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Ma se metto il kiwi nella pasta, che male c’è nell’insalata?

Pionera della frutta nell’insalata e nella pasta (sono sempre quella che ha fatto inorridire tutti con il kiwi nella pasta, ahem). Ecco cosa mi sento*disse sventolando il mantello composto da trama di buccia di mela e anguria* (sì. Ho in circolo troppi bicerin ma santocielo come vivrò al mio rientro in patria senza bicerin e caffè shakerato senza zucchero che mi mandano in estasi?).

Per dire insomma che da un po’ di anni butto giù secchiate di frutta in qualsiasi elaborazione insalatesca (butto giù secchiate di frutta è un termine tecnico culinario) e ritrovarmele adesso ovunque nei piatti di tutta l’umanità che si è finalmente convertita non può che rendermi felice. Assai pure.

A Torino in un localino delizioso [su cui sproloquierò perché al mio rientro, quando avrò l’opportunità di sistemare foto, ricordi e appunti, compilerò il piccolo Mangelo Iaiesco con Relativo IceCreamTour (che mi piacerebbe chiamare iascrimtur)] mi hanno servito un’insalata deliziosa contenente avocado e mela che replicherò non appena toccato suolo siculo.

(notato l’uso delle parentesi quadre? Pani sarà orgoglioso di me. Devo solo capire come fare le graffe ed è fatta)

Questa è una delle tantissime variazioni insalatose proposte al nippo nell’estenuante ricerca di abbinamenti e accostamenti fruttosi per un mio progettino. Ed è stata la volta dell’insalata di rucola con kiwi, tocchetti di formaggio e uva passa (ammollata nell’acqua per 15 minuti almeno). Il tutto condito con pochissimo olio extra vergine di oliva e aromatizzato con un trito di menta finissimo (l’accoppiata kiwi e menta si riconferma vincente, perlomeno per il mio-nostro gusto. Al massimo venite a prendermi a randellate sulle gengive).

Un’elaborazione semplice, fresca e inusuale che potrebbe accompagnare un secondo di carne o di pesce.

Io se dovessi pensare a un secondo leggero e fruttoso direi la Tartare con Zucchine e pompelmo (se ti fa piacere guardare la ricetta e saltare a piè pari il delirio grammaticale, clicca qui ).

Di Tartare poi ce ne sono davvero tante sia in rete che qui nell’archivio psico(la)vabile del Gikitchen, alcune delle quali:

E’ sorprendente arrivare dopo solo un millennio rispetto alla civiltà orientale (risate registrate) a concepire l’uso della frutta non strettamente correlato al dopo pasto. Protagonista e non legata al ruolo marginale di chiusura. Non vi è mai stato un filo logico in tutto quello che ho pubblicato all’interno dei miei spazi ma semmai dovesse esserci qualcosa che accomuna tutte le mie elaborazioni è proprio l’uso della frutta all’interno dei piatti. Che siano antipasti. Che siano contorni. Che siano primi, secondi, torte salate e insalate. Più poi mi immergo in questa sorta di preparazione e più mi convinco che servita a persone dalla “mentalità aperta” si apre un mondo. Di fantasia e gusto.

Del resto sono quella che ha infilato la mela nella scacciata sicula lasciando basita (ma oltremodo felice) il mio papetto (se ti fa piacere sapere su che cosa sto blaterando puoi cliccare qui).

E vorrei stare qui a ticchettare per ore. Mi manca tantissimo poter scrivere ma. Ma anche oggi un’avventura indimenticabile mi attende e devo ahimè interrompermi (fortuna per voi).

(spessissimo mi viene chiesto, soprattutto su twitter e facebook, dove compro determinati piatti-tovaglie-bacchette-idiozie-blablabla. Fermo restando che non ho la memoria ferrea dell’elefante (piuttosto sono un lemure senza memoria svampito impazzito senza neuroni che fissa il vuoto spalancando gli occhioni quando gli viene rivolta la domanda “ma dove lo hai comprato?”) cercherò di poter essere utile scrivendo magari a fine post le diverse ceramiche utilizzate (e corredi vari) al fine di agevolare tutto (ovviamente non sarà così. Ci confonderemo di più. E tutto ritornerà in linea con tutto quello che mi riguarda).

Che sia una giornata bellissima per voi*disse lanciando cuoricini*.

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

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