Sagra del Fungo a Pedara? Ebbene sì.

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La Sicilia è luccicante e oscura, nascosta e accecata dal sole, contraddittoria nel suo bianco brillante che riflette nel blu del mare e in quel rosso fuoco che esplode dal terreno nero di una lava accesa e mai spenta. La Sicilia è una, nessuna e centomila ed è anche per questo che suscita eterno interesse. La Sicilia ti fa perdere la testa in ogni senso, sia perché non ne capisci la vergognosa incuria sia perché non puoi non innamorarti della sua folle bellezza. Di quello che ti offre visivamente, gastronomicamente e umanamente. Ci sono ancora le signore di nero vestite con il velo davanti alla porta, sedute su quelle sedie intrecciate e sgangherate ma anche movimenti artistici e culturali floridi e modernità degne di vere e proprie metropoli. Un contrasto perenne che porta nel dna, la mia terra. Siculi, elleni, sicani, francesi, arabi, spagnoli, austriaci. Normanni, bizantini, egizi e aragonesi si sono mischiati al sangue degli indigeni locali creando questa nuova "specie", questa nuova popolazione a tutti gli effetti: i siciliani. Che non appartengono ad altro se non alla propria isola, terra e se vogliamo nazione.
Iaia
Grazia Giulia Guardo, ma iaia è più semplice, è nata il 12 12 alle 12. Il suo nome e cognome è formato da 12 lettere ed è la dodicesima nipote. Per quanto incredibile possa sembrare è proprio così. Sicula -di Catania- vive guardando l’Etna fumante e le onde del mare. Per passione disegna, scrive, fotografa, cucina e crea mondi sorseggiando il tè. Per lavoro invece fa l’imprenditrice. Digitale? No. Vende luce, costruisce e distrugge. Ha scritto un libro per Mondadori, articoli per riviste e testate e delira pure su Runlovers, la comunità di Running più famosa d’Italia; perché quando riesce nel tempo libero ama fare pure 12 chilometri. Ha una sua rivista di Cucina, Mag-azine, che è diventato un free press online. È mamma di Koi e Kiki, un labrador color sole e uno color buio, mangia veg da vent’anni, appassionata di cinema orientale e horror trascorre la sua giornata rincorrendo il tempo e moltiplicandolo.

Non sono da Sagra. E’ inutile quindi girarci intorno e accampare ridicole scuse. Sono claustrofobica, maniacalmente salutista, igienista, critica e rompiscatole. Io sto alla sagra come Anna Dello Russo sta a Coco Chanel. Però per la Sagra del Fungo ho fatto un’eccezione. Esclusivamente perché cucinava lo Chef Giuseppe Borzì, proprietario della Tana del Lupo- a Pedara, che oltre ad essersi occupato del  rinfresco per il ricevimento a seguito della Prima (ed ancora unica) Presentazione del mio libro, è un rinomato Cuoco siciliano.

Ha fatto da Spalla a Domenico Privitera, cultore della cucina vegetariana e salutista proprietario di Pane, Olio e Sale. Dei due locali  parlerò in separata sede; sta di fatto che la Tana del Lupo è diventata tana davvero ed io che non ho mai voglia di mangiar fuori perché mi sento estromessa, riesco a trovar lì un rifugio come fosse casa. E protezione.   Giuseppe Borzì e Domenico Privitera erano invitati alla Sagra del Fungo per realizzare un risotto davvero speciale. Uno show cooking improvvisato in mezzo all’expo ( non troppo organizzato bene ma la simpatia di Borzì e Privitera ha prevalso) tra luci che saltavano e piani ad induzione che impazzivano , che definirei simpatica in definitiva. Il tutto sotto gli occhi di Carlo Ottaviano, direttore editoriale in carica del Gambero Rosso. 

Il manipolatore di cibo, Domenico Privitera, che ama essere così definito piuttosto che Chef ha realizzato con l’ausilio dell’altro trasformista del cibo Giuseppe Borzì  un risotto molto particolare nella sua incontestabile semplicità. Ha difatti mantecato con un burro ( preparato da lui, neanche a dirlo) montato con qualche goccia di Brandy e sale e consigliato vivamente a noi tutti i presenti di non legare mai il riso con il fungo.

Nel senso che il Fungo va servito sopra. Croccante. Ci penserà poi il nostro palato e gusto  a fare il resto. E l’idea mi è piaciuta moltissimo. Quella della slegatura dei due elementi principi e in più la freschezza del finocchietto selvatico dell’Etna crudo. Mai cotto.

Inaspettato e sorprendente.

Avendo l’immensa fortuna di essere amica del grande Borzì e di avere inoltre avuto poi la possibilità di parlare con Domenico Privitera privatamente mi sa tanto che .

Presto ci saranno risvolti a dir poco interessanti. 





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14 COMMENTS

  1. spettacolooooooooooooo
    Dovevo andarci ma… ormai ci siamo giocati tutti i sabati e le domeniche per pulire/sistemare/girare/comprare… essendo gli unici giorni liberi del pazzo.
    Ma il fungo *_* croccante *_* uh mamma mia

  2. ho appena bevuto il caffè ma voglio un risotto col fungo croccante e un mazzo di finocchietti selvatici dell’etna. anche l’etna và.

    • amore. capisci?
      il fungo non mischiato nel riso.
      non mischiato.
      ma sopra.
      croccante quasi crudo.
      perché ho sempre fatto fungo spappolato dentro? perché ?
      e perché continuando a dire che ne capisco di cibo se credo che le mandorle vadano mangiate calde con il sale e i ceci con il limone . quasi crudi- ? perchè?

      in che mondo viviamo?

      • ma io addirittura i funghi li mettevo prima di qualunque altra cosa, prima della pentola pure.
        che vuole che le dica signora mia, questi giovani d’oggi…

        • e il burro montato con il brandy?
          e io su repubblica insieme alle osterie d’italia?
          no dai.

          è la fine del mondo.
          peppa pig diventerà presidente degli stati uniti.
          e uomini e donne non andrà più in onda perché angela meravigliosa cubista estromessa dal palinsesto ucciderà tutti dando fuoco agli studios.
          pure a danielona.

          è la fine.

        • Se Peppa Pig diventa presidente degli stati uniti dobbiamo nascondere Alessandra perché sai che…
          Non aggiungo altro.

          • oggi il Nippo me l’ha fatta vedere doppiata in catanese.
            mando link.

            e.

            devo dare ragione a nostra sorella riguardo quel fatto.
            ho visto meglio e.

            ineluttabile.è.
            ok.

  3. Tu e Nippo dovete venire dalle mie parti in questa stagione. Ad ogni angolo c’è una sagra: tartufo bianco, tartufo nero, cardo storto, cardo gobbo, castagne, polenta e chi più ne ha più ne metta. Da qualche parte fanno anche la sagra della ruspa, ti dico solo questo.

    • Giurami che .
      Sagra della ruspa andiamo.
      TI PREGO.
      TI CHIEDO SOLO QUESTO E POI TACCIO ! ( se mi tappi la bocca percHè non sto mai zitta 🙁 )

      ma. Il nippo credo che a : tartu…..

      è già il primo che spintona tutti.
      Ne va matto.
      Io solo all’odore svengo . Mi lamento . E scappo ( in questo caso ti infilerei in borsa e fuggirei via con te. VIAAAAA a disegnare . Buttate per terra insieme. A colorare. Disegnare. Inventare. Sarebbe bellissimo per me. Molto )
      :*

      • Uuuuuuuuuh si, sbarazziamoci del Nippo che a botte di carta di credito sbaraglierà tutti gli acquirenti di tartufi e noi mettiamoci sotto una pianta di castagne a disegnare le foglie come se fossero folletti…

    • ah inciso:
      ma *_* le sagre ( non queste organizzate qui eh. perché ho visto qualche sagra in piemonte e sono tuttebelledapaura. quiunpomeno. scrivoattaccatocosinoncileggono)

      dicevo.
      ma tu tour sagre piemonte *_* tipo inviata speciale? ????
      oh VA UN SACCO *_*

      ( io ti tengo microfono)
      Però seriamente.
      Nessuno parla mai di sagre seriamente. Se sono ben organizzate e particolari ( come nel tuo caso, sicuramente) diventa roba interessante.
      Purtroppo qui c’è solo tanta disorganizzazione. Confusione. Spintoni.
      E una cultura alimentare un attimino da rivedere. Mettiamola così :*

      ( ero curiossima di vedere quella dei Marroni a Cuneo. Pare MERAVIGLIOSA ! sei mai stata? )

      • Mai stata a Cuneo per la sagra dei Marroni ma anche io ho sentito dire che è bella…io, se devo dire, preferisco quelle dei piccoli paesi, perché nelle città tipo Cuneo o Alba c’è sempre un mare di gente e la cosa non mi garba per niente. Quindi di solito opto per una cosa tipo Sagra della zucca a Piozzo, piuttosto che sagra del cardo storto a Nizza Monferrato e robe simili, ma no. Non avevo mai pensato a fare l’inviata. Magari il prossimo autunno, che questo oramai è già andato e non sono molto in preda alla voglia di fare! Ma terrò stretto nel cuore il tuo consiglio! E si, qui in Piemunt le sagre le facciamo come si deve!

  4. Ma tu lo sai che io potrei vivere senza tutto ma non senza funghi? Che se mi togli i funghi mi butto da un palazzo? Detto questo…io ADORO le sagre (andiamo d’accordo sìsì) anche se questa è molto più sciccosa di quelle rumorose e paesane alle quali sono abituata 😀

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