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Tre righe e una Storia (5)

Nelle mie orecchie sensibili un sibilo e una fastidiosa vibrazione interrompevano la mia lettura. Ero assorto tra parole struggenti e malinconiche che uscivano da pezzi di carta stropicciati. Era stata trattata male quella vita contenuta tra le pagine di un libro abbandonato nella cantina di Luci.

C’era andato un giorno per portare un po’ di caramelle al suo piccolo Frugoletto. Quella mattina c’era anche Titti che aveva sfornato per lei una buonissima ciambella che odorava di arancia, ricetta segreta della nostra comune amica  Hariel.

Luci doveva traslocare e smaltirne un po’ il contenuto e per questo motivo ognuno di noi portò via un oggetto che odorava di ricordo. Scelsi senza remore anche una tazza sbeccata che mi ricordava il liceo, quando ci preparavamo per il compito di matematica e bevevamo insulso tè del supermercato alternandolo a troppo caffè e bibite energetiche. Poi c’era questa vita di carta abbandonata per terra vicino a una piccola canoa distrutta. L’afferrai come attirato da qualcosa e mi girai la copertina tra le mani.

Non so neanche che libro sia, disse Luci ridendo ancora nel ricordo di quei pomeriggi passati tra calcolatrici e derivate.

Posso prenderlo? Sul treno non ho nulla da leggere.

Certo. L’abbraccio e un’altra fetta di ciambella buonissima tagliata da Titti e via verso il binario.

Non c’era nessuno. La nebbia scendeva e una vecchia avvolta in un montgomery  sporco di fango tirava tanti sacchetti di plastica. Rideva ma non mi domandai il perché.

Il sibilo diventò più fastidioso e la vibrazione più violenta. Il treno rumoreggiava e la luce arrivava sempre diversa a infastidire le pupille. Tirai giù la tenda. Entrò una suora.

Si sedette avanti a me ma non mi salutò. A capo chino toccava il rosario e mugugnava preghiere che non riuscivo a distinguere che si aggiungevano ai fastidiosi sibilo e vibrazione.

Biglietto, disse il controllore. Saccheggiai la tasca, trovando pure caramelle di cui non ero a conoscenza, e glielo porsi. Alla suora non disse nulla e andò via. Ritornai alla mia lettura sperando che almeno il rosario finisse presto quando venni distratto dal ritorno del controllore.

Non disse nulla. Si sedette accanto alla sua suora e fissando il pavimento cominciò a passarsi tra le mani delle chiavi emettendo quel fastidioso tintinnio che si aggiunse al sibilo, alla vibrazione e alla nenia della suora. Non mi arresi e tentai di continuare a leggere.

C’è posto?

Era un nano con un frac che si affacciò dalla porta mostrando degli enormi dentoni, che stavano sotto dei baffoni folti un po’ all’insù. Nè la suora nè il controllore risposero, occupati a emettere rumori, ed io feci lo stesso ma in silenzio. Chinai il capo. Il Nano si sedette, estrasse due monetine e cominciò a sbatterle l’una contro l’altra fissando il pavimento.

Il tintinnio si aggiunse al sibilo, alla vibrazione, alla nenia della suora e allo sbattere delle chiavi. Esasperato chiusi il libro, li fissai gelido e mi sistemai il cappotto. Salutai per educazione e uscii.

Entrai in un altro scompartimento. Rimasi colpito dal fatto che ci fosse un controllore vestito da suora, un nano vestito da controllore e una suora vestita da nano. Nell’altro un controllore vestito da nano, una suora vestita da controllore e un nano vestito da me.

Sudato con il sibilo e la vibrazione all’orecchio che non mi abbandonava percorsi velocemente tutto lo scompartimento. C’erano sempre loro tre. Non si voltavano mai ma guardavano il pavimento. Le monete sbattevano più forti.  Le chiavi, talvolta giganti, mi assordavano mentre la nenia delle preghiere veniva urlata e a me non rimase che chiudermi in bagno in cerca di una ragione. Di una soluzione.

Entrai nel claustrofobico metro quadrato in movimento e mi bagnai  i polsi. Una brusca frenata mi fece sbattere il naso sullo specchio che non si ruppe a differenza del mio setto nasale. Il sangue usciva a fiotti mentre per istinto mi sedetti sopra il cesso, sporco e umido. La carta igienica arrotolata per terra cominciò a tingersi di rosso quando bussarono alla porta con l’intento di sfondarla.

Non trovai il coraggio di urlare. Il mio respiro affannato aumentava quanto lo scorrere del sangue. Le mie orecchie impazzivano e scoppiavano udendo chiavi, monete e nenie urlate oltre la porta. Erano lì.

Il finestrino era troppo piccolo per cercare un altro tipo di morte. La porta sarebbe stata sfondata a breve. A me non rimase che aprirla.

Per trovarmi davanti a me un’enorme moneta gigante vestita da suora che teneva per mano un controllore nano con delle chiavi in mano che rideva gridando nenie.

Era il trasformismo della morte e io ero stanco. Avevo già visto abbastanza.

Se ti fa piacere leggere altre tre righe…e una storia:

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

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16 COMMENTS
  • Wish aka Max 23/10/2012

    Uella

  • Wish aka Max 23/10/2012

    E di nuovo. Di nuovo sono i cammei che mi colpiscono. Perchè mi ricordano veramente SK e il suo stile.
    La vecchia. La vecchia che ride in stazione. Preludio di qualcosa di strano. E’ uno stratagemma che si ritrova in moltissimi racconti del Maestro. E mi piace perché mi iniziano a pizzicare le orecchie, perché per l’appunto è un preludio, è un modo per prendere il constant reader per mano e dirgli “ehi, tu! fai attenzione, perché stiamo per varcare una porta…”

    • tittisissa 23/10/2012

      L’ho pensato anche io subito leggendo. E mi è tornata la voglia di prendere in mano un Suo libro, di quelli più vecchi, possibilmente. 🙂

  • Monica 23/10/2012

    WoW che storia!!!

  • Wish aka Max 23/10/2012

    Ah, cì, me so’ scordato de ditte ‘na cosa, è da ‘n par de giorni che to ‘o volevo dì.
    Pubblicali due-tre post, si te va! 😆 😆 😆

    (I am a bad person. No, I’m not a bad person. I’m a terrific person. But every once in a while I can be a real cunt! cit. Kill Bill :lol:)

  • L’ho sempre detto che quelli in treno sono viaggi d’inferno u.u

  • tittisissa 23/10/2012

    Io voglio la ricetta della ciambella al profumo d’arancia di Hariel 🙂

  • bestiabionda 23/10/2012

    l’apice è stato usare la parola cesso.
    mi inchino. davvero.

  • pani 23/10/2012

    “quei pomeriggi passati tra calcolatrici e derivate”. Che immagine.

  • pani 23/10/2012

    e il nano con il frac! Uh!

  • tre righe e una storia stanno diventando un must.
    descrizioni a kaleidoscopio. ci cadevo dentro.
    sono in ritardo.

  • Bibi 23/10/2012

    per un attimo ho avuto davvero paura, poi meno male è andato tutto bene. o no? 😉

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