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Tre righe. Una storia.


Mangiò la zuppetta che aveva preparato con della crema di riso aromatizzata al tartufo e dei tocchetti di polenta, in un sol colpo.

Si girò perché un rumore della porta rimbombò. Tufffff.

“Sei tu?”

Nessuna risposta, mentre posava la ciotolina nel lavandino e il cucchiaio sporco di crema di riso dentro la lavastoviglie. Tuffffffffffff.

“Sei tu?”

Voleva fare la domanda “c’è qualcuno?” come in quei ridicoli film horror che vedeva da bambina insieme a Manuela, la sua migliore amica. Poi si ricordò che ridevano sempre a quel c’è qualcuno perché certamente il mostro assassino maniaco avrebbe avuto difficoltà a presentarsi.

 E mentre rideva pensando allo psicolabile che gridava “sì sono io ! Piacere sono un pazzo che ora ti squarta lo stomaco e arrostisce le tue budella con contorno di rene fritto! Arrivo!”, si voltò e il tovagliolo arancione cadde per terra.
Davanti a lei un uomo con il volto insanguinato e un cappello da cuoco teneva in mano un menù.

Ad alta voce disse “Budella arrostite con contorno di rene fritto, oggi. Devo cucinare questo”.

Prese il tovagliolo arancione da terra, lo fissò e disse “Bon appetit”. Aveva sempre immaginato di dover essere diversa. Anche, e soprattutto, con la morte.

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

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