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E poi vabbè il pesto d’orata non si doveva fare?

C’è questo posto a Ortigia che vende pasta di ogni sorta e genere e spesso vado a fare rifornimento di meraviglie. L’ultima volta è stata proprio con Giulia al secolo conosciuta come Bestiabionda quando ho comprato cuori e orecchiette multicolor da fare con le cime di rapa (giusto per rendere orgogliosa di me Titti sia messo a verbale che ho trovato il pesto di cime di rapa già pronto! Yuppi du! Non dovrei esserne felice in realtà ma è innegabile che lo sia. Mica sono una fudbloggè seria io, oh!).

Scoperta la passione di Giulia, la mia stessa poi, per i pomodori essiccati (e non aveva ancora provato il ciliegino di Pachino, tzè. Dilettante!) ne abbiamo acquistati solo nove bancali da otto tonnelate cadauno e impavide abbiamo proseguito nell’acquisto di questi formati di pasta davvero inusuali. Ho una dispensa che pullula strapiena (e con l’arrivo dei paccheri la situazione sta velocemente degenerando) e non credo di dover smettere nonostante in famiglia i carboidrati siano un po’ demonizzati. Papà non ne mangia molti, mamma che ormai si è votata alla dieta ipocalorica li rifiuta moderatamente e il Nippotorinese preferisce il riso alla pasta. Io non mangio carboidrati da tre anni. Amen.

Fortuna che random riesco a propinarli a passanti, amici, parenti e nani da giardino ma soprattutto a persone da me sottomesse e segregate con catene e torture degne di Hannibal Lecter. E poi vabbè chi se ne importa se il Nippotorinese preferisce il riso? E’ un bravometto e se trova la pasta mangia la pasta (santosubito).

Della stessa marca di quelle adorabili margheritine sfornate qualche mese fa. Quelle all’arancia le ricordi? Le stesse poi fatte con il pesto di zucchina, menta e caprino le ricordi? Queste margheritone (perché sono davvero grandi e una credo raggiunga quasi i 20 se non più grammi) fotogeniche e adorabili le ho condite con del semplicissimo pesto fatto in tre minuti grazie a dell’orata al cartoccio avanzata, un po’ di buonissimo olio extra vergine d’oliva e qualche erbetta aromatica raccolta sul terrazzo. Pochissimo sale e via. Un pesto al pesce leggero senza eccedere per nulla nei grassi e ingurgitabile (termine che mi piace troppo pur essendo inesistente) anche come apri pasto leggero e sfizioso a cena anche se ahimè a quell’ora il carboidrato dovrebbe essere molto più che controllato. La vecchia storia della proteina nelle ore diurne e viceversa per quanto concerne lo zucchero del carboidrato che senza movimento mal viene bruciato (rime involontarie, pardon. Roba da prendersi a schiaffi).

 Che poi il Nippotorinese l’abbia dovuta mangiare praticamente cruda questa margheritona è un discorso che a noi francamente non interessa. A favore di camera non potevo certamente avere un fiore appassito e ammosciato. Già si è lacerato leggermente e la cosa non è che mi abbia fatto proprio piacere *disse con tono vergognosamente antipatico.

Il segreto per ottenere o tentare perlomeno di ottenere delle foto decorose per quanto concerne la pasta è proprio servirla cruda e inimicarsi il malcapitato che devo subire una uannabifudbloggà scritto proprio così. Perché come si ripete sempre qui (grande insegnamento tra l’altro) prima l’estetica e poi il gusto.

Roba che vincerò tre stelle Michelin a breve, insomma.

Tre stelle Michelin che girano sulla testa come accade nei cartoon quando ti danno una botta in testa prima di portarti via e rinchiuderti nel posto dove io merito di stare: stanza imbottita e tanti saluti.

(la connessione wireless però, mi raccomando)

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

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