West di Nobu Matsuhisa e Mark Edwards

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Iaia
Grazia Giulia Guardo, ma iaia è più semplice, è nata il 12 12 alle 12. Il suo nome e cognome è formato da 12 lettere ed è la dodicesima nipote. Per quanto incredibile possa sembrare è proprio così. Sicula -di Catania- vive guardando l’Etna fumante e le onde del mare. Per passione disegna, scrive, fotografa, cucina e crea mondi sorseggiando il tè. Per lavoro invece fa l’imprenditrice. Digitale? No. Vende luce, costruisce e distrugge. Ha scritto un libro per Mondadori, articoli per riviste e testate e delira pure su Runlovers, la comunità di Running più famosa d’Italia; perché quando riesce nel tempo libero ama fare pure 12 chilometri. Ha una sua rivista di Cucina, Mag-azine, che è diventato un free press online. È mamma di Koi e Kiki, un labrador color sole e uno color buio, mangia veg da vent’anni, appassionata di cinema orientale e horror trascorre la sua giornata rincorrendo il tempo e moltiplicandolo.

Da tantissimo tempo ormai mi ripeto di organizzare una volta e per tutte la rubrichetta “La Libreria di Iaia”. Niente di pretestuoso, serio o organizzato (così giusto per ribadire ovvietà) ma mi è stato davvero richiesto più volte, soprattutto su twitter e facebook, di spendere qualche parolina circa i volumi di cucina che adopero, sfoglio, brucio, apprezzo o l’esatto contrario.

Fermo restando che come in qualunque ambito rimane un giudizio senza alcun valore e che qualsiasi tipo di lettura, a mio modesto avviso, rimane soggettiva sì ma a prescindere ne vale sempre la pena ( escluso le sfumaturedigrigiorossoeblabla, intendo) , mi accingo all’apertura ufficiale della rubrichetta La Libreria  di Iaia.

(i post che ricordo a memoria ma sono sicuramente molti di più: La cucina greca di Vefa, La cucina della Paltrow e Maiale e Co di Reaynauld e no vabbè. Acutil fosforo a me! Non me ne vengono in mente altri)

Nonostante in alcuni post vi siano considerazioni riguardo i volumi, questa vorrebbe essere una sezione più ordinata facile da sfogliare all’occorrenza (rifarò insomma anche quelli succitati, ecco) . Scegliere il primo volume non è stata poi impresa così ardua. In maniera molto professionale per la scelta ho adoperato l’infallbile tecnica “chiudi gli occhi e acchiappa il primo libro che ti capita”.

Ho “acchiappato” molto professionalmente Nobu West. La cucina di Nobu e l’Occidente di Nobu Matsuhisa. E’ il primo libro di Nobu Matsuhisa che è stato fotografato a Londra e comprende le ricette elaborate non soltanto dal guru nipponico ma anche da Mark Edwards, premiato executive chef del Nobu di Londra. Mark riveste un ruolo chiave in questo mondo Nobu che rimane in assoluto il più affascinante per quanto concerne la cucina giapponese e le sue varie declinazioni e interpretazioni. E’ un libro di 250 pagine in formato A4 e copertina rigida. I fogli sono spessi, lucidi e le fotografie degne di nota. Certamente non è a livello di Ducasse che incanta sempre, ma ci va molto vicino in una stile quasi “casalingo”, per quanto il termine possa sembrare inappropriato. La varietà di ricette e chicche è infinita. Un catalogo visivo fonte di ispirazione per chi come me ama l’orientaleggiante andante nel cibo. Dal semplice carpaccio di polpo con la spiegazione di come pressare “a salsiccia” condendo poi molto semplicemente con il miso essiccato e l’olio extra vergine di oliva sino ad arrivare alla tenpura di quaglia.

Nobu durante Orrori da Gustare, noto programma tv, ha servito al presentatore un bicchierozzo di sangue di tartaruga con sakè. La scena della tartaruga riversa sul tagliere ancora viva che si agitava prima di essere spremuta come un limone è francamente un’immagine che non ho molto gradito ma mettendola da parte, perché come sempre mi sforzo di non far trapelare il mio essere vegetariano, Nobu rimane indiscutibilmente il miglior chef giapponese (o uno dei migliori) di tutto il mondo. Conquistando le platee mondiali e affascinando con i suoi piatti tradizionali rivisitati e votati all’estetica talvolta eccessiva ma idilliaca, riesce a farsi perdonare un po’ pure per aver spremuto tartarughe.

L’indice conta una varietà di ingredienti davvero notevole e non ci si annoia di certo sfogliando West. Nobu cerca di ampliare il suo essere orientale e diventa cosmopolita abbinando, frullando e intersecando qualsivoglia ricetta tradizionale.

Ci sono le ceviche alla Nobu, gli involtini primavera con aragosta, le ostriche con salsa di cetrioli e menta, le cozze scozzesi in salsa Matsuhisa, Chawan mushi di capesante, Harumaki di granchio della Cornovaglia, Foie gras con miso alla senape e patatine di zucca, Insalata di granchio e puntarelle con condimento piccante al limone e capperi, zuppa di miso con foie gras, tenpura di gamberi con salsa ponzu al jalapeno, involtini di branzino e tartufo, granchio spumeggiante in salsa di zenzero, cervo alla griglia con salsa wasabi, gelato mochi, tagliatelle al vino di prugne.

E’ un mattone di genialità, conoscenza e unione mondiale di sapori. Nobu riesce a spiegare ricette davvero complicate e ricercate con una semplicità disarmante. Tanto da farti credere che reperire il mochi non sia cosa ardua. Al contrario di Ducasse, su cui ho blaterato sin troppo ma mai abbastanza, non vi è la pretesa e il distacco con il lettore. E’ altissima cucina non certamente alla portata di tutti e men che meno alla mia, ma ti fa credere che pian piano anche tu, con un po’ di coraggio, possa riuscire e farcela.

E allora assolutamente pollice in su e pioggia di bacetti (giusto per capire lo standard del giudizio) per Nobu (maledetto spremitore di tartarughe! monello!) con il suo West. Il prezzo scoraggia perché sempre e comunque di 29 euro si tratta ma qualcosina in meno girando su Amazon si trova. Si tratta comunque di formato enciclopedico con carta davvero pregiata. E si tratta sempre di Nobu che certamente non è il primo arrivato.

E si chiude la piccolissima prima puntata della Libreria di Iaia sperando che a qualcuno possa essere d’aiuto tutto questo. In caso contrario sarà rimasto l’ennesimo vaneggiamento sparato nell’etere giusto per mantenere una linea produttiva di inutilità. In questo, santapizzetta, sono una stakanovista.

 

 

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37 COMMENTS

  1. Iaia, io ti adoro! Una delle cose che più amo al mondo sono i libri… quelli di cucina non fanno eccezione! Questa tua nuova rubrichetta mi piace proprio, quante belle sorprese oggi!!! Ora però quando arriva la seconda puntata?!?! Pioggia di bacetti e cuoricini!!!!!

  2. Questa tecnica di scelta dei libri mi ricorda molto la tecnica dei bottoncini a caso per le app. Debbo dire che io avrei proceduto in modo diverso. Avrei chiamato me, mi sarei fatto fare un foglio excel con tutti i libri, e avrei estratto un numero su random.org. Questo sarebbe stato scientifico, santa pizzetta! 😆 😆

  3. siiiiiiiii che bell’idea 🙂 io come una scema passo delle ore a guardare l’elenco dei libri di cucina su amazon aggiungendone ottomila alla lista dei desideri, ovviamente basandomi solo su titoli e copertine :p

  4. La cucina di Vefa cell’ho!!! occhei sono sulla giusta strada, mi sto avviando a diventare la nuova fudblogghe dopo Iaia 🙂
    Ehm…peccato che non sappia granchè cucinare, ma ė un dettaglio, vero?!
    Mi debbo esercitare. Vado, anzi corro! 🙂

  5. la spremuta di tartarughe…e quello che sta tentando di fare la cagna del vicino con la tartaruga, sempre del vicino. E’ quasi riuscita a spaccarne la corazza con le unghie e con i morsi.
    Io avevo una tartaruga una volta. E poi ne ebbi un’altra perché la signora del quarto piano non riusciva più a tenere la sua: passava sotto la ringhiera e flop flop flop…si schiantava sul terrazzo. Pensava di avere le ali quella tartaruga. Pensava di essere Porco Rosso.

  6. sappi che questa rubrica era necessaria. almeno per soddisfare il mio morboso interesse nei confronti di libri e cibi. che combinati insieme fanno un mix veridengerus. detto questo volevo svenire dal sonno ma l’immagine della tartaruga spremuta, ampliata dall’immagine riportata da Pani. renderà la mia notte difficile alquanto.

      • sinceramente non lo so. l’inquietudine mi piace come sensazione. in questo caso a non farmi dormire è la noir situescion. mi viene da ridere pensando a tartarughe-porco rosso senza licenza per solcare i cieli che tentano di volare gettandosi da balconi e spremute varie. con uno spremi agrumi? o la centrifuga? o il minipimer?
        qui si fa più splatter..

        • prova a pensare ad una tartaruga che fa lo spogliarello, vedrai che diventa meno inquietante. Certo che la natura è bella. Che diavolo pensava il nostro disegnatore quando ha creato la tartaruga?

          • mhhhhhhhhhhhh. mi fanno pensare a degli scudi. però mi ricordano anche i serpenti. un serpente che si è infilato in uno strano scudo guscioso e trovandolo comodo vi si è stabilito, ingrassando fino ad incastrarsi? e le zampe? perché un serpente dovrebbe fare una cosa simile..da piccola ero fissata con questo genere di spiegazioni. come le lingue-ditaneremozzate dei pappagalli.
            (se la tartaruga fa lo spogliarello balla pure al palo da lapdance. qualcosa di molto burlesque..le tartarughe sono d’altri tempi)

            • invece del serpente potrebbe essere anche un pesce. Parlano le tartarughe? Fanno qualche verso? Mi sembra di no. (uhm…stasera, col favore delle tenebre, scavalco la rete, prendo la tartaruga del vicino e la porto dalla cagna, così vedo se sotto le fauci emette qualche suono. Si chiama metodo empirico)

              • il metodo empirico vince. ho sempre considerato fossero molto riservate le tartarughe. le ho viste aprire le fauci, pasto a parte, solo per tentare di mordere dita. quelle erano tartarughe marine però.

                • testuggini insomma. Che poi…voglio dire…se una tartaruga dovesse fare lo spogliarello sarebbe anche una cosa impegnativa e rumorosa.
                  I serpenti invece, loro sì che si spogliano senza fare rumore.

                • mhhhh, interessante non ci avevo mai pensato. effettivamente almeno finché non tolgono la corazza ci sarà un bel clang clang. questa immagine del serpente mi piace molto, chissà se si potrebbe visualizzare più concretamente..

  7. […] Ho diversi libri firmati  Ramsay (tutti per quanto concerne quelli in lingua italiana) ma quello che oggi sfogliamo insieme virtualmente è il primo che mi è capitato per le mani. Si tratta di “Il Pranzo della Domenica” di Guido Tommasi Editore. Il titolo non poteva essere più azzeccato perché l’impatto visivo rievoca proprio la domenica e l’ambiente casalingo. Non vi è nulla di particolarmente ricercato in questo volume; nel senso che le pagine non sono lucide e patinate nonostante il foglio A4 ma questo non significa che siano fastidiose, anzi. Solo un genere completamente diverso se paragonato a West di Nobu. […]

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