Sandwich al salmone per il tè. Ritz sto arrivando!

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Grazia Giulia Guardo, ma iaia è più semplice, è nata il 12 12 alle 12. Il suo nome e cognome è formato da 12 lettere ed è la dodicesima nipote. Per quanto incredibile possa sembrare è proprio così. Sicula -di Catania- vive guardando l’Etna fumante e le onde del mare. Per passione disegna, scrive, fotografa, cucina e crea mondi sorseggiando il tè. Per lavoro invece fa l’imprenditrice. Digitale? No. Vende luce, costruisce e distrugge. Ha scritto un libro per Mondadori, articoli per riviste e testate e delira pure su Runlovers, la comunità di Running più famosa d’Italia; perché quando riesce nel tempo libero ama fare pure 12 chilometri. Ha una sua rivista di Cucina, Mag-azine, che è diventato un free press online. È mamma di Koi e Kiki, un labrador color sole e uno color buio, mangia veg da vent’anni, appassionata di cinema orientale e horror trascorre la sua giornata rincorrendo il tempo e moltiplicandolo.
  • 4 fette di pane bianco senza crosta
  • 4 fette di salmone affumicato
  • 2 cucchiai di maionese
  • 2 cucchiai di aneto tritato
  • Succo e scorza di mezzo lime

Sembra un po’ il famigerato Petto di Pollo di Elisabetta Canalis uscito sulla Rivista perché non è che ci voglia chissà quale abilità a fare un Sandwich. In occasione del Compleanno di Agatha Christie avevo pubblicato, qualche appunto fumettoso e i più conosciuti in assoluto alle ore cinque in punto in Gran Bretagna: quelli rigorosamente al cetriolo. Berrei tè ogni quattro minuti, anche peggio del caffè, ma al contrario di quest’ultimo che mi provoca solo esaurimento nervoso-ostilità-rabbia incontrollabile-tic nervosi (e quindi ribadisco: SOLO), il primo ha la tristissima capacità di mandarmi al manicomio per via di una fortissima tachicardia. Posso bere venti caffè e avere SOLO quelle piccolissime controindicazioni, che nuociono gravemente a chi mi sta intorno (sottotitolo seguita da risata nevrastenica: ecchiseneimporta?) ma basta una mezza tazza di tè per far partire un cuoremattomattodalegare. E se c’è una cosa che mi rende ancora più nervosa-ostile-rabbiosa-ticchettosa è proprio quel rumore di fondo. Quel petto che si muove in maniera incontrollabile mista a vertigini. Il matcha, se fatto bene (e quindi dal Nippotorinese) e in quantità ridotte, non mi provoca una frenesia incontrollabile ma dipende a prescindere dallo stato emotivo in corso. Praticamente prima di bere un tè devo fare una sorta di autocertificazione del mio stato psicofisico e toppo comunque. Alla grande, per giunta.

Allora mi sono data agli infusi e tracanno Choco Tè della Yogi Tea e roba della Clipper in maniera random. Come fossi in un film di quelli americani, dove girano con thermos e guanti tra i semafori di New York. Solo che porelli quelli per fare i modaioli devono tracannare Chai Tea da Starbucks e io piuttosto che entrarci mi accontenterei di ventiseimila ore di Tachicardia no stop. Perché d’accordo che faccio un caffè orrendo io ma Starbucks mi batte.

Se tutto va bene (frase mitologica che ti fa andare poi tutto male) il prossimo anno starò pochissimo a casa e molto in giro (spero di perdermi e di venire rapita da una tribù che mi segreghi nelle loro tende e mi costringa a cucinare per loro o al massimo disegnare con i piccoli del villaggio. Chiedo troppo?) e uno dei posti dove mi piacerebbe stazionare facendomi venire una tachicardia fulminante sarebbe il Claridge’s, il Lanesborough e il Brown’s. Ma pure al Ritz non è che dica di no. Voglio star lì ad ascolare il pianoforte e l’arpa mentre fuori piove e il mio cuore in gola cerca di vomitare per finire direttamente sul Tamigi. Per poi dirigersi al London Bridge. Voglio salire sulla ruota e farmi una foto uguale uguale a quella che ha papà e poi farmi un selfie da Madame Tussaud con Michael Jackson. Chiedo troppo? Anche con Hugh Hefner. Ecco l’ho detto. Esageriamo, va. Che è Venerdì sera e domani mattina non si lavora, dai!
(nessuno e ripeto NESSUNO osi dirmi che giorno è)

Curiosità:

  • I piatti e le tazze (entrambe scompagnate) sono regali della Nonna Angela e ho pianto otto ore per l’emozione (forse qualcosina in più).
  • La tovaglietta è ricamata da Nonna Grazia e fa parte sempre dell’incredibile corredo che ha confezionato per me ormai più di 30 anni fa.
  • Il piattino d’argento l’ho rubato a mamma. Ecco l’ho detto.

 

 

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11 COMMENTS

    • Mi rendo conto che da Londra è un po’ fuorimano… ma che ne dici di fare un saltino a Rimini tornando a casa?!?! Frugolino impazzirebbe dalla gioia, io non ne parliamo, l’Ingeriminese e il Nippo li chiudiamo da qualche parte… ^-^

  1. Il tè fa lo stesso effetto anche a me. Sto provando a disintossicarmi con infusi di zenzero e limone, a volte con la malva ma con meno gusto.
    buon venerdì 🙂

  2. Ti ho conosciuta che non usavi il microonde per non mi ricordo quale motivo e niente aerei e ti ritrovo che fai le torte al micro e progetti di stare fuori casa per un anno! Ma io ti adoro❤️❤️❤️
    Cucini pure con la lavastoviglie!!!
    Come stai?

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