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Animelle – Le Ricette della prima stagione di American Horror Story

Ci sono diverse e non troppo impercettibili correlazioni tra le tre diverse stagioni di American Horror Story e sono curiosa di venire a conoscenza se lo stesso avverrà nella quarta. Non sono un’appassionata sfegatata di serie tv, e come spesso ho avuto modo di scrivere mi annoio facilmente. Sono pur sempre quella che nonostante l’ammirazione nei confronti di chi ha tessuto la trama di Dexter (per le prime stagioni) ha mollato senza neanche il benchè minimo interesse  di che fine facesse. Spero, più che altro, che American Horror Story non diventi in futuro la macchietta che ha incontrovertibilmente “inventato” un genere  innescando tutta un’altra serie di filoni finora non troppo interessanti (sempre a mio modestissimo avviso). Non è mai intrigante ciò si ripete all’infinito ma lo è quello, magari, che viene rimpastato per poi produrre un messaggio. Nel senso che American Horror Story è come se avesse una trama nascosta in quelle esposte (oppure devo solo dormire di più): seppur in tempi, circostanze e ambienti diversi. Mi piace immaginare che arrivati alla sesta (senza sperare di più, francamente. Mi pongo proprio questo limite) per un gran finale magari la casa, l’ospedale psichiatrico, la magia antica e moderna e il circo si incontrino per un exploit sbalorditivo. Pure gli alieni, ovvio.

Non è questo il tempo e il luogo per trascrivere tutte queste mie inutili considerazioni e soprattutto dettagli da me notati ma basti pensare che non vi è una stagione nella quale non venga data molta importanza al giorno di Halloween. Come fosse l’inizio del segno del male. Nella prima stagione con l’organizzazione della festa di Halloween; questa corrisponde anche all’iniziazione del male, ovvero quando Vivien introduce con voglia della carne morta, quali il pancreas crudo, nel corpo del “bambino” che dovrà dare alla luce. Come una novella Rosemary’s Baby portando in grembo il seme del male tra il regno dei vivi e quello dei morti. Nella seconda stagione con la mela caramellata che il dottore offre alla suorina dolce e incontaminata dai piaceri più semplici quali lo zucchero raffinato. E’ proprio in questa puntata infatti che si innesca qualcosa di malvagio nell’illibatezza di colei che per tutta la serie impersonificherà il diavolo. Ed è infine nella terza serie che si scatena il male sempre in quel limbo che coesiste tra il regno dei vivi e morti, infatti di Halloween si parla quando Kyle sfoga le sue rabbie represse nei confronti della madre da cui ha subito continue violenze.

Il giorno di Halloween diventa quindi rappresentativo del male supremo in quel confine dei due regni che tanto fa discutere, impaurire ed esorcizzare le più ancestrali paure.

Sul fatto che Halloween per molti idioti (senza girarci intorno) sia anche e solo questo, ovvero un’opportunità per certi versi autorizzata per maltrattare animali o sfogare le proprie frustrazioni, è un triste dato di fatto.  Va bene la tavola wicca, il triangolo, due bibite e quattro amici che sparano fesserie e si improvvisano medium denoiatri per poi raccontare storie terrificanti davanti al falò l’anno dopo tra pizza fredda e la chitarra ma. Ma non è difficile purtroppo superare quel limite di decenza.

Non molti giorni fa mi confrontavo proprio su questo argomento con una mia carissima amica. Tralasciando quello che i cattolici più integralisti vogliono far passare per pagano e azzardoso, vaneggiando pure sulla potenziale pericolosità del Trick Or Treat come messaggio satanico (mi ci faccio giusto una risata e vado avanti a ticchettare), c’è da dire che come in tante occasioni si trova la scusa buona per deviare, trasformare e ridicolizzare un Capodanno importante per molte anime. Ridotto tutto al costume di Michael Myers, un po’ di sangue finto e quattro fesserie  diventa mortificante (mai parola fu più azzeccata al contesto *ticchettò ridacchiando isterica*). Ridotto tutto all’uccisione dei gatti neri, riunioni di sette sataniche e caproni con zoccoli che varcano i confini diventa angosciante quanto l’inferno in terra. Come diceva mio papà, e non è un’ovvietà, generalizzare è il primo step per guadagnarsi una bella medaglia di idiozia. Informarsi, conoscere e non smettere mai di studiare e cambiare idea, perché no, il passo verso quella immortalità mentale che francamente agogno.

Sarò onesta: il fatto che ci sia di mezzo spesso il Pancreas è una coincidenza che ho notato. Vivien mangia il pancreas crudo nella prima stagione. Nella terza c’è una pozione magica che richiedere il sangue di pancreas umano per la crema di eterna giovinezza e vita di Madame LaLaurie. Nella seconda si fa riferimento proprio a un tumore al pancreas che stronca Kit.

A vita nutrirò un sano odio nei confronti di questo maledetto organo che ha deciso di impazzire e fare soffrire il mio papà portandolo dall’altra parte dove la vita non c’è. E’ una ghiandola annessa all’apparato digerente che produce un succo, insulina e altro. Ha una testa e una coda e ne sono venuta a conoscenza nel primo periodo in cui a papà è stato diagonisticato il tumore (l’unico con una bassissima se non inesistente percentuale di guarigione).  Misura circa 12-15 centimetri e l’ho sempre immaginato come un mostro. Che si agita. Si contorce. Sbatte la coda. Sbatte la testa. Si dimena. Non si ferma. Ti rosicchia. Sputa parti. Non si può catturare perché è piccolo, subdolo e nascosto. Se riesci a prenderlo ti tiri via tutto quello che c’è intorno; soprattutto quello che c’è di buono. E’ infido.

Quando Vivien durante la prima stagione l’ha mangiato crudo, per un momento ho desiderato di farlo anche io. Di ucciderlo con i miei denti. Di strapparne le carni tra i canini fino a sentirli stridere e farmi male. Le viene servito dalla cameriera  Moira O’Hara  insieme a quelle che la traduzione italiana ha dato come “animelle”. Ed è stato lì che mi è venuto in mente anche il dolore dell’Ingegner Suocero, che in modo simile al mio papà, ha dovuto patire l’accanimento da parte di questi esseri con testa e coda fino alla morte. Di queste parti nascoste che vivono talvolta pacificamente e altre ribellandosi.

Non sono riuscita a cucinarle io queste frattaglie. Le ho viste tagliate a pezzi, imburrate e impanate di farina da mamma e SantaSignoraPina. Ho visto arrivare Seby con due sacchetti ricolmi di organi orrendi. Tutti mischiati. Bianchi, rossi e quasi neri. Sono stata lì a capire cosa fossero uno per uno. Ho quasi vomitato e con gli occhi fuori dalle orbite me lo sono imposta. Poi.  Mi sono seduta e le ho volute vedere lì in padella. A pezzi. Cuocere. E finire ridicole in una bella foto con tovagliolo prezioso, forchetta antica e fiore delicatissimo. Ho fotografato provando un senso di liberazione, quasi. Unendo la delicatezza della purezza e l’orrore. Facendo vincere sempre e solo la prima. Perché è sempre la luce a emergere e le cose belle. Il marcio c’è, certo, ma non bisogna mai dimenticare. Ma proprio mai. La luce. La vita.

A me papà ha insegnato anche questo. L’ottimismo. Perseguire il bene. Costruirlo. Impegnarsi. Ho una foto di lui che ride tantissimo mentre indossa un paio di occhiali con i fantasmi che si illuminano. In uno dei tanti Halloween addobbati, divertenti e perché no, posso dirlo, davvero spettacolari che negli anni ho organizzato. Ho foto di lui che mi abbraccia mentre lo inseguo con le mani sporche di zucche pieni di semi. Ho foto di papà con il cerchietto di pipistrelli e.

E nonostante esista un varco perenne, perché vivo lì in attesa, tra i due regni dove ci hanno separato a me piace pensare che  il trentuno ottobre ci attenda una cena e che io gli consegni quel maledetto mostro.

Fritto e Ridicolizzato.

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

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8 COMMENTS
  • bestiabionda 02/10/2014

    Non mi era mai piaciuto Halloween perché fino a qualche anno fa l’ho sempre vissuto con i 4 imbecilli che si ubriacano e sparano fesserie con un po’ di sangue finto ai lati della bocca.
    Poi ho iniziato a leggerti e ho letto cos’era davvero quella ricorrenza.
    Ho capito come andava celebrato.
    Cosa sottolineava di importante: la vita. Ho capito che ad Halloween si dice semplicemente grazie per essere qui.
    Non nego che lo odierei se non ti avessi mai letta. Eppure adesso è una delle mie feste preferite.

    (MAAAAA LI FACCIAMO I RACCONTI INTORNO AL FUOCOOOOO? *-* )

    • Iaia 02/10/2014

      io e Ombrella volevamo farli ( scusamastopiangendoperlafotodinoidividas e non credo mi riprenderò più)
      ma 🙁
      dici che ci arriviamo?
      interrompere la tradizione sarebbe per me un momento che definire triste è poco.
      Ma sono un po’ demoralizzata ad essere onesta.
      (che poi anche se la facciamo solo noichissenegiusto?)
      <3
      (orasmettodipiangereaspetta)

      • bestiabionda 02/10/2014

        li faremo.
        pure se li facciamo solo noi tre: chissenefrega?
        <3

        • kuroko 02/10/2014

          quoto. <3

        • gluci77 03/10/2014

          io ci ho provato, ma non sono proprio capace… però mi è sempre piaciuto leggere i vostri racconti… ci sarò intorno al fuoco, ad ascoltare, ma ci sarò… quindi scrivete, per favoreeeee!!!! <3

  • kuroko 02/10/2014

    sono atterrita. dal mostro. ma anche da cosa sei in grado di creare e di vedere tu. e questa sensazione me la tengo stretta perché mi insegna che cos’è il coraggio, la speranza e anche l’ottimismo. che non è ingenuità o un demente buonismo.

    da ieri il tempo è cambiato. piove e ci sono nuvole basse, fa buio presto. finalmente.

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