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La Tavola Natalizia “Fumetto” per la Vigilia di Natale – Work in progress (prima parte)


(se non vuoi leggere i miei vaneggiamenti salta subito alla terza polaroid. Comincio lì) 

Da quando per il Compleanno della Mamma ho mostrato la mia idea della Tavola Fumetto  (se ti fa piacere trovi tutto qui) sono rimasti tutti entusiasti, estasiati e non mi sento di esagerare adoperando il termine elettrizzati. Ho ricevuto tantissime email con foto di adorabili mamme che hanno usato questa semplicissima idea per party di compleanno. Vedere puffi disegnare sulle tavole come da me consigliato è stata un’emozione forte e intensa. La stessa Cey ha disegnato sulla tovaglia per uno dei suoi indimenticabili e incredibili English Tea, a cui sogno di partecipare. Un giorno riuscirò a raccogliere tutte le foto che ricevo e farne un mega album enorme. Ne ho tantissime con il mio libro insieme a voi (vi amo. Grazie), insieme alla scatoletta Leone e. Insieme insieme insieme. Pure Maghetta disegnata da bimbi, bimbi cresciuti e bimbi nell’anima.

Lamentele “nonciarrivononciarrivononciarrivo” odierne e consuete a parte, io sono qui tutta esaurita e indaffarata proprio il giorno della pre-vigilia a uplodare alla meno peggio queste fermatempo in formato polaroid per ticchettare un po’ e tentare di rilassarmi. Certo ventimila gocce di valium sarebbero state meglio ma mi ostino a credere che non sia la medicina quello che fa per me. Testarda continuo con le mie uniche terapie: scrivere, fotografare, disegnare, blaterare.

Avevo comprato una tovaglia di lino bellissima per la Cena della Vigilia, che per la prima volta in assoluto trascorreremo in casa mia con Dottoressa Suocera e Socia Cognatosa Piola. Discorso diverso per il venticinque e il ventisei dove bivaccheremo da Nanda prima in meravigliosa solitudine familiare e poi come nel più classico dei copioni con amici veri e fidati. Quindi: pochissimi. Nonostante avessi la tovaglia bella inamidata e fresca, proprio all’ultimo momento mi sono decisa che non era quello che volevo davvero. Premetto che non è normale apparecchiare il ventitre Dicembre per il ventiquattro Dicembre notte, me ne rendo conto. La mia vita però è un gioco di incastri, impegni e perdite di tempo (ultimamente tante) quindi se non organizzo tutto nei minimi dettagli saltano molti dei miei obiettivi. Piuttosto che far saltare questi faccio saltare teste. Una cosa è certa. Vinco io. SEMPRE *delirio di onnipotenza parte uno*.

Visto che il ventiquattro mattina sarò felicemente in giro con il mio papà, purtroppo non per una passeggiata di piacere e shopping ma per impegni lavorativi, ho deciso di ottimizzare i tempi pensando all’apparecchiatura con netto anticipo. Un po’ come dovrebbe accadere in generale; soprattutto nelle grandi occasioni come queste. C’è da dire che con la tovaglia avrei risparmiato davvero un tempo considerevole ma ribadisco:

che importa? Non mi interessa risparmiare tempo e accontentarmi. A me interessa ottenere quello che voglio e pretendere che non solo io riesca ma che addirittura superi io stessa le mie aspettative (poi non riesco perché mai mi accontento. Ma da quel malcontento nasce un fuoco. Una sfida. E ricomincio così fino all’ossessione. E mi sta ormai incredibilmente bene così. All’apatia ci penso verso i novanta anni nel caso fortunato in cui dovessi arrivarci nonostante ne dubiti fortemente).

Bando alle ciancie che sono già troppe. Cominciamo ad apparecchiare la Tavola della Vigilia con un’idea veloce, divertente, inusuale e soprattutto economica? Lo so che la parola economica detta dalla mia bocca fa un po’ ridere come se dicesse “outfit sobrio” Anna Dello Russo ma.

E’ davvero economica, tzè.

Per fare l’apparecchiatura fumetto ci servirà:

Fogli bianchi. Io ho adoperato fogli di carta modello. Quella che adoperano le sarte per intenderci. Mentre nell’altra versione la carta da imballaggio. A Natale naturalmente il bianco sarà più opportuno ma qualora aveste un ambiente rustico anche il marroncino non sarà mica male.

  • Scotch trasparente

  • Forbici

  • Pazienza (tanta)

  • Pennarelli colorati

Le “legature” dei fogli con lo scotch non turberanno come si crede il campo visivo. Nell’insieme passeranno inosservate. E’ carina l’idea (una volta l’ho fatto) di adoperare delle passamanerie. Adesso con tutti gli scotch che si trovano (da Tiger soprattutto) simil carta nipponica, si può davvero fare qualsiasi cosa. Ribadisco però che poi tra disegni, ornamenti, centrotavola e tutto, lo scotch sarà l’ultimo dei pensieri. E’ pur vero che dipende sempre dalla grandezza del tavolo e dal taglio del foglio. Ho fatto un tavolo lungo quasi quattro metri e quindi era leggermente (eufemismo) difficilotto trovare dei fogli che riuscissero a ricoprirne l’intera superficie. I rulli a dir la verità si trovano anche ma bianco per qualche oscura ragione risulta quasi sempre irreperibile (all’Ikea c’è un rullo-rotolo infinito meraviglioso e perfetto. Nel reparto bimbi. Per farli disegnare. Ma la larghezza era troppo piccola e questo tavolo piuttosto largo).

Il mio tavolo magico è in realtà una consolle che chiusa è ben trentacinque centimetri e poi aggiungendo pian piano le tavole (fino a sei) diventa un Tavolo imperiale. Purtroppo la mia casetta è al momento piccinapicciò, nonostante l’immaginario comune sia ben diverso dalla realtà, ma sogno un tavolo sempre aperto e quando accadrà accenderò ceri ai nani da giardino. Per sempre.

Dieci fogli ENORMI di carta modello? tre euro (ve l’ho detto io che è economico, uffa!).

(me ne sono bastati tre. Ma io amo esagerare e li ho messi in doppio)

Dopo aver collocato i fogli e raggiunto uno “stato ottimale di appiccicamentoscotchesco” (vi piacciono i termini tecnici, eh?) si procede all’impacchettamento del tavolo. L’idea voleva proprio essere questa. Impacchettare pure il Tavolo! TUTTO IMPACCHETTIAMO TUTTO! E’ importante fermare la tovaglia di carta in qualsiasi modo e non dar modo di poterla strappare. La carta modello per sarta (ci vanno gli spilli e si maneggia, si gira e rigira) è resistentissima e perfetta per l’occasione. E’ addirittura leggermente impermeabile (io ho rivolto la parte liscia sotto perché mi piaceva più ruvida la superficie sulla quale disegnare). Ho quindi infagottato bene bene gli angoli in modo che nessuno avesse modo di spostarla o dare colpi e decentrare. Non bisogna però adoperare troppo scotch perché è chiaro che poi si formano delle arricciature (chissà se arricciature esiste ma mi piace troppo e quindi lo uso senza remore, ecco).

Non si può stirare. Questa è la brutta notizia. Al contrario della carta da pacchi non ci pensate nemmeno a stirare la carta modello! Viene un effetto leopardato tono su tono tamarro come poche cose al mondo. Perché il calore forma una sorta di microbolle. Orribile. Ho dovuto rifare tutto da capo quindi evitate nel caso. Ci ho già pensato io a fare la scemenza (sottotitolo: come sempre).



Una volta posizionata per bene la carta è importante scegliere un centrotavola. Io sul centrotavola sono fiscalissima. Lo adopero già per roba quotidiana tra me e il Nippo, figuriamoci a Natale. Deve avere il vischio, il pungitopo ed essere possibilmente sui toni natalizi del rosso e bianco naturalmente. Le rose sono quasi scontate e prevedibili ma il Natale in fondo ha questo animo. Scontato, prevedibile ma sempre magico quindi senza ombra di dubbio rose. Con qualche pigna, che ci sta sempre bene. Mi è dispiaciuto non avere avuto il tempo di dipingerle bianche come avrei voluto. In realtà volevo fare solo vischio, pigne bianche e in mezzo piccole luci led da un watt. Delle nuove luci che sono arrivate in ufficio ma.

Ma poi mi sono lasciata prendere leggermente la mano. Comporre il centrotavola senza rivolgersi a un fiorista o fioraio fa naturalmente risparmiare un bel po’. Eliminando le rose che potrebbero essere un surplus e usando solo vischio e pigne si dimezzano (o anche di più) i costi. Il candelabro è Ikea come quelle robine tutte merlettate che contengono altre candele sono Ikea. Il Babbo Natale con tre euro (o forse meno non ricordo) si trova da Tiger ed è anche personalizzabile e colorabile (nella confezione ci sono pure i pennarelli adatti). L’ho lasciato bianco perché il mood sarà proprio quello.

Ho preso le Masters di Starck non a caso. E ho fatto un albero di Natale bianco non a caso. E non a caso sono una pazza.


Ho comprato questi porta menu alla cifra ridicola di cinque euro o forse meno in un negozio dove vendono articoli per la casa e uno spazio era dedicato anche alla ristorazione. Sono i classici porta menu che si trovano al ristorante. Non so perché ma alla vista di questi tutti vanno in delirio. Sono una sciocchezza e niente di che ma danno quel tocco davvero “profesciunal” (sempre termine tecnico eh) apportando un quid quasi vitale. Pollice in alto come sempre per il Menu scritto.

Non solo è una cortesia nei confronti dell’ospite in quanto non vi è alcun bisogno di chiedere (dipende poi dalla confidenza che si ha), ma anche un bel modo per presentare il proprio operato. Io, da brava psicolabile, divido sempre i piatti (come in questo caso) specificando quelli che non contengono latte e carne e che quindi sono vegetariani o vegani. E’ importante. Sarà che vorrei fosse fatto lo stesso trattamento a me a volte. E’ inopportuno a volte chiedere “e c’è il formaggio? e c’è un po’ di burro? e c’è un po’ di?”.

E se c’è scritto vegano ti stai zitta e te lo mangi in silenzio (bello quando sono sintetica, vero?)

I sottopiatti, diciamolo, non bastano mai e sono necessari per una vera apparecchiatura “prufesciunal” (continuo ad adoperare termini tecnici per pavoneggiarmi). Nonostante io li avessi perché la sera della vigilia siamo in sei e quindi non era un problema come accade da nonna che ne servirebbero 23043094834098234098234, ho deciso ugualmente di disegnarli perché volevo un effetto esasperatamente disegnoso-fumettoso. Allora ho preso un sottopiatto di grandezza che mi convinceva e che soprattutto era perfetto per i piatti che poi avrei adoperato (confezione Ikea in offerta tutto il set completo 70 euro per sei persone= 60 pezzi. DITEMELO CHE SONO STATA BRAVA. E davvero oculata, eh. E’ stata una sfida con me stessa. Non ho adoperato merletti, tovaglie della nonna e vergognose argenterie. Ho messo pure i tovaglioli da 50 centesimi Ikea. Se non mi dite che sono stata una bravabambinagiurochevengoliepiangooooooooo fino alla Befana!).

Dicevo? Ah sì.

Con l’aiuto di un pennarello nero ho girato bene bene intorno al sottopiatto e il gioco è fatto. Lo stesso ho fatto per i bicchieri in modo da avere un’idea dello spazio che avrei occupato anche in vista delle portate che verranno servite in tavola. Va assolutamente detto che essendo in famiglia e avendo voluto fare una “dimostrazione economica” e anche molto informale, non ho assolutamente seguito il galateo.


I decori saranno soggettivi. Per mio gusto ho deciso di disegnare tutti gli invitati in formato fumetto, scrivere direttamente il nome in modo da non adoperare neanche il segnaposto che comunque occupa spazio (pur avendone di natalizi davvero carini. LI AMO! Ma potrò adoperarli molte volte in questo periodo e quindi mi rassereno. Per modo di dire mi rassereno, eh). Largo sfogo alla fantasia e alla personalità. Non ho voluto sovraccaricare molto perché la tavola, come si vedrà poi in seguito (oggi mostro soltanto la parte iniziale dell’assemblaggio), sarà molto ricca di piatti da portata e altre cianfrusaglie quindi schematicamente avendo già tutto in testa non volevo confondere ancora di più caricando di immagini.

Dipende poi sempre dalla grandezza del tavolo. Da quello che volete. Da quello che vi piace. Vi piace caricare a bbbbbestia? Fate. Vi piace minimizzare abbbestia? Bello pure. Come piace a voi.





Al momento ho collocato i tovaglioli al centro giusto perché ancora non so esattamente dove li posizionerò. I tovaglioli come sempre si possono adagiare come la fantasia suggerisce. Come il tema. Come l’ambientazione. Come è stato concepito il “mood” (quanto mi piace dire mood quando non c’entra niente).










L’idea della formina da biscotto legata al tovagliolo con un nastrino di raso è un evergreen che bisogna rispolverare sempre. Appositamente (sì per quella storia dell’economico. OH!) non ho adoperato i miei portatovaglioli natalizi. Da Zara Home ne ho presi qualcosa come 930482034823948230482304283 tra renne, cervi, babbi natali e soloilcielosacosa ma. Ma un nastrino e una formina ce l’hanno tutti, no? Non si hanno tante formine? Che importa. Il tovagliolo legato già da un po’ di nastrino facilmente reperibile in merceria è perfetto e scenografico. Fine, elegante e minimalista. Per arricchire ho aggiunto anche un pezzetto di pungitopo fresco che mi fa letteralmente impazzire. Ho aggiunto poi una micromolletta con Babbo Natale, ma si vedrà poi nelle foto di domani (se sopravvivo intendo).






Ognuno avrà la propria formina personalizzata e potrebbe essere anche una bella idea regalo. Un bigliettino si può aggiungere? Sì. Un bigliettino con una frase rivolta proprio all’interessato? Sì. Ed è una delicatezza davvero indimenticabile (credo proprio che lo farò. Spero solo di tornare per tempo domani e arricchire con tutte queste piccole inezie ancor di più la mia tavola).

Adesso veniamo a quello che serve davvero per chi vuole organizzarsi davvero bene bene bene bene anche qualche giorno prima. Per chi vuole fare bella figura ma ha poco tempo. Non si può mica fare tutto all’ultimo. Ma un po’ per volta si può fare tutto. Pure spostare l’Etna, per dire. Anzi qualche volta comincio a spostarla un po’ più in là perché non ce la faccio più. Voglio la neve bianca e non la terra di lava uffa! Un pupazzo di terra di lava proprio non mi va anche quest’anno.

I tavolini di servizio

Ora io sul tavolino di servizio ci farei un’enciclopedia. Santa Nanda è la mia guru. Sono figlia di una grande appassionata di galateo e ottima padrona di casa. Tutte le cene a casa di mia mamma sono indimenticabili. Mamma farebbe sbiancare pure Bree Van De Kamp se lo volesse. Nanda è la regina indiscussa della casa. Mamma (TI AMO MAMMAAAAAAAAAAAA) ha sempre fatto i tavolini di servizio. Sono fondamentali. In pratica se non è tuo uso fare il tavolino di servizio potresti avere un coccolone, oggi.

Perché ti renderai conto che quando il tavolino di servizio entrerà nella tua vita questa cambierà radicalmente e tutto sembrerà magico, veloce ed entusiasmante.

Ne faccio due di tavolini, io. Uno di servizio vero e proprio mentre l’altro per il dopocena. In realtà in occasione del compleanno della mamma ne avevo fatti tre: uno era per l’antipasto (ma a Natale con 2304823048230498234 portate ho evitato le patatine e i salatini. Che ho fatto male per caso? Ironia mode on).

Tavolino Servizio piatti

Dopo aver scelto i piatti che si vorranno adoperare è importante lavarli per bene e asciugarli. NON SIA MAI che non siano perfettamente puliti e che quel maledetto calcare lasci quelle odiose macchie sui coltelli. Qui ho un acqua talmente calcarea che dovrei passare il tempo insieme a Pina a strofinare come matte manco fosse tutto la lampada di Aladino. A mo’ di Dexter incellophanare tutto perché la polvere e blabla germi e manie di pulizia-igiene. Non è mai troppa l’accortezza in questi casi. Con capelli legati, guanti di silicone e pure una mascherina in bocca. E ok la smetto. Ho posizionato piatti, bicchieri e posate e incellophanato tutto così in queste 24 ore non ci sarà polvere. Domani tre minuti prima che vengano a cena sistemerò velocemente avendo tutto a portata di mano (come fanno al ristorante in pratica).

Tavolino per il Dopocena

Ho posizionato già piattini, zollette (sempre comode), tazzine da caffè e flute per festeggiare con Spumante o Champagne così da non dover alle undici e mezzo dire “dove sono i bicchieriiiiiiiiiiiiii per lo spumanteeeeeeeeeeeeeeeeeeee?”. Tutto lì a portata di mano. Tutto quello che serve è già stato ben lavato perché non è detto che la roba conservata sia pulita (ANZI!) Ho messo anche una bella scorta di cioccolatini e frutta secca di ogni sorta e pure un bell’alberello di cristallo strapieno di tè, tisane rilassanti e camomilla. Perché non tutti vogliono il caffè dopo le abbuffate ma spararsi in vena qualcosa che li sedi e lasci morire lentamente sul divano per poi russare fino a Capodanno.

Ho già posizionato pure l’alberello di cioccolato, i fichi secchi, i gianduiotti Leone che mi ha mandato Charlie insieme ad altre prelibatezze, alberelli, nocciole, noci, mandorle tostate, cotognata e mostarda di cui va ghiotto Turi e ho avuto anche il coraggio di mettere un bel pandoro (sempre incellophanato, eh) pur sapendo che verrà snobbato perché è in arrivo da Torino un super panettone di pasticceria pazzesco. Ma poco importa perché dovevo posizionare gli zuccherini natalosi, regalo prezioso del Nippo, e perché poi con Socia Piola se dovesse avanzare (condizionale stupido perché avanzerà) faremo cake pops così. In scioltezza. Per l’arte del riciclo. Che non è vero.

Per l’arte delle fudblogghernellanima.




Sto già rispolverando tutti i miei giochi da tavolo (inutile dire che a Pictionary sono invincibile? *disse soffiandosi sulle unghie. Gente che al liceo per avermi in squadra si vendeva i motorini. Ok sto esagerando. Cedeva pizzette, dai. Va meglio così?) perché papà va pazzo per Trivial Pursuit (le sa tutte! Ma il Nippo lo batte. E poi litigano. E IO LI AMO quando litigano-discutono e poi ha ragione il Nippo quasi per il 99 per cento ma vince Turi. Supportato da me, ovviamente). E va pazzo pure per nomi cose e città.

Solo che ad Animali poi scrive nomi come LAPPAREDDU. Sostenendo fermamente che è un pesce famosissimo. Che è pure vero ma LAPPAREDDU è in siculo.

Solo che come non gliela dai vinta al grande Turi?

Ecco. Vi ho volutamente portare con me durante le prime fasi dell’apparecchiatura. E voglio anche spiegarvi il reale motivo adesso. Non è perché l’idea è bella e da copiare. Se così fosse però mi farebbe piacere e ne sarei lusingata. Non è neanche perché è economica. E’ un paradosso troppo grande se fatto da me che sono la regina del consumismo.

E’ solo perché lo scorso anno non avevamo una tavola. Ma un letto. E non avevamo nessun menu da scrivere perché nessuno avrebbe mangiato. Invece quest’anno, che per me è un regalo importante. Quest’anno, che credevo sarebbe finito in tragedia e invece così non è stato. Quest’anno mi ha insegnato tutto quello che non avevo imparato in trentacinque anni di vita.

Questa tavola e apparecchiatura significano morte e rinascita. E’ una tavola privata che ho voluto mostrare con tutti i miei patemi, paure, gioie e fissazioni per ribadire ancora una volta che è bellissimo amare. Dare. Apparecchiare dolori. Servirli e buttar giù qualsiasi boccone.

A patto che si sia insieme. Perché in questa tavola ci sono rappresentanti di dolori diversi. Che nel cuore portano mostri e meraviglie. Ma che domani sorrideranno. E debelleranno il male. Aiutandosi.

Sostenendosi.

Eh sì. E’ proprio la tavola perfetta per la Vigilia di Natale.

E con te, se ti va, ci vediamo domani per l’apparecchiatura completa. Perché un posto per te che leggi e mi vuoi bene in casa mia ci sarà sempre.

(pure se non me ne vuoi eh. Ma lavi i piatti, è chiaro. Ripensaci quindi)

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

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