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Westley e Bottondoro – e la maschera di Migliaccio

La decima coppia del Progetto San Valentino.

Un capolavoro anni ottanta diventato giustamente cult che rappresenta gli stereotipi dei classici fiabeschi sino a diventare a tratti geniale parodia di questi. The Princess Bride, La Storia Fantastica, oltre a dover essere citato tra i film (del genere) migliori di tutti i tempi, porta con sé la responsabilità di rievocare ricordi non solo importanti ma addirittura fondamentali nel passato di ogni adolescente di quel periodo (mi vedete con la mano alzata mentre lancio cuoricini? Gridando evvivaaaaaaaaaaaaaa la Principessa Bottondorooooooooooo!!!!!!?). Chi non ha mai visto La Storia Fantastica ha commesso un errore fatale; grazie al cielo si può rimediare in tempo reale (disponibile in dvd e facilmente reperibile). L’amore di Westley e Bottondoro si basa sui capisaldi sognanti di ogni favola che si rispetti. Ha in sé contenuti forti come i Grimm ci hanno insegnato con la loro dolcissima e sottile perfidia e l’armonia angelica di ogni fiaba. L’inizio è quello che preferisco, confesso. La lettura di una fiaba. Un racconto che viene da mondi lontani e un bimbo malato sotto le coperte che non è andato a scuola ma che grazie a una voce anziana, e amata, andrà ben oltre quel cancello tenendo salda la cartella. Oltrepasserà i confini della realtà per approdare in luoghi senza nome e tempo. Al contrario dell’inizio in Edward Mani di Forbice (la terza coppia Edward e Kim te la sei persa? clicca qui) non c’è una dolce nonnina bensì un nonno d’eccezione interpretato dall’eccezionale Peter Falk; che non indaga impersonificando l’ispettore Colombo su qualche crimine difficilmente risolvibile ma tra i caratteri fiabeschi e tondeggianti di una fiaba ricca di avventura e amore. Jimmy è il bimbo costretto a letto e benché preferisca passare il tempo a giocare con i videogiochi verrà catapultato in quella che rimarrà per sempre una delle avventure più straordinarie. L’effetto che mi provoca la sensazione di entrare tra le pagine del libro è qualcosa che mi stordisce piacevolmente (come non citare la Storia Infinita a proposito di questa sensazione?). Bottondoro e Westley si amano di quella purezza che odora di principesse e principi azzurri. Di quella che oltrepassa le maschere, i ceti sociali e le ingiustizie della vita. Di creature favolose e ambienti incontaminati dalla corruzione, abilmente messa da parte tra duelli, fatica e lacrime. Un amore che vince su tutto e che ha il sacrosanto epilogo di “e vissero felici e contenti”. Un amore che supera la (apparente) morte del garzone Westley per poi riesplodere con il temibile pirata Roberts. Elude la malvagità del principe Humperdinck e tra inseguimenti, incomprensioni, catture, liberazioni, duelli indimenticabili e tanta amicizia si svolge un’avventura ricca di scontri epici e mai scontati. Tutto condito dall’essenza del buono e del cattivo.

Solo nei veri cult e nelle pellicole riuscite i personaggi secondari riescono a diventare protagonisti stessi. Accade in questa fiaba che il Gigante, Montoya e Vizzini diventino fondamentali. La Storia Fantastica ha la capacità, oltre di far certamente sognare, di regalare dei sorrisi spensierati. Di quelli infantili capaci di cancellare qualsiasi buio. Frasi celebri  come “inconcepibile” e “ai tuoi ordini” si sedimentano nel cuore e nella testa sino a diventare strettamente correlate all’esperienza visiva (perché questa è. Un’esperienza che rimane. Come appunto la Storia Infinita e davvero poche altre visioni). Cosa voglio dire? Che non vi è mai una volta che al mio dire “inconcepibile” non mi appaia Vizzini (anzi a dirla tutta lo dico sempre con il tono vizziniano; che essendo siculo non mi è poi così difficile o distante). Ed è delirante per certi versi lo riconosco ma incredibilmente forte (come messaggio in termini di quello che mi ha lasciato). Vizzini è come Falcor in Neverending Story e il Principe Humperdinck non è un sovrano cattivo qualsiasi ma di quelli che ti ricordi come il finto Re Riccardo (sssssssssssire) di Robin Hood. 

Ci sono diverse ricette da affiancare a questa avventura visiva che porto nel cuore, soprattutto in correlazione all’amicizia (elemento determinante ai fini della storia) e all’amore. Ne volevo appositamente confezionare una per l’occasione. Solo che a dir la verità ho scritto giusto queste due righe strampalate e confuse più per principio e perché non amo abbandonare mai i miei piani;  ma sono giorni molto difficili per me. Credo davvero di avere un esaurimento nervoso in corso e poche speranze di riprendermi (ho superato cose ben peggiori sì. Ma adesso sono caduta. Normale, mi dicono. Solo che odio la parola normale, io). I lavori in casa si stanno protraendo. Sono incorsi problemi inaspettati. C’è un rumore assordante. Vivo in dieci metri quadrati tra rumore, polvere e fumi. Tra imbianchini, stagnini e gruppi di lavoro la mia vita è diventata  un incubo. Parlano, cantano, gridano senza rispetto alcuno per me e il mio lavoro; che non è fare una cosa meccanica come martellare, trapanare, alzare un muro. Scrivere, disegnare, creare e finire mondi è strettamente correlato all’ambiente in cui si vive (ma posso lamentarmi? no). E io al momento non vivo. Sono solo morta ma purtroppo cammino e comprendo ancora. Distrutta. Stanca. E sì. Non ce la faccio più è la frase che ripeto in una monotonia pazzesca. Un senso di frustrazione e impotenza mi porta a piangere senza motivo e se aggiungiamo poi i miei vari problemi personali… (puntini odiati di sospensione e fine dello sfogo). Questo per dire cosa?

Due cose. La prima è che ci sono diverse ricette da correlare a questa visione che merita molto di più. Ma che rimando (no forse l’ho già detto). Lascio una maschera. Se l’avessi fatta appositamente non avrei sicuramente tralasciato la copertura di cioccolato per rievocare e ricordare il Pirata Roberts. Non è  detto però che rimanga una brutta idea da non prendere in considerazione.

Si tratta di migliaccio, per quanto concerne la preparazione culinaria; tra l’altro dolce tipico carnevalesco. Diciamo che posso accontentarmi, no? (la risposta è no ma con fatica abbasso il capo e mi costringo a dire sì). La Ricetta nel caso in cui ti facesse prepararlo la trovi cliccando qui

La seconda cosa? Che sono chiusa nel bagno in un angolo per terra e dopo un bel pianto e qualche delirio da povera incompresa abbandonata e sola ho schiacciato play. Ho messo la scena di Vizzini e il gioco al tavolino con il Pirata Roberts. E se prima ho semplicemente sorriso con fatica.

Poi mi ha cullato. Rasserenato. Calmato. Ecco. La Storia Fantastica riesce a portarti nuovamente lì. In quell’idea serena che un epilogo felice ci sarà. E che basta solo stringere un po’ i denti. Qualche volta più forte. Soprattutto quando è:

“inconcepibile”.

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

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