Moules Frites

Must Try

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Mochi al matcha e cioccolato

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Iaia
Grazia Giulia Guardo, ma iaia è più semplice, è nata il 12 12 alle 12. Il suo nome e cognome è formato da 12 lettere ed è la dodicesima nipote. Per quanto incredibile possa sembrare è proprio così. Sicula -di Catania- vive guardando l’Etna fumante e le onde del mare. Per passione disegna, scrive, fotografa, cucina e crea mondi sorseggiando il tè. Per lavoro invece fa l’imprenditrice. Digitale? No. Vende luce, costruisce e distrugge. Ha scritto un libro per Mondadori, articoli per riviste e testate e delira pure su Runlovers, la comunità di Running più famosa d’Italia; perché quando riesce nel tempo libero ama fare pure 12 chilometri. Ha una sua rivista di Cucina, Mag-azine, che è diventato un free press online. È mamma di Koi e Kiki, un labrador color sole e uno color buio, mangia veg da vent’anni, appassionata di cinema orientale e horror trascorre la sua giornata rincorrendo il tempo e moltiplicandolo.

Questo piatto il Nippotorinese lo conosceva eccome, al contrario di me. E certo. Mentre io ero a Favignana, Portopalo, Lipari, Pantelleria e Linosa a ustionarmi con sessanta gradi all’ombra con papà, mamma e i nostri amici di sempre, lui era bello fresco in calzoncini tra i Castelli della Loira, i prati svizzeri, a mangiare currywurst e in colonia a Londra. Due infanzie diametralmente opposte. Le cozze di Messina, quelle nere e saporite, a me piacevano e molto. Non quanto alla mamma che ne mangerebbe qualcosa come sessanta chili a pasto, ma non disdegnavo affatto i frutti di mare, anzi. Le ostriche, i fasolari e le cozze (le vongole no, ecco) insieme ai cannolicchi erano i miei preferiti (ma rimango fedele al mio ricordo più ancestrale e continuo ad asserire con fermezza che semmai dovessi rimangiare il pesce in un’altra vita sarebbe sempre e solo baccalà. Ma le ostriche. Uhquantomipiacevano *sospiro).

Insomma per dire che mi imbatto in una lettura. Si parla di un mercatino delle pulci famoso in tutta Europa che si tiene il primo week end di Settembre (quindi proprio in queste ore) e la mente va a quello visitato con papà e mamma tanti anni fa. Papà mi comprò tantissimi francobolli. Quanto ero felice. L’indomani sarei andata a Eurodisney. Mi chiedo spesso se potrò essere mai più nella vita felice come allora. In questo viaggio-diario-memoria che è ormai il blog mi sono detta che volevo assolutamente fare un piatto dedicato alla Francia per diverse ragioni ma le principali e le più importanti sono proprio quissù (quissù si adopera sempre troppo poco ed è una parola deliziosa). Nel ricordo del piccolo Nippo tra i prati e il sorriso di papà in quel mercatino di Parigi.

Le Moules Frites pare siano un piatto tipico in realtà del Belgio ma largamente diffuso nel Nord della Francia. Moltissimi ne sono ghiotti in quanto è semplice ma gustoso. Viene servito in moltissimi ristoranti, dal più economico a quello più lussuoso e soprattutto nelle friteries come vero e proprio cibo d’asporto, quindi rientra senza alcun dubbio nello Street Food Mondiale più rinomato. Le patatine fritte fatte in casa (io ho adoperato le patate che mi ha portato Nonna dalla Sagra delle Patate tenutasi in provincia di Cosenza, che richiama visitatori da gran parte della Calabria del sud in quanto manifestazione importante) in connubio con quella che noi chiamiamo in Italia impepata di cozze diventano irresistibili per turisti e non. Facendo un giro sul web ho visto che ci sono parecchi entusiasti tra forum e blog soprattutto stranieri. Le patatine sono aromatizzate semplicemente con sale e pepe e il brodino delle cozze è semplice vino bianco secco e aglio, ma come base al posto dell’olio c’è l’onnipresente burro, va detto. Ci sono variazioni con il sidro e lo zafferano e c’è chi si avventura pure con pezzetti di formaggio Roquefort, ma le vere Moules Frites sono così: semplici, gustose e di facile preparazione.

La città di Lille si è “prepotentemente” (voci di corridoio, che nessun abitante di Lille ce l’abbia con me, uff) appropriata del piatto e ne ha fatto proprio simbolo della grande Fiera-Mercatino di Settembre di cui blateravo quissù (volevo dirlo di nuovo, scusate). Mini ricerche non mi hanno portato a nulla, a essere onesta. Nel dubbio credo che ci sia una storia dietro e che la città di Lille abbia tutti i diritti di sventolarlo come piatto tradizionale del luogo (un po’ di ottimismo e fiducia verso il prossimo!). Considerato che il Nippotorinese vuole portarmici, prometto di indossare le vesti di Sherlock Holmes e indagare su queste famigerate Moules Frites.

Insomma per preparare queste Moules Frites

occorrono pochi ingredienti ma buoni:

1 chilo di cozze, 2 spicchi d’aglio, burro, vino bianco secco, prezzemolo (o dragoncello o quello che preferite), patate.

Sulle patate poco da dire. Listarelle e via di frittura.

Pure sulle cozze non è che ci sia un granché da dire ma. Fai imbiondire l’aglio nel burro (c’è chi usa la cipolla e fa addirittura una sorta di battuto adoperando il sedano ma la carota no) e aggiungi le cozze ancora chiuse. Lasciale cuocere giusto il tempo che iniziano di aprirsi e aggiungi due o tre bicchieri di vino sfumando prima un po’ e lasciando andare la cottura. Quando saranno completamente aperte spegni e versa su il prezzemolo (pepe nero o spezie che preferisci). Il brodino delle cozze non va buttato! Non sia mai! Se proprio vogliamo dirla tutta è proprio lì il buono e qualche italiano ci potrà pure andare di scarpetta (che tutti i Francesi mi perdonino per questo!).

La differenza con l’impepata manco a dirlo risiede proprio nello scontro titanico olio vs burro.

 

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10 COMMENTS

    • Santo cielo Elena perdonami ma io continuo a perdere messaggi ( oggi mi sono seduta e ho detto BASTA sonotroppoindietro)
      Ed eccomi qui.
      Non la prendere come una scortesia ma sono davvero molto indietro con tutto.
      A Favignana sì !
      Ho alloggiato in una casa e ho un ricordo purtroppo bruttissimo 🙁
      (non dell’isola. Meravigliosa ma dell’esperienza in sé purtroppo sì)

      • non preocc anche io sono sempre in ritardo! 🙂 mi spiace non sia abdata bene come alloggio…mio marito è originario di favignana, per quello te lo chiedevo perchè io sono la ogni estate almeno 10 gg! se hai bisogno, la prox volta magari ti posso aiutare per l’alloggio. e magari ci vediamo anche! 🙂

  1. In questo momento, non proprio in questo altrimenti impuzzolirei la tastiera del pc
    dicevo
    sto pulendo e raschiando cozze “sarde” per la precisione (un pensiero a Cri *non perché sia cozza ehhh 😉 )
    <3 <3 <3 <3 <3 <3 <3 <3 <3 <3 <3 <3 dovrebbero essere dodici 😀

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