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L’Etna è bianca, ormai


Tramonto. Pennarelli alimentari su pasta di zucchero come fossero carta e colore. In terrazza con Koi, curiosa guarda nella speranza che ce ne sia un pezzetto pure lei. Mi stringo nel primo cardigan di stagione. Guardo le nuvole nere passare e quella striscia che vira dal rosso intenso all’arancione. Il gazebo è senza telo perché il vento adesso potrebbe portarlo su ben oltre il cratere centrale. L’Etna ha la punta bianca. E se mi volto ti vedo. Che mi dici: “Amore hai visto l’Etna quanto è bella? Sembra un quadro”. Sembra un quadro, sì. Senza quella preziosa cornice che sorreggeva tutto.

Sistemo i piatti. Scatto. Controllo e la luce non mi piace. Sto per fare impostazioni-cancella tutto. Poi Koi mi guarda ed è come se mi dicesse che non si può cancellare. Che è ugualmente vita. Un’altra ma pur sempre vita. Allora lascio le cose come stanno, le faccio una carezza mentre le sorrido e le prometto una carota di cui va ghiotta. Ti rivedo di nuovo. E stavolta ti rispondo solo così:

Sì papà, sembra un quadro con una cornice invisibile che c’è. E che continua a sorreggere tutto.

Koi scodinzola felice perché mi ha insegnato una cosa nuova anche oggi. Entriamo dentro. Una carota da dividere ci aspetta. E forse pure qualcosa in più.

Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

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