Buongiorno Venerdì 17! Uova strapazzate alla Wilkes per colazione – Misery non deve morire

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Grazia Giulia Guardo, ma iaia è più semplice, è nata il 12 12 alle 12. Il suo nome e cognome è formato da 12 lettere ed è la dodicesima nipote. Per quanto incredibile possa sembrare è proprio così. Sicula -di Catania- vive guardando l’Etna fumante e le onde del mare. Per passione disegna, scrive, fotografa, cucina e crea mondi sorseggiando il tè. Per lavoro invece fa l’imprenditrice. Digitale? No. Vende luce, costruisce e distrugge. Ha scritto un libro per Mondadori, articoli per riviste e testate e delira pure su Runlovers, la comunità di Running più famosa d’Italia; perché quando riesce nel tempo libero ama fare pure 12 chilometri. Ha una sua rivista di Cucina, Mag-azine, che è diventato un free press online. È mamma di Koi e Kiki, un labrador color sole e uno color buio, mangia veg da vent’anni, appassionata di cinema orientale e horror trascorre la sua giornata rincorrendo il tempo e moltiplicandolo.

Uova strapazzate alla Wilkes per colazione – Misery non deve morire

Prendi due uova fresche e sbattile dentro un recipiente. Aggiusta di sale. Taglia a cubetti del pomodoro fresco e anche un po’ di sedano. Taglia anche delle patate dopo averle lavate e sbucciate. Spremi qualche arancia.

Con pochissimo olio, o se preferisci burro, inumidisci una padella e a fuoco medio alto versa le uova e muovile con la forchetta fino a “strapazzarle”. Aggiungi i pezzetti di pomodoro e il sedano. A parte in abbondante olio extra vergine d’oliva fai friggere le patate e lasciale asciugare su carta assorbente. Usa un buon ketchup per condirle. Spalma un velo di burro sul pan carrè tostato e poi versa un po’ della marmellata che più ti piace. Sistema su un vassoio con tovagliolo, piattini, bicchieri, posate e fiore e porta tutto alla tua vittima segregata in camera costretta a letto per tuo volere.

Un bel Buon Venerdì 17, no?

Questa unione di due elementi Venerdì e poi diciassette viene considerata una ricorrenza sfortunata nei paesi di origine greco latina mentre per gli Americani e Anglosassoni in genere c’è un esubero di quattro in quanto è il 13 a fare da padrone. In abbinamento con il giorno Santo per i cattolici. Fermo restando che pur essendo Stakanovista di Sogni e dedita alle più esuberanti fantasie allucinatorie rimango quella che si definisce un’agnostica, per farla breve perché ce ne sarebbero cose da dire al riguardo ma mica voglio proprio rovinarvi questo già infausto giorno, rimango costantemente allibita quando mi trovo davanti persone superstiziose. E’ talmente avvilente, straziante (spetta che mi collego a Virgilio dizionario di sinonimi. Ah ecco ci sono) lancinante, pietoso, orribile, tormentoso (mi piace!), mortificante (basta così) trovarsi una persona superstiziosa davanti che adduce chissà quali motivazioni per non dire-fare una cosa. Faccio una fatica enorme a mantenere quell’educazione “estrema”, perché mi piacerebbe definirla tale, per non guardare l’interlocutore avvilita, prenderlo dalle spalle, sollevarlo leggermente e con aria stanca-afflitta-sfatta urlargli in faccia: PERCHE’?

Preferirei sentirmi dire che vede unicorni glitterati  nel caffè, ornitorinchi dentro l’armadio e che nei fondi dei caffè passi dell’Eneide ma se cambia strada perché c’è un gatto nero, non dice il giorno di una partenza o di un esame altrimenti va male e roba noiosa di tal tipo fa sì che una depressione immediata si impossessi di me.

A me piace il Venerdì 17 solo per un motivo. Allo stesso modo il Venerdì 13. Perché mi riporta nella mia stanzetta o nel cortile della casa a mare mentre guardo lo Zio Tibia. Perché ci sono gli episodi tra mummie putrefatte e scavi archeologici. Perché c’è l’inizio di quell’amore che perdura e si moltiplica. Tutto l’occulto strettamente correlato alla fantasia. Quanto di più nero ci possa essere. Il rovescio della medaglia che non sai mai bene quale sia migliore. Se il bianco pupazzoso e coccoloso dei pupazzetti e del kawaii estremo o quelle tinte nere e rosse che lacerano. Ricordo l’episodio dell’ascensore come fosse ieri. Più che un luogo una musa claustrofobica come l’aereo, dove ho sempre immaginato storie senza via di scampo. Perché se nella Cena con delitto è anche un po’ improbabile che tutta la casa sia inaccessibile all’esterno, è vero invece che dentro un ascensore o un aereo la costrizione è obbligatoria, eccome. Non ci vuole chissà quale giro di trama. E’ così. E’ ovvio.

 Il Venerdì 17 mi riporta a quella mensa scolastica da Padre Giuliano a Sant’Agata Li Battiati di cui ho parlato diverse volte. Quando ho raccontato ai miei amici allibiti e sconvolti che avevo visto Poltergeist. Saremo stati in terza elementare massimo. Della carne con i vermi. Della bambina dentro il televisore. Del clown che arrotola le gambe e ti avvinghia e ti porta giù dal letto. Poi ho smesso di parlarne perché per loro ero quella Iaia simpatica e ciccionissima che faceva fuori quattro Lion e tre pacchetti di Fonzies, che sapeva disegnare bene, era generosa e regalava le matite e diceva sempre sì. Il Venerdì 17 mi riporta a quello che ero e che non è cambiato. Poche persone mi hanno conosciuto e amato invece per quell’entusiasmo del clown, della carne con i vermi e dell’albero che spacca la finestra perché posseduto da un’entità malvagia. Tutta la fantasia, che sia bianca o nera, mi ha attratto in egual modo, fermo restando che la seconda provoca scariche di adrenalina capaci di far scaturire luce. Mentre quella bianca non fa nascere il nero, l’esatto contrario sì.

Misery non deve morire, oltre che letto in età adolescenziale, rimane una visione immutata, perpetua e fissa. Non ricordo magari un film visto lo scorso anno mentre di Misery scena per scena, battuta per battuta, spazio per spazio. Accade spesso. Come per dire una commedia romantica mi farebbe dare capocciate al muro dopo trenta secondi adesso, eppure Scelta d’amore non è mai abbastanza. Perché c’è un tempo per tutto. E mentre per alcune visioni questo tempo è finito e rimane strettamente correlato a un periodo, altre imperiture e perpetue come Misery non deve morire permangono e sotto nuove vesti si ripresentano. Volevo dare il buongiorno per questo Venerdì 17, preludio di questo Halloween che per certi versi mi fa fare i conti con la morte in un modo completamente diverso. Perché lasciando stare tutte le polemiche e pure l’idiozia di pensare che sia un “Carnevale Americano”, rimango pur sempre una sicula a cui è stato insegnato un peso “di cuore” importante della ricorrenza dei Morti. Nessun meridionale penso possa smentirmi; al contrario dei settentrionali che a quanto ho potuto capire non “sentono” la festività alla stessa stregua (oh, siete sempre quelli che alla Vigilia di Natale non vi sfondate con trentotto portate! Gli strani siete voi! *disse ridacchiando esaurita*).

Annie Wilkes porta la colazione a Paul Sheldon che è autore di una serie di libri con protagonista Misery, in cui la stessa Annie si immedesima vivendo attraverso la sequela di sue avventure. Una vita vuota e triste di ex infermiera in alta montagna sperduta che ha questa sorta di rivalsa: attraverso la vita di Misery. Se Misery muore chiaramente anche Annie nella sua trasmigrazione morirà. Occorre tenerla/tenersi in vita a qualunque costo. La psicopatica interpretazione di Kathy Bates, che deve assolutamente essere vista in lingua originale, le fa vincere l’Oscar e il Golden Globe (meritatissimi) e viene inserita al diciassettimo posto nella classifica dei cinquanta migliori cattivi del cinema americano.Al primo posto c’è Hannibal Lecter e al secondo Norman Bates seguito da Dart Fener e dalla Strega dell’Ovest del Mago di Oz (ma su questo dissento fortissimamente e batto pure il pugno sul tavolo!). Però avrei giusto qualche sorpresina riguardo questa classifica.

Fatto sta che quando ancora la situazione non era degenerata del tutto Annie prepara le uova strapazzate alla Wilkes accompagnando il tutto con pane tostato e marmellata. Seguiranno altre portate tra cui un polpettone e una torta che ovviamente non mi lascerò scappare.

La superstizione è un mezzo per. Che diventa costrizione per gli stolti. Il Venerdì 17 è un ricordo di tutto quello che è stato, è  e sarà.

E allora Buongiorno! Uova strapazzate alla Wilkes anche per te?

 

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4 COMMENTS

  1. Penso di aver già detto e ridetto che Misery è il primo e unico libro che abbia letto di King perché la sua narrazione ebbe la capacità di trasportarmi tanto dentro la vicenda che ebbi male alle ginocchia per una settimana… la cosa mi spaventò tanto che non sono ancora riuscita a leggere altro di questo indiscusso maestro. Ma la voglia di riprovare c’è. Sceglierò un venerdì?! 😉 Concordo pienamente con te sulla questione delle superstizioni! :-*

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