Il Pranzo della Domenica di Gordon Ramsay

Must Try

Istanbul: Ricette dal cuore della Turchia

Credevo di aver già parlato di Eat Istanbul: Viaggio nel cuore della cucina turca e solo adesso mi sono resa conto che così non...

Cos’è la cucina Nikkei?

  A questa domanda un po' di tempo fa non avrei saputo rispondere nonostante il mio inesauribile interesse per il mondo del food; ed è...

Simple di Diana Henry

La libreria di Iaia, ovvero dove chiacchieriamo insieme di libri di cucina, è una delle rubriche più seguite del Blog da quando esiste; suppongo...

La nuova cucina del Nord

Il binomio "vecchi ingredienti- nuove idee", l'autore Simon Bajada, ribadisce più volte e in varie forma che è esattamente il riassunto della mentalità della...
Iaia
Grazia Giulia Guardo, ma iaia è più semplice, è nata il 12 12 alle 12. Il suo nome e cognome è formato da 12 lettere ed è la dodicesima nipote. Per quanto incredibile possa sembrare è proprio così. Sicula -di Catania- vive guardando l’Etna fumante e le onde del mare. Per passione disegna, scrive, fotografa, cucina e crea mondi sorseggiando il tè. Per lavoro invece fa l’imprenditrice. Digitale? No. Vende luce, costruisce e distrugge. Ha scritto un libro per Mondadori, articoli per riviste e testate e delira pure su Runlovers, la comunità di Running più famosa d’Italia; perché quando riesce nel tempo libero ama fare pure 12 chilometri. Ha una sua rivista di Cucina, Mag-azine, che è diventato un free press online. È mamma di Koi e Kiki, un labrador color sole e uno color buio, mangia veg da vent’anni, appassionata di cinema orientale e horror trascorre la sua giornata rincorrendo il tempo e moltiplicandolo.

Già da anni Gordon Ramsay è di casa. Ho avuto modo  centinaia di volte  di parlare di questa affascinante e cattivissima figura ormai nota ai più. E’ un famoso conduttore di numerosi programmi televisivi dedicati alla cucina, per (quei pochi) chi non seguisse il genere, e passato alla storia televisiva per il reality show culinario Hell’s Kitchen (e Kitchen Nightmares che francamente non mi ha mai appassionato) che personalmente mi ha tenuto anni fa incollata allo schermo. Che poi adesso si ritrovi come giudice di Master Chef è quasi un’ovvietà. Poco tempo fa avevo giusto blaterato circa la mia preferenza per Pierre White, vero “cattivo” e maestro stellato del biondino in questione.

Si dedica alla cucina dopo aver abbandonato il calcio in seguito ad un grave infortunio. Apre il suo primo ristorante e in men che non si dica si guadagna le tre stelle Michelin; detta così potrebbe sembrare un’impresa grandiosa sì ma nella realtà un vero aggettivo è difficile da trovare. Epica se non di più.

Ha aperto, da allora, più di venti ristoranti in tutto il mondo e vanta ormai una fama tale tanto da farti credere che il gamberone con l’anguria ci stia proprio bene (qui la ricetta eseguita e tratta proprio dal volumetto di cui oggi si blaterà per la rubrica La Libreria di Iaia). In Italia a Castelnuovo Barardegna nel cuore del Chianti vi è il suo ristorante Gourmet di Castel Monastero (qui qualche notizia trovata in rete).

Ho diversi libri firmati  Ramsay (tutti per quanto concerne quelli in lingua italiana) ma quello che oggi sfogliamo insieme virtualmente è il primo che mi è capitato per le mani. Si tratta di “Il Pranzo della Domenica” di Guido Tommasi Editore. Il titolo non poteva essere più azzeccato perché l’impatto visivo rievoca proprio la domenica e l’ambiente casalingo. Non vi è nulla di particolarmente ricercato in questo volume; nel senso che le pagine non sono lucide e patinate nonostante il foglio A4 ma questo non significa che siano fastidiose, anzi. Solo un genere completamente diverso se paragonato a West di Nobu.

E in effetti non vi è bisogno alcuno di farlo (ma mi piace perder tempo e dire fesserie. Che ci posso fare?) perché la caratteristica principale è proprio quella di entrare in casa di un grande chef e cercare di farsi svelare la sua quotidianità senza troppa ricerca, premi e stelline. Le fotografie, sarà certamente anche per la qualità della carta, non sono particolarmente entusiasmanti. Da un punto di vista estetico non mi appassionano moltissimo, sarà forse per l’inquadratura eccessivamente ravvicinata e approssimativa.

Nonostante Ramsay nell’introduzione sottolinei la volontà di far riunire la famiglia almeno la Domenica perché con la frenesia e la tecnologia è ormai assai difficile incastrare gli orari di tutti, non emerge tantissimo questo fattore apparentemente determinante. Parla della sua infanzia a Stratford upon Avon e del pranzo-rito della Domenica e della voglia di riproporlo con la sua famiglia di adesso senza pretese e in maniera molto informale. Per una sentimentalona come me era l’inizio di una commozione perenne, mi sono detta cominciando a sfogliare, ma la delusione di non veder trapelare neanche un centesimo di quello che la mia fervida immaginazione aveva già proiettato nella mia mente è stata cocente. Ma la colpa è chiaramente mia. Quando generalmente comincio a vaneggiare circa quello che potrò avere davanti sbaglio inesorabilmente.

Non vi sono immagini familiari e di intimità ma piuttosto appunto queste zoomate pericolose sui cibi e qualche foto dove il bel Ramsay viene fotografato non in veste ufficiale ma in jeans e camicia. Le ricette sono ordinate per Antipasti e Primi con Piatti principali suddivisi per pesci, pollame e selvaggina e carne rossa. Non mancano i contorni e i dessert senza alcuna distinzione specifica. Si passa dal tradizionale a qualcosa di leggermente più ricercato senza scadere nel banale e nell’eccessivo. In questo la proposta riesce ad essere ben equilibrata senza troppi sbalzi.

Zuppa di fagioli e gamberoni, insalata di pomodori arrosto con acciughe e gamberoni, risotto alla zucca con parmigiano, triglie con patate al salto e condimento all’acciuga, tacchino con burro ed erbe, manzo alla wellington, spiedini di agnello marinato e agnello arrosto con cous cous alle erbe. Pancetta di maiale pressata sino ad arrivare al bok chou al salto senza dimenticare il cavolo rosso e nero con aglio. Una rivisitazione tradizionale inglese sì con un uso particolare di carne e selvaggina ma anche alcune note della cucina italiana che indiscutibilmente è presente nella sua cucina tanto quanto in quella di Jamie Oliver. Per i dolci non vi è un vero e proprio catalogo che stupisce ma le certezze, ecco quelle sì. E quindi vi è l’immancabile torta al limone di cui ha tanto parlato anche durante Hell’s Kitchen e il riso profumato al cardamomo e acqua di rose che vorrei provare al più presto. C’è la panna cotta al cioccolato bianco con la granita di Champagne che potrebbe rappresentare l’invito a rendere una domenica speciale e il crumble al rabarbaro per un’intimità più rustica.

Mi piacciono poco la grafica e i colori ma al contrario apprezzo molto il sottotitolo virgolettato perché si conosce un po’ di più il nostro Chef e l’umanità e il contatto intimo con lui vengono espressi proprio in queste righe. Perché se secondo me dalle foto non traspare alcunché, arriva invece forte e immediato quando nomina la mamma nelle torte di mele e poche volte quando si perde nella terminologia del clafoutis. Credo che una maniacale curiosità si generi nei confronti di questi chef ormai esposti mediaticamente a tutto come le star. Non vi è più tanto la voglia di farsi spiegare cosa sia esattamente il clafoutis o la gelatina di champagne quanto capire davvero quali siano i sapori che apprezza, i suoi ricordi legati al cibo e la sua visione in sé. Di Gordon Ramsay a me è arrivato pochissimo con Il pranzo della domenica e rimane naturalmente un mio limite.

Le ricette è innegabile però che rimangano interessanti e fonte di ispirazione per elaborazioni casalinghe e ricercate senza strafare. Speciali con moderazione, insomma.

Non è tra i volumi che abbraccerei fortissimo al grido di “giammai me ne separerei”, ma mi dispiacerebbe perderlo o non averlo acquistato, questo sì.

Forse potrebbe interessarti leggere...

40 COMMENTS

  1. è sorprendente in Kitchen Nightmares la potenza strutturalista. in ogni puntata si ripete esattamente lo stesso schema, con le stesse parole. ma ha sempre un certo fascino: il cibo per definizione e istinto non perderà mai il suo appeal.
    altra cosa da notare nelle cucine di ramsay è la ricorrenza del “pettine di mare”. si tratta di un mollusco bastardo che tende ad essere troppo cotto da un lato e molliccio dall’altro, a quanto ho capito.

  2. Mi fa piacere che tu parli del mio prossimo fidanzato in questo tono.
    Ora lo chiamo e gli dico che le foto del nuovo libro gliele faccio io.
    E prendo una risma di carta patina santocielo che questa non si può vedere.
    tiamo

  3. A me ha smesso di far impazzire quando ho realizzato che in realtà quello in Hell’s Kitchen era il suo personaggio creato da chissà chi e non lui. In quel programma tira fuori solo il suo acidume, sarcasmo e cattiveria e questo non è bene. Lo preferivo più in altri suoi programmi…

  4. Io adoro Gordon e “porcopettinedimare” ieri eravamo fuori a gozzovigliare e mi sono persa la finale di Master Chef. Chi ha vinto?
    Vi prego, non ditemi quello antipatico spocchioso so meglio di tutto!!
    Questo libro l’ho visto in libreria, gli ho dato una rapida occhiata e non mi ha inspirato e l’ho lasciato li. Iaia, credi che valga la pena comprarlo, sinceramente?
    Ventata fresca di baci

  5. Io adoro Gordon Ramsay, lasciatemelo stare, vi prego! Sarà perchè ha quel carattere così passionale, schietto e diretto, mi ci riconosco abbastanza. Anche io prendo fuoco facilmente ma con la stessa facilità poi mi tranquillizzo. Però questo libro non ce l’ho…io ho “Un sano appetito” ed è carino. Tu Iaia lo hai? Che ne pensi?
    🙂

  6. Concordo con Apity quando dice che in Hell’s Kitchen si è voluto calcare un po’ troppo su certi aspetti del suo carattere, talvolta sembra il protagonista di una commedia menandrea… Non stravedo per Ramsay personaggio, ma non mi dispiacciono alcune sue preparazioni, quindi credo che prima o poi uno dei suoi libri lo comprerò… per questo aspetto la recensione anche di tutti gli altri!!! ADORO QUESTA RUBRICA, LA ADORO!!!!

  7. Ho visto fare a Ramsey cose che voi umani non potreste immaginare e farle con quella faccia lì, che sembra un guantone da baseball,,,ma è bellerrimo, quindi glielo concediamo,no?!

  8. Ci sono eccome le capesante! io le ho pure preparate come in quella ricetta insieme a mio figlio di 7 anni. E devo dire che sono uscite veramente bene. Ma rimango anche io dell’idea che si poteva fare meglio per un nome di quel peso. Potevano fare foto più piccole, con più passaggi esplicativi. Addirittura di alcune ricette non ne esiste alcuna immagine.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Le mie Storie in Cucina

Articoli recenti

Gelato al burro d’arachidi salato

Il gelato viene sempre prima di tutto. È la cosa che mi piace di più in assoluto. Sempre e per sempre. Questo al burro d'arachidi non credevo potesse essere così buono.

Colazione dolce o salata?

Colazione dolce o salata? Un po' come essere o non essere? Che sia dolce o salata la colazione è necessaria per la tua salute.

Il terzo numero di Mag-azine

Il terzo numero di Mag-azine è dedicato ai profumi di Sicilia. Un'isola incredibile che non smette mai di farti sognare.

Crema salata agli arachidi

Una crema strepitosamente buona che ti lascerà senza parole a base di burro d'arachidi e salsa di soia. Perfetta per condire insalate, involtini primavera e vietnamiti con le cialde di riso.

10 Primi piatti siciliani che non puoi perderti

La pasta alla norma e quella col macco. Il riso con l'ennese che profuma di zafferano e l'immancabile pasta al pistacchio senza dimenticare "a muddica". Scopri i dieci primi piatti irrinunciabili che non puoi perderti se sei in Sicilia.

More recipes like this