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Una piccola morbidezza al cioccolato dentro la cocotte da mangiare: calda. Fumante.

Alla fine ho deciso che l’albero sarebbe andato fuori sul terrazzo. Alessandro l’ha legato fortissimo al muretto e poi ne ha assicurato la cima al tetto. Non può muoversi. E’ incastrato per bene. Bufere? Pioggia? Grandine? Neve. E senza luci. Meglio il buio e quando arriva il sole. Si illumina un po’.

Ancorato al muretto, terra e soffitto. Agghindato di tutto punto con decori bianchi, molti dei quali di cartone che imbarcheranno acqua rendendolo ridicolo, e palline bianche rimaste dallo scorso anno che non volevo dentro perché rilasciavano tutti gli sbirluccichii. E io mi ritrovavo dentro tappeti glitter sul parquet.

Omini di zenzero spessi come le cotolette che fa mamma, appesi alla purezza delle foglie bianche dentro. E’ piccolo questo albero nonostante sia due metri e mezzo, mi dico. L’anno prossimo sarà più grande. Avrò un salotto più grande. Avrò una casa più. Più cosa? Sempre tutto più. più. più. E quello che mi interessa sempre meno. meno. meno.

Sono quell’albero rosso fuori esposto alle intemperie ancorato ovunque per mostrarsi addobbato, che sogna di essere quell’albero bianco dentro al caldo e al sicuro protetto dall’odore dei biscotti. Una volta, quel 12 Ottobre per la presentazione del libro che sembra una vita fa, Giulia chiede a Ombrella:

“e Iaia che cosa è ?”

Ombrella risponde “Iaia è un albero”. Non ho avuto mai modo di chiederle cosa significasse. Cosa stessero dicendo ma la certezza che avesse ragione, oggi, non mi abbandona. Sono un albero.

Questa che lascio oggi è davvero una sciocchezzuola da preparare. Che mi fa pensare alla mia Bianca. Facile e veloce diventa oltre che merenda un pretesto delizioso e “capriccioso” per una colazione speciale. Quelle da fare nel lettone per le vacanze natalizie, no? Con il piumone. I cartoni animati. I film della Disney che ti catapultano indietro. Una poltrona per due. E tutto il palinsesto che grazie al cielo tra sky, apple tv e chipiùnehapiùmetta tra streaming e web è ampiamente rinfoltito. Non è necessario possedere delle cocotte anche se sarebbe cosa buona e giusta a prescindere. Si possono adoperare delle piccole tegliette monoporzione anche usa e getta o addirittura procedere in una teglia media di unica grandezza e tagliare poi. La cocotte rimane, come tutte le monoporzioni, più comoda e intrigante visivamente.

Ieri la tombola è stata. Che dire? Deliziosa. Come voi. Ha vinto la nostra bellissima Elllllisa e mentre ticchetto avremo già il vincitore dell’Alberello dorato ma non so chi sia al momento. Per dire chiaramente, grazie. C’è una cosa che mi stupisce e sbalordisce sempre.

Mi hanno abbandonato tutti, a volte. Mi sono abbandonata io stessa, più di qualche volta. Ma voi. Mai. Voi non mi avete abbandonato mai.


  • Per 4 cocotte (piuttosto grandine)
  • 3 uova di 60 grammi l’una circa
  • 60 grammi di farina 00
  • 15 grammi di fecola di patate
  • 15 grammi di cacao in polvere
  • 120 grammi di burro
  • 120 grammi di zucchero
  • 200 grammi di cioccolato fondente

 Taglia il burro a pezzi e fallo fondere con i pezzi di cioccolato fondente. A bagnomaria o se preferisci nel micro. Ottenuta la crema lascia da parte. Ungi leggermente le cocotte con dell’altro burro extra. Setaccia la farina con il cacao e la fecola e poi aggiungi lo zucchero con il burro e il cioccolato fuso lavorando energicamente con la frusta da pasticciere o anche con lo sbattitore elettrico. Suddividi l’impasto omogeneo e setoso che hai ottenuto all’interno delle cocotte e poi conservale in frigo per un’oretta prima di infilarle nel forno a 190 per 10 minuti circa. Tirale fuori e gustale anche caldissime che sono davvero indimenticabili. Altrimenti lasciale freddare se le prepari prima e poi riscaldale un po’ prima di offrirle.

(caldissime. meglio caldissime. uno dei pochi dolci che va caldissimo)

(l’ho detto caldissimo?)

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

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