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Savona. La città del Chinotto

Al rientro da Napoli presa dall’entusiasmo di essermi procacciata gallette di riso e di non essere stata deportata in stiva insieme ai trasgressori, ho voluto rilassarmi nello spazio Samsara davanti al mare bevendo tè giapponese.

Ora sarò la solita:  sicuramente non è il tè giapponese più buono che ho bevuto ma piuttosto un tè verde senza lode che in una situazione del genere può sembrare anche un prodotto vagamente valido. Offerto con una caramella al propoli, che non ho mangiato per mie convinzioni miele-animali-frizzilazzi-insettookbasta, l’ho trovata però una formula cortese e piuttosto carina.

E’ il posto più bello in assoluto di tutta la città galleggiante. E’ il luogo di cui mi sono invaghita e che sicuramente mi mancherà. L’ho capito quando la voglia di scrivere e disegnare in quell’angolo si è fatta prepotente. Intuisco i posti magici quando diventano meta di pellegrinaggio e angoli di ristoro dove le emozioni prendono forma, poco importa se per scritto o disegno.

C’è una sorta di chaise longue in vimini dove ci entriamo comodamente per altro sia io che papà distesi ( è stato un momento magico e rilassante e lo sarebbe stato ancor di più se Turi non avesse preso in pieno il vetro dando una testata pazzesca che ha fatto tremare tutta la prua. Contando che io prendo pali a Piazza Solferino non c’è da stupirsi. Siamo una famiglia che dà capocciate a ogni superficie. Per fare riattivare i neuroni e  i pensieri, suppongo). Poi c’è un tavolinetto e una sedia comoda.  Ogni chaise longue-tavolinetto-sedia comoda è divisa da un separè in stile simil nipponico e davanti alla vetrata ( dove sbattere la testa- funzione principale) : il mare a strapiombo. Musica new age  che ti stordisce e annichilisce facendoti entrare in coma uditivo da trauma rilassante e.

Sì. Mi piace.

E pure molto. Questo samsara comincia a dare dei benefici inaspettati alla mia mente stanca di lustrini e paillettes. Perché è incredibile lo stile di abbigliamento a bordo. E’ ovvio che bisogna dedicare un capitolo a parte. Forse un’enciclopedia. Forse addirittura un’uscita in fascicoli settimanali per i prossimo venti anni. Nel mio piccolo, per cercare di apportare un inutile contributo di fotografa di vita  e momenti, sto raccogliendo foto, appunti e materiale per analizzare bene il fattore x scatenante che porta una donna comune y ad abbigliarsi in modo talmente assurdo durante la crociera. Quale innesco-neuronale faccia partire la scintilla e quale tipo di neurotrasmettitore converte in “buona idea” il messaggio “a cena metto la tuta in lurex fucsia zebrata con il girasole in testa? ” . Soprattutto se il girasole in testa non era stato concepito come complemento d’abbigliamento bensì d’arredo. Perché non ditemi che non era un girasole di quelli alti due metri da mettere all’entrata dentro un vaso perché NONCICREDOOK?

Ma l’abbigliamento è un capitolo a parte.

Come il cibo.

Devo contenermi ( e chi ce la fa?)

Sta di fatto che saliti a bordo senza pastiera abbiamo sfogliato il today ( che comparirà in pseudo vignette velocissime ogni mattina di questa delirante settimana). Il Today altro non è che il giornale di bordo offerto ai gentili ospiti al fine di non perdersi neanche un appuntamento. Meraviglioso no? Sfogliando questa perla potrai sapere che il Ventriloquo multilingue con barboncino pupazzoso ti intratterrà al teatro nel pre cena. Allo stesso modo potrai sapere se la parrucchiera applica in quella dato giorno uno sconto per farti due boccoli solo nel ciuffo e sembrare Maria Antonietta durante un ballo alla corta di Versailles, solo leggermente più pomposa e zebrata. Poi notizie di rilevante importanza quali che a mezzanotte le perle dello Chef saranno servite sotto le note di Viva la vida Loca.

Con il Today si sogna se hai un minimo di fantasia. Perché leggendolo sembra un programma talmente vasto, completo e articolato da farti trovare  l’imbarazzo della scelta. In un moto di ottimismo credi di essere impegnatissima in mille attività e puntare il dito affidando tutto alla fortuna per scegliere quale opzione scegliere pare essere l’unica soluzione.

Poi la realtà è che trovi bene o male sempre la stessa cosa. Le perle dello chef sono le cotolette che c’erano a cena ma tagliate a stellina e il trionfo di frutta è quella avanzata dalla colazione ( le fantasie dello chef di ieri sera? Panini imbottiti ! uelllalà che fantasia questo Masterscieffff! Neanche la Parodi nei  momenti di massimo estro culinario riesce a partorire cotanta varietà cibaria). Senza nulla togliere agli artisti, che sono bravi per carità, pensi a quanto sia inquietante la figura del ventriloquo ( devo smetterla di guardare film noirhorrorsplatter, lo so ) e nonostante apprezzi ( e smisuratamente per giunta) il fatto che sappia parlare cinque lingue e nel frattempo misceli la sua voce a quella di un barboncino,  un moto di tristezza non può che attanagliarti le viscere.

E’ molto difficile  gestire tutte queste emozioni per me.

Non riesco a smettere di pensare che quel barboncino sia in realtà il ventriloquo di quel signore con il caschetto biondo e non il contrario. Cioè sì,  è il barboncino che fa parlare il Signore (paura, no?).  Che il signore con il caschetto biondo in realtà comunichi con bau bau bau e il barboncino sia un poliglotta umano trasformato in cane tanti anni fa da un capitano di crociera cattivo. Cattivissimo.

Rimango lì a fissare gli altri ridere su battute che trovo di agghiacciante sterilità mentre i miei neuroni malfunzionanti fanno improvvisati diagrammi di flusso su umani resi barboncini e ventriloqui canini resi umani. E capitani cattivi inferociti.

Forse il balletto fa per me dico,  ma poi quello stile finto Moulin Rouge mi getta nella depressione e la nave si muove perché il mare aumenta di forza e i pensieri del tipo ” e se quella a sinistra adesso cade e si rompe una gamba? ” prendono il sopravvento.

Ieri poi che di mare ce ne era un po’ pensieri di me intrappolata nei corridoi durante uno scontro con il mostro di Lochness emerso all’improvviso vicino l’isola di Ponza hanno cominciato ad insinuarsi.

Una sorta di tartaruga gigante emersa con le fauci aperte pronta a divorarci. Con tutti i vestiti zebrati. Con il barboncino ventriloquo e pure con me e tutti i miei vestiti neri.

Ho dormito con difficoltà maggiore di quanto io ne abbia già. Ho trovato snervante il fattore igiene nonostante ettolitri di amuchina siano con me. Difficilmente gestisco la moquette e difficilmente la moquette gestisce me. E’ ‘così pregna di disinfettante la mia camera che potrei morire a breve sul colpo per inalazioni eccessivamente igieniche prive di batteri. Jeffrey ha intuito che sono una maniaca della pulizia e dell’igiene e per sicurezza ha aumentato il numero delle visite. Ogni tre minuti si affaccia e dice ” pulisco? ” ed io sorrido con l’amuchina in mano e dico” ci penso io”

Saremmo una coppia perfetta io e lui. Ha un sorriso così dolce e genuino. Mi ride in faccia  e poi dice ” signora ahahahah pulisco?” . E vorrei abbracciarlo. E dirgli che se viene con me può cucinare. fotografare. E fare pure ricette filippine.

Solo che poi mischio tutto al barboncino e alla tartaruga gigante e cerco di tornare in me.

( “Io Jeffrey”- ” Io Grazia”- “Grazie signora, sì”- ” No Jeffrey no Grazie. io Grazia”- ” Io Grazie signora Jeffrey”- ” No chiamami Grazia”- ” Grazie”- “Io iaia. Giulia. occhei? – ” Sì . io grazie Giulia Jeffrey”- QUALCUNOMIAIUTI!)

Non immaginavo che Savona fosse così bella. E non immaginavo di sentire tanto dolore per essere così vicina a Enrica e non poterla vedere. Solo che l’escursione per Portofino era tutta prenotata e il tempo per affittare una macchina e andare era poco. Me la ricorda molto Portofino. Con i suoi palazzi pieni di Trompe – l’oeil. E poi ci sono enormi e inaspettati  portici che costeggiano il centro quasi grandi come quelli di Torino.

Il Nippo da torinese doc in liguria si sente a casa e lo dice pure. Mi si stringe il cuore mentre non trova la farinata. E mi si stringe il cuore mentre infila in borsa qualche pezzo di focaccia per la sera . Focaccia che è un po’ come le mie gallette.

Ognuno di noi sta cercando di portare un pezzo di sé. Io le gallette di riso. Il Nippo dei pezzi di focaccia. E mamma e papà si adattano senza particolari esigenze guardando stupiti quella che è una coppia, la nostra, molto fuori dagli schemi e apparentemente complicata ma.

Sana.

Dal punto di vista emotivo. Ed è proprio questo che piace al mio papà e alla  mia mamma ed io non posso che esserne felice. Perché siamo in cerca di stranezze e criticoni ma la realtà è che ci completiamo in questo mare di diversità. Apprezzo molto che il Nippotorinese sottostia ad una formula per lui impensabile. Incatenato in questa mostruosità carceraria comprendo quanto immenso sia il suo amore nei miei confronti. Ed è difficile non sentirsi in colpa.

Savona è la città del Chinotto e arrivi su un ponte che si apre e si chiude proprio sul porto. Come accade nei film. Non ero mai passata sopra un ponte che si apre e si chiude come nei film. Guardavo giù e mi ritrovavo sospesa su quelle tavole che sembravano pericolanti ma erano solide. I liguri sono antipatici davvero? Questo mi chiedo mentre attraverso un ponte sospeso di bellezza e luoghi comuni. E  la provvidenza prontamente mi risponde. Uno mi dice che non c’è bisogno di prendere il taxi perché basta girare di qui e si è arrivati. Un altro mi sorride. Un altro ancora mi invita a passare. L’altro è .

I siciliani sono tutti mafiosi?

I napoletani sono tutti caciaroni?

L’Italia dei luoghi comuni con solide certezze pronte a sgretolarsi è servita. I liguri che ho incontrato sono tutti gentili e la Signora che ci serve al ristorante è di una bellezza e gentilezza tale che pensi sia Giuseppe travestita.

Il Cantuccio a Savona.

E’ un ristorantino carino che  abbiamo preferito ad Oreste, poco distante dal centro segnalato  nella guida dei Cento della Liguria.  E’ tutto molto pulito. I piatti sono interessanti al primo sguardo: un soufflé di cernia ( eureka che bella idea! )degli gnocchetti sardi con pancetta e pecorino e branzino con capperi (che somigliano moltissimo a quelli di Pantelleria che recentemente ho acquistato a Taormina). Esattamente al cartoccio questo branzino.

Non c’è la coca zero (ed è un bene) ed io mangio un’insalata che mi piace. Spiego alla signora di essere vegetariana e di non mangiare nessun derivato animale e dopo pochi minuti nonostante avessi detto che a me l’insalata bastava eccome arriva con un sorriso smagliante e mi dice che ha fatto delle patate lesse.

Semplicemente lesse.

E che se magari mi faceva piacere lei me ne poteva servire un po’.

Potevo dirle di no? Assolutamente. No. E allora contravvengo ad ogni regola idiota mia mentale e mangio la patata. Che ricorderò come la patata più buona mangiata in vita mia. Perché servita con un sorriso indimenticabile e anche con molta raffinatezza. Proprio perché il luogo si tinge spesso di chi lo abita. Il Cantuccio a Savona non troppo grande e pretestuoso con la luce e il sorriso di questa bellissima donna è diventato un ristorante pluri stellato.

Semifreddo alla pesca (dall’ottimo aspetto. Ho anche fotografato qualcosa che pubblicherò quando avrò disposizione d’upload) per il Nippotorinese e una sfogliatella alla mela per mamma e papà. Io prendo la macedonia anche se non la voglio per non dire di no alla Signora gentilissima e poi via per Savona.

Provo due gelati che trip advisor segnala. Uno lo dà come il migliore in assoluto ( Super Frutto ) a Savona mentre l’altro lo scova il Nippotorinese in ricerche, golosario frizzi e lazzi (Crema di Gelato) . Quello su cui avevamo riposto ogni aspettative ( Super Frutto) fallisce miseramente perché nel mio senza latte ( ananas e pesca) trovo mentre affondo il cucchiaino una macchia gigante di cioccolato.

La cosa mi fa imbestialire parecchio. Senza troppo dilungarmi mi dispiace scriverne male ma. E’ corretto per una cliente che dice espressamente di non poter mangiare latte avere l’accortezza perlomeno di cambiare spatolina con la quale si serve il gelato.

Il secondo luogo invece è incantevole. Molta scelta, anche per i gusti senza latte e tanta frutta. Addirittura si ha la possibilità di gustare   tanta frutta e palline di gelato insieme o frullati con latte e senza. Senza contare ghiaccioli di frutta ( serviti in maniera molto carina; all’interno di un bicchierino) e dolcetti gelatosi di ogni sorta. Cremini da passeggio tutti nocciolati e una vastità imbarazzante di zuccotti abilmente decorati per quello che è comunque un luogo molto scenografico e non certamente storico ma che nonostante tutto offre un servizio impeccabile anche e soprattutto dal punto di vista visivo. Infatti si ha la possibilità di sedersi e i tavolini e l’ambiente risultano molto gradevoli ed estremamente puliti.

Nella città del chinotto non potevamo poi andare nel luogo storico dove viene offerto il chinotto: Bar Besio. Beviamo un Lurisia ( anche se piemontese eh) e il Nippo ne prova una versione con sciroppo che piace molto anche al mio papà. Pieno di prodotti Caffarel e Pastiglie Leone tento una manovra impossibile ovvero quella di cercare le gocce di Rosolio . Ahimè assenti.

Faccio fornitura di gallette di farro e kamut in un carrefour express e non posso provare un fruttivendolo segnalato ( La Boutique dell’ortolano. Con signora, ahimè, sull’antipaticissimo andante) in diverse guide come ricco di prodotti biologici ( avevo la mezza intenzione di tagliare due pomodorini per cena e metterli sulla galletta di riso) che sono già le quattro ed è ora di salire a bordo.

Uffa.

Savona è davvero incantevole e purtroppo la Cappella sistina chiusa e il Duomo in ristrutturazione. Scopro pure un fast food vegano che confeziona panini con seitan e tofu. Rimango sbalordita dalla cura e dalla vastità di scelta in questo “Macdonaldtuttasalute” come fosse l’antitesi proprio e.

Caronte mi aspetta lì invadendo proprio la visuale. E’ talmente grande per il piccolo porto ( o almeno lo scorcio dove arriviamo) che già dai portici del centro si vede la nave. Come se fosse stata infilata a forza tra due palazzi.

E’ a un’ora da Torino mi rassicura il Nippotorinese. E lo fa per ricordarmi che nella città del chinotto possiamo tornare quando vogliamo.

Ed io vorrei subito, inciso.

Solo che Barcellona mi aspetta.

A Barcellona trovo sempre tanti nani mi dico  ed è già il mare e non più la terra intorno a me.

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

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8 COMMENTS
  • Mariangela 14/08/2013

    La vignetta mi ha fatto morire dal ridere!
    Favoloso anche il diario di bordo comunque, buona crociera!!

  • eh ma io non resisto se non so del capitolo cibovestiario. vado in crisi.

    (hai trovato universovegano. e io mi perdo per roma e non lo trovo. puf.)

  • bestiabionda 14/08/2013

    sembra, anzi è, tutto una favola (però il capitolo sul vestiario lo attendo con inenarrrrrabile ansia).

  • sara 14/08/2013

    logorroicamente stupendo! <3

  • Bea 15/08/2013

    Tesoro che incubo la moquette!
    Ti leggo sempre avidamente. Buon ferragosto

  • apity 17/08/2013

    La moquette la odio pure io.
    Che rabbia quando parli e dici e spieghi e poi non ascoltano e ti ritrovi con cose che nel piatto non vorresti avere. Nel tuo caso si tratta di gelato, ma vale la stessa regola. Listen, please, gente!

    Voi due siete meravigliosi. Siete una meraviglia. Se mai troverò un uomo che mi ami e che io possa amare, vorrei fosse comprensivo e gentile come il Nippo.

  • tittisissa 20/08/2013

    Perchè non hai rapito la signora simpaticissima e sorridente del ristorante e non l’hai portata a bordo con te? eh, perchè? avresti avuto insalate buonissime e patate lesse tutti i giorni 😉

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