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E’ successo che…

Che Baratti e Milano sarà pure splendido sì ma Mulassano è nel cuore e nessuno riesce a spodestarlo. Lo shakerato senza zucchero è sicuramente il migliore insieme a quello di Gobino ma. Ma nonostante la Galleria. Ma nonostante le vetrine. Ma nonostante. Ma.
Mulassano è nel cuore.
Che aveva ragione il Nippotorinese e che Ottimo si è rivelato il massimo dell’innovazione. Lui l’anno scorso come avevo ampiamente documentato qui era già sicuro dopo aver provato il limone e salvia. Io volevo rifletterci un po’ su. E’ bastato un cucchiaino di granita lime e menta. Un altro di arancia e basilico. E non parliamo neanche del cioccolato fondente Torino alla Pietra. Il delirio delle papille gustative ma. Ma l’Ice Cream Tour sta arrivando e lì sì che potrò blaterarne ancora e ancora.
Che ho provato a mangiare il cono. Nel senso che il cono l’ha mangiato poi il Nippo ma. Ma mi ero convinta che il cono gelato non era riservato alle signorine per bene. Che la coppetta fosse più opportuna. E me  ne sono talmente convinta che anche “al chiuso” non lo mangiavo mai. Ecco. Dopo aver rifiutato un pinguino in quel di Santa Margherita Ligure (non dovevo! *si schiaffeggia*) per questo motivo mi ero ripromessa di tentarci. Ed ecco  il risultato. Cioccolato fondente senza latte goduriossssssssssso tutto spiaccicato sulla faccia (che con l’effetto earlybird sembra botulinata. La realtà è ben diversa e le rughe ci sono eccome. Santo earlybird subito!).


Che ho provato il Virgin Mojito per sentirmi grande. Per sentirmi normale. Per sentirmi conviviale. Me l’ha insegnato la mia sirena dai capelli rossi e allora. Virgin Mojito sia! Ma senza zucchero è nettamente più buono. L’ho trascritto sul taccuino e non lo dimenticherò.
Che sono passata sotto la galleria e ho comprato il nuovo libro della mia amata Dania. Usciva quel giorno ed eccomi qui nella Pagina Ufficiale. L’ho attraversata dopo averla vista nei film, nei reality tipo Italia’s Next Top Model e pure nelle foto e nei disegni. E’ stato poco emozionante. Per la stanchezza ma. Indimenticabile. Ecco quello sì.

Che erano dodici davvero. Che c’erano dodici sedie. O almeno io ne ricordo dodici. E lo ricorderò così. E che nell’ascensore non bisogna aver paura se dividi un orecchino in due.
Che ho riscoperto quello che conoscevo. Che non sono stata una straniera. Che girandomi sapevo cosa mi avrebbe aspettato. Ed anche quando non lo immaginavo minimamente stringevo i denti e mi dicevo “su. devi”. E in quel devi c’era: vuoi. E ho voluto ogni singola cosa. Fortemente.
Che poi è arrivata Flo. Mentre guardavo il cielo. La Mole. Le ombre. E avevo paura di quello che sarebbe successo quella sera. E l’indomani. E il giorno dopo e dopo ancora. E mi ha rassicurato tra un’insalata, una poltrona rossa e un gelato mangiato ahimè troppo di fretta.
Che si può mangiare in un albergo sentendosi a casa. Che lo si può essere anche con un cono ridendo sotto Palazzo Madama. E che lo si può essere pure nella disperazione di un non luogo. Perché accanto c’è lui.
Che possono esserci pranzi e cene anche per te. Che non sei sola. Che esiste un posto rassicurante. Se accanto hai l’amore e l’amicizia.
Che ci sono lo stesso la salita e la discesa. Che è giusto farle in entrambi i sensi. Stringere i denti e gioire. Saltellare e fermarsi ma. Percorrerle. Bisogna assolutamente percorrerle.
Che i quadri ti aspettano. Che lei è rimasta lì. Quando l’ho vista la prima. La seconda. La terza. La quarta. Ancora prega. E forse anche un po’ per me.

Che il pizzo nero al mattino non si mette. Ma che ti piace e allora: chi se ne importa?
Che non solo mi ha salvato la vita e me l’ha data. Ma che l’ha trasformata in quella che neanche nei sogni più. Neanche nei sogni più. E vita. Sei la mia vita.
Che Tiger è troppo lontano e che quindi devo prendere l’aereo. Concetti semplici insomma.


Che Madama era lì. Ed io sono andata a salutarla.
Che due caffè lunghi, grazie. E niente più.

Solo per me.
Che vederlo leggere la stampa sorseggiando bicerin con al braccio la borsa di eataly è commovente. E il dispiacere di non poterlo vedere più spesso tra le sue cose, luoghi e affetti mi devasta. Ma che. Non è più tormento. Ho capito cosa significa una scelta. E lui ha scelto me.

Che puoi pure impazzire e comprare le Superga borchiate che tanto detesti se ti fanno davvero tanto male i piedi. E non sono poi così orrende, ecco.
Che nei supermercati siciliani c’è tanta granita e qui tanto gelato alla viola.
Che niente porta sfortuna se non quella parte di te che non crede nelle tue capacità. Solo quella sarà la tua sfortuna.
Che anche io so aspettare un tram. Un autobus. Un treno. Che anche io metto le cuffiette. Ho una maglietta spiritosa. E. E che sembro una persona normalissima.
Che le intolleranze, soprattutto a te stessa, possono essere curate.


Che Torino è magica e cela tanti misteri. Come il Monaco sospeso.

Ed anche se conosci la soluzione. Anche se sai la spiegazione. E’ sempre meglio talvolta tacere.

Chiudere gli occhi. Sognare e lasciarsi trasportare. Fidandoti soltanto del tuo istinto.

E’ successo che l’ho fatto. Mi sono fidata di me. E forse ho fatto veramente bene.

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

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27 COMMENTS
  • Brava fidarsi di se stessi e’!

  • Bucaneve 15/09/2012

    Dolcissima la riflessione su chi ha scelto te, nonostante tutto. Commovente.

  • Darth 15/09/2012

    Ma tutti i gadget che compri poi dove li metti??? 🙂
    Darth

  • Chemical 15/09/2012

    ed ora mi gusto il post ed anche una tazzina di caffè 🙂

  • Che il male ai piedi si sopporta se si percorrono le strade senza fatica e tornare e sentirsi a casa è una sensazione meravigliosa, perché non c’è niente che faccia sentire più spersi nel mondo del sentirsi stranieri e credere nel proprio istinto e credere nelle proprie capacità è forse l’unico modo per. Per. Per fare qualunque cosa. E poi la magia ce l’hai dentro tu.

  • bestiabionda 15/09/2012

    è successo che ho buttato le scarpe per strada.
    mi dispiace solo non aver preso l’ascensore della mole. e mi dispiace che. ma magari un’altra volta.

  • lacinzietta 15/09/2012

    No adesso spiegami come hai fatto a sporcarti cosi’! Sei peggio di me 😀

  • comearia 15/09/2012

    Guardando queste foto e leggendo le tue parole, soprattutto. Mi vengono voglie estemporanee di:
    – Milano
    – Torino
    – amare
    – amarmi
    – gelato al cioccolato, in faccia.

    Grazie. Ne avevo bisogno. Poi non so, cosa cambia, ma è una lucina in più.

    [dici che per qualche strano motivo il gelato al cioccolato potrebbe far sparire le occhiaie? così, per avere una motivazione quasi logica nel caso qualcuno mi sorprendesse con un cono gelato spalmato in faccia]

    • comearia 15/09/2012

      Mi sembra chiaro come io non abbia ancora imparato la punteggiatura. E ho pigiato “invia il commento” con davvero molta convinzione, eh.

  • pani 15/09/2012

    guai se non ci fossero le salite e le discese. Che poi, le salite portano ad una meta, le discese conducono a casa

  • darkchimera 15/09/2012

    E che anche a sestri levante c’era il monaco sospeso! Ha il dono dell’ubiquità oltre che della levitazione corporea *_*

  • Bea 15/09/2012

    che poi ‘sta storia che il cono le signorine non lo mangiano…insomma sono felice che sei rinsavita (e tutta sporca sei ancora piú bella)

  • justAlessiaSLR 16/09/2012

    Che meraviglia, guarire dalle intolleranze a se stessi.

  • troppo tardi per queste botte allo stomaco, dopo il regime alimentare. non fa è un male così spiacevole poi. non deliro più promesso. (mi ci impegno insomma.) buonanotte. e grazie.

  • ђคгเєl 16/09/2012

    io ho sempre pensato, e continuo a pensarlo, che non sei solo tu la fortunata…ma anche chi ti sta accanto. E le scelte, fatte col cuore, sono le più belle. Anche quelle di prendere un cono!! 🙂

    • apity 16/09/2012

      Ma tu alle tre di notte scrivi?

      • ђคгเєl 16/09/2012

        ehehe 🙂 si!!! cioè…quando rientro la sera e non sono assonnata accendo il pc..ovviamente se c’è posta leggo…e quindi la notifica di un post di Giulia i porta qua 😛

  • apity 16/09/2012

    Hai fatto bene Giulia!
    Questo post è meraviglioso e anche se sembrerà banale questa frase, alla fine i viaggi insegnano davvero qualcosa e devono per forza farlo.
    Brava.

  • bruco 16/09/2012

    Che bello questo post (articolo? Racconto? Memoria?).
    Toccante. Davvero.

  • Luci 16/09/2012

    Qui è tutto così intenso, così profondo e intimo… le foto, le parole… e il nodo, forse, è tutto lì, in quel “ha scelto me”. Perchè quella scelta probabilmente ha dato e da’ significato a tutto il resto. Per me è stato così… perchè è così quando si salva e si viene salvati. Un abbraccio grande ad entrambi…

    PS: le melanzane mini perlinaaaaaa!!!!!!!!!!!! Quest’anno non sono riuscita a trovarle, le adoro!!!!!!

  • Bibi 16/09/2012

    Ma. Cazzo. Ma quelle sono melanzaneeeeeeee?????

    • gluci77 17/09/2012

      Sono buonissime, soprattutto nella pasta!

  • Luca 16/09/2012

    Se passate ancora a Milano senza dirmelo…….

  • Silvia Pinturikkia 16/09/2012

    “niente porta sfortuna se non quella parte di te che non crede nelle tue capacità. Solo quella sarà la tua sfortuna” <3
    p.s. Io e le Sperga (con la pelliccetta!) insieme a BErlino.Forever Friends.

  • Katia 16/09/2012

    Tesoro, io adoro questi tuoi post su Torino, perchè in ogni parola che dici di questa città che amiamo entrambe, io mi ci raggomitolo come se fosse una poltrona comoda. Mi sento a casa, nelle tue parole sulla bella sabaudia. E mi fa sorridere il fatto che anche tu, fra queste quattro vie, senta la stessa sensazione.
    E comunque si, io da sempre dico che la coppetta va bene, ma il cono fa cafona.

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