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il Maledetto 13 Novembre è arrivato

Sai perché ieri ho parlato di Sushi e questa è la settimana del Sushi? E sai perché finalmente scriverò Sushiland e ho già deciso con chi lo farò per avere meno paura? Perché sei morta quattro anni fa. E io sul profilo Facebook Grazia Guardo ho tolto tutti. E ho lasciato solo te. E leggo i nostri messaggi. Guardo i tuoi commenti alle foto. Passo ore a volte a fissare la bacheca da sola. Ad aspettare che.

E ricordo tutto di te. Dal primo all’ultimo giorno. E so che la cosa che volevi di più. Disperatamente. Era il Sushi. Che avevi mangiato la prima volta con me e che non hai potuto farlo per l’ultima. Perché ti avevano detto che il pesce crudo era pericoloso nelle tue condizioni. Solo che. Non sarebbe stato quello a ucciderti. E nonostante il Sushi abbia sempre avuto un significato univoco legato a Pier, adesso ci sei dentro. Sei il wasabi. Il condimento del ricordo. Sono il chicco di riso, io. Tengo stretta ancorata tutti i miei dolori come quando spingi il riso sulla stuoia e l’alga. Mi arrotolo per non farli vedere e mostrare un’alga insapore, perfetta e stilisticamente inattaccabile.

Non riesco a scrivere di te velocemente. E’ tutto lento, sordo e bianco. Ogni secondo della nostra ultima scena. Ogni parola dei nostri ultimi messaggi. Le nostre promesse di domani. Ci vediamo domani. Domani staremo insieme molto di più di oggi.  E vedo solo me. Buttata per terra; io che adesso per terra non ci sto più e debello microbi per te. Continuo a lavare il giubbotto che avevo come se potesse farti tornare. Faccio il calendario dell’Avvento trenta giorni prima che arrivi questo maledetto tredici Novembre. E ogni mattina apro il cassetto delle malattie, dolori e devastazioni. Mi infliggo colpe e grido il tuo nome. Ti vedo in Ag-nes, la bimba di Despicable Me. Vedo il mio pony rosa che vive nel gazebo nell’unicorno. E mentre mi lavo i denti con Pier dico “la chiamiamo così? Un giorno la nostra bambina? Ag-nes. Ag è come se fosse Agata. Io la chiamavo Ag”. E continuo continuo continuo continuo. E lui mi sorride. Come si sorride alle bimbe quando dicono qualcosa di buffo e privo di senso.

E’ un sushi con la zucca. Perché mi hai portato la torta di zucca l’ultima volta. E pure la zucchetta illuminata. E perché nessun Dottore mai ci potrà dire che ti farà male. Non c’è nessun pesce morto. Nessun batterio. Ho messo i guanti, lo giuro. Ho messo la mascherina, lo giuro. Avevo i calzari, lo giuro. Niente scarpe, lo giuro. Capelli legati, lo giuro.

Mi giuri che torni?

Non passa mai il dolore Agata. Mai. Aumenta ogni anno. Ogni settimana. Ogni

a

t

t

i

m

o

Ma io non crollo. E lo faccio per te. Sto attaccata appiccicata come il riso del Sushi. Mi mostro perfetta come l’alga. Condisco le mie giornate con il tuo piccante doloroso del wasabi.

E mi butto nella salsa di soia. In questo oceano pieno zeppo di soia. Che mi ama e che amo. E porto un po’ di te. Del tuo messaggio e del tuo insegnamento. Affinché mai tu venga dimenticata.

Ciao Patata. Mangia tutto il Sushi di zucca che vuoi, oggi. Io cercherò di non sfaldarmi troppo.

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

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