Il Pane Renna: il panrenna, renpane, rennane, panenna

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Iaia
Grazia Giulia Guardo, ma iaia è più semplice, è nata il 12 12 alle 12. Il suo nome e cognome è formato da 12 lettere ed è la dodicesima nipote. Per quanto incredibile possa sembrare è proprio così. Sicula -di Catania- vive guardando l’Etna fumante e le onde del mare. Per passione disegna, scrive, fotografa, cucina e crea mondi sorseggiando il tè. Per lavoro invece fa l’imprenditrice. Digitale? No. Vende luce, costruisce e distrugge. Ha scritto un libro per Mondadori, articoli per riviste e testate e delira pure su Runlovers, la comunità di Running più famosa d’Italia; perché quando riesce nel tempo libero ama fare pure 12 chilometri. Ha una sua rivista di Cucina, Mag-azine, che è diventato un free press online. È mamma di Koi e Kiki, un labrador color sole e uno color buio, mangia veg da vent’anni, appassionata di cinema orientale e horror trascorre la sua giornata rincorrendo il tempo e moltiplicandolo.


Coniare termini riguardo alimenti-a-renna è impresa ardua assai (ricordate il RisoRenna, Panriso, Renniso, Isorenna. Cielobasta!). Questo 2013 mi ha insegnato anche questo. Roba di cui andare fieri, insomma. La mia improvvisa passione per la panificazione ha preso ormai il sopravvento e io ho ceduto con non troppa lusinga (ieri ho sfornato un panettone gastronomico che dall’aspetto non ci avrei scommesso due lire. Poi mi sono resa conto che quattro lire quasi, sì). Certo è che non posso però sfornare panini, che sarebbe pure cosa buona e giusta, ma roba schifosamente infantile e stupida, direbbe il Nippotorinese. La mia missione si sa, è rendergli le giornate impossibili; si denota un certo impegno da parte mia. Credo di non sbagliarmi nell’asserire che il Panerenna-Panenna-Renpane (diamogli un nome insieme per piacere) è un’ottima idea non solo decorativa per queste feste. Fa proprio scena e riempie vuoti altrimenti incolmabili. Perché diciamocelo un panino non può arrivare dove quel nasotto abbrustolito leggermente “salsoso” riesce. Tocca corde di sensibiità e magia che neanche la morbidezza più morbida di una mollica sofficiosa.

(e domani o stasera o quando programmo i post perché sono davvero indietrissimo chetuttelerennemiperdonino, metterò i famosissimi Biscottini Renna. Sì, quelli tondi che girano su instagram di cui mi sono innamorata già due anni fa)

Sono stanca di dire è facile e veloce tanto quanto voi, chiaramente, lo siete di sentirmelo dire-scrivere ma è davvero la lestitudine (vi prego. vi prego. vi prego. fatemi coniare questo termine: lestitudine. Mi piace assai) che colpisce.

Nonostante io abbia l‘archivio traboccante di Ricette Natalizie, che neanche se facessi due post al giorno riuscirei a smaltire, e sappia già anticipatamente che dovrò riciclarne alcune per l’anno prossimo, continuo a sfornare, ideare e desiderare di fare questo e quello. Appunti, progetti e sogni con Piola (che verrà per Natale e con la quale si spera di riuscire a fare tantetantetantefotoricette) e. E perché so già che tutti a dire “ehhhhh ma manca ancora molto per Natale. Chestresstuttiaparlaredelnatale”.

E poi va via. In un secondo. In un momento. Proprio come la magia. Che del resto è.

Come realizzare il Pane Renna

(sono una stupida e non ho fotografato i vari passaggi, pardon. Prometto chesehotempofacciovideologiuro!)

Dopo aver realizzato la ricetta del pane che preferisci (oppure esserti diretta dal tuo panettiere di fiducia e aver comprato un bel pezzotto di pasta di pane. Con il bimby neanche a dirlo in tre minuti è fatta) provvedi a tagliare il tuo bel malloppotto in due parti.

La prima parte lavorala per bene e con l’aiuto di un matterello (lo so che si scrive mattarello uffa ma mi piace più matterello, sa di pazzerello. Mi fa ridere insomma, uff) stendila come a formare un ovale. Qualora non dovessi riuscirci non preoccuparti e intaglia con un coltello (il piano va infarinato, dovevo dirlo?). Forma con la pasta di pane che hai due piccole palline e congiungile nella parte superiore a formare le orecchie. Le orecchie se più piccolette rispetto al naso risulteranno ben proporzionate altrimenti apparirà come un bulldog francese, che per carità amo visceralmente ma in questa rara occasione direi di no (a meno che la Renna Francese non abbia le orecchie a pipistrello. Cosa sto dicendo esattamente neanche io lo so).

Il nasone devi attaccarlo dopo aver formato una bella pallottola grande. Spennellala leggermente con della salsa (anche se a ben pensarci mentre ticchetto sarebbe un bene farlo a più di metà cottura perché come si denota dalle foto la mia si è leggermente-eufemismo bruciacchiata). Due metà di olive nere per occhi e poi la parte apparentemente difficile. Non è così, per l’appunto.

Basta ricavare due cilindri e girarli un po’ e giocare con la fantasia. L’importante è che sia tutto ben “stretto” e non eccessivamente largo altrimenti la pasta in cottura potrebbe unirsi e si formerebbero delle linee non curate e poco delineate. Facendo tutto “mignon size”, pur lievitando il danno non accadrà. In forno a 200 per i minuti che occorrono (dipende chiaramente dalla grandezza) e una spennellata di olio per una focaccina più gustosa, per dire.

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8 COMMENTS

  1. Molto bella questo pane renna . Se ti sei dimentica di fare foto di tutti i passaggi un pò di dimenticanza pure ai più bravi può succerdere . Quando hai tempo ce li metti e anche se li metti più tardi con calma i tuoi lettori ti leggerano .

  2. In casa nostra la renna è un animale rispettatissimo e onorato… poi in privato ti spiegherò perchè… 😉 Posso stringerti un pochino stellina? :***

  3. io voglio una renna come amica.
    ora faccio impiantare due corna rennose a Iris e non se ne parla più.
    (nessuno osi chiamare la protezione animali)

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