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Il Pranzo della Domenica di Gordon Ramsay

Già da anni Gordon Ramsay è di casa. Ho avuto modo  centinaia di volte  di parlare di questa affascinante e cattivissima figura ormai nota ai più. E’ un famoso conduttore di numerosi programmi televisivi dedicati alla cucina, per (quei pochi) chi non seguisse il genere, e passato alla storia televisiva per il reality show culinario Hell’s Kitchen (e Kitchen Nightmares che francamente non mi ha mai appassionato) che personalmente mi ha tenuto anni fa incollata allo schermo. Che poi adesso si ritrovi come giudice di Master Chef è quasi un’ovvietà. Poco tempo fa avevo giusto blaterato circa la mia preferenza per Pierre White, vero “cattivo” e maestro stellato del biondino in questione.

Si dedica alla cucina dopo aver abbandonato il calcio in seguito ad un grave infortunio. Apre il suo primo ristorante e in men che non si dica si guadagna le tre stelle Michelin; detta così potrebbe sembrare un’impresa grandiosa sì ma nella realtà un vero aggettivo è difficile da trovare. Epica se non di più.

Ha aperto, da allora, più di venti ristoranti in tutto il mondo e vanta ormai una fama tale tanto da farti credere che il gamberone con l’anguria ci stia proprio bene (qui la ricetta eseguita e tratta proprio dal volumetto di cui oggi si blaterà per la rubrica La Libreria di Iaia). In Italia a Castelnuovo Barardegna nel cuore del Chianti vi è il suo ristorante Gourmet di Castel Monastero (qui qualche notizia trovata in rete).

Ho diversi libri firmati  Ramsay (tutti per quanto concerne quelli in lingua italiana) ma quello che oggi sfogliamo insieme virtualmente è il primo che mi è capitato per le mani. Si tratta di “Il Pranzo della Domenica” di Guido Tommasi Editore. Il titolo non poteva essere più azzeccato perché l’impatto visivo rievoca proprio la domenica e l’ambiente casalingo. Non vi è nulla di particolarmente ricercato in questo volume; nel senso che le pagine non sono lucide e patinate nonostante il foglio A4 ma questo non significa che siano fastidiose, anzi. Solo un genere completamente diverso se paragonato a West di Nobu.

E in effetti non vi è bisogno alcuno di farlo (ma mi piace perder tempo e dire fesserie. Che ci posso fare?) perché la caratteristica principale è proprio quella di entrare in casa di un grande chef e cercare di farsi svelare la sua quotidianità senza troppa ricerca, premi e stelline. Le fotografie, sarà certamente anche per la qualità della carta, non sono particolarmente entusiasmanti. Da un punto di vista estetico non mi appassionano moltissimo, sarà forse per l’inquadratura eccessivamente ravvicinata e approssimativa.

Nonostante Ramsay nell’introduzione sottolinei la volontà di far riunire la famiglia almeno la Domenica perché con la frenesia e la tecnologia è ormai assai difficile incastrare gli orari di tutti, non emerge tantissimo questo fattore apparentemente determinante. Parla della sua infanzia a Stratford upon Avon e del pranzo-rito della Domenica e della voglia di riproporlo con la sua famiglia di adesso senza pretese e in maniera molto informale. Per una sentimentalona come me era l’inizio di una commozione perenne, mi sono detta cominciando a sfogliare, ma la delusione di non veder trapelare neanche un centesimo di quello che la mia fervida immaginazione aveva già proiettato nella mia mente è stata cocente. Ma la colpa è chiaramente mia. Quando generalmente comincio a vaneggiare circa quello che potrò avere davanti sbaglio inesorabilmente.

Non vi sono immagini familiari e di intimità ma piuttosto appunto queste zoomate pericolose sui cibi e qualche foto dove il bel Ramsay viene fotografato non in veste ufficiale ma in jeans e camicia. Le ricette sono ordinate per Antipasti e Primi con Piatti principali suddivisi per pesci, pollame e selvaggina e carne rossa. Non mancano i contorni e i dessert senza alcuna distinzione specifica. Si passa dal tradizionale a qualcosa di leggermente più ricercato senza scadere nel banale e nell’eccessivo. In questo la proposta riesce ad essere ben equilibrata senza troppi sbalzi.

Zuppa di fagioli e gamberoni, insalata di pomodori arrosto con acciughe e gamberoni, risotto alla zucca con parmigiano, triglie con patate al salto e condimento all’acciuga, tacchino con burro ed erbe, manzo alla wellington, spiedini di agnello marinato e agnello arrosto con cous cous alle erbe. Pancetta di maiale pressata sino ad arrivare al bok chou al salto senza dimenticare il cavolo rosso e nero con aglio. Una rivisitazione tradizionale inglese sì con un uso particolare di carne e selvaggina ma anche alcune note della cucina italiana che indiscutibilmente è presente nella sua cucina tanto quanto in quella di Jamie Oliver. Per i dolci non vi è un vero e proprio catalogo che stupisce ma le certezze, ecco quelle sì. E quindi vi è l’immancabile torta al limone di cui ha tanto parlato anche durante Hell’s Kitchen e il riso profumato al cardamomo e acqua di rose che vorrei provare al più presto. C’è la panna cotta al cioccolato bianco con la granita di Champagne che potrebbe rappresentare l’invito a rendere una domenica speciale e il crumble al rabarbaro per un’intimità più rustica.

Mi piacciono poco la grafica e i colori ma al contrario apprezzo molto il sottotitolo virgolettato perché si conosce un po’ di più il nostro Chef e l’umanità e il contatto intimo con lui vengono espressi proprio in queste righe. Perché se secondo me dalle foto non traspare alcunché, arriva invece forte e immediato quando nomina la mamma nelle torte di mele e poche volte quando si perde nella terminologia del clafoutis. Credo che una maniacale curiosità si generi nei confronti di questi chef ormai esposti mediaticamente a tutto come le star. Non vi è più tanto la voglia di farsi spiegare cosa sia esattamente il clafoutis o la gelatina di champagne quanto capire davvero quali siano i sapori che apprezza, i suoi ricordi legati al cibo e la sua visione in sè. Di Gordon Ramsay a me è arrivato pochissimo con Il pranzo della domenica e rimane naturalmente un mio limite.

Le ricette è innegabile però che rimangano interessanti e fonte di ispirazione per elaborazioni casalinghe e ricercate senza strafare. Speciali con moderazione, insomma.

Non è tra i volumi che abbraccerei fortissimo al grido di “giammai me ne separerei”, ma mi dispiacerebbe perderlo o non averlo acquistato, questo sì.

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

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