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Fermatempo di Domeniche e Parole di mesi fa trovate in archivio ( e Russo a Santa Venerina: Granita al Pistacchio eccezionale!)

Trovo Roba in Archivio. Suppongo che ne abbia più lì che in forma pubblica. Il che mi fa supporre che il Mondo sia Salvo.

Serietà finta con cinture di insicurezza.

 

Tristezza del passeggero che alla fine decide no per la granita alla Nocciola.

Piola va via. E non mi porta con lei.

Le nuvole dove gli aerei passano attraverso.

Non conosco le stagioni ma ugualmente cominciamo il cambio.

Appena sveglia ( ma in posizione strategica)

Quasi sveglia.

Fingendo di essere sveglia.

Leggendo gli sms di Bestiabionda che non riesce a trovare il lemon grass a Londra. Stupore per Gnomi biondi.

Poi le lenti dove vedo attraverso vengono catalogate. Quindici obiettivi. Quindici mondi.

Le cene di Iaia . Che offre a Pi.

Verdi verdi ma non fritti alla fermata del treno.

I pachino regalati dall’architetto.

Le zucchine al vapore che idolatriamo come la pastasciuttanellecasenormali.

Approfitto del fatto che vadano di moda le righe e pois essendo le maschere che preferisco di più. Da sempre.

Non è panna cotta ma tofu con salsa di soia.

Si vedono sempre piatti pieni. Meglio vuoti no?

Quando sei sdraiato nel divano soffice della cucina di mamma se giri a destra lo sguardo vedi questo. Se giri un altro po’ vedi papà leggere il giornale. Che ti sorride e ti dice ” ti amo vita mia”.

Ma l’iceberg con la salsa di soia è buona? insomma.

Corridoi di librerie con Nani che sorvegliano.

Etto e i suoi lucidalabbra.

La borsa con disegnata la borsa che uso per i trasporti casalinghi. Dentro ipad, iphone, obiettivi, appunti, nani, pupazzetti, foglietti, pastiglie Leone all’anice della linea Leonsnella, varie ed eventuali.

Notti e Tisane

Pomeriggi e Caffè

Prima di cominciare la seconda serie di American Horror Story che è disturbante ed esagerata.

Questo poi diventa il mio studio.

Verde, giallo e rosso. Il Pomodoro rosa adesso voglio.

A tutti piace la torta nella tazza.

Capelli e naso di fragola con yogurt di soia e ciliegia. Le colazioni di Iaia.

Tuppete mi fa addormentare.

La torta salata alla carota che è poi piaciuta a tutti.

Senza Rilakkuma è inutile. Proprio no.

Quando il minestrone con il basilico non c’ è più.

Il sangue delle barbabietole con il cumino.

Quello che resta del sangue delle barbabietole senza cumino.

Un’anta del mio armadio. Tutto colorato.

Nani che leggono nella notte quando ci sono rumori.

Mani in macchina. Borse giganti con dentro dodici pochette.

Caffè buoni una volta tanto.

Leggo perplessità nei fondi del caffè.

Rughe nelle labbra. Umidità negli occhi. Strabismi conclamati.

Aspetta che inquadro pure te in movimento. No abbassa il finestrino.

Ma questa non l’avevo fatta. O sì?

Guardo film e scatto foto per sbaglio .

Non è una foto per sbaglio.

Autostrade la domenica.

Autostrade la domenica. Tanto glicine.

Sta per arrivare la Bionda a Catania. Comprare la caffettiera per non farla tornare più. Fatto.

70-300 perché l’Etna sbuffa un po’.

Mi fanno male i piedi con le ballerine ma devo metterle. Il perché non lo so .

Poi sul tofu mica è brutto eh.

Conservo il lucidalabbra in una nuvola azzurra.

Il minestrone d’estate freddo altro che inverno caldo.

Si discute con l’architetto con zollette cuoriciose, odore di cannella e cioccolato fondente con un retrogusto amaro di caffè. E tovaglie non stirate.

Uh guarda le rose sul terrazzo. E chi ce le ha messe?

La marca che odio di più. Ma sul pomodoro è buona anche.

I gerani. Detestabili ma possenti e resistenti.

Poi ne parlo di questa meraviglia qua.

Disordine di vento. Movimento. Sorriso. Il triangolo delle paure.

E poi siamo arrivati da Russo a Santa Venerina. Bar, pasticceria storico dal 1880. Il Nippotorinese lo vede sul Golosario e dice che ne vale la pena. Dico che non mi va tanto di mangiare granita per pranzo e che vorrei più tofu e salsa di soia e poi. Ci fermiamo.

Dico sempre di no. A mangiare qui. A mangiare lì. E la pizza non la mangio. E il pesce non lo mangio. E la carne no. E il gelato no. E la granita mi piace solo da. E no grazie la brioche no perché. E assaggi questo no perché c’è il latte. Dico “dai scendiamo”.

E entriamo. L’ambiente è pazzesco. Come accade spesso senza volerlo si crea un clima di scambio. La proprietaria nota il nostro interesse e ci racconta che il mobile che sovrasta l’entrata dove tutto è straripante di bontà e tradizione è stato preso dal nonno da una farmacia nel settecento. Difatti l’impronta era più settecentesca che ottocentesca. L’orologio, i materiali, le finiture e le vetrinette  troppo  piccole per dover contenere bottiglie mentre perfette per dei vasi con erbe o contenitori con pillole.

L’odore è quello che c’era da Nonna Grazia e Zia Mimma quando sfornavano i biscotti. La pasta reale ( martorana) è la più bella mai vista e insolita. C’è anche il kiwi. CI sono le nespole e addirittura le patate. C’è l’anguria ma anche le fave. Sbalorditive le castagne e il mandarino addirittura aperto con il fico. Le olive, i datteri. Tutto. Fatto con estrema cura, raffinatezza e delicatezza. C’è anche l’agnello pasquale di pasta di mandorla che ricorda l’appena trascorsa Pasqua. Tutto incredibilmente pulito. Antico. Stupefacente. Scosta la tenda che va sul laboratorio e si intravede quella che si scopre essere poi la sorella. Ci porge i mustazzoli. Non sapendo scegliere nel dubbio prendiamo tutto. Racconto quel poco che so dei biscotti. Faccio gaffe clamorosa sulla zuccata. Vedo il Nippotorinese assorto nelle spiegazioni delle tradizioni della mia terra. C’è la gallinella fatta con il biscotto “osso dei morti” che sfoggiamo in tutte le pasticcerie a Novembre. Ma queste sono confezionate in maniera perfetta. Ne prendo una giusto per portarla a papà. La signora me ne regala un pacchetto.

Mi innamoro delle scatole di Latta; una marrone e una rosa antico di quella nuance che è difficile trovare. Mi dice che è fallita la ditta di Lecco dove le facevano e che sono le ultime. Le prendo entrambe perché sono belle, comode e voglio conservare tutto questo ben di Dio lì dentro. Voglio tenerla stretta stretta questa esplosione di siculinità.

Prendo la cotognata che piace da impazzire al mio papà e che non tutti sanno deriva da un dolce portoghese. E prendo pure quella con il vino cotto che dentro può avere pistacchi o frutta secca. Non ci sono i biscotti della monaca ad esse che mi ricordano la mia infanzia ma ci sono quelli a treccia che inzuppavo nella granita perché il latte non lo prendevo. E che papà ama mangiare anche prima e dopo pranzo. Sempre. E’ sempre ora dei biscotti al latte e treccia. La signora mi racconta che c’è lo strutto dentro e come se avesse intuito la nostra avidità non si risparmia e racconta le sue creature. Lo fa sorridendo. Spiega al torinese che ne sa più di me e finisce che entrambi spiegano a me. Dolcemente mi invita a provare e triste e malinconica rifiuto.

Ci sediamo per una granita, dall’altra parte dove c’è un bar. Una reminiscenza storica con le panche dell’ottocento e la scelta di un’agghiacciante tocco moderno con parete verda mela fosferescente e stampe giapponesi con panda e ideogrammi. Non capisco mi gira la testa e rifletto ma quando affondo il cucchiaino nella granita al pistacchio dico che è magnifico. Potrebbe pure esserci l’illuminazione moderna a questo punto anche se fortunatamente ci sono dei lampioni credo da esterno con il ferro battuto. Prendo anche un po’ di granita alla mandorla perché è la stessa che acquisto per farla a casa e mi spiega come fare. Che loro la mettono in un litro per 400 grammi ma è buona anche con 200.

Il Nippo prende la brioche e non si accontenta e ingordo fa fuori anche un dolcetto che avevamo intravisto nella parte della tavola calda. Fagottino semplice è il nome. C’è dentro mela e cannella e viene servito dentro un cestino di vimini. Il piattino di alluminio sotto la granita mi ricorda quando ero piccola. Mi ricorda la zia Mimma. Tutto mi ricorda da dove vengo. Anche le sedie circolari con il disegno centrale. Proprio come erano a casa di Zia. Con i chiodi a vista. E la conca che stava al centro.

I mustazzoli con il vino cotto dentro che sono diversi da quelli calabresi. Biscottoni che sembrano i toto’ ma mi viene spiegato che non sono quelli. Sesamo. Tripudi di pistacchio e cannoli. Piccole cassate che sembrano quadri d’autore e glasse che odorano. Ci sono pupi siciliani fatti con la pasta di mandorla. Ci sono pistacchi e mandorle ovunque e nulla togliere alla bontà delle Nocciole piemontesi il nippo pare apprezzarne il sapore. Si urla al miracolo.

Le ‘nzudde che nel messinese e catanese sono leggermente diverse e il pasticciotto con la cannella che credevo fosse solo pugliese e invece mi si apre un mondo. Un tortino “paradiso” confezionato alla vecchia maniera e tanti canditi. Russo ci sorprende per la qualità, la devozione e l’amore. Accenna al passato anche se proprio vicino al mobile ci sono foto meravigliose ottocentesche che ne raccontano parti. Un luogo dove tornare . Che è in salita e ti ricorda le discese. Un frullato di bontà, tradizione e sapienza. La frase della proprietaria.

“non ci siamo arricchiti noi. abbiamo puntato sempre alla qualità”.

Ed è vero perché Russo non lo conoscevo. Sono ancora a tratti quella stupida bimba che viene attratta dalle pubblicità. Dai grandi locali . Dal fumo negli occhi. Fortuna però di avere accanto lui. Che legge il golosario. Mi indirizza in questo percorso di sensi, odori, ricordi e trasforma i mostri in agnellini e momenti bellissimi da ricordare.

Ci diamo la mano e ci sorridiamo guardandoci negli occhi. Ci diciamo arrivederci e così sarà. Il bottino a casa è copioso e in questo momento il Nippo assaggia dicendo uhm.gnam.pazzesco.slurp.

La semplicità, il ricordo e la scoperta. Il contatto ricercato, particolare che lascia il segno. Il silenzio delle strade, la comunione delle idee. E i bagni di folla e mostri improvvisi che durano pochissimo. Ecco le mie domeniche sono questo. E sono molto diverse da quello che sono state.

Sono molto fiera di quello che sono diventate.

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

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20 COMMENTS
  • pani 26/06/2013

    i nani vigilantes…devo pensarci.
    E tutto il bendidio che arriva dopo non mi fa togliere l’eterno amore che provo per le paste di mandorla

  • tittisissa 26/06/2013

    Ma sono la primaaaa??! 🙂

  • bestiabionda 26/06/2013

    sorrisobellissimotu.
    E là mi ci porti? *___*

  • cookinlove83 26/06/2013

    Crampi di fame… Fame compulsiva!

  • bionutrichef 26/06/2013

    che sogno quel posto… ho sognato quando ho passato mezz’oretta al Babington a Piazza di Spagna ma quel posto a Santa Venerina è favoloso…

  • Silvia Pinturikkia 26/06/2013

    meravigliosooooo <3

  • Luci 26/06/2013

    La mia preferita è la foto del disordine del vento…mi piace vederti sorridere. Mi piace sperare che sia sempre così… ti voglio bene! :***

  • (sono tanto tanto tanto annodata.)

    <3 ecco.

  • Chemical 26/06/2013

    che bella la foto in cui indossi la maglia a righe 🙂

  • tittisissa 26/06/2013

    Odioddioddioddio!!!!

  • yliharma 26/06/2013

    che bella che sei quando sorridi <3
    (madonna che fame che m'è venuta 😀 )

  • Bibi 26/06/2013

    ailoviu

  • el 26/06/2013

    vabbe’. che ci resterei una vita intera a leggerti.

  • ђคгเєl 26/06/2013

    Le tortine Gyyyyy… non hai preso le tortine? quelle coi canditi dentro?? sono buonissime! E cavolo..non conoscevi Russo? vabbè tu sei della città 😛 io del paesello .. lo conosco da sempre Russo. Storico…per l’appunto. E le fot dei piatti vuoti sono simpaticissime. E quelle dove sorridi bellissime <3 <3 <3

  • Wish aka Max 26/06/2013

    Mamma mia quanto mi manchi.
    E quelle foto sono proprio belle. Te li meriti tutti i 200k followers su instagram.

  • niCol 27/06/2013

    ma quanto sei il più TUTTO quando sorridi?! <3

  • melodiestonate 28/06/2013

    bellissimo quel post e complimenti a te……ciao Sara

  • apity 28/06/2013

    Il tuo dolcissimo sorriso, Giulia! Bella, bella sempre.
    Da me la libreria la sorveglia un David sproporzionato.
    Dovresti vederlo, poverino.
    Le barbabietole e i pomodori. Io morirò di acidità di stomaco, lo so.
    Ti voglio tanto tanto bene.

  • Stefano 30/06/2013

    Awww… ma quanto adoro quella foto in cui sorridi! <3 Stupenda!! (*_* )

  • lunaspina 04/07/2013

    Nikon 1! 😀 Sono ancora invaghita di lei!

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