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Ultima tappa: Malta

Durante l’eta della pietra direttamente dalla Sicilia giungono i primi abitanti a Malta (oh ma siamo ovunque noi siculi o sbaglio?). Intorno al 800 A.C. i Fenici e poi  i Romani e poi i Bizantini e poi gli Arabi e poi i Normanni e poi i Cavalieri e i Francesi e i Britannici e .

E un momento.

A Malta sono proprio arrivati tutti (e purtroppo pure io con i miei pupazzetti).  In questa piccola perla incastonata tra le onde del Mediterraneo che significa “rifugio, luogo di ancoraggio” dalla parola MLT, il nome in cui i Fenici indicavano l’isola. Cartagine se ne impossessa e dopo le guerre puniche entra a far parte del’impero romano; periodo in cui Malta conosce un notevole sviluppo. E’ un continuo evolversi e trasformarsi e proprio come la Sicilia Malta viene conquistata da diverse popolazioni che ne fanno l’attuale isola variegata e “multietnica” a partire dalla lingua sino ad arrivare alla cucina e a gli abitanti stessi ( io do uno sfoggio del mio inglese imbarazzante ed è incredibile come tutti mi capiscano. Maltesi vi amo! Capite il mio inglese! macomefatesantocielo?) . E’ un po’ come se Londra si fosse vestita con abiti arabi o viceversa. Ci sono angoli prettamente inglesi in un contesto totalmente arabo.  C’è molto anche della mia Sicilia, naturalmente.  Impregnata da un’aura di mistero come se si fosse catapultati in un’era medievale, la sensazione di uno spazio temporale sfalsato non passa neanche dopo averla percorsa negli angoli più segreti. Se prima credi che sia solo il primo impatto e la suggestione dei cavalieri e dei templari e di tutte quelle leggende che hanno comunque una base storica solida, questa poi scompare e permane la prima sensazione. Napoleone occupò Malta e abolì la schiavitù. I cavalieri di San Giovanni per 250 anni di reggenza resero questo arcipelago un luogo felice. Malta respinse i turchi con l’aiuto del Regno delle due Sicilie e fu colonia inglese. Diventa Repubblica effettiva solo nel 1974 e quindi 40 anni fa. Gli Inglesi la amarono per la sua posizione strategica e molti artisti se ne innamorarono lasciando all’isola un patrimonio artistico ingente.  Un frullato rumoroso con ingredienti che fanno girare la testa per colore, varietà e diversità.

E’ un movimento storico continuo quello maltese. Interessante e intrigante proprio per la presenza dei cavalieri diventati simbolo tanto quanto la Croce. Non è difficile infatti notare a ogni angolo sia gli uni che l’altra in formato souvenir. Croci e Cavalieri ovunque ( io non faccio in tempo a trovare il Cavaliere che voglio disperatamente far giocare con il mio pupazzetto di Picasso. Seguiranno diapositive perché qui purtroppo il wi fi è vantaggioso*sarcasmo* ovvero 30 euro =3 minuti ma non funziona MAI . Costa? Costa Crociera mi senti? A breve te ne dico quattro- ma anche otto- riguardo il tuo wi fi. Ok? ) . Malta non è affatto piccola. Certo si estende in “soli” 300 chilometri quadrati ed è tutta percorribile facilmente (se la guida a sinistra non ti fa girare la testa come a me, sottinteso. Tutti contromano AIUTOOOOOOOOO* disse la sicula esaurita*) a partire dalla capitale La Valletta sino ad arrivare a Saint Julian per proseguire poi al villaggio dei pescatori con gli occhi sulle barche e Gozo e Comino, le sue isole.

Sembra magica ( e mi sa che lo è, eccome)  con il suo monocolore disarmante.

Alle sette e trenta del mattino la prima cosa che ho notato dal balconcino della mia cabina è stata proprio questa: interamente monocolore. Di un beige incredibilmente beige. Solo alcuni dettagli solo colorati. E per lo più si tratta di inferriate, finestre e porte quasi tutte arcuate in ferro lavorato come accade a Tunisi, Marrakesh e Sidi bu Said. Un impatto cromatico visivo pazzesco tra decori arabeggianti e strutture architettoniche intagliate preziosamente ( pure i sotto balconi sono di pregevole fattura). Non c’è un palazzo azzurro (fortunatamente). Neanche uno bianco. E neanche uno giallo. E neanche uno di un colore a caso. E’ tutto strepitosamente beige. E poi c’è del verde qua e là e una distesa azzurra di onde che si insinua tra piccole e grandi baie capaci di creare un impatto suggestivo reso ancor più tale da piccoli fari (rossi) e luci e muri di fortezze che costeggiano tutta la costa. Un movimento portuale incredibilmente florido e tanti archi con una città, La Valletta, vestita a festa. Il tassista ci dice che è Santa Maria e che ogni settimana a Malta soprattutto d’estate c’è sempre una festa religiosa. Ma ci sono anche le canoe, le barchette e ragazzi che volteggiano con i remi . C’è pure la Costa voyager incredibilmente piccola rispetto alla Favolosa. Come fosse una miniatura proprio accanto a noi.

Mamma e papà sono stati diversi volte ma raramente alla Valletta perché con i loro amici hanno sempre preferito la parte moderna e la Malta più “giovane”; per questo motivo decidiamo di fare tutto l’opposto. Anche perché io e il Nippo siamo in assoluto l’antitesi degli amici dei miei genitori. E piuttosto che mare-divertimento-casinò e tanta confusione preferiamo arte-silenzio-contemplazione-storia e cultura ( non è difficile intuire perché abbiamo poco partecipato in termini di presenza ai viaggi precedenti. Diciamo che io e il Nippo siamo conosciuti come ” gli antipatici del quarterino”).

Andare a Malta per giocare al Casinò e non ammirare il Caravaggio per me diventa ai limiti dell’inconcepibile ma grazie al cielo non siamo tutti uguali e non tutti sono come me e il pelato. Confesso però che in questa rarissima occasione sono felice di essere come sono ( risulta difficile crederlo anche a me , lo so).

L’antica cinta muraria con gli imponenti bastioni circonda e protegge tutto il nucleo urbano della capitale La Valletta. Scendiamo dalla nave e subito incontriamo un tassista, che al contrario dell’adorabile Giuseppe a Napoli e Pedro a Palma di Maiorca si rivela non troppo interessante dal punto di vista comunicativo ( però è anche vero che subito dopo Ferragosto chi ha voglia di lavorare  e per di più scarrozzare turisti in giro per la propria città? evvabbèmamicaècolpanostra).   Per questo motivo poi decidiamo di non allungare il tour. L’interazione è completamente diversa e sempre in virtù della piacevole sensazione per cui è bello anche rapportarsi con altri caratteri, usi e costumi apprezziamo ugualmente la “freddezza” e al tempo stesso “l’insistenza” del ragazzo che ci consiglia la Mdina (che poi secondo me aveva pure litigato con la fidanzata. Così per giustificarlo, va). La parte vecchia e antica di Malta di incredibile bellezza che abbiamo visitato sotto un sole di 50 gradi senza ombra perché esposta spudoratamente nella totalità al sole. Dopo un quarto d’ora di macchina dal porto arriviamo. Gli Arabi avevano diviso la città in due parti: la cittadella chiamata Mdina (la città) e il resto dell’abitato in sobborgo chiamato Rabat; nomi che ancora oggi sono adoperati. La Mdina è stata da sempre un importante centro amministrativo in epoca antica ma poi con l’avvento dei Cavalieri che preferirono spostarsi verso il porto rimase un po’ più isolata e in posizione nettamente più tranquilla da un punto di vista nevralgico e organizzativo. La cattedrale dedicata alla Vergine benedetta fu costruita dopo la conquista Normanna e dedicata a San Paolo. Distrutta poi da un terremoto fu ricostruita in stile barocco e completata nel settecento. Sulle strade dei cartelli invitano al silenzio proprio perché centro abitato nonostante sembri a tratti un set cinematografico con lunghe vie silenziose, assolate e solitarie. Un’attrazione curiosa e anche molto particolare è quella dei numerosi battenti elaborati che per lo più raffigurano pesci e leoni. Palazzi riccamente decorati con questi battenti pregevoli diventano attrazione e souvenir al tempo stesso perché è infatti molto facile poterli acquistare (anche di fattura interessante. Io volevo i delfini ufffaaaaaaaaa. Per colpa del nippo ” ma sai quanti ne troviamo dopo !” non ne abbiamo trovato neanche uno. TIODIONORDICOPELATOTIODIO! Avevo visto un battente a forma di delfino davvero bellissimo. Possiamo fargli una sonora pernacchia tutti insieme o insultarlo in maniera random? grazie).

Molta ceramica maltese con vetri soffiati manco si fosse a Murano e gioielli interessanti anche se emerge sempre e comunque la croce di Malta in tutte le salse. Che siano orecchini, pendenti, bracciali, gioielli, piattini, bicchieri e qualsiasi cosa insomma ( un po’ come noi siculi con l’elefantino e il cannolo. I pisani con la torre e i Torinesi con la mole. E vabbè basta . Non faccio più stupidi esempi lo prometto. Almeno per i prossimi 3 minuti, ok?).

Alla Mdina vorremmo stare davvero di più anche perché ci sono cafè e ristoranti e bistrò interessanti ; proviamo uno di questi ( Rosmarino! yeah ! pure il nome simpatico e un chiostro accattivante di beltà assoluta ed entusiasmante) che fa uno smoothie strepitoso ( io prendo quello con il cocco. Sublime!) , facciamo quattro foto e corriamo verso il parcheggio perché il tassista (non gli ho chiesto neanche il nome. Per dire) ci aspetta per invitarci a un altro pezzetto di tour che garbatamente rifiutiamo. Ci ha proposto il villaggio dei pescatori poco distante e come dargli torto? Solo che il tempo non è così tanto. Il Caravaggio ci attende e non vogliamo neanche prendere in considerazione l’idea di perdercelo e poi a Malta torneremo molto presto (dista solo due ore e mezzo da Catania con il catamarano, giusto per far capire la distanza irrisoria che ci separa) e quindi è meglio goderci e riempirci gli occhi. Al villaggio dei pescatori ci pensiamo tra qualche settimana ( non vedo l’ora di fotografare gli occhi sulle barche! E questa la racconto magari poi perché merita).

Anche il villaggio artigianale di Ta’ Quali saltiamo ( che tutti i cavalieri ci perdonino!) ; sulla via che da Rabat conduce a Mosta infatti si trova un villaggio artigianale dove vengono lavorate le ceramiche, le filigrane in argento e oro, pizzi e merletti. Ribadiamo che è solo un breve arrivederci e approdiamo alla Valletta.

Il tassista ci sconsiglia di provare ristoranti alla capitale perché troppo turistici e noi ringraziamo, paghiamo e scappiamo. Ha assolutamente ragione ma purtroppo a questo giro ci tocca un po’ fare gli stupidi turisti crocieristi.

Il primo edificio che incontriamo è L’Auberge di Castiglia. La prima costruzione  risale al 1574 e ha una faccia maestosa progettata sul modello della prefettura di Lecce. Il primo ministro sta proprio lì dentro. Beato lui. E il tutto si affaccia sul mare con un’incredibile vista. Percorriamo il centro fiorente della Valletta che è davvero interessante da un punto di vista architettonico e dove insegne si mischiano. Dal sapore arabo, greco, francese e inglese si entra in una via davvero ricca di contrasti e varietà. I negozi hanno un’impronta retrò o se vogliamo: vintage, per scomodare un termine gettonassimo ultimamente. Ma la realtà è che non sembra moderna questa La Valletta, ecco.

Mettiamola così.

E’ tutto retrò al punto di credere di essere stati catapultati indietro nel tempo. Le vetrine non hanno gli sfarzi europei e di quello cui i nostri occhi sono abituati. Non c’è un HM o Zara, per dire l’impronta europea che intendo (commerciale, insomma. Vista e rivista).  Ma negozietti piccoli di quelli che trovi nelle parti vecchie della città. Non c’è qualcosa che stupisce per modernità ma l’esatto contrario e non è ovviamente un male. Anzi.

Un piccolo supermercato old style ci attrae e dentro scopriamo dei prodotti culinari davvero interessanti ( ha golden syrup di tutti i gusti e prodotti su cui vorrei soffermarmi, studiare le etichette ma tempo maledetto! non basta!) . Peccato non poter fare la spesa. Nota dolente: Non vengo attratta neanche da un gelato perché tutti eccessivamente fosforescenti e confesso di non aver avuto il coraggio di assaggiarne neanche una pallina (anche qui le palline! ussantapallina!).

Il cibo non mi colpisce moltissimo nei bar e nei bistrot (ma il giro è troppo breve e mi riservo una considerazione culinaria approfondita per la prossima volta). A parte i panini ci sono queste sfogliatelle tipiche con dentro i piselli e come street food i panizzi ; solo che c’è poco tempo per controllare Trip Advisor e guide in genere. Visivamente neanche un pezzo attrae e come io rifiuto il gelato anche il Nippo si rifiuta di provare. Non ho neanche il tempo di chiedere su twitter ai miei adorabili amici maltesi, uff.

Esigenti e insopportabili come solo noi sappiamo essere arriviamo all’ora di pranzo e attirati da un localino ci fermiamo. Si chiama D’Office. Esteticamente carino e curato pare che sia posizionato bene pure su Trip Advisor (loro se ne fanno un vanto con tanto di cartello in vetrina) ed entriamo.

Delusione totale per me. Sorpresona per mamma, papà e Nippo.

Perché mamma e papà rimangono piacevolmente stupiti dalle linguine con i ricci di mare che non erano il top ma manco il male assoluto (fermo restando che veniamo sempre da una nave da crociera eh. Anche un mio piatto di pasta potrebbe risultare interessante) e dal pesce fresco (mamma si fionda su un piattone di calamari fritti con salsetta tipica al burro piccante e papà su un pesciotto. Il Nippo con involtini di pesce e patate e verdure in terrina). Io che ordino un’insalata verde con pomodori mi ritrovo una roba ciotolosa enorme con pomodori secchi sottolio grondantidioliogrondanti, capperi, olive, e foglie di iceberg e di ricciaquellarossaamara bagnate dall’olio da far paura.

Rimango annichilita e sconvolta. Avevo semplicemente ordinato: insalata verde con pomodori senza condimento ( va detto però che il servizio è cortese e gentile).

Per ritrovarmi codesta scodella grondante di olio. Solo che mi fa male la testa. Sono troppo stanca dalla crociera, dall’incompetenza e dalla continua violenza che subisco (ma dannazione un’insalata SCONDITA è così DIFFICILE ?!?!?!?!?! noncelafacciopiù. Inspiro ed espiro) che dico: sì grazie. Nanda, Turi e Nippo continuano a gridare “sìmadeviparlare. sìmaglielodevidire” e io come unica arma dico:

no.

Poi ne parlo male sul blog.

Sono diventata una sorta di CrudeliaDemoncattivissima.

Se dico “insalata verde scondita” pretendo un’insalata verde scondita. Se non mi porti un’insalata verde scondita io non te la rimando indietro.

Digiuno e poi ne parlo male ( sono solo esaurita. La crociera mi ha devastato. Datemi 24 ore e torno in me.Si fa per dire).

Questa affascinante teoria che non piace a mamma, papà e Nippo confesso mi attrae come poche cose al mondo. Ho capito che mi piace esprimermi una (al massimo due-famotre?) volte. Poi: sorrido.

Annuisco, come si fa alle persone che hanno difficoltà di comprensione e vado avanti.

E sono andata avanti infatti: al primo supermercato ho trovato un pacchetto di Weetabix senza latte al sapore di cioccolato e me ne sono sparata in vena 120 grammi. L’insalata con l’olio telamagnitu. E io su trip advisor te lo lascio sì il commento:

negativo però ( non è vero. Poi non lo faccio ma devo sfogarmi così. Fingendo di essere spietata e cattiva).

Così la prossima volta invece di avventurarti a mettere olive, capperi e pomodori grondanti di olio ascolti il tuo cliente. Perché può capitare che non voglia essere stupito con mille idiozie nel piatto ma con quello che voleva: semplicemente insalata scondita ( ok basta. Inspiro espiro è tutto finito)

( che poi sono sicura che se avessi detto alla ragazza che gli era caduta una damigiana di olio sulla mia insalata me l’avrebbe cambiata. Ma. SONO ESAURITA RIBADISCO!)

Ieri al maître (ma ne parlerò per bene nel post apposito del cibo) del Ristorante Club, ovvero l’unico a pagamento sulla nave, ho detto di essere allergica al latte per non spiegare la solita solfa del vegetariano-vegano blablablabla.

Cosa mi ha proposto?

Il provolone affumicato con le verdure grigliate.

Era brasiliano. Passi il filippino che ha un’altra cultura culinaria e forse provolone è difficile ma. Brasiliano.

Insomma sono stanca. MOLTO stanca di non essere compresa. Mi sento la paladina delle intolleranze alimentari – problemi alimentari – dissociazioni alimentari.

Lotto strenuamente affinché persone con problemi come me possano avere un attimo di tranquillità ( posso avere un mantello fucsia con su scritto “paladina delle intolleranze alimentari” scritto con font glitterato? per favore !) . Sedersi e non essere additati e insultati con ciotolone vergognose non richieste. e PROVOLONE. No dico: PROVOLONE.  La mia lotta è appena cominciata e perseguirò l’intento di riuscire a ordinare senza problemi fino alla fine dei miei giorni *disse sventolando una bandiera a forma di insalata scondita.

( cosa sto dicendo?)

( giuro non ho bevuto neanche un mojito compreso nell’all inclusive. Anche perché mettono il basilico ma anche di questo ne parlerò in post approfondito).

Malta offre molto al turista in termini di divertimento tra arte, storia, modernità e viaggi nel tempo.

La cattedrale, situata nel centro della città proprio nella via del passeggio, è di un’opulenza spaventosa. Raramente ho visto cotanti intagli, decori e straripamenti decorativi. Oro ovunque. Mosaici ovunque. Dettagli in ogni angolo sopra-sotto-destra-sinistra e poi: sbam.

Il Caravaggio.

Un dipinto di tre metri per cinque (una cosa esageratamentemeravigliosaesagerata) che rappresenta la Decollazione di San Giovanni. Un capolavoro che tra l’altro pare essere la sua unica opera firmata (proprio vicino al sangue di San Giovanni. Dettaglio cruento che mi piace da pazzi. Da pazzi ! ) dipinta nel 1608. Caravaggio dalla vita tormentata non trova pace neanche a Malta dopo essere stato nominato Cavaliere di Grazia per via di un’offesa gravissima a un cavaliere di rango superiore. Scappa dall’isola per poi rifugiarsi in Sicilia (a Siracusa) e con sommo disonore viene espulso dall’ordine come “membro fetido e putrido” (ellapeppa povero Caravaggino nostro!).

La drammaticità di questo meraviglioso dipinto lascia annichiliti. Non si può naturalmente fotografare e alle spalle c’è un’altra magnifica opera “San Gerolamo” di incredibile impatto visivo. Davvero un giro artistico imprendibile a La Valletta.

Perdibile invece il trenino dove ci ha trascinato Nanda (che ama andare su tutti i trenini della città proprio perché è una bimba dolcissima) che con freni rumorosi, canzoni sconvolgenti in maltese dal sapore arabo ci ha mandato in coma uditivo per un quarto d’ora. Poi c’era una guida sportiva, otto navi da crociera, un po’ di confusione e novemilionidipersonechegiravanocomepazzi. Diciamo che era definirla una giornata caotica appare riduttivo.

Alla fine becchiamo il tassista antipaticissimo che per fare 34 centimetri ci chiede una cifra spropositata e anche qui annuiamo, diciamo sì e poi scendendo leggermente sconvolti. D’accordo il turismo. D’accordo che eravamo in quattro. D’accordo che i crocieristi passano per scemi ( e come dar torto al tassista? ). D’accordo tutto ma .

Ma non ti piglio a sberle perché  è l’ultima tappa e grazie al cielo domani sono  a casa ( io non piangerò nella vasca da bagno domani ripensando alla Costa; evocando la pubblicità di qualche anno fa. Io domani nella mia vasca da bagno mi ci butto con il salvagente bevendo mojito analcolico e ringraziando il cielo che l’incubo sia finito. Faccio pure un giro di tango tra bidè e water, per dire).

Nonostante incontri maltesi non troppo piacevoli a bordo dei taxi ( nel resto dell’isola solo tutti gentili, affabili, carini, dolcissimi e *cuoricini e baci*) ne siamo innamorati e rimaniamo convinti di dover tornare assolutamente il più presto possibile per il villaggio dei pescatori, per la parte moderna e le due isolette.  E una serie interminabili di meraviglie maltese.

E anche per rivedere il Caravaggio senza tutta quella confusione.

Di tipico a Malta c’è il coniglio. L’ho omesso volutamente perché leggere Rabbit ovunque mi ha gettato nello sconforto ( eeeehhhhh si sa. Ho un problema con il coniglio, io . Carne in genere a parte, intendo).

Voglio vederci chiaro e non farmi influenzare negativamente dal coniglio, insalata con tre litri di olio, gelato fosforescente (perché il pistacchio era verde fosforescente come i collarini che danno in piscina quelli dell’animazione della Costa Crociere?) e tassisti antipatici. Sono sicura che la prossima volta l’insalata sarà buonissima , il gelato perfetto e non fosforescente e beccherò il tassista più simpatico di tutto il globo ( magari vestito da Cavaliere. Mi piacerebbe)

Perché l’impressione che ho nei confronti di Malta è  strepitosamente positiva.

Io me ne sono già innamorata.

Forse riesco a perdonargli anche il coniglio in umido.

(FORSE)

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

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7 COMMENTS
  • bestiabionda 17/08/2013

    non vuoi parlare del coniglio? =_=

  • niCol 17/08/2013

    Io amo Malta, me ne sono innamorata tre anni fa e ci torneró di sicuro, a costo di trascinare per i capelli il mio ometto!!
    Dimenticavo…Nippo: PRRRRRRRRRR!
    E tanti baci a te <3

  • bestiabionda 17/08/2013

    Dovevo andare l’anno scorso e poi non.
    e quindi non.
    ma.
    ho letto Caravaggio e non ho capito più niente (cioè insomma ho capito meno del solito =_= ).
    Per il discorso dell’insalata scondita a me ogni volta esce il fumo dalle orecchie, pare che effettivamente sia difficile ascoltare il cliente. Se gli spaccassi una rotula sarebbe più semplice, ma. Ma è una guerra lenta questa e si sa che noi abbiamo pazienza per vincere le guerre lente (dico noi perché ogni volta che sono stata con te e hai chiesto scondito e ti hanno portato annegato nell’olio avrei TANTO voluto spaccare rotule).
    E no, Nippo, non si fa così. NO. quel delfino è indispensabile, adesso nuoti e lo vai a prendere.

  • Bibi 17/08/2013

    come mi piaci quando fai Alberto Angela a me…ti sposerei, meno male siamo già sposate.
    e comunque anche io non protesto mai al ristorante.
    ho sempre paura che si vendichino e non farmi dire come.
    e molte volte non ho voglia di discutere.
    però quando saremo insieme e ti porteranno la lattuga che nuota nell’olio io quell’olio lo metterò a bollire e glielo verserò in testa.
    perché arrabbiarsi non porta a niente e noi siamo tipe pacifiche.

  • tittisissa 20/08/2013

    Mmmh, periodo sbagliato temo. Un po’ come Rimini a Ferragosto. Meglio tornarci a fine estate oppure al principio di primavera, per godere appieno delle bellezze di Malta senza troppi turisti tra i piedi..

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