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Miyazaki, Burton e Lynch e il rumore dei loro mondi

Sull’iperuranio ho tediato l’universo attraverso fermatempo del work in progress (qui, quo e pure qua) in un maniacale total white che aveva stupito pure la Simpaticissima Santa Ikea che per qualche oscura ragione mi segue su Twitter. Un colpo di egocentrismo e autoreferenzialismo mica da ridere. Tutto rigorosamente Maghetta Streghetta Style; esagerando quel cicinin ( si può dire cicinin? E soprattutto c’è una tabella di conversione esatta sul cicinin o devo provvedere come sempre io alle cose serie?).

L’iperuranio è attaccato all’ufficio di papà; esattamente un anno fa a luglio, mentre piangevo e deliravo per il libro (non mi piaceva il fumetto nero. Non mi stava bene la tonalità di rosso. Insomma la solita bambina viziata insopportabile mai contenta) e a papà era stato detto che la Radioterapia aveva fatto regredire il mostro (potere della scienza!), in preda agli entusiasmi più sfrenati abbiamo deciso di fare un vero e proprio laboratorio dove rifugiarmi quando non volevo stare in casa (leggi: “amore devi uscire perché stai troppo in casa”). Fa un po’ ridere la cosa visto che l’iperuranio è proprio sotto casa e proprio sopra l’Azienda ma oggettivamente: non è in casa. Papà voleva che avessi anche io un ufficio e io volevo e voglio sempre quello che desiderava papà. Doveva essere semplicemente una stanzetta dove disegnare e fotografare. Un bunker da artista fallita in cerca di ispirazione (che poi mai cercata. Vengo purtroppo colpita a ondate random ogni tre secondi). Si è aggiunta solo una cucina di sei metri, una dispensa chilometrica e solo il cielo sa cosa. Ah sì. Pure un angolo nero per il Nippotorinese che deve sempre rovinarmi tutto. Ricordo Luglio scorso come fossero le lancette di oggi a girare. Gli occhiali gialli di papà. Ale che monta decine di cassetti Expedit; che adesso si chiama Kallax perché è stato rinforzato e pare sia stato il mobile più venduto del 2013 (ci credo. Solo io ne ho presi 2334 pezzi). Seby che arriva con duecento brioche strapiene di gelato dagli orridi gusti: ferrero rocher e nutella. Santa Signora Pina che dipinge un mobiletto di nero. Mamma che guarda papà felice mentre caparbio monta la cucina. Come se non stesse tornando dalla Radioterapia. Come se non avesse una condanna a morte infilzata nel cuore come una spada di Damocle. Come se non avesse quei simpatici pallini disegnati sulla pancia dove le radiazioni lo colpivano. E io credevo che unendo i puntini si formasse la scritta:

guarigione.

E io stavo lì a sperare che ci fosse almeno un altro Luglio. Almeno il tempo per accompagnarmi all’altare. Avere un bambino. Crescerselo. Invecchiare. Cosa sto dicendo?

Luglio. Mai arrivato. Ti odio come Maggio. Come Giugno e come tutti i mesi che verranno senza il mio papà.

Il muro, poi, l’ho abbattuto io. Quello che divideva l’ufficio di Papà e l’iperuranio. A quattro giorni dalla sua morte. Ho preso il martello. Ho detto al Nippotorinese di filmarmi e con tacco 12 e vestitino elegante, come piacevo a papà, con tanto coraggio ho dato fortissimi colpi al muro. Fino a farlo cadere. Con i Pink Floyd nelle orecchie suonati da mio zio Gabriele. L’ho fatto dalla parte di papà. Per poi vedere la cucina dell’iperuranio. Passando dal buio alla luce del bianco. Pensando che la mia mano fosse la sua.

Adesso è tutto un grande mondo senza barriere. La poltrona di papà è lì con le ruote immobili e non gira più. La mia foto in bianco e nero sopra la sua testa diventa eredità di quello che ha sempre voluto lui al contrario di me. C’è la sua foto con la cravatta orrenda e un mazzo di fiori. Una vetrinetta dove ho chiuso il suo telefono satellitare. La croce della bara. Io odio dire bara. Il suo primo passaporto. Le chiavi del suo gommone. Gli oggetti che adoperava. Come un mausoleo. Come un museo di ricordi. Dove nessuno può accedere se non io. Mi siedo lì. Guardo le trenta telecamere del primo perimetro. Vedo omini girare. Apro i suoi cassetti con timore perché non sono cose mie. Mi accascio al suolo. Piango. Mi stringo. Poi sento la sua voce perché porto sempre con me dei video su Dropbox. E ci sono io al mare con lui. C’è lui che dice “Nanda ti amo” per il video dei sessanta anni. C’è lui che balla durante un trenino di Capodanno. C’è lui alle Maldive con gli squali. Il suo zainetto appeso con dentro il cappello per la barca. La sua piccola barca a vela di legno e il suo carretto siciliano. Le pastiglie Leone alla cannella che amava tantissimo e il Cioccolato Fondente che sgranocchiava.

C’è lui. Sempre lui. In ogni cosa, momento, stanza, luogo.

Sono lui.

Koi l’altro giorno è entrata. Nonostante abbia poco più di due mesi e sia in grado di mangiare anche i copertoni del furgone mentre corre come un furetto impazzito dopato con anfetamine, improvvisamente: seduta. In religioso silenzioso e con movenze delicate, al limite del felino, si è aggirata nell’ufficio di papà lasciandomi esterrefatta. Un momento mistico che ho interrotto lasciando spazio alla follia umana che qualche volta coglie noi stupidi terrestri (e se fosse quella la lucidità?): “Koi questo mio Papà. Turi”.

E lei, come se avesse capito, si è avvicinata e si è accasciata vicino ai miei piedini allungando le zampette come per accarezzarmi. “Ti sarebbe piaciuto il mio papà. E tu saresti piaciuta a lui. Corri e ami l’acqua”.

Bau.

E Koi non dice mai Bau. Non perché sia estranea alla comunità canina ma non dice mai Bau. Emette suoni tipo pianto isterico ma un Bau così deciso da cane grande: mai.

Koi va via aspettandomi fuori dalla porta. Lasciando una speranza a questa razionalità di non credere a nulla che mi porta a maledirmi ogni ora del giorno. Mi resta quel Bau. Quella zampetta. Quel rispetto.

E andando via mentre mi voltavo e guardavo la poltrona è stato come vederti, papà.

Lo studio in casa si trova nella mia ex camera da letto. Papà, non contento dell’ufficio con cucina, dispensa e studio e della dependance (con un’altra cucina. Siamo a quota tre, sì), mi aveva detto che bisognava avere uno studio quando si voleva stare in casa. Ne abbiamo parlato così tanto. Abbiamo cercato innumerevoli volte di autoconvincerci che tutte le scemenze che facevamo avessero un senso. Prendendo in giro il Nippotorinese che farfugliava “ma basta una stanza, non cento!”. Deridendolo quando diceva che “si ha bisogno solo di un ipod  – di un ipad – di uno strumento e non di mille!” perché abbiamo sempre creduto che fosse più comodo comprare dieci ipod e metterne: uno nella macchina, uno nell’ufficio, uno nello studio a casa, uno nella moto, uno nel camper. Così non devi mai ricordarti dov’è. Lo trovi e basta.

E adesso tutta questa divertente follia manca. Anche al nordico che prende stampanti pure da mettere nel parcheggio che non si sa mai uno voglia stampare mentre parcheggia. Manca tutto. Si è perso tutto. Manchi tu. E non basta che ci sia io.

Non basta che tutti mi dicano che sono io.

Che sono Turi. Che dico le stesse cose. Che faccio le stesse cose. Che mi muovo nello stesso modo. Che guardo, rido, e dico. Allo stesso modo. Manca tutto in questa eterna danza sfrenata di dolore lacerante che non abbandona mai. Il volume è sempre più alto. Il ritmo è sempre più serrato. Ho scelto di rinchiudermi nel mio nuovo Studio. Disegnando Miyazaki, Burton e Lynch. Perché di mondi ho bisogno e i miei sono dispersi su un asteroide che ritroverò quando qui ci sarà Ombrella con i suoi alieni. Con il suo cuore. Con i suoi semini di anguria.

“Mi piace quella ragazza bella vestita di nero che disegna sempre”.

Gli ricordava me. La sua piccola e tonda bambina vestita di nero che ha paura di uscire di casa ma vuole inventare e scoprire mondi. E manca pure a me. Perché ho sempre creduto che non mi fossi mai trovata. E invece.

Mi sono persa solo adesso.

Ho incorniciato mostri e speranze disegnando come non facevo da tempo. Da quella sera da soli quando con l’acquarello dipingevo sirene. E tu mi sorridevi e dicevi: bello. C’era il documentario sui pesci. Ma lo sai papà che ci sono i pesci palloncino?

Palloncino.

Ci sono mostri come Bob. Il nano dietro le mie spalle per stare sempre in guardia. Yubaba appena apri la porta. Jack sotto Sweeney. C’è anche Toxic Boy e la ragazza con tanti occhi. Victoria, Kim ed Edward impaurito. C’è pure Laura Palmer con il suo sorriso ebete vestita da Principessa del ballo che nasconde falsità. C’è la neve e la Sposa. I Kodama che mi fissano e le lucciole con la loro Tomba. Quella bimba affamata che so sfamerai tu e la tua generosità. Ti ho messo in alto a controllare tutto. Con un vaso dove mai mancherà un fiore bianco. C’è tanta acqua in questo bianco di nuvola. C’è tanto nero nel mio  cuore.

Che diventa rosso solo appena mi volto e vedo te. Che mi sorridi.

Io quasi quasi papà ne faccio un altro di studio. Per quando non voglio stare a casa. Per quando non voglio non stare a casa.

Lo faccio nel mio cuore. Ci costruisco un’altra cucina perché non bastano e.

Ricomincio. E lo faccio perché se ricomincio io.

Ricominci tu.  Senza finire mai.

Ieri – Via Instagram: 10 settimane senza te – I lost kilograms. I lost you. But I don’t lose myself and it is only thanks to you, Dad. Ho perso chili. Ho perso te. Ma non perdo me ed è solo merito tuo, papà.

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

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27 COMMENTS
  • Michela 25/07/2014

    Faccio bau anch’io se vuoi, però voglio almeno un sorriso di speranza che tutto questo dolore possa in qualche modo finire!!

  • Io Ale 25/07/2014

    Non ho parole..solo tanta commozione nel leggerti e nel sentire, nonostante questo freddo schermo, tutto il tuo amore, verso il tuo papà. Un amore che va oltre…che, si, ti da dolore, ma che sono certa riuscirai a “plasmare”, attraverso i tuoi etti di fumetti…! Un abbraccione, Ale.

  • — H (@haunted85) 25/07/2014

    “Ci costruisco un’altra cucina perché non bastano e. Ricomincio. E lo faccio perché se ricomincio io. Ricominci tu. Senza finire mai.” Ora prendo pausa, causa lacrimoni chenonmifannovederegnieeeenteeeee. Solo <3.

  • Miehiel 25/07/2014

    Le tue parole sono da incorniciare, proprio con Miyazaki, Burton e Lynch.
    Forza Iaia.

  • Daria* 25/07/2014

    e anche io ti passo le zampine sui piedi! bella tu!! :* ti abbraccio fortissimo senza lasciare spazio alla pioggia di cuori!! :* :*

  • Ce 25/07/2014

    Qui perché solo qui il tuo cuore si lascia abbracciare, stringere, provare a consolare.. Turi ti guarda e sorride sempre più orgoglioso.. Ti amo.

  • marziatag 25/07/2014

    Ti abbraccio forte iaia.. Ho letto tutto tutto con gli occhi lucidi. ti sono vicina e ti dico MIAO. gia che tu sia riuscita a scriverne é un gran passo.. un bacione

  • ireneairinb 25/07/2014

    Quanto amore per il tuo papá <3.
    Quanto amore in te <3
    Ti voglio bene

  • pani 25/07/2014

    sì, cicinin si può dire. Come si può demolire un’altra parete con il tacco 12 e fare un altro studio

  • bestiabionda 25/07/2014

    avrei voluto vederti buttare giù quel muro.
    e vorrei vederti buttarne giù uno ogni giorno.
    buttarli giù e ritirarli su, di un colore diverso.
    Ed è vero che le cucine non bastano mai e nemmeno i bagni.
    Ricomincia.
    Ricominciate.
    <3

  • SIlvia (pinturikkia) 25/07/2014

    Emozioni sempre e comunque, e questo è un dono.<3

  • ireoslastrega 25/07/2014

    Butta giù muri, costruisci cucine, studi, bagni. Quello che vuoi. Va avanti.
    Sempre.
    Sogna e crea.
    Ti voglio bene

  • Katia 25/07/2014

    Oh.

  • Nina Trema 25/07/2014

    Tutti i mondi spaventosi e teneri e falsi e veri e bellissimi da camminarci dentro con la paura a pelle d’oca sulla pelle e la forza di brandire un’ascia dentro, avanti, avanti, avanti. Lo spazio bianco dentro per creare altri mondi e universi e studi e cucine. Ma anche:
    “Non c’è posto al mondo che io ami più della cucina.
    Non importa dove si trova, com’è fatta: purché sia una cucina, un posto dove si fa da mangiare, io sto bene. Se possibile le preferisco funzionali e vissute. Magari con tantissimi strofinacci asciutti e puliti e le piastrelle bianche che scintillano.”

  • kuroko 25/07/2014

    (fa così tanto male da sembrare ridicolo, impossibile, assurdo. non posso nemmeno capire da dove venga fuori tutto questo.)

    ti voglio bene.
    gli asteroidi aspettano sempre. basta un passo e sei già lì, tu sei in grado di fare una cosa simile. a molti altri non basta un’astronave. lì il tempo non esiste eh (non esiste nemmeno qui ma facciamo finta che è più comodo.) perciò non c’è e non ci sarà mai nessun limite.

  • Carlo Siracusa 25/07/2014

    …Perché la brezza del mare,
    come fresca rugiada,
    dia vita alla tua speranza,
    sì che il tuo cuore batta nel suo
    e nel tuo respiro senta il suo respiro.

    … Perché la vita sia profumata
    da un’aleggiante candor di primavera
    e la bella stagione ritorni, per sempre,
    con un sole più caldo, senza mai tramontare.

    …Perché fioriscano i gigli sulla roccia,
    e le più belle viole
    mettano radici nel tuo cuore.

    …Perché brillino le stelle al mattino
    e la luna in pieno giorno rifulga
    in tutto il suo splendore.

    …Perché le acque del mare in tempesta
    si calmino e le onde furiose
    si mutino in teneri abbracci.

    …Perché l’impossibile diventi realtà
    e il sogno si realizzi dopo ansiose speranze,
    l’unica cosa che resta, come ultima cosa,
    è continuare al amarlo, per sempre,
    e continuerà a vivere, senza mai più staccarsi da te.

  • etereamente 25/07/2014

    Ci sei,ci siete,riusciti di nuovo a farmi piangere. e non trovo le parole,non riesco a non essere banale. Non riesco. Riesco invece a vederti mentre butti giù quel muro e apri orizzonti.Te l’ho detto tante volte: Lui lassù sta raccontando a tutti (anche a mia mamma,mia zia e mia nonna,certo) quanto sei brava.E bella.E forte. E stanno ridendo tutti insieme. un bacio <3

  • el 26/07/2014

    Iaia.

  • Wish aka Max 26/07/2014

    Un cicinin = due nticchie. Questo per la tabella di conversione. E secondo me dieci aipod son pochi. Manca quello da lasciare al giornalaio se quello della macchina si fosse nascosto.

  • http://biellaclub.it/_curiosita/misurepiemontesi.htm
    tabella di conversione delle misure piemontesi c’è !!!!!!!!!
    baci

  • Nuvola Rossa 26/07/2014

    ti scrivo in pvt…sempre se rimbambita come sono leggo il tuo indirizzo mail.

  • niCol 26/07/2014

    Bentornata ❤️

  • comearia 26/07/2014

    Ti osservo un passo dietro la porta, fuori dai vostri luoghi, piango in silenzio.
    E poi corro a scrivere al mio papà, perché posso, perché devo farlo anche per te.

  • Bibi 26/07/2014

    E stavolta (come e più di altre volte) non ho da dire nulla. Solo abbracci. Ma di quelli fortissimi, ma leggeri, senza fare male. Mai.

  • Nocturnalja 27/07/2014

    Io sono quella che si perde nelle tue foto di instagram. E leggendoti ora, mi sono persa anche nelle tue parole. E’ successo 4 anni fa, il mostro se l’e’ portata via. Non sono riuscita a dirle che l’amavo anche se lo sapeva. Conservo gelosamente e dolorosamente tuttora le sue cose: fotografie, telefonino, il foulard che indossava quando perdeva i capelli e l’ultimo libro che ha letto prima di andarsene e che io, a distanza di quattro anni, non riesco a prendere in mano. Forse per paura di cancellare le sue impronte… Il dolore resta, ci si impara solo a convivere.

    … Però, buttare giù un muro col vestitino e il tacco 12, e’ grandioso.

  • espritavivre 29/07/2014

    Ho perso mia mamma il 20 giugno. Serve dire altro? Ti abbraccio.

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