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Fermatempo di un venticinquesimo compleanno (12×3 fa 25 no?)



Poi le Masters della Kartell, a maggior ragione se disegnate da Starck dovevano essere mie. E sei le ho prese, va. Sì da il tavolo non c’entra nulla ma sono in fase di trasloco. Perdonata Philippe?


Apparecchiando.

SantaSignoraPina ha deciso di farmi commuovere (equandomai?) confezionando per me candele di biscotto, zucchero e sogni. E ci ho soffiato pure. Non si è spento niente. E’ sempre acceso. E di luce.

Tovaglia stirata d’accordo,  ma l’angolo è spiegazzato o sbaglio? Storie drammatiche di una psicopatica perfezionista.

I cuori di SantaSignoraPina

Alberelli di cioccolato tridimensionali come pensieri dolci. E abbracci.

Il mio Aluccio che insieme alle sue tre meravigliose donne mi omaggia del mio amato Pungitopo. E Amarilli. Che sono armadilli fatti di carezze, sì.

I muratori che mi sorprendono e centinaiacentinaiacentinaiadiregali e pensieri. E abbracci da tutte le parti del mondo e dei mondi. Che fa un po’ cheap mostrare i regali, nevvero?

Sono nocciole ricoperte di zucchero colorato e poi di cioccolato e poi di glitter alimentare e poi speriamo che non ci venga a tutti un’intossicazione alimentare.

Il Babbonatalebiancomeraviglioso  (eh no questo devo farlo vedere pure se fa cheap!) che ha trovato la mia mamma per me e una vista vergognosa di quello che ho ricevuto ( no eh. I pacchetti bianchi e rossi sono i miei per Natale. Mi sa che cheap anche questo*disse ridacchiando. E’ tutto estremamente cheap. Mi arrendo! )

La tovaglia non è stirata bene dal mio lato. Lo sapevo! Ma un bel piatto di ceci che programmavo da mesi è stato tutto per me ( del mal di pancia non ne voglio neanche parlare).


Il mio papà che versa l’olio di Cri e Ale. E ne metto una microgoccia pure io. In segno di promessa. In segno di sorellanza. In segno di per sempre.



Sono un omino di pan di zenzero. Fragile ma fortemente speziato. Che sovrasta una montagna di zuccheri e sogni. E il 12×3 anche se non ho un bimbo. Anche se non sono ancora andata a Tokyo. Anche se.se.se.se. Non fa paura.

Ho fatto altro. E sa di riconoscimento.





Poi dopo pranzo c’è indovina chi viene a cena e lo vedo sotto una pioggia di stelle insieme a papà.

E poi Giuseppe, e tutti i miei adorabili angeli che illuminano la vita e le giornate mi regalano quello che volevo da tempo.

Un gazebo illuminato e sospeso nel cielo. Un’indicazione precisa. Un disegno. Che sa di casa, amore e unione. E di famiglia. Che faccia luce e mai buio.

Perché qui del buio non si ha assolutamente paura.

E luce, fu.

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

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