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Il Ferragosto a Roma che sembra lontano più del Natale scorso

 

Appunti di Viaggio dimenticati come se fosse trascorso tantissimo tempo (è difficile per me organizzare foto e parole in movimento. Mi manca la staticità.  Se fino a qualche giorno fa mi mancava poco. Adesso: molto. E anche un tantinello in più). 
Scrivo di Roma su un Frecciarossa che mi sta portando a Torino. Dei romani sorridenti servono dolcetti e salatini e ti offrono La Stampa e succo di arancia, senza zucchero se vuoi. Il paradiso in movimento? a quanto pare sì.
Abbiamo appena superato Firenze Santa Lucia ed è salita una Madamina Torinese. Un’altra è dietro di me con suo marito; lo stesso  che da venti minuti abbondanti vorrebbe far funzionare la connessione internet parlando di pacchetti. Vorrei poterlo aiutare ma il galateo non lo prevede e quindi me ne dispiaccio e mi lascio andare all’indifferenza come è giusto in alcuni casi ahimè. Maledetto galateo, però.
Del resto non mi piacciono le persone che si intromettono se non interpellate e spesso “discuto” in maniera anche un po’ “antipatica” circa l’annosa questione, ergo è meglio non spiegare il wifi al simpatico gentleman torinese che tanto mi piace (vabbè mi giro e gli spiego che può usufruire del mio tethering del samsung e via. Ho capito). La sua signora gioca al solitario con l’Ipad. E a me queste cose commuovono e non posso non guardare il Nippotorinese e con fare sognante dire “saremo così tra cinquanta anni vero?”.
Per sentirmi dire “tra molto meno considerato che non ricordi di non avere più 25 anni”, è un’altra storia meno romantica che è meglio oscurare.
Sono state poco più di 48 ore in ostaggio degli amori più grandi. Roma la ricorderò così. Un ostaggio d’amore con mamma, papà e il Nippotorinese.
Avrei voluto potermi iscrivere a Foursquare (che detesto e non possiedo) solo per fare un ping (come si dice nel caso di foursquare? sono preparatissima con tutti i social tranne che con questo. Perché seriamente: ma che me ne importa dove sei geolocalizzato mentre compri la verdura?) e organizzare un flash mob in pieno stile maghetta. Esattamente a Montecitorio. Tutti vestiti da nano da giardino e poi via da Nonna Vincenza a mangiare granita di gelsi sicula! Evvivaaaaa.
Certo quattro euro una granita senza brioche è una rapina a mano armata. Mi perdoneranno i miei concittadini, perché Nonna Vincenza è Catanese come azienda. Pur capendo che i prodotti provengono dalla mia terra, la difficoltà di trasportare gelsi, il costo e quant’altro (vabbè pure l’aggravante psicologica di essere proprio sulla piazza di Montecitorio che ti porta a “fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te” – risate registrate) rimane assurdo esportare la vera granita sicula senza neanche un pezzetto di brioche a questa indecorosa cifra; fermo restando che li vale tutti.

Ovviamente mi baso su un giro di ricognizione di poco più di 48 ore in riferimento solo ed esclusivamente al centro (credibilità ordunque zero). Fermo restando nuovamente che se sei a Roma “che colosseo c’entra a granita sicula? eddddajjjjje!”.
Partiamo dal presupposto che Roma senza Max è come a matriciana senza bucatini e guanciale (e il discorso della cipolla manco lo voglio affrontà pecchè butto tutto in aria e spacco i sedili del frecciarossa. Magno pure a salviettina al profumo di limone! inspiro. espiro. Ma ci ritornerò. Mesofattanacurturasuamatriciana).
Solo io e Max siamo stati capaci di essere esattamente in direzioni opposte invece di mangiare maritozzi con con la crema inzuppati in granite sicule a Piazza Montecitorio ma non mettiamo troppa carne (abbacchio?) al fuoco. Procediamo per gradi.


Che Roma sia la città più bella del mondo. Eterna. Caput Mundi. E frizzi e lazzi. Che i Romani siano impareggiabilmente simpatici, spontanei, estroversi e ospitali sono assiomi inconfutabili. Solo qualche extraterrestre potrebbe tentare di contraddirmi perché da che mondo è mondo il Mondo è Roma (Torino tappati gli occhi e non leggere queste righe. Il mio cuore lo sai appartiene solo a te. Roma è una scappatella). E tutto parte da Roma che genera l’universo tanto quanto il suo esatto contrario  a leggerla: Amor. Perché un caso nun è.
Detto questo andiamo ad incominciare (è chiaro che io abbia portato il mio bagaglio cuRturale romanesco da far impallidire un’adorabile creatura del testaccio romano de roma. Ho mantenuto alta la bandiera di romanitàsicilianità. Olè).
In perfetto stile idiota che mi si confà e calza a pennello sono andata a Roma a Ferragosto quando qualsiasi individuo di qualsiasi nazionalità straniera è lì e brama solo una cosa: cultura, arte, bucatini, pizza e mandolino. E Max fa foto all’alba di Pescara. Surreale seppur divertente quindi ritrovarsi in mezzo a comitive di croceristi (sono davvero vestiti tutti di bianco. Nuncesecrede) dopo aver perso un cellulare con numeri di vitale importanza in rubrica, aver dimenticato tre caricabatteria nonostante schemini e foto e dulcis in fundo: non aver abbinato perfettamente a due outfit una borsa decente (ma questa la salto perché sono stata già sbeffeggiata lungamente).
E’ incredibile come in poco più di 48 ore io faccia davvero fatica a sbrogliare il bandolo della matassa di sentimenti, emozioni e sensazioni romane.

La regola suprema era “non comunicare se non con noi”. I miei hanno patito moltissimo questo mio anno di chiusura con il mondo “reale” ed apertura con relativa exploit “virtuale”. Quando li ho resi partecipi che avevo dimenticato delle robe tecnologiche e perso un cellulare, seppur dispiaciuti, hanno fatto fatica a trattenere l’entusiasmo tanto da lasciarmi sospettare che fossero stati loro a nascondermi o sottrarmi gli aggeggi (le indagini sono ancora in corso a dirla tutta).
Ho “potuto” dare segni di vita illustrativi solo qualche volta al giorno scendendo a patti e compromessi che erano poi davvero meravigliosi da sottostare: bacetti, un gelato in più, un abbraccio più forte  e così via.
Ci sono più di 900 chiese a Roma e lo dice la Lonely Planet che è l’unica a cui affidarsi. Visitarle potrebbe essere razionalmente impossibile anche per un cittadino della meravigliosa città che di buona lena dedichi gran parte della sua vita all’epica impresa. Se vedendone poco più di quattro io ho cambiato radicalmente la mia esistenza visiva, dovessi vederne anche solo un decimo diventerei una persona migliore (forse. Nel mio caso potrebbe pure non accadere).

Ci eravamo quindi prefissi di vederne non tanto il più possibile perché sarebbe stato inutile ma perlomeno di osservarle per quanto fosse possibile: bene. Con tutti i sacramenti si dice in Sicilia e per questa occasione pareva ancor più adeguato.
I musei, altra mia e nostra passione, è (è stato e sarà)  un tarlo che mi tormenta e divora. Vorrei poter fare un mese di musei a Roma e anche di più. Quando ho visto però che Mirò era al Chiostro del Bramante ho cominciato a correre con le mie scarpette della Camper comodissime (il cielo benedica lo stilista e il designer). Niente foto (ufffaaa) ma qualche scatto rubato con l’iphone (sono una persona orrenda che non rispetta le regole) ho dovuto. Ho dovuto farlo. Incentivata dal Nippotorinese che vedendomi con gli occhioni lucidi pur tenendo alle regole più di qualsiasi cosa (piemontese del resto)  mi ha pregato di farlo.
Ed io l’ho fatto (da brava sicula). I fondi bianchi con i movimenti visivi in nero e le ombreggiature che danno rilievo per non parlare del serpente con gli occhi rossi. E’ stato entusiasmante e commovente soprattutto il video dell’intervista. Quando lui intorno al suo mondo, creazioni, pezzi di legno che sono uccelli con chiodi, guarda tutto quello che ha creato e disfatto. Le sue creature in un unico abbraccio visivo. E papà e mamma in una stanza buia seduti vicino a me. Un momento che non dimenticherò. La percezione di essere nel luogo esatto pregno di amore prima di una grande avventura che riguardasse le mie di creature, però.
Trip Advisor è stato un fedele compagno, seppur breve, di viaggio ed è consigliabile per chi si appresta a fare un giretto. Grazie alle foto e ai commenti, soprattutto critiche, si tenta di salvare perlomeno il salvabile e non incorrere in guai epocali come spesso accade a chi in movimento è (dovrei solo capire perché i contribuenti uploadino foto di loro stessi davanti allo specchio del bagno, però).
Per quanto concerne L’Ice Cream Tour lo scorso anno venivano assegnati i “voti” con il conigliometro. Ricordate? Altro che stelle Michelin (pernacchie dalla regia). Al Gikitchen si davano orecchie lunghe e code pon pon. Un vero e proprio Ice Cream Tour ordunque non è stato fatto ma  accadrà considerando che a Roma nella fase del ritorno del mio viaggio finalmente potrò abbracciare “tuttituttituttimieiamiciromani”. Pulcetta mi aspetta per andare da Eataly e Bestia Bionda vorrebbe insegnarmi qualcosa del Colosseo. Che sia di Ferrara e non conosca il bar Giolitti pur abitandoci da più di un anno la dice lunga circa la sua preparazione. Ma è bionda. E’ un’aggravante. Neanche della storia di Wojtyla e il Marron Glacé. Fortuna che Max sa esattamente dove si trova il faro del Gianicolo (vecchia storia divertente) e potremo lanciarla da lì. Ma non confondiamoci (? sono già confusa). 

Quello che ho saputo, purtroppo con la fretta ovvia, è che a Papa Wojtyla piaceva il marron glacé di Giolitti e che in vacanze Romane Gregory Peck ci passa proprio. Non ho potuto sondare per bene perché i mezzi erano quel che erano ma lo farò. Giolitti ha una quantità di gelati pazzesca. Che si tratti di sorbetti, creme e gelati alla frutta. Il cono è ricoperto di cioccolato fondente e per quanto mi è stato possessibile capire è di default. I colori mi convincevano poco perché eccessivamente fosforescenti e se c’è una cosa che mi disturba visivamente nel gelato è proprio l’esasperazione del colore. Il Nippotorinese però si è avventurato con una mega coppona (e diversi coni. Tanto è magrissimo, maledetto!)  e il mio papetto con un maxi cono e molti gusti li abbiamo potuti assaggiare. Il marron glacé buono lo era davvero ma la frutta seppur visivamente disturbante mi ha convinto, ad esempio le visciole. E pure di bruttobruttobrutto. Io che non sapevo neanche esattamente cosa fossero le visciole (vergogna!).

La panna è gratis (pare che a Roma la panna sia sempre gratis ed è per questo che c’è un contenzioso con Grom *facce stupite e silenzio in sala*) e la cannella buona perché si sente la polvere sotto la lingua come fosse un sorbetto e non un’insulsa crema. Occorre fare la fila molto più che da Grom proprio a tre metri all’angolo. Giolitti si trova attaccato a Montecitorio dove giustappunto la succitata Nonna Vincenza sbaraglia tutti con granite pazzesche e paste di mandorla al pistacchio che distraggono i poveretti in camionetta al servizio di chi governa la nostra penisola, regno assoluto di beltà. Tutto il resto è noia, suvvia.
Di Nonna Vincenza è strano il pistacchio e ne ho parlato con quello che si presuppone essere il proprietario della sede romana – o socio – o direttore – o non lo so. Che capendo (non che ci voglia molto sentendomi proferire anche solo buongiorno) fossi siciliana mi ha chiesto un giudizio obiettivo sul prodotto fresco precisandomi che tutto il resto ( confezionato) veniva da Catania mentre per il fresco” ci pensavano loro”. Ed io da brava ed onesta sicula ho specificato che il pistacchio e la mandorla non mi avevano particolarmente colpito ma che col cioccolato e i gelsi si erano davvero superati (assurdamente onesta. Generalmente indoro la pillola ma l’abuso di zucchero mi ha pervaso di verità a quanto pare). 
Abbiamo disquisito a fondo dell’annoso problema dell’abuso di zucchero nel pistacchio che è poi quello che dà sapore e cremosità al prodotto finito.
Da Nonna Vincenza la bellezza (che potrebbe infastidire chi è abituato a un altro tipo di granita. E parlo dei siculi soltanto) è proprio ritrovarsi  tra i denti il pistacchio quanto la mandorla perché non vogliono abusare di zucchero. E male davvero non è.

La mandorla dunque somiglia più a una versione siracusana che a una catanese ma semmai vi trovaste a passare di lì: cioccolato e gelsi senza indugio.
A Montecitorio insomma il triangolo Giolitti-Nonna Vincenza-Grom che rappresenta poi con un colpo di scena eclatante Roma-Sicilia-Piemonte è davvero una scoperta meravigliosa.
Lo Scimmiotto davanti al Pantheon e Flor vicino al ristorante-pizzeria Mercato a Campo dei Fiori fanno un’anguria che sa di big babol e pur dispiacendomi un sacco sarebbe un bene evitare questi due posti. Sono SIMPATICISSIMI, giuro. Sarei andata lì solo per socializzare con i ragazzi e passarci il ferragosto ma ahimè tra la confusione (diamo la colpa a quella?), turisti e santocielononloso purtroppo mi aspettavo qualcosa di nettamente migliore. Sono sempre pronta a ricredermi, però. Credo che l’aggravante turisti-ferragosto-casini-esaurimenti abbiano  influito negativamente su questa nauseabonda granita-gelato al cocomero e tutti i gusti frutta zuccheratissimi  e poco “genuini”.
Il gelato però che Trip Advisor segnava come il migliore in assoluto è stato davvero il migliore in assoluto in questo Mini Ice Cream tour. Si chiama Gelato Centro Storico e promette 100 gusti. Quello che non dicono è che una romana gentilissimabellissima ti offrirà tutti i cucchiaini e ti farà provare per 20 minuti buoni (tra l’altro i 20 minuti più belli della mia vita) gelato al peperone-al sesamo nero-al wasabi. al riso e miele e halva. cannella. cioccolato 100% e altre percentuali, sedano, zenzero, castagne e gorgonzola.Qualsiasi gusto venga in mente lì c’è. Mai credevo di dover proferire che mi manca terribilimente il gelato peperone-sesamo nero e wasabi. Chunque si trovasse a passare di lì (vabbè ma anche correteci se siete a Ostia o dall’altra parte del Lazio suvvia) si fermi e si goda il paradiso dei gelati.
Essere accompagnati poi dal tassista più bello mai visto (vabbè più bello mai visto in qualsivoglia categoria maschile) Romanoderoma simpaticocomenonsoche e spiritosocomenonsocome su una Fiat Idea è stato il surplus (donne romane cercatelo!).

Il Mini Ice Cream tour Romano purtroppo annovera solo questi locali ma se si conta che è stato fatto in poco più di 48 ore con un ingurgitamento totale di 899 chili di gelato sembra già una conquista non indifferente.
Papà che ha fatto il militare a Roma e in Sardegna e che negli anni 70 mieteva vittime tedesche con i suoi amici commilitoni fermi in quelle foto in bianco e nero che tanto amo in formato polaroid sotto il Colosseo, infilati a forza in una cinquecento decappottabile, voleva sfondarsi di matriciana salvo scoprire poi che lui amava e ama la Gricia.
Non lo ricordava e voleva che ci fosse Max a spiegargli tutto per bene. Ma il passaggio doloroso lo saltiamo e andiamo avanti occhei? altrimenti viene la depressione.
Insomma per farla breve qualche gricia e amatriciana l’ha assaggiata decretando la migliore in assoluto quella della Sora Lella.
Sì perché dopo una breve passeggiata sul lungotevere ci siamo diretti dritti dritti a trastevere e poi sull’isola Tiberina.
Ad accoglierci c’era quello che ho presupposto essere il nipote, avendo suppergiù la mia età o qualcosina in più, del grande Fabrizi e della sora Lella stessa. Locale delizioso dove ad accoglierti c’è il solito romano che vorresti infilare in valigia e portare per sempre con te. A me hanno fatto la cicoria all’agro. Non avevo idea di che cosa significasse esattamente all’agro. E’ bastato dirgli che senzaolioe. E Signorì ce penso io! E ci ha pensato lui davvero. Perché tutti i Romani in queste poche ore ci hanno davvero pensato a me. Cicoria e broccoletti sbollentati semplicemente senza essere ripassati nell’olio aglio e pecorino. Che dire? sublimi. Anche gli agretti; me ne aveva parlato Max e non ho potuto fare a meno di ritrovarmi un’ologramma di lui che mi sorrideva.

Ripromettendomi di tornare dalla Sora Lella con Max, ho visto mio papà mangiare sorridendo come un bimbo dei maccheroni alla gricia, che somigliavano più a paccheri, decretandoli migliori del mondo. Mentre mamma impazziva tra uno slurp e un “santocieloèbuonissimo” divorando una porzione abbondantissima di pollo con peperoni. E se la selezione dei formaggi come secondo per il Nippo (dopo una gricia anche per lui) è stato il tripudio romano con salsette e mieli siculi di fichidindia, arancia e cedro, mamma ha giurato amore eterno alla Sora Lella che campeggia tra bottiglie di vino, vetri  e piatti. Un tetto bello di legno con sedie da tipica trattoria romana ma non povera per carità. Anzi. Ricercata ma senza esasperazione. Torta alla ricotta per il Nippo e sorbetto all’anguria per me mentre papà si è tuffato a capofitto nel semifreddo al cioccolato al sentore di menta. Un prezzo abbordabilissimo per un’istituzione romana con un cucina tipica ma dai tratti bizzarri. Davvero un’esperienza carina e piacevole come solo la scanzonata Sora Lella sapeva essere. Al contrario di una brutta avventura al Mignanelli proprio attaccato a piazza di Spagna dove siamo stati la serata dell’arrivo per disperazione causa chiusura ristoranti e per via della vicinanza con l’albergo, che era il Plaza.
Non trovando posto all’esterno siamo stati catapultati in un sotterraneo angosciante seppur con simpatici colori dei muri e il Nippo con il Siculo hanno condiviso una grigliata da 65 euro che comprendeva due pezzi di carne piccoli con un assaggio di abbacchio. Una rapina a mano armata in un posto chiaramente per turisti, perdonabile solo per l’ospitalità e la gentilezza di chi serviva ai tavoli.
Un ristorantino simpatico per una pausa pranzo veloce per chi lavora e quindi tipicamente romano nel senso di metropoli-uffici che riprende un po’ la formula soup&go (che comunque preferisco) ma in versione radical chic è Angelina nei pressi di via del Tritone. Ad attrarmi erano state le piante e il mobilio shabby finto povero con i cactus e i piatti sbeccati. Un self service a 12 euro dove il bis (ma in porzione ridotta della metà) costa cinque. Solo che le verdure sono tutte condite insieme al cous cous, qualche primo piatto e frittatone di melanzane. Insalata e via. Ho scelto il menù alla carta per via dei condimenti che per me non sono previsti e anche qui broccoletti e cicoria all’agro come se non ci fosse un domani mi hanno fatto benedire le verdure romane.
La matriciana alla carta che papà ha scelto con tanto amore come omaggio a Max non è riuscita a sopperire all’assenza della gricia dalla Sora Lella ed era giusto così perché la più buona in assoluto la mangerà proprio con il fascinoso ingegnere. Ci ripromettiamo questo dopo il mini tour ristorativo che purtroppo non abbiamo potuto programmare come avremmo fatto in altre circostanze, essendoci dedicati il più possibile alle visite culturali che ahimè tra spostamenti in taxi, feroci camminate da spina calcaneare e corse spasmodiche ci hanno visti protagonista di esaurimenti vari ed eventuali.
Palazzo Grazioli? fatto (involontariamente) e non per gossip o pettegolezzo ma semplicemente perché le colonne sono incantevoli e poi sta proprio dietro l’Altare della Patria, cui trovare aggettivi è oggettivamente inutile, dove mi sono lasciata abbindolare da un tour velocissimo al museo delle cere. Ora nulla da dire perché le aspettative erano pari a zero ma trovare Wagner vicino a D’Alessio seduto al piano che dal labiale sembra intonare “non dirgli mai che siamo stati insieme quella notte a mare” è stato uno shock senza ritorno neuronale. In compenso custodisco immagine del Nippotorinese con Ratzinger e mamma con Brad Pitt. Ne è valsa la candela, insomma.

Dopo un caffè da Greco alla modica cifra di sei euro che li vale davvero tutti per lo storico ambiente, ho visto Ruspoli di Cortesie per gli ospiti, uno dei mie programmi preferiti su Sky di cui ho blaterato fino a rendermi insopportabile (che è comunque una cosa che mi riesce benissimo), e ho pianto di gioia soprattutto perché poi sono stata portata alla Galleria Alberto Sordi dove accanto vi è uno Zara di quattro piani enormi con la collezione autunno inverno che chiaramente a Catania sognerò di notte (fortuna che la bionda ferrarese sa taglia e modello e riceverà schemino di acquisto al suo rientro della Sardegna. Maledetta! non lavora mai!).
La Chiesa dell’Immacolata Concezione in via Vittorio Veneto con il San Francesco che depone il teschio ai piedi della croce meditando sulla morte di Cristo del Caravaggio e la cripta dei tre scheletri della famiglia Barberini dove al centro della volta si impone uno scheletro sottile, è pazzesca.
La principessa Barberini compresa in una mandorla simbolo della vita nascente e l’orologio composto di teschi come vita che continua sino all’eternità e le tre stelle ad otto punte che sul tetto indicano che sopra c’è una chiesa dedicata alla Madonna (e qui scatta il Codice da Vinci, giusto?). Clessidre di scapole con il tempo che passa ma non vola e principesse teschio volanti con collane di mandibole. Un viaggio inquietante con oltre 3.000 teschi e ossa di preti che disegnano la morte ma non ti fanno avere paura. In quella via dove papà mi racconta ci fossero Mastroianni e gli attori importanti. Quella via dove aveva portato delle tedesche con i suoi amici e i soldi non bastavano per il costosissimo caffè.
E’ un momento commovente e importante. Rilassante e pregno di significato. A dimostrazione del fatto che non occorre molto per filtrare emozioni e basta qualche secondo. Per cambiare il corso e il resto della vita.
Il Palazzo Barberini poco distante è troppo grande da visitare e quindi di volata solo l’esterno (l’interno veloce come fossimo Tazmania. Vergognoso insomma) ripromettendoci di tornare ancora e ancora.
Lessons in love dei Level 42 e i Cure sono nella sala signorile del bar che tanto somiglia per stile alla scena di Torrance nell’Overlook hotel in quella foto con ospiti e galà dopo essere morto tra i ghiacci del labirinto.
Il Plaza, dove abbiamo scelto di alloggiare più per questioni logistiche essendo in via del Corso, e dal fatto pure che altri che avremmo preferito di netto erano tutti occupati, è stato un breve compagno di viaggio garbato ma non al livello che prometteva. Se è indubbia la beltà degli arredi e l’indiscutibile meraviglia dei saloni, arazzi, cornici e posizione strategica che ti fa sognare tra piazza di Spagna e piazza del Popolo, ha delle camere che lasciano un po’ a desiderare e non mi dilungherei oltre ma ahimè dal punto di vista della pulizia tralascerei qualsiasi tipo di commento (non è vero ci ritornerò e mi lamenterò. Solo che è l’ora di mangiare una buonissima insalata sul treno. Non l’ho mai fatto e sono emozionatissima! C’è pure la macedonia di ananas! Mi sento tanto sull’Orient Express. Presto verrà commesso un delitto ed io non ho una cappelliera e un abito vintage adatto all’occasione).
( e sono astemia, lo giuro).
Ed è stata una note dolente tanto quanto la colazione che era sì allestita in una meraviglia artistica da togliere il fiato, ma con un servizio prettamente alla carta che comprendeva pure una semplicissima macedonia a dieci euro che in un albergo cinque stelle lusso è un atto cheap ed esasperato.
Capisco l’omelette al salmone come colazione alla carta ma la macedonia di frutta beh (ma non dovevo lamentarmi dopo l’insalata? Quando si tratta di lamentarsi…).

Roma e il suo esatto contrario. E’ davvero Amor. A prescindere da quello che ha potuto lievemente deluderti. Dagli incontri mancati. Dalla velocità. Dalle assenze. Roma non è stato un passaggio e una fine.
Ma un inizio.
Ed è questo che mi rende incommensurabimente felice. Sapere di appartenere e di avere tanto amore lì ad aspettarmi.
Perché Roma adesso significa amicizia.
Quella vera.
E l’inizio di un sogno che comunque finirà sarà sempre stato un inaspettato e indimenticabile sogno.

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

Review overview
26 COMMENTS
  • ђคгเєl 05/09/2012

    <3

  • Bibi 05/09/2012

    posso dire che questo post me lo sono davvero goduta?
    bellissimo.
    foto fantastiche.
    ti amo e perchè cacchio non c’è ancora un ponte sardegna-continente non lo so.

  • Mammamiaaaaaa, un tour incredibile, quasi estenuante, ma bellissimo, da stampare e tenere sott’occhio come una tra le migliori guide possibili, per sorridere o dondolare la testa in segno di disapprovazione passo dopo passo e poi fare le smorfie agli stessi specchi e regalarti un saluto. Così lo immagino il mio viaggio lì.

  • ssandrici 05/09/2012

    caspiterinarciderboli questo post è fantastico grazie 🙂

  • yliharma 05/09/2012

    ecco ora capisco perché sei venuta a Roma alla chetichella…e hai fatto benissimissimo, ci voleva proprio del tempo da dedicare solo a mamma-papà-nippo senza distrazioni 🙂
    però mi dispiace un pochino eh? pensare che eri così vicina…tanto torni vero? <3
    ps. io da nonna Vincenza sono andata ma a Campo dei Fiori e la cassatina era una roba da lasciarti in estasi…ora mi segno la gelateria dei 100 gusti che appena torno a trovare BestiaBionda ed Ellli mi ci faccio portare 😀

  • bestiabionda 05/09/2012

    ok. mi sono commossa.
    è che è strepitoso come riesci a raccontare i posti che ho sognato per tanto tempo e che ora vivo.
    così come fosse una favola.
    avrei voluto esserci con te max e tutti. e.
    ed è un po’ come esserci stata.
    vado a soffiarmi il naso -.-”

    (grazie iaia)

  • ђคгเєl 05/09/2012

    io tra il dire “corro a leggere” ..e il leggere…ho avuto un pò di istinto omicida a casa…ma poi mi sono messa tranquilla a leggere (anche se l’istinto omicida resta!..a ‘na certa età non bisogna stare più coi genitori -.-)

    A parte questo…

    6€ un caffè??????????????? O_o
    sarà stato buonissimo ma mi pare un furto eh!
    quante belle immagini ( ma la signora sulla poltrona gialla è la nostra Nanda?????) … e poi è bellissimo il tuo essere sincera nel dire ciò che pensi sui posti, anche quando non ti piacciono. Brava! così si fa!!!
    Il nippo che chiede coppe e coni mi fa addannare -.-” sappilo.
    e le tue mani sono sempre bellissime <3 _ <3
    e vabbè basta che senò ti rimprovero che vorrei regalarti una maglietta rossa perchè sei peggio di me a vestiario "colorato"…quindi non posso rimproverarti troppo..ufff 😀
    e sbaciucchiamenti vari….

  • Amaradolcezza 05/09/2012

    iaia
    piango!
    hai descritto la mia città cme non l’avevo mai sentita descrivere… mi è dispiaciuto non esserci stata..
    ma ti giuro che se al ritorno passi da qui io un bacio te lo vengo a dare.. anche se dobbiamo correre per prendere la coincidenza per catania!

    ti voglio bene tesoro mio!

    • wonderchiari 05/09/2012

      Oooooooh che figata il caffè a 6 euriiiiiii! (beh facevo per smorzare la commozione delle mie colleghe qui sopra ) 🙂

      • Bibi 05/09/2012

        amore vieni che te lo faccio per 12 €

      • ssandrici 05/09/2012

        se vuoi per 20 faccio capuccino ok?

  • Katia 05/09/2012

    Certo che potevi pure nominarlo, almeno una volta, Max: secondo me s’offende.

  • Wish aka Max 06/09/2012

    Ha ragione Katia, potevi pure nominarmi almeno una volta… 🙂
    Ieri sera ero a una pallosissima cena dalla quale mi sono liberato molto tardi, ho letto prima di dormire ma non ce l’ho potuta farcela a commentare. E ora vado per uno, ma dovevo lasciare un segno. Torno più tardi e metto un commento degno di questo nome.

  • Luci 06/09/2012

    Ho visitato Roma per la prima volta tanti anni fa… una settimana… e lì ho davvero lasciato un pezzettino di cuore. E’ una città che amo e adoro sentirla raccontare, quindi grazie per questo bellissimo post! E Mirò?! vogliamo parlare di Mirò?! <3<3<3 !!! Un abbraccio grande stellina e tanti tanti tanti baci

  • tittisissa 06/09/2012

    Roma è davvero davvero bella. i romani simpaticissimi e anche un po’ paraculi. Al Caffè Greco ho preso un caffè con un gladiatore e mi sono innamorata, come succede ogni volta che ci vado, delle piazze, delle fontane e dell’aria di Roma.
    Avrei voluto condividere con alcune persone la mia visita ma. Pazienza, magari la prossima volta… Perchè Roma è uno di quei posti di cui non ti stanchi mai, dove torni ed ogni volta sei a casa. Dove mangi bene e abbondante (quasi) ovunque e dove ogni pezzetto di giardino o mattone che sia appartiene anche a te.
    Iaia, segnalo a te e a tutti, romani e non “Il gelato di San Crispino” http://www.ilgelatodisancrispino.it/ dove ho assaggiato un gelato ottimo e pluripremiato, di cui han recensito numerosissime riviste specializzate e quotidiani, che io e il mio Pupone, golosissimi, abbiamo scoperto per caso 🙂
    Bellissimo il tuo tour, come quello fatto in Sicilia, d’altronde!
    E a proposito di tour…che ne diresti di concretizzare quel progettino di cui parlammo al telefono io e te per Roma?? ^_^

  • apity 06/09/2012

    Guardo tutte le foto e le riguardo un’altra volta.
    Giulia sei proprio bellissima.

    Questo post lo voglio rileggere.

  • pani 06/09/2012

    ma quanto hai scritto? Ora devi spalmarti l’arnica sulle dita. Prova, ti fa passare i dolori

  • Wish aka Max 06/09/2012

    Questo post è un dono meraviglioso per chi, come me, vivendo in questa città, ed essendo preso dal disagio quotidiano del traffico (che è la piaga che turba orizzontalmente tutti i romani, senza distinzione di razza, censo e provenienza) (piaga che si declina in tutte le sue varietà: il traffico in sé e per sé, il numero incommensurabile di mezzi a due ruote, la carenza endemica di mezzi pubblici, il fatto che ci siano solo due linee di metropolitana, l’assenza di parcheggi di scambio per i moltissimi che provengono dall’hinterland, e via andare, ce ne sarebbero centomila), essendo preso dal disagio quotidiano del traffico, dicevo, perde di vista la sua immensa bellezza e finisce quasi per odiarla.
    Descrizioni come questa restituiscono giustizia. E per un abitante della Caput Mundi vedere tratteggiati con gli occhi della novizia, con quella freschezza che accompagna tutte le “prime volte”, luoghi che sono familiari come la cucina di casa propria, rappresenta un’emozione grandissima.
    Mi spiace abusare in questo modo dei superlativi, ma pur tentando, non ho trovato altro modo di esprimere il mio sentimento. E hai ragione anche sulla natura delle persone, che sono fondamentalmente sempre scherzose. Scherzose in modo estremo, perché si prende in giro qualunque cosa, a partire da se stessi. Senza tabù, senza rispetto preconcetto, senza riguardo. Ma proprio per questa sfrontatezza estrema, smodatamente divertenti. Come le storielle che si raccontano, che danno un’idea della romanità. Il vigile che vedendo la signora ferma al semaforo dopo che rosso, verde, giallo, rosso sono scattati, si avvicina e le dice “a signò, altri colori ‘n ce n’avemo, tocca che se decide a passà co’ uno de questi!”. E non dubito che sia accaduto realmente, che non sia una leggenda metropolitana. Perché è così tipico della battuta romana, di prendere gli elementi fondamentali della situazione e renderli paradossali. Racconto sempre che tantissimi anni fa mio zio, piemontese, venne a Roma e prese un caffè in centro. Vedendo che il barista prima di mettere la tazzina sotto la macchina le dava una passata col vapore, gli chiese “Scusi, ma lo fa per l’aroma?” E il barista serafico: “No, ‘o faccio pe’ ‘a Lazzio”. Che se uno non è abituato rimane come un pesce lesso. Se lo sei, o rispondi a tono, o scatta la risata liberatoria. E si campa meglio, facendo ironia e dissacrando le piccole disgrazie quotidiane. E questo spirito di serenità tu lo hai colto appieno, ed è un grande merito, perché spesso questa sintonia non scatta, o semplicemente non esiste. Ed è ben vero che esistono le sòle (fregature, in gergo da bassifondi) tipo il caffè Greco a 6€, e questo non aiuta a stare in sintonia. Ma se, come hai fatto tu, ti avvicini con animo sereno e con la voglia di scoprire, allora sei premiato dalla disponibilità, che è un’altra caratteristica saliente.
    E quindi, cara Iaia, ancora una volta grazie, per le emozioni. E grazie per questo tratteggio così intenso e ficcante. E grazie per le tantissime citazioni, che mi fanno sentire una persona speciale.

  • Marty 07/09/2012

    anche io ci sono andata da nonna Vincenza ! mi ci hanno portato Giulia bestiabionda eli e paola! che belo essere state tutte nelo stesso posto anche se in momenti diversi!

  • Silvia Pinturikkia 15/09/2012

    Voglia di gelato. (E anche di gricia, ma vista l’ora meglio non dirlo a nessuno!).Notte Iaia!!

  • comearia 12/09/2013

    Domani parto per Roma, mi sono appena riletta questo tuo post. La cicoria all’agro! Mi sa che faremo un salto da Sora Lella. E in quella gelateria supermegaiperfantastica.
    Tanto amoR.

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