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La Tavola d’Autunno economica, monouso e indimenticabile

 

 

  • Tovaglia: carta da modello per sarta reperibile in tutte le mercerie
  • Disegni: pennarelli, ghirigori e fogli con classico pennarello nero
  • Prendi la misura del piatto e a mano libera fai un contorno e quello che preferisci per bordo. Stabilisci le misure e proporzioni per piatto, posate e bicchieri.

  • Scegli i colori che vuoi adoperare e smorza eventualmente con il bianco
  • Le posate bianche alternate con il dettaglio colorato: nel mio caso tutte bianche e cucchiaio dorato.
  • Se la tavola è grande disseminala di vasi con fiori. Ho adoperato i barattoli di marmellata e salsa.

  • Le sedie sono Ikea e costano dieci euro l’una. Nonostante sembri assurdo visto il costo sono di ottima qualità, resistenti e incredibilmente carine per questo tipo di occasione (qui il link all’articolo)

  • Fiori, Frutta e Verdure diventano le uniche protagoniste della tavola. In questo caso una semplice zucca contornata da candele diventa centrotavola perfetto per l’occasione.
  • Le castagne potrebbero fare anche da segnaposto con una piccola corda e cartoncino con su scritto il nome. In questa occasione ho semplicemente attaccato un cuoricino adesivo per poi adoperare palloncini come segnaposto.

  •  Con una spesa esigua si può organizzare una tavola indimenticabile. Non è assolutamente vero che occorrano cose preziose per rendere qualcosa bello e unico. E’ un’ovvietà che molti dimenticano.

Ho parlato della “Tavola Fumetto”, da me battezzata a novembre scorso in occasione del compleanno di mia mamma (qui il post, le spiegazioni e i vari passaggi). Senza falsa modestia posso asserire che quello è stato uno dei post più apprezzati, retwittati e idolatrati. Ancora adesso mi arrivano foto, soprattutto private, di feste (soprattutto di bambini e la cosa non può che rendermi felice) che adoperano la “Tavola Fumetto”. Economica, divertente, personalizzabile a seconda delle occasioni è diventata francamente una mia firma con estrema lusinga e piacere. Ho mostrato la tavola della vigilia di Natale (qui il post, le foto e il work in progress e qui ancora in formato polaroid), quella di Capodanno con relativo Video su Youtube che trovi cliccando qui, e infine quella fiabesca di Hansel e Gretel in occasione dell’Epifania (che puoi trovare qui). In pratica dal compleanno della mamma sino ad arrivare al nuovo anno è stata sempre e solo Tavola Fumetto. La amo per svariate ragioni, una su tutte il fatto che piacesse molto a papà e che la trovasse divertente, elegante e indimenticabile. Mi sono sempre contorta su me stessa emozionata, quasi arrotolandomi come fa Koi quando dorme e sembra una ciambellina, sentendo i suoi complimenti. Adesso che è più difficile sentirli, mettiamola così, tendo a ripetermeli con la paura che non mi arrivi mai più il suono vero della sua voce. Pessimismo che passa in fretta fortunatamente per lasciare spazio alla miriade di universi di ricordi che influenzano, dettano e sono la mia vita stessa.

Per questo motivo quando ho deciso che tutti i miei zii e cugini dovessero dare il benvenuto all’Autunno insieme a me nella speranza di una rinascita, ho pensato che la tavola fumetto facesse proprio al caso nostro. Allo stesso modo che dovessero esserci palloncini pronti a ricordare che papà era lì. Un po’ taciturno, imbronciato quasi con le sue labbra carnose mentre spiluccava pistacchietti, dolcini e frutta senza seguire un iter preciso. Papà diceva sempre che “lo stomaco non capisce”, affascinante teoria che l’ha portato a mangiare con disinvoltura un biscotto Abbraccio con del formaggio fresco e della bottarga sopra. Sono pur sempre il risultato di questo grande gourmand, io.

Il menu della serata consisteva in diversi piatti contenenti per la maggior parte la zucca, protagonista indiscussa del periodo su cui ho blaterato fino allo sfinimento gli scorsi anni e incredibilmente c’è sempre da dire. Piatti che non mancheranno di essere pubblicati perché fortunatamente fotografati, alla meno peggio, nel marasma della preparazione mista ad altro da fare che nulla c’entra con blog e annessi (comincio a lamentarmi del lavoro o la smetto? la seconda, va). Essendo in quattordici, avendo poco tempo a disposizione, e soprattutto molti piatti, posate, bicchieri e servizi vari ancora imballati, ho optato per l’ideona: tutto in plastica, che l’ecosistema mi perdoni questa volta. Faccio da anni un uso moderato di questi prodotti e mi piace sempre e comunque adoperare la ceramica. L’idea mi è venuta anche perché molte volte durante le apparecchiature mi viene detto “Eh ma è facile così! Hai sempre cose bellissime!”. Niente di più sbagliato. A parte il fatto che non ho certo mise en place con piatti Hermès in genere ma si tratta sempre tuttalpiù di qualità media, va detto che ormai con i prodotti in vendita nel settore monouso/usa e getta c’è una vastissima gamma pronta per qualsiasi occasione. Party Pieces, a cui va il mio amore imperituro nonostante l’inconveniente per la festa del Nippotorinese di cui ho parlato qui, ne è un fulgido esempio. Senza andare però a organizzare roba complicata per alcuni, e quindi ordini online e spedizioni europee o oltre oceano, basta farsi un giro tra gli scaffali della Coop.

Una volta scelto il mood e il colore tematico della serata tutto diventerà semplice, facile e soprattutto stramaledettamente comodo. La Tavola Fumetto realizzata per quest’occasione non è particolarmente ricca di dettagli. Nel mio immaginario avrei voluto attaccare foglie secche reali alla carta modello per sarta che ho adoperato. Inserire micro glitterini sulle foglie disegnate con il pennarello, un po’ come si faceva alle elementari (colla e glitter, sì. Anche se poi poggiare un tozzo di pane e ritrovarsi tra i denti uno sbirluccichio e della Pritt non era un’idea tanto geniale) e molti altri dettagli che non ho potuto realizzare come sopra detto per via del tempo.

L’idea era di richiamare le sfumature dell’autunno, delle foglie e della Regina Zucca ma l’antipatia incontestabile che ho nei confronti dell’arancione è pur vero che contrasta fortemente con una passione improvvisa nei confronti delle tonalità dorate. I piatti non erano esattamente quello che intendevo in questo range di sfumatura ma contando che sono stati presi al volo del mio fido Seby che mandava foto tra gli scaffali indicandomi cosa ci fosse mentre io parlavo di pali elettrici beh. Direi che non è andata così male (Santo Seby Subito!). Il fatto di smorzare sempre con il bianco è un assioma vincente. Scegliere qualcosa di quadrato, seppur di taglio che a me non piace se non strettamente correlato all’orientale moderno, è una scelta azzardata soprattutto in fatto di comodità. Il quadrato prende nettamente più spazio del rotondo e crea problemi poi, come in questo caso, nella collocazione delle posate.

  • sottopiatto dorato
  • piatto bianco
  • piatto dorato
  • piatto bianco

La piramide che ho composto era questa, sfalsando gli ultimi due piatti per creare movimento e distogliere lo sguardo dall’imperfezione del troppo poco spazio che c’era per le posate, soprattutto in virtù del fatto che per la tavola fumetto il contorno piatto necessita di un ulteriore spazio (sembra che abbia detto l’ennesima cosa priva di senso ma rileggendo questa frase 3942384 volte se ne capisce il senso. FORSE).

Gli ospiti adorabili sono stati forniti sottobanco di vere forchette. Trattandosi dei miei parenti e certamente di una cosa assolutamente informale, ho spiegato beatamente senza farmi troppi problemi che le forchette erano ancora imballate e che erano pochi i fortunati che potevano giovarsene. Il fatto è che tre forchette sono il minimo, intendo a persona, quando si sceglie di fare un certo numero di portate. Nessun ospite deve essere mai obbligato (fortemente detesto!) a conservare e preservare la propria posata o peggio ancora essere costretto ad adoperarla nuovamente per la successiva portata. Prendiamo in esame l’esempio dei primi piatti che ho servito:

lasagne zucca, besciamella, ricotta, salsiccia

lasagne di castagne

Mangiare le lasagne di castagne che per natura sono secche con la stessa forchetta di quella di zucca (poi parliamo del fatto che mi sono venute liquefatte e simil blob, sì) è qualcosa di angosciante e a dir poco maleducato nei confronti dell’ospite. Poi sì, come dice mamma mi faccio troppi problemi. Ma nella vita è sempre bene farsi un problema di come si trattino le altre persone. Anche nelle sciocchezze, talvolta soprattutto, come queste perché diventano indice di cose nettamente più importanti.

Essendo due tavoli uniti (tavolo provvisorio del soggiorno perché sto ancora aspettando il tavolo. Ma prima o poi lo faccio un bel post sul diffamatorio andante su quello che mi è accaduto. Al massimo una connessione internet dal carcere me la daranno, no?  E tavolo terrazzo. Uno ovale e uno rettangolare, non aggiungo altro) e la lunghezza piuttosto notevole ho pensato che tutti dovessero godere dei fiori e per questo motivo ho voluto adoperare come vasi i barattoli di marmellata e salsa che mi piace sempre disseminare in queste e altre occasioni e che trovo chic al punto giusto senza troppe pretese. I toni sono sempre quelli del bianco, del giallo e dell’arancione e la castagna (con su attaccato un adesivo a forma di cuore – adesivi che si trovano da Tiger) chiude e ferma il tovagliolino dorato. Caraffe e bicchieri di plastica con calice a base dorata facilissimi da trovare completano il tutto.

Ci sarebbe moltissimo da dire circa la collocazione dei piatti e su come mi piaccia sempre organizzarmi per le cene in genere. Me lo hanno chiesto in tantissimi e credo proprio che organizzerò qualcosa a breve, anche in formato video che pare essere il metodo più diretto (parlo troppo anche lì ma sicuramente meno di qui che è strettamente per i più impavidi e affezionati. Siete i miei eroi! Vi amo!).

Trovo che sia utile, oltre che più funzionale-chic (ho detto chic due volte.Mi picchio), collocare il cibo e tutto quello che concerne la cena fuori dal tavolo principale. Può essere una madia come nel mio caso, un tavolo da supporto messo ai lati di quello principale o qualsiasi tipo di appoggio che riuscite a trovare. Nel caso non si confaccia al contesto basterà rivestirlo (come ho fatto io col tavolo aperitivo ad esempio nella Tavola Fumetto dedicata alla mamma. Era pur sempre un classico tavolino in pelle che nulla c’entrava con il resto ma che con un po’ di carta da imballaggio è diventato: perfetto).

Senza mai dimenticare il segnaposto, in questo caso i palloncini, per non mettere in imbarazzo nessuno degli ospiti costringendolo a chiedere dove si debba accomodare, tutto diventerà più facile perché ognuno troverà il proprio spazio e dimensione. Collocare gli ospiti è sempre difficile perché si tende a farsi troppi problemi. E’ giusto dare risalto al capotavola, che rimane sempre il padrone di casa, non per importanza ma per il controllo della situazione. E’ infatti “costretto” a supervisionare tutto quello che accade, eventualmente alzarsi e servire, erudire i propri ospiti circa gli ingredienti e tutto quello che concerne l’apparecchiatura. In casi come questi, quando si ha a che fare con amici e parenti di certo non sussiste il problema e si tende a collaborare ma il capotavolo-padrone di casa mai deve dimenticare che tutto quello che accade è  di suo interesse e che in quel momento proprio come il capitano deve condurre la propria nave nel tragitto che si è prefisso ed eventualmente abbandonarla per ultimo con tanto di suono di violino.

Ho scelto i palloncini per ricordare papà. Su Facebook, esattamente qui, mi avete (come sempre) fatto commuovere ed emozionare. Vi siete stretti intorno a me dandomi quel conforto che non mi vergogno a dire: cerco. Perché non bisogna mai avere paura di essere quello che si è.

Che sia plastica o ceramica o entrambe le cose.

Quando tutti sono andati via contenti per la serata, cosa che mi ha reso immensamente felice come poche volte, sono andata con i palloncini sul terrazzo insieme a Koi e il Nippotorinese e li abbiamo fatti volare. Ognuno con il proprio nome:

  • Nonna
  • Luciana
  • Gabriele
  • Giulio
  • Agata
  • Benedetto
  • Guido
  • Ettore
  • Martina
  • Clelia
  • Giuseppe
  • Laura
  • Fernanda
  • Pier

Ho alzato la testa. Mancava il mio. E allora ho fatto volare quella. In quella dimensione dove c’era anche il mio papà. Gli sarebbe piaciuto il pane. Non gli sarebbero piaciute le lasagne. Avrebbe amato il fatto che ci fossero tanti fichidindia e mi avrebbe detto che ero stata: bravissima. Il suo orgoglio.

Fortuna che ho una famiglia splendida che mi riporta la testa giù. E mi trattiene qui ricordandomi che ho l’immensa fortuna, nonostante la mia tragedia continua personale del ricordo lacerante, di essere una persona molto amata. Alla soglia dell’anzianità ho capito la cosa più ovvia. Quella più semplice eppure epifanica a tratti. Le radici sono davvero le fondamenta più importanti da annaffiare. Perché sì ci sono tempeste, tempi di secca e raccolti brutti ma alla fine quando arriva il fiore, i frutti e le meraviglie ti rendi conto che niente è stato più bello e buono.


Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

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