Home / Dolce  / Coppa giapponese vaniglia more e gelsi

Coppa giapponese vaniglia more e gelsi

Amo moltissimo questa tazza che proviene dal Giappone. Il cucchiaino è dono invece della mia bellissima mamma e arriva direttamente dal Madagascar. Diversi anni fa mamma mi portò da quel viaggio, oltre che ricordi indelebili e visioni di tartarughe giganti, un corredo di inenarrabile bellezza. Tovaglioli, tovaglie ricamate, cucchiai e piattini di legno: artigianato locale, unico mezzo di sostentamento per famiglie certamente non fortunate e catapultate in un’era ben diversa dalla nostra.

In quei cucchiaini, come nei diversi oggetti provenienti dai mondi dove io non sono stata con i miei genitori per paure mie e non certamente perché non mi volessero accanto (soloilcielosaquanto), sento il brivido del passato che si mescola al presente e al futuro. 

Non sono affezionata alle cose materiali, nonostante la mia vita apparentemente sembri votata a quelle. Chi ha la sfortuna di conoscermi anche solo un po’ sa quanto io snobbi tutto quello che sia possedere e avere. Una parte di me si diverte ad accumulare inutilità giusto per snobbarle in un ragionamento che ho capito essere stupidamente contorto con l’inattesa maturità che ha bussato improvvisamente alla porta. Da un po’. E’ un dolcetto ridicolo che non ha bisogno di spiegazioni. Queste more e gelsi si possono accompagnare ad una crema semplicissima vanigliata ma anche a un semplicissimo yogurt aromatizzato con qualche baccello di vaniglia o stecca di cannella sino ad arrivare addirittura a dei veri e propri mix di spezie. Pranzo spesso così. Anzi a dire la verità ultimamente pranzo solo così. E’ surreale avere a che fare costantemente con il cibo, che per ironia della sorte è diventato parte integrante del mio lavoro, e non potercisi relazionare con lucidità. Preparo delle pappette di yogurt di soia dove talvolta frantumo all bran. Mentre altre volte come quelle pappe inquietanti che si propinano agli infanti infilo dentro roba a caso. Mancano solo i pavesini, come fossero plasmon, insomma. Gli zuccheri della frutta in assenza del gelato (ricordo lontano e offuscato) riescono a darmi la carica per il buonumore o qualcosa che ci somiglia, diciamo. La cremosità della soia mi riempie d’assenza per il mio compianto vipiteno magro 01 che rischiava ahimè di farmi finire in ospedale. E quindi faccio spallucce e mi accontento senza stare lì tanto a lamentarmi perché come diceva quella santa donna della Nonna Grazia “fossero questi i problemi!” (non è vero diceva: fussiru chisti i pobbblemi, facendo uno strepitoso abuso di b come piace a me).Mostro quindi uno dei miei pranzetti rassicurando chi ama preoccuparsi inutilmente dicendo che no. Le quantità sono centuplicate. Mi spiace sempre quando il messaggio è volutamente alterato e deformato, quindi specifico espressamente.

Io però oggi una ricettina cremosa vorrei lasciarla comunque. E’ una crema vanigliata che piace molto al Nippotorinese ed è questa:

300 grammi di gelsi, more ma anche mirtilli (o fragoline o qualsiasi frutto di bosco), 2 cucchiai di zucchero di canna, 11 cucchiaio di sakè, 4 uova, 4 tuorli, 500 ml di panna, 1 pizzico di vaniglia estratta dal baccello freschissimo, 100 grammi di zucchero.

Mescola la frutta che hai scelto con il sakè, lo zucchero e pochissimo succo di limone e lascia macerare un po’.

Sbatti leggermente le uova e i tuorli e poi incorpora la panna, lo zucchero e la vaniglia. Mescola per bene ma non devi sbattere troppo. Dolcemente con un ritmo regolare senza affaticarti. Non devi fare entrare l’aria. Quando hai ottenuto una crema ben omogenea riempi delle coppette (quelle da tè giapponesi sarebbero il massimo perché la crema dovrà cuocere a vapore, ma anche delle tazze di ceramica andranno bene. Perché no le cocotte? quel genere lì insomma) e lascia riposare per almeno 15 minuti. Se possiedi i cestelli di bambù, quelli che usano nella cucina giapponese, posa le coppette lì dentro e cuoci con il vapore di un wok o una pentola a bagnomaria. Se non possiedi il cestello di bambù non preoccuparti e procedi con un bagnomaria classico, stando ben attento a non far schizzare l’acqua perché il fuoco deve essere davvero al minimo. Dolcissimo. Magari si può anche pensare di spegnerlo proprio sul finale. Devi far cuocere al massimo 20 minuti finchè la crema sarà completamente addensata e poi servire con il frutto che a contatto con il calore creerà delle piccole e deliziose sfumature aprendo varchi di fantasia tra la crema e la frutta.

E’ davvero una crema eccezionale questa. Può essere aromatizzata come si preferisce e servita al posto della frutta con una colata di cioccolato fondente. Dire straslurp è davvero riduttivo.

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

Review overview
9 COMMENTS
  • Etereamente 02/11/2012

    Bello. Bello tutto. la coppetta, il cucchiaino, il tuo pranzo molto simile al mio (solo che non essendo intollerante, il mio yogurt sarà un fage 0%..epperò quello di soia mi piace eh!), la ricetta delicata col sake, le more…Tutto. E anche il racconto sulle inutilità in cui mi ritrovo molto. Prendo appunti….Primaaaaaaaaaaaaaa <3

  • questo post è davvero delicato. se lo leggo troppo forte si rompe.
    ah, sono ancora convinta che sia mattina. viemme a dà quattro pizze così mi sveglio.

  • bestiabionda 02/11/2012

    Che bella tazza *___* ma anche crema e cucchiaino.
    Einsommasì. Mi è venuta voglia di yogurt. Ecco. E anche di abbracciarti un poco

  • gluci77 02/11/2012

    Anch’io non mi affeziono troppo alle cose materiali, ma ci sono degli oggetti dai quali non mi separerei mai per nulla al mondo, oggetti che hanno acquisito un valore inestimabile perchè legati a persone che amo e a momenti che ho vissuto… Detto questo, torno ai miei starnuti e ai miei fazzolettini, quando avrò recuperato il senso del gusto proverò questa cremina! Bacetti

  • Bibi 02/11/2012

    Io invece alle cose mi ci attacco, mi affeziono e vado in crisi se le perdo, perché anche se so benissimo che i ricordi e gli affetti sono dentro me e non negli oggetti, in un cucchiaino ricevuto per regalo c’è molto più di quello che si vede.

  • ђคгเєl 02/11/2012

    Se tu non avessi scritto che quel cucchiaino non era della tazza io non l’avrei mai capito…complimenti alla mamma quindi che ha fatto questa bella scelta!!!! 🙂
    il sakè..uhm non ce l’ho..uff devo fare rifornimento di cose etniche mi sa!!!!
    Tesò baci immensi per te…se mi leggi… su fb mi hanno bloccato per un pò l’account 🙁 posso solo mettere i mi piace ma sono..muta! uffff! vabbè…ti scrivo qui… e ti sbaciucchio qui…e ti stritolo qui..ok, ok ho capito..sto parlando assai 😛

  • pani 02/11/2012

    in ogni caso, io quella tazza e quel cucchiaino te li ruberei. Poi lo so, ti mancherebbero

  • Wish aka Max 03/11/2012

    A cì, ciai raggione, ‘a crema è bbona, come dorce però, prima ce metterebbe ‘na porzione de coda a’a vaccinara, e prima ancona ‘na matriciana tipo quella der Calabbrese (che pòi – ner senzo de potere – chiede a kuroko si vale ‘a pena). E magari come antipastino ‘na fetta de pane coll’ojo pieno de peperoncino, sempre der Calabbrese…

    A cì, mo’ che torno te manno un libbro pe’ er corso advanced, così te fai puro du’ risate ogni tanto.

  • Manub81 03/11/2012

    Uh i gelsi! *_* Impossibile dimenticare le deliziose granite siciliane ai gelsi che ho mangiato quest’estate. Ovviamente servite con la brioche con il tuppo! Che bontà!!! Sento la loro mancanza! è_é

Rispondi

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi