Nanda e il ferro a vapore

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Grazia Giulia Guardo, ma iaia è più semplice, è nata il 12 12 alle 12. Il suo nome e cognome è formato da 12 lettere ed è la dodicesima nipote. Per quanto incredibile possa sembrare è proprio così. Sicula -di Catania- vive guardando l’Etna fumante e le onde del mare. Per passione disegna, scrive, fotografa, cucina e crea mondi sorseggiando il tè. Per lavoro invece fa l’imprenditrice. Digitale? No. Vende luce, costruisce e distrugge. Ha scritto un libro per Mondadori, articoli per riviste e testate e delira pure su Runlovers, la comunità di Running più famosa d’Italia; perché quando riesce nel tempo libero ama fare pure 12 chilometri. Ha una sua rivista di Cucina, Mag-azine, che è diventato un free press online. È mamma di Koi e Kiki, un labrador color sole e uno color buio, mangia veg da vent’anni, appassionata di cinema orientale e horror trascorre la sua giornata rincorrendo il tempo e moltiplicandolo.

Avevo un letto blu come il mare, una poltrona arancione come la zucca e queste bacchette, dei peluche di Mordillo appesi a lenze che calavano dal soffitto. Avevo quadri con ritagli di Vogue e un acquario gigante disegnato con l’acrilico e le mie dita. Uno stereo con casse e un Petrof dove ticchettavo. Avevo una mano stanca di fare solfeggi con sette chiavi e tanta voglia solo di disegnare. Avevo. Avevo. Avevo.

Avevo, ho avuto e ho sempre troppo. E in questo troppo c’è la presenza di una mamma importante. Tutte lo sono, certo, ma è la personalità, l’essenza e l’anima ad esserlo. E’ stata una bimba cocciuta; di quelle che spaccano le chitarre in testa e spiaccicano spaghetti nei capelli ai fratelli. Perché? Il primo reo di cantare dopo l’ennesimo litigio con il suo fidanzato Turi. Il secondo reo di aver chiesto per capriccio la pasta in bianco rifiutando quella con la salsa, per poi rifiutare anche quella davanti alla comune madre esasperata. Ha tagliato l’orecchio a sua sorella per sbaglio quando aveva la mania di diventare parrucchiera a otto anni e ha punito il fratellino facendogli orologi sui polsi con i denti quando questo genialmente aveva pensato di bucare i muri per fare piccolimicrogarage per le macchinine.

Ha stirato sognando che un tipo alla Travolta in completo bianco passasse e la facesse sognare e ha trovato un elettricista con tanto di cinquecento che dipingeva i cerchioni di colori diversi quando litigavano. Aveva il completo bianco e glielo ha pure bruciato in preda all’emozione nella lavanderia dove è cresciuta con la sua migliore amica. Ha preteso di essere sposata in chiesa dopo aver pianto dieci anni davanti al disco dei Camaleonti e sognava una gonna di pelle che non è mai arrivata.

Un diciotto dicembre del 76 c’è riuscita ed anche se sognava il cappello ha poi optato per qualcosa di più semplice e un cinturone con tanto di fiore. Per poi piangere i successivi tre mesi perché non era incinta. Perché è sempre nata con un unico vero grande sogno: essere madre.

E lo è diventata un anno dopo. A un anno esatto. Il dodici dodici alle dodici. Partorendo la sua esatta fotocopia in segno di cocciutaggine e il prodotto di un amore. L’unico della sua vita.

E’ il compleanno di Nanda oggi ed io non ho il tempo di ticchettare neanche una parte dei miei pensieri. Come non lo ho per organizzarle una festa come si deve. E come ancora purtroppo non lo ho per dedicarle qualcosa di grande come meriterebbe, anche se non sarebbe mai abbastanza.

Ci siamo ritrovate da poco io e la mia mamma. Ha atteso, come tutte le sante donne che sopportano la prole, che la sua figlioletta fosse meno cretina e semplicemente “più grande”, che non implica mai il connubio con “più matura”.

Non sosterrò di aver avuto un’adolescenza difficile, perché chi non ce l’ha? Sosterrò con forza e veemenza invece di aver avuto accanto una mamma che, totalmente impreparata come tutti del resto, ha dovuto fronteggiare malattie quale l’obesità e la bulimia e la difficoltà di un carattere molto particolare.

C’è un luogo dove io e mia mamma siamo. Senza tempo e spazio. E si chiama Oviesse. La taglia 62 era solo lì. Ed anche se la chiamavano 52 comfort era pur sempre una 62. E talvolta non bastava.

Ed è lì che siamo. Tra scaffali con quelli che sembrano essere più copripiumoni matrimoniali che magliette. Tra quelle che sembrano più tende da circo che mutande. Siamo lì.

Lei allarga con le mani e dice “questa cede tanto amore. Poi passiamo il ferro a vapore” mentre mi guardo le scarpe, sto china piegata e l’idea di morire nel camerino è l’ipotesi più felice.

Mi ripetevo quanto fosse incredibile la vita. Suo padre aveva delle lavanderie. Stirando e bruciando un completo aveva conosciuto il suo amore. Allargando con il vapore aveva coperto e salvato sua figlia.

Nanda con il ferro magico. E’ una favola che scriverò e racconterò a tutti i bambini del mondo. E’ una promessa.

I camerini dell’Oviesse, nonostante dovessero accogliere anche persone che dovevano in qualche modo indossare quella taglia 62 in catalogo, erano troppo piccoli. E sento il suono della sua voce rassicurante quando ancora cercavo di renderla felice provandomi i tendoni.

Tutto bene amore?

Non è mai andato bene. Non è mai andato largo. Sempre tutto stretto.

Ma mai la sua pazienza è stata stretta. Non si è persa mai d’animo. Se il ferro a vapore non riusciva ad allargare gli indumenti,mamma si parava davanti a me e cominciava a tirare. “Vai nel verso opposto. Tiraaaa. Tiraaaaa”. Come in un tiro alla fune io indietreggiavo mentre lei con le mani avvinghiate al tessuto tirava dalla parte opposta.

Nonostante fossi disperata, scoppiavo sempre a ridere e dicevo “oh mamma non mi mollare che cado per terra”.

E non sono mai caduta. Perché mamma mi ha tenuto con forza. Coraggio. Passione. Senza mai perdersi d’animo. Cocciuta.

Una bimba cocciuta.

Sono le ore all’Oviesse che mi ricordano la forza di mia mamma e nei pochi attimi di lucidità e di amor proprio che ho, mi ricordano cosa e chi ho nel mio patrimonio genetico. Perché per quanto mi possa detestare fortemente e non essere mai d’accordo con me stessa, sono la sintesi di due anime geniali, capaci, cocciute e davvero molto speciali.

Mamma aveva un sogno per me. E no. Non era quello di dimagrire perché una mamma, una mamma come la mia, non è così comune. Quello era necessario per me, la mia salute e la mia vita.

Ho sempre vissuto per realizzarlo e non c’è stato un giorno che io guardandola non mi sia ripromessa di essere esattamente come lei voleva che fossi.

Felice. Anche.

Realizzata. Soprattutto.

Me stessa. Vedendo sin da piccola quale fosse il mio destino.

Non c’è un minuto in cui io non lotti. Esattamente come non ve ne è uno dove io creda di avercela fatta. Poco importa se la favola dell’è bello farlo per se stessi sia molto in voga. Non potrò mai amarmi come amo mia mamma. Non aspiro neanche a farlo. E quindi è solo ed esclusivamente per lei.

Che tu mi abbia buttato i pesci nel gabinetto però lo ometto. Giusto perché mi sento in colpa di non averti potuto fare una torta di dodici piani.

Ma di otto sì.

Ti amo Mamma.

Auguri con 30 grammi di Noodles, zucca al vapore, datterini, senza olio e sesamo. Ma come ci siamo ridotte?

(oh l’Oviesse un po’ mi manca. Ci andavo sempre dopo due chili di bombe fritte alla nutella. Vado a comprare un nuovo ferro a vapore?)

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33 COMMENTS

  1. orologi sui polsi con i denti . Uhm…fantastico.
    Nanda è un bellissimo nome, ondoso. E pure il suo palindromo è bello.
    Per cui…mille auguri a mamma Nanda.

  2. Buon compleanno a mamma Nanda!!!!
    E tantissima felicità a tutt’e due voi. Si 🙂
    Che bella questa stoia, mi è scappata la lacrimuccia….
    Io che tante volte avrei voluto la mamma più presente nella mia problematica esistenza, vi abbraccio fortissimo. Siete meravigliose e meritate tutta la felicità che sono certa arrivi piano piano.

  3. Io che sono mamma e sono figlia… Non ho parole se non per dire che sono commossa e vi sono vicina! Un abbraccio forte ad entrambe e un BUON COMPLEANNO alla cara Nanda!!!! Una strettona speciale da Frugolino…

  4. Dolce e commovente, l’amore che vi lega taspare da queste righe.
    Hai ragione, solo quando sei adulta capisci tutto e sai quanto forte sia questo legame.
    Auguri alla mamma, che con amore ha tirato su una figlia davvero in gamba!
    Baci! ღ❤
    Titty

  5. Anche io ho amato la mia mamma più di me stessa… sognavo da piccola di partire con lei per il suo ultimo viaggio! <3

  6. Auguri Nanda, e grazie.

    E poi mi dici come hai fatto a resistere e non strozzarla mille e più volte. Poi lo chiederò anche a mia mamma.

    Perché io non so se ce la faccio a resistere.

  7. Arrivo tardi Gy, come sempre negli ultimi tempi del resto,ma arrivo. (Avrei così tante cose da raccontarti che forse è meglio che mi faccio un file e me le segno!) …
    Arrivo, e seduta davanti al pc ti leggo, con gli occhi lucidi.
    Mi emoziona sempre leggere i tuoi post, sono sempre emozioni belle…ma poi ci sono quelle belle che mi fanno venire il magone. Adoro come pardli di certi affetti, di certe emozioni. Adoro anche come parli di certi dolori, che ora sono ricordi. Nanda è una donna fortunata, come i pochi cari di cui sei circondata. E allora auguri a questa grande donna…con una cosa magica, che non è il ferro, ma il suo grande cuore.

  8. io leggo poco e commento ancora meno. ma mi hanno segnalato che qui c’era qualcosa di bello e questa volta, mi hai colpito davvero (sì, fu bestiabionda, diamogliene pure uno stracappero di merito via..).
    mi piace perchè quel che hai scritto è dolce, commovente e ironico. dissacrante, con i pesci nel water. forte, come la tua mamma con il super ferro da stiro, come te, che lotti tutti i minuti e tutti i secondi per lei e non sei stanca di farlo.
    siete due donne belle.
    complimenti, e tanti auguri a lei, con o senza torta 😉

  9. Nandaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!! 😯
    Auguriiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!!!! Ma millemilamilioni di auguri!!!!!
    E questa figlia sciagurata… basta con la comprensione, basta con “amore di mamma”… LASCIALA TRA LE GRINFIE DEL NIPPO!!!!!!!!!!!!
    Io molto probabilmente verrò a Catania a gennaio. Sarei onorato se potessi preparare un’amatriciana per te Turi e il Nippo (la cuoca matta neanche la conto, per lei prepariamo una verdurina a scelta ;)). Non è un vero regalo di compleanno, ma è la cosa più vicina che mi viene in mente. 🙂 Un abbraccio stretto..

  10. La cosa più bella è la complicità che c’è tra due persone quando ci si ama. E non importa che che queste persone siano fidanzate, o sposate, o come in questo caso, madre e figlia: c’è questa meravigliosa complicità che fa dire “poi passiamo il ferro a vapore”. Mano nella mano, un passo alla volta, insieme.
    Tanti auguri Nanda, anche se non ci conosciamo di persona, e un abbraccio grande e sincero. E un abbraccio grande a Giulia, che ci ha fatto conoscere una persona speciale come sua madre.
    paola

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