L’otto dicembre si attorcigliano stelle

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Iaia
Grazia Giulia Guardo, ma iaia è più semplice, è nata il 12 12 alle 12. Il suo nome e cognome è formato da 12 lettere ed è la dodicesima nipote. Per quanto incredibile possa sembrare è proprio così. Sicula -di Catania- vive guardando l’Etna fumante e le onde del mare. Per passione disegna, scrive, fotografa, cucina e crea mondi sorseggiando il tè. Per lavoro invece fa l’imprenditrice. Digitale? No. Vende luce, costruisce e distrugge. Ha scritto un libro per Mondadori, articoli per riviste e testate e delira pure su Runlovers, la comunità di Running più famosa d’Italia; perché quando riesce nel tempo libero ama fare pure 12 chilometri. Ha una sua rivista di Cucina, Mag-azine, che è diventato un free press online. È mamma di Koi e Kiki, un labrador color sole e uno color buio, mangia veg da vent’anni, appassionata di cinema orientale e horror trascorre la sua giornata rincorrendo il tempo e moltiplicandolo.


Non è che voglia fare particolarità altrimenti dovrei imparare a memoria il calendario dei Santi e ogni giorno snocciolarli con agilità e augurare ma dai. Ma dai. Il giorno dell’Immacolata è davvero e innegabilmente speciale, proprio come tutti Santi a Novembre (un cumulativo che a volte fa pure comodo, no? Cosa sto dicendo? Toglietemi la tastiera vi prego. Fatelo per il bene dell’umanità). L’otto dicembre ha dei riti in casa mia quanto in quella di altri, scommetto.

Mamma si alzava e chiamava subito la zia Immacolata, la sorella di sua mamma nonché la prima persona che ha chiamato “mamma” proprio perché la Nonna lavorava in Sicilia e quando mamma era davvero ancora piccola prima di trasferirsi definitivamente qui l’aveva lasciata in custodia cautelare alla sua dolcissima sorellina. Siamo tutti molto legati alla zia Immacolata. Un angelo discreto, che ha perso un figlio di neanche trent’anni a causa di un tumore fulminante, e che in lutto perenne combatte con un sorriso disarmante la vita. Un esempio di donna. Come quelle che dovremmo, io per prima, essere. Come quelle che ce ne sono tante e non vengono mai raccontate.

In casa poi si faceva l’albero. Mamma solo l’otto. Non si transigeva. Ogni otto Dicembre si tiravano fuori tutti gli scatoloni e si invadeva il salotto. Papà guardava la televisione e rideva perché non gli piaceva mai partecipare e collaborare attivamente ma dare consigli e prenderci in giro da lontano sì. C’erano delle poltrone di pelle marrone. Delle luci coloratissime e scoordinate e pure delle palline un po’ rotte, usate e che ricordi da sempre e per sempre. C’era un albero verde un po’ spelacchiato. Un appartamento senza rifiniture lussuose e tanto amore, rispetto e fiducia nel futuro.

E’ tutto cambiato e trasformato. Ho una mia casa e un albero bianco con decorazioni studiate geometricamente che ho fatto molto prima dell’otto perché mi servivano delle foto. Senza otto e tradizioni. Un altro in terrazzo. Un altro piccolo in cucina. Altri cento in testa. Mamma ha voluto fare il presepe e non l’ho aiutata con il suo come lei con il mio. C’è una distanza invisibile per controllare il dolore. E papà dalla poltrona che non è più marrone dà gli stessi consigli separatamente. In due case diverse. In due contesti diversi. Con dei ricordi uguali e comuni. Il Natale, momento di riflessione e patemi, sopraggiunge più volte fino al venticinque per poi trovare esplosione al trentuno quando la paranoia coglie nella forma più violenta. A mezzanotte scarico piangendo. Inondandomi e cominciando quel trenino di dolore che si riavvolge con un rewind in cassetta e mi catapulta a Palma di Maiorca. Nel mio circo di sensazioni e devastazioni.

Cominci a sentire che ti manca qualcuno. E che non  vuoi ti manchi più.

Ti manca poter chiamare per farle gli auguri. Poi non ci pensi più. A fitte. Dolorose improvvise. Quando meno te l’aspetti. Appare un fantasma. Poi un altro. E dalla forza e dall’onnipotenza di poter e saper gestire, ti ritrovi nella coltre e nel buio dei ricordi. Sino a pensare di ricominciare e partire nuovamente. Poi all’improvviso la luce. E ti fermi. Strappi il biglietto.

Non si riparte più. Si continua il viaggio.

Io della stella pan brioche o sfoglia o checchesiaquestaro-bachenomangeròMAI  non è che abbia molta voglia di parlare in effetti. L’ho già fatto qui sproloquiando sulla Ghirlanda e lasciando i link giusti. Pure i video. Pure. Tutto, insomma.

Che poi neanche la so arrotolare la stella. Giro sempre tutto a modo mio. Mi ostino a voler girare e rigirare, pure tra i ricordi e i ripieni. Sempre e solo a modo mio. Per questo mi ritrovo con gomitoli senza capo nè coda. Arianna. Penelope. E chi attorciglia male le stelle come si chiama?

Iaia.

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16 COMMENTS

  1. Mescola, mescola, gira e rigira…prima o poi tutto si amalgama. Spariscono i grumi. E si può procedere, continuare… Ok, forse non si capisce cosa intendo, o forse sì. Ma c’è la facciamo Iaia, promesso. :***

    Ps: ieri sera ho fatto l’albero con Frugolino e, come ogni anno, l’Inge dirigeva i lavori spiaccicato sul divano! *_*

      • OHHHHHHHHHHHHHHH così ti voglio <3 !!!!!!!!!!!!!
        e ora devimostrarmeloraccontarmeloqualsiasicosa.
        Prima di tutto il domandone:
        oro o argento? roba che ci si dorme la notte ( io sono al momento appesa con delle luci in mano e digito dall'iphone. Per dirti che a breve: sono per terra *_* ma l'ho fatto per sbaciucchiarti e quindi per una causa giusta 😀 )

        • Cucciola, mi raccomando stai attenta!!! La risposta al domandone è: blu elettrico e argento!!! Oggi sono dai miei, domani scatto e documento… Solo petteeeeeeeeee!!!!

        • Se stasera l’Inge si assopisce sul divano, Frugoletto ed io inghirlandiamo pure lui poi ti inviamo diapositiva compromettente da utilizzare a fini di ricatto ed estorsione… 😉

    • ho appena infilato le pastiglie leone in una busta e scritto il tuo indirizzo.
      e non è finita qui.
      ti sconfiggerò a suon di pacchetti.
      TI SCONFIGGEROOOOOOOOOOOOOOOOO”””””’
      altro che commuoverti. Sarò la tua acccerrrrimanemicanatalizia*rideva istericamentesatanicamente

  2. Si chiama Iaia ^^ un forte abbraccio per avermi commossa così tanto. Un altro per la dolcezza delle tue parole e un sorriso che cerco di strapparti perchè… io arrotolo gli spaghetti al contrario (anche i gomitoli, ma altrimenti non mi chiamerei così!).

  3. vorrei venire lì e abbracciarti forte forte forte!
    un post bellissimo, pieno di ricordi e, nonostante un velo di malinconia, tantissimo amore! :*****************************************

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