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Chef per un Giorno

Nel periodo di Halloween non ho pubblicato nulla della Rubrichettaettaetta La Libreria di Iaia perché oberata dai mostri-scheletri e fesserie ( quello sempre) ma si riparte con tantissimesopppppressssse (del tipo che dalla prossima pseudo-recensione-chiacchiericcio regalerò il volume esaminato in questione a mie spese con pioggia di cuori-baci e abbracci. Giusto per dirne una).

E cominciamo.

Tutti. Non me ne perdo uno. Ed è quindi inutile chiedermi se vedo tale programma piuttosto che un altro. Lo vedo. Più o meno assiduamente. Con più o meno entusiasmo. Ma lo vedo.

E non ne vedo mai solo una puntata perché giudicare un prodotto, tanto quanto una persona, da una sensazione (a prescindere dal fatto che per chi possiede un “sesto senso” spiccato si possa rivelare poi profetica) ho imparato con il tempo che oltre a precludere conoscenze e nozioni può davvero portare a qualcosa da annoverare alla voce “cantonata pazzesca”.

E’ il caso di Chef per un giorno. Non mi piaceva molto. Sicuramente dovuto al fatto che annieannieannifa le prime puntate che mi si erano parate davanti avevano come protagonisti personaggi che non allettavano tanto la mia fantasia. Solo che l’irrefrenabile simpatia provata nei confronti di Fiammetta Fadda ha fatto il resto. Ho dato credito quindi a tutto il format solo per sentire cosa quella signora elegantissima dai capelli perfetti e dalle movenze regali avesse da dire sullo spezzatino di un comico o sul primo piatto di una soubrette. Il fatto che poi sia comparso Alessandro Borghese, nelle edizioni più recenti, non ha potuto che confermarlo come prodotto a me caro.

Di Chef per un giorno vi è anche un grazioso librettino. Quello che ho tra le mani oggi per la rubrichetta La Libreria di Iaia ha come protagonisti: Lella Costa, Carlo Lucarelli, Natasha Stefanenko, Nicole Grimaudo, Patrizio Roversi, Enrico Silvestrin, Amanda Sandrelli, Fiona May, Lucia Rizzi, Morgan, Max Tortora e Marina Massironi. Incredibile come io abbia visto tutte le puntate; anche se a ben guardare quelle che mi hanno colpito di più sono solo alcune e nella fattispecie quella di Natasha Stefanenko e Fiona May. Per carità ricordo perfettamente  anche quella di Lucia Rizzi (al secolo conosciuta come Tata Lucia) e Max Tortora ma sono le prime due ad avermi colpito maggiormente. Dimenticare gli occhioni azzurri strepitosamente glaciali ma non freddi della Stefanenko è difficile assai quanto lo è dimenticare le sue uova funghetto (ebbene sì mi aveva proprio letteralmente conquistato) e Fiona May con la sua sogliola alla banana.

Confesso che dopo aver letto nella prima di copertina che c’erano pure le ricette di Fiona May l’ho afferrato e infilato nel carrello. Ricordavo la sogliola, il giudizio ultra positivo, i complimenti e i cinque cappelli. Sì perché a Chef per un giorno, per chi non lo seguisse, viene data la possibilità a un vip-star-persona nota-comelavogliamochiamare di cucinare per una sala di tot persone. Aiutati da quattro (simpaticissimi) prodi cuochi professionisti che supporteranno a turno per antipasto-primo-secondo-dolce e due camerieri.

Tre giudici (Fiammetta grazie al cielo fissa e altri due a rotazione) senza sapere chi è lo Chef del giorno che ha deciso cosa propinare agli (ignari anche loro) clienti del locale, valuteranno e cercheranno di scoprire chi si cela dietro il grembiule. Pazzesco come Fiammetta dalla cottura del salmone riuscisse a capire se fosse uomo o donna. Assurdo inoltre come non sbagli un colpo. Io dalla cottura del salmone capirei solo FORSE che è un pesce. E manco un salmone, a dirla tutta.

Dopo che i giudici hanno espresso un giudizio da un minimo di un cappello da chef a un massimo di cinque cappelli, tra applausi e pernacchie celate a volte viene fuori lo Chef per un giorno che riceverà abbracci e strette di mano o badilate sulle gengive.

Il libro senza cincischiare tanto non è certamente un volume di cucina che ti colpisce per l’estetica e la raffinatezza delle foto. Questo però non vuole essere minimamente un insulto. Anzi. E’ un libro chiaramente che deriva da qualcosa di altro più grande e non è tanto il prodotto in sé ma “un prodotto derivato” (da un programma televiso per l’appunto). Il prezzo è un po’ altino quindi solo per questo (20 euro) in quanto non ci sono foto ad accompagnare le ricette (neanche qualcuna girata magari durante la puntata che sarebbe stato carino, diciamolo). Simpatica l’idea di rappresentare i vip con un fumetto-caricatura ad inizio del menu proposto all’interno della puntata e la paginetta vuota alla fine per prendere qualche appunto per ogni menu proposto. Un virgolettato accompagna poche considerazioni dello Chef per un giorno e le ricette sono semplici, veloci e odorano qualche volta di inusuale soprattutto quando ad essere protagonista è una persona come la Stefanenko o la May che sapientemente (e pure sorprendentemente) riesce a mixare culture e tirar fuori piatti etnici dal gusto ugualmente italiano in quanto loro patria di adozione.

Mi sarebbe piaciuto notare le stelline prese durante il programma (ricordo che Fiona ne acchiappò cinque senza colpo ferire e francamente le meritava proprio tutte) ma credo che non si siano voluti fare degli “sgarbi” in questa traduzione letteraria. Lella Costa con il suo menu “Li faremo sognare?” propone Gamberi croccanti allo zenzero, Triangolini di salamella e formaggio trentino, Conchiglie alla settembrina, Farfalle alla Isabel, Insalata tiepida di pescatrice, Filetto di maiale al limone e per dolce Tortini di fichi e nocciole e Sfogliatine ai frutti di bosco e salsa di yogurt. Interessante il fatto che vengano proposti anche i vini abbinati e serviti durante la serata. Che non guasta mai.

Lucarelli non poteva esimersi dal fare la cucina dei misteri e proporne quindi la Malizia dei portici, Nostalgia del brigante nascosto, Bassotti della signora Giuliana e Passatelli della settimana rossa, a seguire Stinco di santo con patate carogne e Cardi allo spirito del sicario. Per dessert La pulessh e Bianco fantasma al caffè (come delle sanguisughe i giudici dai titoli acquisiscono chiaramente nozioni per capire e carpire chi si celi dietro i manicaretti). E insomma la Cheesecake al limone della May vale proprio la pena di essere provata tanto quanto la Sogliola con banana (a trovarla la foglia di banana però!). Pure il Dolceamaro di pollo nelle pochettes e il Crumble di susine semplice ma gustoso. Poi vabbè la Lasagna alla genovese e il Risotto agli asparagi non aggiungono nulla all’etnicità spinta del pesce con la frutta ma glielo si perdona.

E’ un libro sicuramente pensato per chi ha amato particolarmente il programma ed in qualche modo ha voglia di ripercorrere gustativamente la visione. Per i “fissati” del food ritrovarsi tra le mani zero foto e ricette tradizionali non troppo elaborate non è proprio una bella idea. Una collocazione ben precisa questo libro ce l’ha però. Basta solo non sbagliare per evitare di incorrere in spiacevoli equivoci.

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Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

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