Home / In Viaggio  / Con un centinaio di Foto Instagram su Torino deliro su dove andare e non andare (io dovrei andare al Manicomio)

Con un centinaio di Foto Instagram su Torino deliro su dove andare e non andare (io dovrei andare al Manicomio)

Ovviamente avevo dimenticato di pubblicare questo al mio ritorno dal Salone del Libro (ad Agosto 2014 ne scoprirò almeno altri 23 di post)

 

Capitato qui per caso? Se ti interessano solo i deliri su cosa fare e dove andare a Torino salta direttamente alla didascalia sotto la prima foto. Non che lì non deliri, ma.

Non è che mi stupisca moltissimo quando mi dicono “ah sei ritornata in Sicilia?”, perché chi distrattamente mi legge (e fa bene, inciso) non ha mica capito che vivo a Catania. Questo Blog racconta Torino quanto Catania in un’utopico bilanciamento. C’è molta più sicilianità di quanto apparentemente sembri. Non ricordo esattamente dove mi è stato ancora una volta “rimproverato” di non “osannare” la mia terra alla stessa stregua della capitale sabauda.

(doveroso inciso: non osanno per sport. Ma per verità e oggettività per quanto sia possibile. Essere Catanese non significa dire “Catania è bellissima” – “Come Catania non c’è niente al mondo” – “A Catania c’è tutto Sole-Mare-Cannoli e Montagna”

 Catania potenzialmente potrebbe essere bellissima. Ma è trascurata, sporca e disorganizzata. Abitata in altissima percentuale da gente presuntuosa che non è capace di essere oggettiva e che preferisce trincerarsi dietro luoghi comuni e convinzioni invece di cambiare. Basta solo un minimo di obiettività, raziocinio, occhio e neuroni nella stragrande maggioranza dei casi) 

Ed ecco appunto che si ritorna a quel “distrattamente”. A giudicare un libro dalla copertina si pecca sempre di presunzione. E’ certamente vero che Torino qui è in ogni luogo, parola, immagine, illustrazione e pensiero ma occorrerebbe guardare a fondo.

Giusto perché mi piace moltissimo smentire e prendermi gioco di chi è distratto (anche se preferisco prendermi gioco di chi parla a vanvera. E’ una razza che mi diverte e rende le giornate migliori), confesso inoltre che un’ondata sicula trinacriosa è in arrivo. Ed era stata sì anche annunciata.

Tanta Trinacrietà che sono sicura si vorrà tornare indietro. Ho aspettato appositamente la bella stagione, che nonostante tutto tarda ad arrivare pure qui, per riprendere il mio progetto “In Sicilia sono”. Semmai  i miei strampalati appunti e considerazioni potessero mai essere utili lo saranno certamente di più in questo trimestre e non a Dicembre.

Giusto per rinfoltire luoghi: isole minori. Sì perché non ho dato moltissimo lustro e attenzione alle isole minori. Che amo. E conosco sin da quando sono bambina.

Ma anticipazioni che non importano a nessuno a parte, direi di continuare questo Tour – in – Turin anch’esso in evoluzione in vista poi della mia trasferta estiva in territorio sabaudo. Di Torino, tanto quanto della Sicilia tutta perché non appartengo solo alla mia città come ho più volte avuto modo di ribadire, è impregnato l’intero contenitore che hai davanti. Se dovessi però sintetizzare al massimo sicuramente segnalerei questi due post:

Mi è capitato lo scorso anno di sentirmi ringraziare (con mio enorme stupore ma soprattutto gioia nel poter essere minimamente utile) per le “Mini Guide Psicolabili” che ho redatto. Anche per quanto concerne Barcellona. Marsiglia. Palma di Maiorca. Palermo, stessa.

Ecco perché alla meno peggio mi ritrovo oggi a raggruppare qualche fermatempo di questo soggiorno lavorativo (il primo) a Torino per approfittarne e “chiacchierare” (farneticando come sempre) circa e su: luoghi e azioni.  Che andrebbero visitati e no. Fatti ma anche no.

Qui il viaggio attraverso le foto di Instagram di qualche mese fa (sempre con le cose da fare a Torino – Clicca qui)

Ho sempre alloggiato all’ NH Hotel Santo Stefano proprio vicino alle Porte Palatine, dietro il Duomo. Hotel molto bello. Molto curato. Molto spazioso. Molto tutto. Con una sorta di chiostro centrale bla bla bla. Ci sono moltissime foto qui sul blog degli anni passati e trascorsi ma.

 Ma il personale è scortese (In reception. Incomprensibilmente insopportabili e fastidiosi. E non sono così esigente come cliente. Ma un sorriso santo cielo fallo che la vita è già triste ticimettipuretu?). Il primo anno ci sono passata su. Il secondo anno pure. Il terzo anno a malapena ma sbuffavo un po’. Il quarto mi sono detta che piuttosto che avere a che fare con delle mummie avrei dormito in camper o sulla panchina di Palazzo Madama; che risvegliarsi con la Madama davanti non è mica un tormento. Anzi tutt’altro.

Poi ho deciso di andare altrove. Mi è dispiaciuto più che altro per la routine interrotta dal punto di vista topografico ma, come ho avuto occasione di ribadire più volte, al Golden Palace mi sono proprio sentita a casa. Il personale affabile, sorridente, gentile e molto disponibile. A sorpresa poi la topografia diversa si è rivelata illuminante. Ho capito infatti molto più Torino e il Decumano.

Ma non è questo il punto. Il punto è che per tutti gli anni che ho alloggiato all’NH Santo Stefano (lo scorso settembre per via del Libro e primo incontro in Mondadori un mese filato. E anche lì neanche un sorriso. Un arrivederci. Un mezzo saluto al mattino. NIENTE. E trovo assurdo che dopo un mese il cliente – e lasciatemelo dire sbaciucchioso e affabile come me quannocevocevo- non riesca neanche ad avere un minimo di contatto. Politica Aziendale? Cambiatela. Il troppo stroppia)  ho sempre visto questo Daiichi. Amando visceralmente il Wasabi e tutt’altro genere di ristorante giapponese si evince che questo stile fashion-glamour che trasuda non è che mi/ci avesse entusiasmato più di tanto. La cucina “mischiata” con quella thailandese poi per quanto mi (ci) riguarda è un deterrente. L’impressione era quella di essere un ritrovo di aitanti modelle e giovani rampanti (esperimenti sociologici visivi in quanto vi è uno spazioso dehor e ricche vetrate che mettono a nudo come pesci rossi questi individui all’interno di una boccia).

Già la concezione di andare al Giapponese-Thailandese è come dire sto andando al ristorante Italiano-Tedesco o Italiano-Africano o Italiano-Svedese o che ne so Francese-Croato COSA C’ENTRA?! E’ un po’ come il ristorante giapponese gestito da Cinesi. E’ come se mi facessi le meches e mi infilassi in un abito tradizionale di Amburgo e cominciassi a preparare crauti e wurstel fingendomi teutonica  (e non riuscendoci naturalmente).

(inciso: le origini del cuoco in effetti tradiscono una qual certa “cinesità”. Perché parlava tutto tranne che Giapponese ma. Ma questa mattina sono stata già un po’ troppo acida o sbaglio?)

Insommaaaaaaaaaaaaa. Vado al Daiichi. E succede così. Ci capito e ricapito spesso nonostante non alloggi all’NH. Decido (decidiamo) di dargli un’opportunità fingendo di non essere troppo ligi alle “regole silenziose del ristorante giapponese” che vuole fregiarsi di questo titolo. Entro soprattutto per assaggiare quel Sushi vegetariano che mi aveva colpito nel Menu esposto all’esterno lo scorso anno. Il risultato è meno pessimo di quello che immaginiamo io e l’esigente Nippotorinese. Il servizio è talmente veloce che credi di essere in una rosticceria. L’ambiente è giovane, molto carino e il personale simpatico e divertente. Ha un’interazione familiare e amichevole; segno che molti sono anche clienti abituali. I prezzi non sono altissimi (ma neanche bassi per il tipo di sushi che viene servito) e l’aspetto non rappresenta proprio l’idea nell’iperuranio del Sushi ma per una serata piacevole potrebbe essere il posto giusto. Il sushi viene servito anche nelle barchette come si fa quando ci vanno le comitive dei diciottenni le prime volte. Le zuppe thailandesi non le abbiamo provate ma sembrano appetitose. Insomma per dire che l’apparenza potrebbe ingannare.

Quell’impatto luna park-centomila tavoli-dehor-fescionglemur-barchetta alla fine è davvero molto meno peggio di quanto ci si potesse aspettare. E poi con l’insalata al wakame e avocado e pinoli mi hanno conquistato. Lo confesso (si dovrebbe chiamare proprio Nihon Salad).

(su Instagram poi ho scoperto che pure la Seredova va pazza per il Sushi Vegetariano del Daiichi. Posso dirlo va: quanto è piccolo il mondo? Come una vecchia attempata zitella, sì)

Giustetto (ho trovato la pagina Facebook! Sommo gaudio!) è uno di quei luoghi che non solo si deve visitare. Ma si deve proprio andare a cercare. Io e il Nippotorinese sono ormai anni che stiamo lì come due imbecilli (che siamo) a guardare dalla strada lui e lei. Immaginiamo la loro storia. Guardiamo l’insalata russa in vetrina. Poi i pomodori secchi. In Via Santa Teresa. In centro in pratica. Proprio appena giri da Piazza Solferino. Fa parte insomma di quel patrimonio culturale che tutte le città dovrebbero promuovere, incentivare e pubblicizzare. E’ un vecchio pastificio storico. Dove il tempo si è fermato. E rimane sospeso. Immutato.

C’è la pasta fresca tirata a mano dalla Signora che si aggira con il suo camice. C’è l’affettatrice che mi ricorda la “Signora Miciledda” dove andavo con Nonna Grazia. C’è quella luce e quei colori che non si possono riprodurre. Sono così. In quel mondo ormai parallelo senza tecnologia, led e design estremo.

Se sei a Torino (guarda bene i programmi perché ci sono parecchi giri diversi. Se non puoi andare? Puoi rimanere in poltrona qui e aspettare la pubblicazione della mia Torino Magica *disse ridacchiando) non puoi non sapere di essere nella Città Magica. Torino sorge infatti alla confluenza di due fiumi, il Po e la Dora. E’  posta al vertice di due triangoli, quello della magia bianca (con Praga e Lione) e quello della magia nera (con Londra e San Francisco). Sì proprio come il mio delirio farneticante sullo ying e yang. Torino non solo vanta una tradizione esoterica secolare ma angolo suggestivi e inquietanti per quanto belli.

E quanto magici.

E. Non aggiungo altro perché sto proprio lavorando un articoletto specialissimo al riguardo (quando lo pubblicherò aggiungerò il link anche qui).

Per dire però insomma che. Ogni angolo di Torino ti racconterà favole. E molte volte saranno nere.

In Via Bertola ci sono delle vetrine che definire belle è riduttivo. Pur nonostante Torino sia piena di storia e locali gastronomici che mantengono intatto l’allure di “una volta”, perché è giusto non dimenticarsi che nella Signora italiana ci troviamo, queste di Via Bertola non lasciano indifferenti. Un tripudio di tradizonalità con baci di dama e dolcetti alle Nocciole piemontesi invade vetrine pulitissime (e curatissime) con una geometria visiva perfetta. Degna di un museo. Allo stesso modo si può trovare della frutta che sembrerà marzapane. Di quello siciliano, sì. Finto. Di zucchero e perfezione.

E invece si troverà della frutta curata in ogni minimo dettaglio.

Bestiabionda. Ferrarese di Nascita. Romana d’adozione. Bicerin Dipendente.

Di Bicerin ce ne sono tanti. E’ un po’ come volere assaggiare un Cannolo in Sicilia. Te lo tirano dietro. Ce lo hanno pure in farmacia e semmai volessimo paragonare il Cannolo a qualcosa di strettamente sabaudo di certo sarebbe proprio lui. Il re sabaudo incontrastato da bere e da gustare: il Bicerin.

Quello senza il quale non puoi andar via. E io sul bicerin ho fatto illustrazioni. Foto. Disegni. Ho sproloquiato fino allo sfinimento. Anche e soprattutto di quello estivo di Gobino. Mi sono incontrata lì la prima volta con Flo. Ho portato la Bionda per farle provare l’ebbrezza. Ed è diventato un luogo simbolo anche se il vero simbolo del Bicerin quello di Gobino non è.

Ma è in Piazza della Consolata nel locale Storico del Bicerin: Piazza della Consolata, 5. Ma se è questa la stagione e sei particolarmente goloso. Se è la tradizione che ti intriga e al tempo stesso l’innovazione non puoi che fiondarti in Via Lagrange da Gobino. Il tempio del cioccolato dove le proteine del latte sono un triste ricordo. Dove assaporare la degustazione di Extra Bitter tra cuscinetti a forma di cioccolato affondando in comodi divani.

(e tanto Via Lagrange devi proprio vederla se sei nella modalità turistaperungiorno perché è la stessa dove troverai il Museo Egizio. Poi giri e c’è Piazza San Carlo e. E poi giri. E insomma su via Lagrange gira che ti rigira ci capiti. Sempre).

A La Granda in mezzo al pane (Hamburgeria di Eataly) in Piazza Solferino (che pullula di locali tra cui Costello dove abbiamo trascorso una delirate serata) un salto va fatto assolutamente se ami il “fastfood” paninozzo-hamburger-hot-dog-patatine ma non non sopporti la carne scadente e l’olio dove friggere il tubero perfetto per sgrassare il lavabo. Per dire che nel territorio del Piemonte non mangiare buona carne è difficile. Sarebbe come mangiare del cattivo pesce in Sicilia (accade per carità. Se si è davvero molto sfortunati e disattenti. Più la seconda a ben pensarci). In questi anni moltissimi locali spingono l’eccellenza della carne piemontese (e finalmente!) trasformando formule consolidate e spernacchiando anche un bel po’ le catene mondiali (ho parlato del M** Bun fino allo sfinimento un po’ ovunque. A partire da Rivoli sino ad arrivare in Via Cernaia).

A La Granda trovi anche una misera insalata se sei un disperato/a vegetariano come me. Niente di trascendentale ma per essere capitata in un luogo simile proprio male diciamo non ti è andata. Una tappa obbligata per gli amanti del paninozzo ma con la qualità eccelsa della carne piemontese. Sono super veloci nel servire. L’ambiente è carino. E sono pure molto sorridenti e gentili.

(e ci sono i Dolci di Montersino che trovi da Eataly. Suppongo che questo potrebbe essere non soltanto un incentivo buttato lì. Per caso).

E’ chiaro che se ti trovi a Torino proprio Palazzo Madama e Palazzo Reale non puoi (NON DEVI) saltarle, considerale piuttosto tappe assolutamente obbligate. Trovi un po’ di tutto su questi palazzi in questo blog stesso ma quello che sto cercando di dire farneticando è che:

generalmente nella piazza dove si affacciano questi due edifici incredibili vengono puntualmente organizzate manifestazioni (come in Piazza San Carlo poco distante), concerti e iniziative. Il cuore e il centro pulsante di tutta Torino e come scopriremo a breve anche il punto bianco.

Positivo.

Godersi Torino con il naso all’insù ma incredibilmente anche in giù perché nasconde moltissimo e mostra pochissimo. Solo un occhio davvero attento può scovare dei particolari incredibili che sono immersi in uno sfarzo di beltà sconvolgente.

Kebab? Beh Sindbad è proprio uno dei luoghi più famosi dove mangiarlo. Certo te lo sta dicendo una vegetariana che non ha mai mangiato il Kebab e non vuole neanche esattamente sapere cosa sia e cosa ci sia dentro (lungi da me!) ma se ne sei appassionato è lì che devi assolutamente dirigerti. Si trova proprio al centro e quindi passeggi in via Garibaldi e giri per piazza delle Erbe (che è poi quella del Municipo) e insomma. Lo trovi. Basta dire Sindbad. Sono carini, affabili e cortesi. Il Nippo stava aspettando il suo kebab (parlo di ormai tre anni fa) e la gentilissima signora saputo che io non avrei mangiato il kebab, non avrei assaggiato il dolcetto, non avrei preso la speciale crema a base di latte, non avrei (Sìììììììììììì sono antipaticaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa). Insomma mi ha offerto del tè mostrandomi tutte le meraviglie contenute all’interno del locale. Non è assolutamente il genere di cibo e locale che collima con i miei gusti e abitudini ma mi piace. E molto.

E semmai dovessi lanciarmi in un kebab di seitan e verdure andrei solo da Sindbad.

One Apple è uno dei tanti neonati bar che pullulano per la città. L’anno prima non c’è. Quest’anno c’è. Torino camaleontica si trasforma continuamente sfornando nuovi locali. Anche a distanza di pochi mesi ci sono differenze. Scoperte mervigliose e scoperte che potevano pure rimanere lì appese. Un po’ come è successo con One Apple che con il ginseng non è alla stessa stregua del Vergnano di Eataly e quindi se proprio devo percorrere Via Lagrange e andare fino al fondo. Non giro a destra per prendermelo lì ma resto in loco o al massimo indietreggio e vado da Gobino. Il servizio è carino. L’ambiente molto pretestuoso hitech-fescion-geek ma. Ma non mi ha entusiasmato e quindi sì: Vergnano senza dubbio all’interno di Eataly nel caso ci si trovasse nei paraggi (giracchio sempre in centro e ne sproloquio perché è chiaro che sono i luoghi più bazzicati dai turisti per una toccata e fuga veloce).

A me però il caffè piace prenderlo solo ed esclusivamente (escluso Gobino e Vergnano e altri bar fuori dal centro che fanno parte della mia quotidianità a Torino) in Piazza San Carlo. Ci sono diversi bar. Ogni anno ho parlato di uno. Del Caval’d Brôns. Di quello proprio sotto le Chiese Gemelle e.

E ho parlato pure del Caffè Torino in concomitanza con il fatto che proprio lì si trova il Toro Dorato per terra. Quello che devi calpestare e che porta fortuna. Proprio sotto i portici. Proprio vicino a Paissa, tempio di leccornie e di prodotti dolciari e tipici Torinesi e Piemontesi tutti. Certo economico non è ma tre euro e cinquanta al tavolo neanche esagerato considerando gli standard che generalmente ci sono nelle piazze storiche italiane. A Taormina ho pagato un caffè dieci euro e francamente sì il mare d’accordo. Ma è lo stesso che potevo vedere stando in piedi a tre passi dal tavolino (poi sul perché io sia finita lì magari un’altra volta…).

Tra Via Garibaldi e Via Corte di Appello c’è una piccola galleria che porta da un lato all’altro e si incontra un bar davvero inusuale dal sapore anche francese, nome a parte che in effetti ne tradisce una peculiarità, “La maison de Marie”. Gestito in maniera adorabile. Retrò e ricercato. Non troppo luccicante e sfavillante ma nell’anima sì. E’ stato un caffè molto più veloce di quanto avrei voluto e inaspettato. Per dire che al contrario di quanto accade nei bar eccessivamente tech-geek-fashion (non sempre perché ne rimango anche affascinata) ed esposti in vie altisonanti, anche a Torino (perché accade in tutte le città e paesi, no?) troverai degli angoli incantevoli di cui innamorarti. E i caffè ti catapulteranno in un tempo che si è fermato. Non sarà così assurdo chiedersi perché una Madama con vestito Ottocentesco non sia seduta lì accanto a te.

E proprio poco distante da La maison de Maire per gli appassionati di esoterismo c’è proprio una libreria dedicata. Non ho potuto purtroppo visitarla perché orario di chiusura ma mi sarebbe piaciuto e molto. Incuriosita da tutti quegli strani oggetti, pozioni e addirittura pugnali. Testi apparentemente antichi e miscele. Non sono molto affascinata da questo tipo di esoterismo ma in generale da tutto quello che può essere magico in maniera nettamente contrapposta. Pur amando visceralmente il nero e il bianco, che a Torino ribadisco è forte e accecante, l’attrazione verso questa tipologia è pari a zero per me.

Lo scorso anno la mia Charlie mi ha portato a pranzo qui. In questo Restaurant Atelier Bistrot dal sapore tipicamente parigino. In Via Barbaroux 12 (che per inciso è una delle vie che mi piace di più. Sul numero taccio e non dico nulla). Non ho molti ricordi lo confesso riguardo al cibo e neanche appunti ma rimembro come se la sentissi ancora l’idea carinissima di servire al tavolo il caffè all’interno della moka. Da qualche parte immersa in quelle 5.000 foto e più uplodate su Instagram deve esserci proprio la fermatempo che ne indica il momento e il luogo. Mi dicono che ricorda un po’ il meraviglioso magico di Amelie (film che pare perseguitarmi tra nani, similitudini e inquietanti collegamenti. E che continuo a non volere guardare proprio per una questione-scemasiloso-di principio). Per certo so che il connubio moda-cibo è uno dei più appetibili visivamente per quanto mi riguarda. Che gli abiti retrò dallo squisito gusto anni cinquanta sono perfetti per un entrecote e un vitel tonné. L’atmosfera parigina a Torino e viceversa del resto pare essere un connubio vincente. E ribadisco che non è tanto Torino a sembrare una Parigi piccola quanto Parigi a sembrarmi una Torino grande (e vabbè mi piace troppo dire questa similitudine che con i miei pochi mezzi neuronali ho partorito, ergo).

Lo scorso anno mi ci ha portato la mia Charlie in questo Ristorante più Bistrot che è anche Atelier. Perché Charlie ama non soltanto viaggiare per il mondo ma scoprire ogni angolo della sua meravigliosa città per quanto concerne cibo, arte e moda. Io non posso che esserle grata perché ogni volta mi regala angoli e momenti davvero indimenticabili.

Sempre in via Barbaroux proprio all’angolo con Via San Dalmazzo c’era questo adorabile negozio specializzato in bigiotteria dal nome Sayang-ku. Poi di botto: chiuso. Per poco non mi prende un colpo all’uscita di Soup & Go con la panciotta piena di fagiolini e barbabietole. Avevo acquistato lo scorso anno la Key Bag (ovvero quella fatta tutta interamente con i tasti del computer) e non trovare quel piccolo mondo fatto di genialità e “riciclo” mi ha intristito e non poco. Poi sempre in giro per Via Barbaroux ecco che lo ritrovo in posizione più strategica e centrale. Collane interamente realizzate con le spagnolette. Con le mani della Barbie (sì sì ciondoli di mani di Barbie come se fossero mozzate. Inquietante e fiabesco al tempo stesso). E orecchini con Nani di Biancaneve e. Tante di quelle cose che ti gira un po’ la testa e credi che infilarsi due gianduiotti sul lobo, mani mozzate di Barbie e collane interamente costruite con ombrellini di carta da cocktail non sia poi una così cattiva idea.

E infatti non lo è. Cercatelo e innamoratevene perché è davvero un luogo incantevole per chi ama distinguersi (e non passare inosservata).

(lo scorso anno ho preso anche un anello a forma di macchina fotografica dalle dimensioni imbarazzanti che ha pure il pulsante click. E non solo fa rumore. Fa anche la lucetta del flash! Clicca qui se vuoi vederlo!)

Fulgenzi? Lo amo. Fulgenzi è una mia tappa obbligata. Sempre e comunque. Non esiste che io vada via da Torino senza neanche aver preso qualcosa in questo tempio del buon gusto e dell’originalità. Ho preso tantissimi monili e aggeggi (io che non metto monili e aggeggi decorativi, sì) tra cui ciondoli composti da tastiere di vecchie macchine da scrivere sino ad arrivare a orecchini e anelli con fumetti d’epoca. Paperino e Topolino, sì. Da portare sempre con sé tra falangi e falangette. E sognare. E ricordare. Ci sono abiti e decori. Ci sono lampade e incensi. Ci sono cappotti ricercati e trame lontane. Fulgenzi merita assolutamente un’apposita visita per concedersi un regalo che mai verrà dimenticato.

(i prezzi? di tutti i tipi. Dall’accessibile in poi)

Eh beh. Il Museo del Cinema dentro la Mole? C’è bisogna che spenda qualche parola in merito? Beh no. E’ un tour che va fatto. Gustato e non troppo velocemente perché in tal modo si rischia di sminuire quello che non si dovrebbe. Solo che io della Mole parlerei un’altra volta in correlazione ad altro *disse avvolgendosi in un ‘aura di mistero e volteggiando leggiadra (vabbè si fa per dire).

Quello che va fatto sicuramente è gustarsi lentamente Torino. Perché non è una toccata e fuga. Non è un veloce giro Mole-piazza Castello-Gran Madre.

Torino è la Signora Italiana e come tale va trattata e corteggiata.

Con garbo, eleganza, attenzione e riservatezza.

Te ne innamorerai perdutamente. A tal punto di credere che sia solo tua.

(ma è mia)

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

Review overview
6 COMMENTS
  • Francesca 14/07/2013

    Gli orecchini coi Peanuts da Fulgenzi!!!!!!!!!!!!!! comprati ieri <3 <3 <3 Ci torniano. Insieme però <3

  • bestiabionda 14/07/2013

    c’è della felicità mista a momento straziante nei miei occhi.
    detto questo.
    io invece di negozietti piiiiiiiiccoli di torino vorrei che parlassi di quello che c’è all’angoletto sotto quella specie di galleria. Quello che ha di tuttotuttotutto e ha quella micro vetrina strapiena di roba minuscola e cose dal vintage al trash.
    e comunque.
    della mole poi se ne riparla u.U io ancora non l’ho dimenticato che ci sei salita da sola per farmi un dispetto, ecco.

  • Bibi 14/07/2013

    come mi piace andare in giro con te

  • ireneairinb 14/07/2013

    perché? Io che sono di Torino non conosco tutti questi posticini meravigliosi
    devo guardare meglio sopra il mio naso, e anche sotto, e di lato e.

    tanti baci Iaia

  • lunaspina 14/07/2013

    Sono già innamorata!

  • tittisissa 15/07/2013

    Uh, che bella gita 🙂

Rispondi

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi