Home / Vita  / Lo chiamano “Home Tour” ma io ti porto in qualche angolo. Con giusti confini ma senza barriere. La Cucina

Lo chiamano “Home Tour” ma io ti porto in qualche angolo. Con giusti confini ma senza barriere. La Cucina

Volevo che sotto fosse tutto nero. Quando avevo dieci anni mi ero convinta di voler aprire un locale. The Hell and The Heaven; da qualche parte qui ne ho parlato e addirittura quando questo blog era su Splinder, parlo del 2004, avevo mostrato il logo e pure la piantina. Bisogna lavorare sempre intensamente ai sogni. Soprattutto quelli che non si realizzano. Perché poi da qualche parte riaffiorano con il trascorrere del tempo. Migrano in altri luoghi e prendono vita. Senza che neanche tu te ne accorga. Quando si sono palesati poi rimani così. Allibita.

Non avevo pensato affatto al mio pub mai aperto ma progettato a lungo, soprattutto negli anni dell’adolescenza con Valerio che era l’unico entusiasta dell’idea. Nel paradiso sarebbero stati serviti solo piatti light e vegetariani innaffiati da analcolici. All’inferno solo roba grassa, buona e unta e tantissimo alcool (uhm e se lo aprissi adesso?).

Dicevo. Non avevo pensato affatto a The Hell and The Heaven, quando ascoltavo Bed of Roses, Gioconda dei Litfiba e suonavo November Rain dei Guns al pianoforte. La mia casa però, seppur spiegata, concepita e realizzata, adesso che è quasi finita sembra proprio questo. Una netta distinzione di ambiente e colore. Una forzatura di materiali e contrasti con armonie che rimangono quadrate e mai tonde. E’ pericolosa la scala con muretti bassi senza protezioni. E’ al sicuro dall’altra parte della rampa però con un muro solido che ti protegge dagli spintoni. Ci sono luci ovunque e cieli stellati ma anche zone molte buie e preoccupanti dove se ti giri trovi sorprese tra i labirinti di porte. Che sono alte, di vetro e senza fronzoli per bordi. A filo. La parola chiave è stata: a filo.

E’ tutta nera sotto. E’ tutta bianca sopra. E c’è un purgatorio dove patire l’inferno dei ricordi chiamata dependance. Dove accantoni, conservi e fai diventare appendice tutto quello che ti manca e vuoi ospitare solo in certe occasioni per non venir obnubilato dal buio pesto.

Ho preteso molto grigio come via di mezzo e sicurezza. Ho voluto degli ambienti che mai nessuno potrà calpestare come il mio cuore. Delle barriere lussuose e dei muri dove nascondere. Che siano oggetti, segreti o semplicemente ciabatte. E’ una fortezza possente ma semplice. A cui è stato tolto pure il colore. Fuori era rosa ma quando tutto sarà finito riprenderà quello che c’è dentro. Ovvero bianca, grigia e nera. Con la pietra lavica segno indelebile dell’amore di papà per l’Etna. Con l’armonia della pietra bianca di Comiso che rievoca il vicino mare di Portopalo. Quando guardi da su vedi l’Etna. Quando guardi da giù vedi il mare. Bagni in cui perdersi con specchi dove spaventarsi e fotografie. Fotografie mentali. Di chi questa casa l’ha costruita con le proprie forze e il faticoso lavoro. Perché la sostanza è sempre di papà. L’evanescenza è sempre mia.

Un giorno qui ci sarà un bimbo che si chiamerà come te. Perché non c’è persona, oggetto, materiale che non gridi continuamente il tuo nome.

 

 


 

La strada che porta allo Studio (che se ti sei perso e ti fa piacere puoi sbirciare cliccando qui).

 

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

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25 COMMENTS
  • Monica 05/08/2014

    Spaziale questa casa… Non ho parole… Bellissima 😍😍😍 brava Maghettastreghetta 👏👏👏👏

  • kuroko 05/08/2014

    a forza di sognare mondi si finisce per crearli.
    che. spettacolo. pure il panorama da quelle scale dev’essere stupendo.
    la cornice degli interruttori della corrente, i termosifoni nascosti. sono dettagli che mi fanno distendere tutti i neuroni. (magari è la volta buona che si svegliano in orario.)

    • Iaia 05/08/2014

      Koi ha paura delle scale.
      Si affaccia da su.
      Mi guarda.
      Poi un po’ mugula ( un cane mugula, sì?). Abbaia dolcemente.
      Muove le anche ritmicamente come se volesse scenderesalirescendere e poi sta ferma.
      Immobile. E mi guarda come una bimba che vuole aiuto.

      Non vedo l’ora di averti qui.
      E sperare che non passi un’ora, poi.

      • kuroko 05/08/2014

        vedrai, ci pianto una bella tenda. rossa. e nera. (doubleface ecco.) e insegno a Koi a salire le scale. lei mi insegnerà a mugulare. e ci vorrà un sacco di tempo perché io sono una pessima allieva u_u

  • cucinaincontroluce 05/08/2014

    E quando tra il bianco del mare e il nero dell’Etna ci saranno i colori di un bimbo tutto sarà più bello ancora…

    • Iaia 05/08/2014

      Lo spero con tutta me stessa.
      Grazie per queste tue parole meravigliose.
      ti abbraccio fortissimo <3

  • gluci77 05/08/2014

    Quella cucina… che meraviglia! La immagino piena di te, della tua famiglia, della tua pappa buona, di Koi…piena di vita insomma! <3

  • valentina 05/08/2014

    Io muoroooo!! che sogno di cucina!! un abbraccio <3

    • Iaia 05/08/2014

      Vale un abbraccio fortissimo a te <3
      e allora spero in un caffè o in una ricetta insieme :* ?

  • Katia 05/08/2014

    Tu dici, amica mia? Dici che bisogna continuare sempre a lavorare ai sogni, soprattutto quelli irrealizzati? Guardando la tua casa, con tutti gli annessi e connessi, mi fai credere che sia vero. E forse lo é.
    La tua casa é bellissima. Mancano solo tante rifare, che Ti auguro di fare e sentire a milioni.

    • Iaia 05/08/2014

      Giuro che una casa bellissima senza sogni non vale nulla.
      Proprio come non vale nulla se non incontri chi vorresti incontrare.

      L’effimero materiale è nulla. Indora un po’ la pillola ma è sempre una pillola. Non una caramella.
      Sono solo i sogni a regalarti quell’emozione pura e sincera come quando vedi appunto.
      Una caramella gigante.
      E sei piccola.
      Affascinata.
      Lavorare duramente ai sogni soprattutto quelli irrealizzati. Ci credo così tanto che me lo tatuerei in fronte.
      Ti abbraccio forte :*
      grazie infinite per l’augurio.
      e per essere sempre qui.

      • Katia 05/08/2014

        Hai ragione, amica mia. Quando ero felice e stringevo in mano il mio sogno, vivevo in un buco tanto piccolo che se allargavo le braccia occupavo tutto lo spazio.Ma non importava. Avevo il sogno. E prima o poi lo riavró. Anche grazie al tuo incoraggiamento.

        • Iaia 06/08/2014

          ce l’hai ancora e non è solo uno.
          mi sei sempre piaciuta perché sei una sognatrice.
          e ti stimo per questo.
          devi solo ricordartelo/i ed io spero accada presto. Ti abbraccio forte

  • Katia 05/08/2014

    Risate, non rifare. Maledetta tecnologia.

  • Bibi 05/08/2014

    Fermi tutti. Il pub quando lo facciamo?

  • Nuvola Rossa 05/08/2014

    C hai una casa talmente avanzata che non capisco nemmeno cosa sono alcune cose, tipo quei pannellini sotto il coso della temperatura oppure il coso che tiene in ordine gli utensili della cucina e c hai lo schermo che monitora la porta, dimmi che hai anche un pulsante che aziona una gamba che prende a calci ospiti indesiderati, pleaseeee

  • niCol 05/08/2014

    sempre lavorare ai sogni.
    ne sei la prova vivente.
    e la casa è bellissima, tutto quel bianco/nero.
    (ho la camera mezza bianca mezza nera e la gente non capisce nulla. io ti dico che quando sono andata a comprare lo smalto nero per le perline, sti commessi maledetti non volevano darmelo. – io avrei voluto dargliene tante -)
    il pub è nel prossimo post? <3

  • SIlvia (pinturikkia) 05/08/2014

    “Bisogna lavorare sempre intensamente ai sogni. Soprattutto quelli che non si realizzano. Perché poi da qualche parte riaffiorano con il trascorrere del tempo. Migrano in altri luoghi e prendono vita. Senza che neanche tu te ne accorga. Quando si sono palesati poi rimani così. Allibita.”…colpita da queste parole…(e dall’isola in cucina con i due piani di cottura,adoro).

  • lacinzietta 06/08/2014

    Bianco. Tutto bianco. E legno chiaro. Cosi’ mi piace.

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