La Tavola di Hansel e Gretel

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Grazia Giulia Guardo, ma iaia è più semplice, è nata il 12 12 alle 12. Il suo nome e cognome è formato da 12 lettere ed è la dodicesima nipote. Per quanto incredibile possa sembrare è proprio così. Sicula -di Catania- vive guardando l’Etna fumante e le onde del mare. Per passione disegna, scrive, fotografa, cucina e crea mondi sorseggiando il tè. Per lavoro invece fa l’imprenditrice. Digitale? No. Vende luce, costruisce e distrugge. Ha scritto un libro per Mondadori, articoli per riviste e testate e delira pure su Runlovers, la comunità di Running più famosa d’Italia; perché quando riesce nel tempo libero ama fare pure 12 chilometri. Ha una sua rivista di Cucina, Mag-azine, che è diventato un free press online. È mamma di Koi e Kiki, un labrador color sole e uno color buio, mangia veg da vent’anni, appassionata di cinema orientale e horror trascorre la sua giornata rincorrendo il tempo e moltiplicandolo.

Come ho anticipato sarà un anno di Fiabe e Pappamondo. In giro per il Mondo che non c’è e il Mondo che c’è. Che poi sia l’uno o sia l’altro chi può dirlo? Per cominciare l’anno ho scelto Hansel e Gretel. Purtroppo è tipicamente usuale correlare l’immagine della Befana a una Stregaccia. Seppur chiaramente così non sia. Mi ha sempre affascinato la figura della Befana come ho avuto modo di ribadire più volte, sicuramente perché correlata al fatto che Mamma si fosse “identificata” in lei quando io ero piccola e la cosa mi faceva sorridere parecchio. E’ un insulto paragonare la Stregaccia Mangiabambini di Hansel e Gretel a quella buona e generosa della Befana che in realtà nell’immaginario comune è bruttarella e angosciante (pure l’immagine iconografica bambolettosa. Vedi Befana di un metro che mi ha appena regalato Nandina; giusto per non esagerare, eh. Un metro). Dodici giorni dopo il Natale arriva; e io che quando sento dodici drizzo le orecchie e noto correlazioni non potevo certamente non subirne il fascino. La Befana essendo tradizione pagana venne condannata con estremo rigore dalla Chiesa definendola addirittura un’influenza satanica (come sempre per nulla esagerati, dai). Ed è qui (come sempre, aggiungerei) che si mischia il sacro e il profano trasformando quella che in origine era una dolcissima, pacifica e generosa vecchietta in una strega maledetta brutta e con outfit discutibili. Vi sono diverse interpretazioni come quella che rappresenti l’anno vecchio che vola via mentre altre per tradizione antica romana si rifanno alle dodici Dee che volano sopra i campi appena seminati come auspicio di buoni raccolti e prosperità. Altre ancora correlate ai Re Magi diretti a Betlemme (ho straparlato a riguardo negli anni scorsi).

Chiunque sia davvero, la Befana cattiva non è. Anche se porta un gran bel po’ di carbone. E’ sempre cosa buona e giusta fare della sana autocritica. Una vagonata di carbone ce la meritiamo a prescindere tutti.

La Befana, vecchietta generosa piena di caramelle e zucchero, rievoca comunque l’immaginario comune della strega. Strega e dolcetti? Hansel e Gretel, ovviamente.

La casetta di pane e focaccia nella favola originale e di cioccolato e zucchero filato in altre. Di questa casetta, specchio per le allodole, si discute sempre un gran bel po’. La certezza è che rappresentasse in assoluto una leccornia enorme capace di irretire le anime sperdute. La costruzione della Casetta di Pan di Zenzero è un lavorone. La mia maniacalità non ha acconsentito alla pubblicazione del mio primo stop motion del work in progress perché la luce non era come dicevo io. Perché i tempi non erano quelli giusti. E perché ho chiaramente un esaurimento in corso (da molto tempo, inciso). Devo dedicarmici davvero bene a questa costruzione della Casetta “perfetta” di Hansel e Gretel. Quella che vedete in foto l’ho adoperata per progetti fotografici alternativi al Blog e alla rete. Non mi ha soddisfatto completamente anche se il tetto strapieno di Smarties, se rifatto in modo più “puntiglioso” e con tegole di cioccolato fuso, sarà certamente qualcosa che potrebbe (ripeto potrebbe) piaciucchiarmi.

Ma non è della Casetta appunto che sono qui a blaterare. L’idea è quella della ormai famigerata (posso esagerare un po’?) Tavola Fumetto. Sto ricevendo ancora tantissime foto. In molti a capodanno l’hanno fatta (anche le mie più care amiche) e sta diventando quasi una “mia firma”. C’è cosa che potrebbe rendermi più felice? Suppongo di no. Da Bangkok a Miami in pratica ricevo commenti deliranti ed entusiasti su instagram e rimango allibita perché seriamente mi dico:
ma è una cosa così stupida e semplice. Come è possibile che abbia tutto questo incredibile successo?

Mi dà conferma di quanto io sicuramente sia stupida. Magari non pubblico quello che per me continua a essere “stupido e semplice” per paura che risulti “scontato” e credo di “andar controcorrente” al contrario seguendo la corrente stessa (sto mangiando ancora datteri con mandorle e ho troppi zuccheri in corpo, sì).

Una Tavola – Una Fiaba. Quest’anno voglio farle tutte. Le tavole di tutte le fiabe. E voglio portarvici con me. Di nuovo dentro. A forza. Perché quando il buio è fittissimo bisogna evadere e fuggire. E io ho bisogno disperatamente di luce. Di sognare. Di ripercorrere le strade che conosco. Di raccogliere le mollichine di Pollicino. Di cercare le lenticchie con Cenerentola nel camino e cucire vestitini con i Topini. Ho davvero molto bisogno di aiutare Gretel a liberare Hansel e ritornare dal papà come ne ho di salvare la Nonna e catturare il Lupo. Ho davvero necessità di respirare un po’. Fiaba.

Per La tavola (fumetto) di Hansel e Gretel l’idea è chiaramente quella di portare l’ospite o noi stessi all’interno di una grande e gigantesca macchina caramellosa. Dove a regnare ci sono i biscottini, le caramelle, i cioccolatini e i sapori di quando eravamo piccini. Per questo non sono potuti mancare i Cri Cri che Estella ha regalato a me e il Nippo per Santa Lucia e pure l’odore di Cannella che io da un po’ identifico e gusto nelle Leonsnella alla Cannella che mi ha regalato Charlie. Una enorme caramella diventa il Sottopiatto. Piccole frasi trascritte da Hansel e Gretel.

Un nastro rosso che rievoca Dolls e i percorsi. Di dove è casa. Tra alberi di stelle e caramelle. E fiori composti da Pastiglie Leone. Estratti dalla Scatoletta di Maghetta. Un sogno dentro al sogno contornato da Zucchero. La simbologia delle fiabe tutte e delle correlazioni diventano insegnamento nella vita reale. Si ritorna infatti al Mondo che c’è e non c’è. Non bisogna neanche avere paura di fare confusione talvolta. Perché in quella ci potrebbe essere la salvezza. A monitorare a distanza il sogno, la calma e la felicità c’è lei. La strega cattiva che vuole farti ingrassare di amore che trasformerà in dolore e buttarti poi in un forno ardente di dolore.

Hansel e Gretel sono rimasti uniti. Nella difficoltà soprattutto. Diventando alleati e complici. Ecco a me di Hansel e Gretel è sempre piaciuta la complicità. Identifico in questa fiaba, se dovessi sintetizzare, solo questa. La Complicità. Il saper truffare la strega carpendone il punto debole e alleandosi. Avendo gli stessi tempi e sacrificandosi ognuno a modo proprio per un bene comune. Hansel e Gretel rappresentano sicuramente quello che io non ho mai avuto e non avrò mai in termini di sangue: la fratellanza. La mia immensa fortuna è però quella di averla conosciuta la sensazione di complicità. Di viverla. Anche se abito in boschi diversi, la strada con le mie sorelle.

La trovo sempre.

L’altra sera dicevo a Pier che occorreva proprio questo grande ripasso di Fiabe. Che un giorno, si spera il più vicino possibile, saremo “costretti” a dover leggere. Raccontare e “insegnare” attraverso questo. Perché le fiabe sono anche questo. Insegnamento e costruzione del piccolo.

Confesso di non stare nella pelle all’idea di vederlo recitare. Al contrario di quanto si possa immaginare è poetico e teatrale. E’ divertente e profondo. E i suoi occhi verdi si accendono di fuochi d’artificio fino a farlo diventare di una bellezza. Favolosa. Io, al contrario, mi perdo un po’. Nella mia complessità e troppo presa dai percorsi e dalle allucinazioni sto lì. Mi fermo. Riprendo. Ritorno. Vago. Sogno. Rielaboro. Pier avrà il suo gran bel da fare insomma a raccontarle sì a nostro figlio.

Ma anche a me. Che amo ascoltarlo e perdermi in quella luce accecante verde che non fa paura ma rassicura.

Che sia un Anno di Fiabe per tutti (la strega ce la magnamo!).

L’idea di mettere un libro di Fiabe aperto sulla tavola a tema rimane un’idea carina da prendere in considerazione. Durante il pasto leggerne qualche passo e sorridere un po’ non fa affatto male.

Il Tovagliolo è come sempre arrotolato con un nastrino rosso di misura più piccola rispetto a quello che divide il tavolo (e non fa notare lo scotch che lega i due fogli di carta modello) con una piccola dolcezza. In questo caso l’irrinunciabile Gianduiotto Leone, dono di Charlie per il mio papà (macelisiamomagnatipurenoi. Ahem).

Gli Alberelli di Natale sono rimasti drittisecchiancoraintattiduricomelepietre, sì.

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18 COMMENTS

  1. Cioè sei un genio! Meravigliosa! Peccato che io x la befana ero stesa a letto :'( ma mi rifarò!!!

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