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Non mi basteranno dodici anni per raccontare questi giorni fuori casa. E’ come se fossi via da almeno tre decenni  (ma anche sei) tante sono le cose successe. Il bombardamento visivo di mostre che ho visto e continuo a vedere, i luoghi e le persone, gli amici nuovi e ritrovati. Le cene e le stelle. Gli incontri e gli allontanamenti.

E’ il viaggio. Quello con l’articolo determinativo. Non “un” viaggio indeterminativo.

Tante piccole polpette di emozioni amalgamate e trite a lacrime di felicità con pane ammollato in preoccupazioni. Irrorate di un sughetto speziato che racconta caratteri diversi e provenienze. Un miscuglio semplice seppur complesso in quel gesto familiare ma non per questo  meno insidioso. Ti bagni le mani leggermente con la purezza dell’acqua e cominci a lavorare. Mischiando quello che hai e cercando qualche ingrediente segreto. Nascondendo, ma neanche troppo perché possibile non è, un minimo e sperando di riuscire a dare l’esatto contrario. Quello che si riesce a fare, alla fine.

Perché eroi non si è ma se stessi sì. Ed io sono una semplice polpetta. Ho capito che altro oltre a non voler essere, non posso proprio. Come ho capito infine di esserne anche un po’ orgogliosa.

Di essere me.

La dignità della polpetta! *urlò agitando i capelli*

( non è mica vero . Sto cercando di convincermene vaneggiando sulle polpette. Mica sono orgogliosa di me. Sono pur sempre quella che è caduta dallo scalone di Palazzo Madama)

(vabbè pure quella che  è stata “sgamata”  dalla dolcissima commessa della Mac ” tu passi il fondotinta con le dita e non con il pennello ! confessa! “. E sì. Ho confessato. Adesso mi ritrovo con un pennello milionario che vorrei usare su una tela 40×30 perché sul mio volto proprio non so che farmene. A parte lasciare lunghe pennellate sugli zigomi che formano discromie e strisciate manco volessi ottenere l’effetto maculato alla Lady Ga Ga)

La Domenica, ahimè , alcolica qui al Gikitchen. C’è stato il Bronx  e lo Zombie e pure lo Strawberry Pimms. Qualcosina in archivio di alcolico ormai c’è e spero possano tornare utili per qualche idea su aperitivi e annessi. Nonostante la mia reticenza alla divulgazione alcolica mi sono arresa all’evidenza; soprattutto a quella che devo tenermi buona il Nippotorinese che bramava questo momento da un po’. Si entusiasma pressoché per nulla ma vedermi agitare lo shaker lo rende visivamente felice ed affabile. Posso quindi rifilargli più roba. Trattasi insomma di un’azione di marketing per il bene del Gikitchen ( che se non se la mangia lui tutta ‘sta roba devo comprarmi otto bulldog inglesi inferociti e affamati).

Avevo già inserito questa ricettina semplicissima e gustosa sull’App Gikitchen nel mese di luglio. Di facile preparazione e senza alcuna pretesa, rimane un’idea veloce per imbottire qualche calamaro freschissimo servendolo profumato alla menta e rendendolo morbido (per contrastare insomma quella consistenza innegabilmente gommosa del celenterato ahimè) con la presenza della patata. Il Nippotorinese detesta fortemente i calamari tranne che in carpaccio (o fritti) ma questo è uno dei pochi modi per propinarglieli. E’ pur sempre uno sforzo, ma se nella tabella di marcia che ho deciso (detto con una nota antipaticissima) per il planner del blog vi è il calamaro deve (detto con tono pericolosamente minaccioso) mangiarlo senza fare tante storie (nel caso del finocchio neanche la mia proverbiale violenza basta. Solo in quel caso si rifiuta categoricamente).