno per te

Corri sempre sull'Etna tra lava, neve e cenere.  

Questo Blog non va mai in vacanza ma ve le augura con tutto il cuore (e pure il fegato e i polmoni)

Koi e io ci faremo un giro giù per i dodici mari tra pesci, meduse, alghe e qualche creatura incantata. Purtroppo viene con noi...
Iaia
Grazia Giulia Guardo, ma iaia è più semplice, è nata il 12 12 alle 12. Il suo nome e cognome è formato da 12 lettere ed è la dodicesima nipote. Per quanto incredibile possa sembrare è proprio così. Sicula -di Catania- vive guardando l’Etna fumante e le onde del mare. Per passione disegna, scrive, fotografa, cucina e crea mondi sorseggiando il tè. Per lavoro invece fa l’imprenditrice. Digitale? No. Vende luce, costruisce e distrugge. Ha scritto un libro per Mondadori, articoli per riviste e testate e delira pure su Runlovers, la comunità di Running più famosa d’Italia; perché quando riesce nel tempo libero ama fare pure 12 chilometri. Ha una sua rivista di Cucina, Mag-azine, che è diventato un free press online. È mamma di Koi e Kiki, un labrador color sole e uno color buio, mangia veg da vent’anni, appassionata di cinema orientale e horror trascorre la sua giornata rincorrendo il tempo e moltiplicandolo.

“Perché in verità, il poeta, il vero poeta, possiede l’arte del funambolo. Scrivere è avanzare parola dopo parola su un filo di bellezza, il filo di una poesia di un’opera, di una storia adagiata su carta di seta. Scrivere è avanzare passo dopo passo, pagina dopo pagina sul cammino del libro. Il difficile non è elevarsi dal suolo e mantenersi in equilibrio sul filo del linguaggio aiutato dal bilanciere della penna. Non è neppure andar dritto su una linea continua e talvolta interrotta da vertigini effimere quanto la cascata di una virgola o l’ostacolo di un punto. No, il difficile, per il poeta, è rimanere costantemente su quel filo che è la scrittura, vivere ogni ora della vita all’altezza del proprio sogno, non scendere mai, neppure per qualche istante, dalla corda dell’immaginazione. In verità, il difficile è diventare funambolo della parola”.

A Max avevo detto in quelle rarissime confidenze profonde che mi concedo, e che mirano ad approfittare della sua spiccata sensibilità, di avere avuto sempre delle difficoltà. La mia attenzione per qualsiasi tipo di visione o lettura viene deviata. Se non vi è un interesse autentico, immediato e profondo derivato da cosa non si sa se non una sensazione, interrompo. Mi vedo recapitare ieri un piccolo tesoro bianco. Neve di Maxence Fermine. Dopo le prime tre righe non ho potuto smettere. E non perché me lo avesse regalato Max o per dovere. Dopo aver sentito una stretta alla gola girando la centotrentatreesima pagina ho compreso come si possa insegnare e infondere. C’è Giappone. C’è bianco. Ci sono i colori. Ci sono illustrazioni. C’è un significato. Ci sono paure. C’è il sette del mio settantasette. C’è neve. E circo. Quel circo che Max  non sa, insieme al pagliaccio e la donna cannone, essere una storia che vive in me da sempre.

Max mi aveva detto che gli ricordavo qualcuno nella scrittura. Quando l’ha fatto è stato da me deriso tanto più per la confidenza visto che al suo cospetto la parola stolta pare essere un complimento insperato. Ha parlato di trame, sintassi e luccicanze. Si è destreggiato con il bellissimo suono della sua voce che ricorda quasi l’annuncio di un angelo su grammatiche inesistenti ed emozioni. Mi sono chiesta in diverse occasioni come un uomo dotato di siffatta cultura potesse davvero trovare interessante il presunto stile di una bimba tra pennelli, fiori e colori. Senza una regola mentre pasticcia solitaria nella sua stanza e lancia qualcosa dalla finestra per sentirsi meno sola. Sinora non mi ero mai saputa dare una risposta.

Quando ho finito di leggere mi sono detta solo una cosa. Quella che Max continua a ripetermi. Che nulla è per caso. E mentre lo fa rievoca filosofie e profondità fuori dal sentire comune. Che ci sono percorsi che vanno seguiti e che le domande fanno parte del tragitto sì ma che non devono impedirlo. Che ci si perde ma ci si rincontra. E che l’equilibrio io ce l’ho. E se sono cieca e non riesco a vederlo, il cielo mi ha mandato un fiocco accecante. Di un bagliore intenso, freddo e bruciante. Come quando strizzi gli occhi forte forte fortissimo e spunta la neve.

Un gioco che facevo sempre quando ero piccola e che stamattina quasi mi faceva girare la testa e cadere. E quel fiocco sei tu, Max. Grazie.

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12 COMMENTS

  1. Se mai vivrò un’amicizia come quella di voi due sarò la persona più felice e fortunata del mondo. Ma è merce rara…

  2. Questo post l’ho letto durante la riunione. Sono in riunione continuata da venerdì. Ci siamo messaggiati, di nascosto ho fatto finta di orendere imoortanti appunti mentre mandavo sms. Faremo una passeggiata. E ti racconterò tante cose. Del mio, di percorso. Di come sono arrivato alla determinazione che niente è per caso. Di letture fatte, di chiacchierate fatte con persone sagge. So già il percorso. A un certo punto ti chiederò di fidarti di me e di chiudere gli occhi. Ti condurrò prendendoti per mano per pochi metri e ti farò aprire gli occhi. E resterai senza fiato, se ti sarai fidata e non avrai aperto gli occhi. Voglio regalarti questa emozione e poi parlarti di cose.
    Niente è per caso. Questo libro io l’ho visto chiedendo ad una collega cosa aveva comprato in libreria. Ho visto la copertina di questo tra tanti libri e l’ho preso in mano. L’ho preso e ti ho pensato per via del giappone. Ho letto la seconda di copertina e ho visto che parlava di haiku e il pensiero di te è diventato più intenso. L’ho ordinato nella versione coi disegni e le pagine patinate. È arrivato dopo due giorni, a metà mattina, in ufficio. L’ho letto in un’ora e ti ho pensato per tutto il tempo. Volevo essere certo, e senza dire nulla l’ho dato a Virna che l’ha letto in treno mentre andava a Torino per lavoro. Mi ha detto che lo ha trovato meraviglioso. A quel punto l’ho ordinato per te. Perché su quel filo io ti ho visto proprio come ti sei disegnata.
    E quando faccio i paragoni non parlo a vanvera. Tu hai il dono, the gift, dicono in america. Non so da dove viene. Forse hai vissuto tante vite per esercitarlo al punto in cui è ora. Però c’è. Forte. La capacità di emozionare. La capacità di affabulare. Di prendere per mano chi legge e portarlo nel tuo mondo, aprendolo alla vista per un attimo.
    Faremo la nostra passeggiata e parleremo di tante cose. E grazie a te. Grazie di esserci, nella mia vita. Poche volte ho sentito una corrente energetica così forte. E più passa il tempo, più si intensifica. Energia positiva, quella che ti fa bene. Bene all’anima.

  3. Questo libri io non l’ho ancora letto, ma rimedierò mio errore ordinandolo prestissimo!
    Quando qualcuno ha la giusta percezione di noi stessi attraverso un libro, una fotografia, una canzone, vuol dire soltanto una cosa. Che ci siamo toccati.
    Quello che Max ha espresso, seppur in parte, lo condivido.
    Ci sono tanti blog che leggi, ti divertono, ma non ti toccano. Come invece riesci a fare tu Iaia.
    E questo tuo tocco leggero e delicato lascia il segno, ci guida, ci attraversa, ci assimila.
    Ci fa sentire vicine, come se ci conoscessimo da sempre. E attraverso la tua energia positiva, nutriamo la nostra.
    Ecco.
    🙂

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