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La pasta e gli altri primi piatti in 600 ricette

Per quindici euro e in offerta si trova pure a meno hai seicento primi piatti. No vabbè ripetiamolo: seicento primi piatti. No devo ripeterlo: SEICENTO.

SEICENTO primi piatti. E non importa francamente nulla se le foto le abbiamo già viste su qualche rivista o enciclopedia in allegato a qualche quotidiano-rivista-qualsiasitipo. Non importa davvero nulla se chi l’ha scritto non ci racconta perché-per-come-quando perché bastacoste food blogger mecompresa (anche se non lo sono), la vita, il cuoco, i premi e cippelippevarie NOI VOGLIAMO LE RICETTE!
(sento un coro da stadio o sbaglio?)

Per dire che io benedico questo volume e lo idolatro manco fosse un enorme broccolo bollito. Un’enorme fava secca. Un’enorme granita al pistacchio. E solo chi mi conosce anche solo un po’ sa che potrei commettere omicidi per un broccolo bollito, per una fava secca e una granita al pistacchio (e ho dimenticato i fichi secchi ma ho già 342 cadaveri nel portabagagli quindi credo che possano bastare questi tre esempi calzanti).

(solo io immagino esempi con calze ridicole quando lo dico?)

Ce ne sono SEICENTO. Ricette senza troppi vaneggiamenti, introduzioni, provenienze e solo il cielo sa cosa. Alla vecchia maniera. Un ricettario benedetto di quelli che mamma Nanda raccoglieva quando pregava il cielo che Turi la sposasse dopo dieci anni di tormento, album dei Camaleonti e completi bianchi alla Travolta bruciati (perché ve l’ho raccontato che mamma era proprietaria di lavanderie e bruciava i completi a mio papà, cliente improbabile perché invaghito dellafigliastiratricedelproprietario? E se non l’ho fatto la domanda è: perché  non l’ho fatto? rimedierò nel caso. Lo giuro).

Insomma SEICENTO primi piatti. Ora sarà che io ho serissimi problemi con la fantasia per quanto concerne lo sviluppo e la creazione di un primo piatto e che non c’è libro che tenga e mi soddisfi ma davvero ho difficoltà a partorire un’idea quando si parla di pasta (forse un po’ meglio sul riso ma non ne sono sicura).

Sono quella che parla di cous cous, quinoa, farro perlato, robaintegrale, robachenessunomangia ma quando si parla di pasta. Mi terrorizzo. Mi impietrisco. Divento pallida (è chiaramente un modo di dire perché più del default non si può umanamente. Ho pure 35 di temperatura corporea. Sono morta, è chiaro) e non ho una che sia una idea per prepararne una versione. E allora quando esce l’enciclopedia di Repubblica con il primo numero sulla pasta mi catapulto. E allora quando ci sono inserti speciali in qualsiasi rivista sulla pasta mi catapulto. E allora quando su Alice, Sale e Pepe, Gambero Rosso e pure Nigella e Jamie Oliver si parla di pasta che faccio? Mi catapulto.

Mi appassiono pure agli inglesi che mi spiegano come fare la pasta aiooioepeperoncino giusto per capire che sono davvero alla pasta (che per me è un po’ per gli altri quando si dice alla frutta).

La pasta è la mia disperazione. Il mio tallone di Achille. E’ come il barbiere per Sansone e l’intelligenza per la Vento. E’ come. E basta. E’ una recensione seria questa.

E rimango poche volte soddisfatta ma soprattutto lo rimane chi riceve il primo di pasta. Perché dopo essere maestra dell’orrendo caffè se c’è una cosa dove eccello, e ne ho blaterato a sufficienza, è proprio la composizione del piatto di pasta. Qui al Gikitchen a voler guardar bene infatti, nonostante ci siano più di cinquanta credo preparazioni, non è che mi sia molto dedicata.

E ogni volta ne sono rimasta scontenta dal punto di vista visivo. Non so spiegarla. Non. Insomma io e la pasta, che non abbiamo nessun tipo di rapporto né mai lo abbiamo avuto, non siamo troppo amiche.

Succede che questo volumetto però si rivela non solo interessante ma addirittura fondamentale.

Mi piace. Mi piace proprio perché è semplice, dicevo prima che cominciassi a vaneggiare su Nanda e Turi che stirano completi bruciati mentre ascoltano i Camaleonti. Mi piace proprio perché c’è scritta la descrizione (ed è molto precisa), l’elenco degli ingredienti, la difficoltà e la cottura. E’ schematica. Non perde un passaggio e te lo imbocca con un cucchiaino manco fossi un bimbo all’asilo pronto a ricevere l’orrenda pappetta di mela grattugiata (LA ODIO SUOR CELESTE BASTAAAAAAAAAAAAA!).
(traumi infantili, pardon)

C’è anche il riso in questo librotto edito da Electa Mondadori nel 2004. Ci sono fusilli lunghi ai porri (e finalmente questi porri non li metto solo nell’insalata polacca e nell’insalata!), bavette con le telline (che tanto piacciono a Nanda), fusilli al Bagoss, tagliatelle con le castagne (gnam!), tagliolini con pomodori mandorle e basilico, pasta fresca con salsa di noci e cioccolato, tagliatelle alle nocciole, maltagliati al mascarpone, fusilli alla vesuviana, gratin di maccheroni con prosciutto e funghi, gnocchi di semolino con pancetta e gorgonzola, pappardelle con sugo di fagiano, orecchiette con i broccoli, pasticcio trevigiano, pappardelle alla palermitana e SEICENTO. Seicento modi di fare la pasta (e anche una parte dedicata ai diversi risi e brodini. Per capirci il primo piatto canonico).

E in questo inferno meraviglioso di pasta “comune” che riepiloga tutte le paste in giro per l’Italia ci sono idee sfiziose, nuove e interessanti. Emerge che pur essendo una raccolta non viene buttato lì tutto a casaccio ma si cerca di “accontentare un po’ tutti i palati” che non è roba comune e soprattutto non è una scelta semplice. Perché dentro questa summa meravigliosa dove risiedono SEICENTO (oh lo grido sempre. non resisto. E’ più forte di me) non c’è unachesiauna persona che non debba dire “slurp” o “gnam” (sono davvero una professionista della recensione. C’è poco da fare).

Tutti i gusti. Da quelli più tradizionali a quelli coraggiosi che si vogliono spingere verso il cioccolato come salsa per la pasta senza dimenticare le nocciole. Chi non si accontenta dei soliti ingredienti e pretende quindi quel tocco etnico ma rimanendo ancorato alla tradizione della pasta, mammà e Italia. C’è pure la pasta ai fasoi. No dico. Quando c’è la pasta ai fasoi e le minestrine ma poi in mezzo ti trovi il Mulligatawny e il Nasi goreng non puoi che urlare: MERAVIGLIOSO!

Seicento primi e un volumetto assolutamente IMMANCABILE. Che diventerà compagno di viaggi culinari infiniti. Darà spunti innumerevoli. E’ il classico volumetto (oltre che comodissimo e anche plastificato che chi pasticcia come me in cucina sa che è un valore aggiunto. Non si rischia di far troppi danni quando le mani sono anche un po’ oliose e le salsette schizzano a destra e a manca) e a un prezzo che francamente per la raccolta è davvero bassissimo.

A quindici euro di solito si trova davvero poco. E qui si parla di SEICENTO primi. Trauma personale a parte di una che non riesce a partorire un’idea che sia una quando si parla di primi, SEICENTO (ok l’ultima volta giuro) sono davvero una proposta infinita, variegata e soprattutto elencata e organizzata in modo maniacalmente intrigante.

Non pollice in alto ma salto sulla sedia e grido “evvvivvvvvvvvvvvvvvvvva”.

SEICENTO.

(elloso avevo detto che era l’ultima volta ma non ho resistito)

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

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