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Bialy. Ritorniamo in Polonia!

Per 8 Bialy

(ricetta tratta da New York Le Ricette di Culto di Marc Grossman su cui ho blaterato abbondantemente, regalandone anche una copia, qui e qui)

  • 400 grammi di farina
  • 1 cucchiaio abbondante di sale
  • 1 bustina di lievito di birra secco
  • 250 ml di acqua tiepida
  • 1 cucchiaio di olio extra vergine di oliva
  • 170 grammi di cipolla tagliata a pezzetti piccoli
  • 4 cucchiai abbondanti di olio extra vergine d’oliva
  • 1 cucchiaio di semi di papavero
  • 1 cucchiaino abbondante di sale
  • burro

In un recipiente capiente metti la farina, il lievito e il sale. In un altro mescola per bene l’acqua tiepida e l’olio. Sbattendo proprio con la frusta da pasticciere, ancor meglio. Aggiungi il composto acqua-olio a quello della farina-lievito e sale, meglio se impastando con un robot da cucina fino a quando non ottieni una pasta omogenea ed elastica. Forma una bella pallottola liscia. Olia per bene un recipiente grande e riponila dentro. Copri con la pellicola e lascia lievitare per due ore. Suddividi la pasta in otto parti e forma delle palline appiattendole con i palmi delle mani. Poggia i dischetti su un foglio di carta imburrato e infarinato leggermente, ripiegando i bordi verso il centro come a fare una forma concava. Infarina un po’ la superficie e copri nuovamente con la pellicola. Lascia lievitare altri 60-90 minuti a temperatura ambiente. E’ importante che i dischetti abbiano al centro una parte concava perché è lì che verranno riposti la cipolla fritta e i semi di papavero.

Ah vero, dobbiamo peparare la cipolla fritta! Scalda l’olio nella padella e fai saltare cipolla e semi di papavero. Sala per bene ed eventualmente assaggia. Metti la cipolla e i semi al centro dei tuoi Bialy e spennella poi la superficie sempre con l’olio. Lascia riposare altri venti minuti e inforna a 220 per 10-12 minuti circa fin quando sono ben dorati.

Luogo d’origine di questa preparazione? Polonia. Ma non ci eravamo già stati mangiucchiando Babka in onore di tutte le incredibili Nonne del Mondo?  Beh sì, solo che la cultura gastronomica dell’Est Europa è incredibilmente ricca e straripante di lievitati buonissimi. Visto che abbiamo a disposizione tappeti volanti, mongolfiere veloci, treni ad altissima velocità che sfiora la luce e sottomarini, beh. Approfittarne e fare un salto nuovamente in Polonia per mangiare un Bialy caldo caldo non è poi una cattiva idea, no? Di Bagel, Kaak, pane ebraico e molto altro se ne è parlato diverse volte ma mai di questi deliziosi panini che fanno girare la testa; sono meno conosciuti dei Bagel, seppur stretti cugini, famosissimi in tutte le comunità ebraiche anche e soprattutto in America, dove si sfornano a ripetizione caldi caldi in ogni angolo delle strade e sono perfetti per un brunch. A dispetto dei  bagel non vanno prima immersi in acqua bollente ma lievitati più volte e cotti semplicemente in forno. La particolarità è che al centro vengono insaporiti con cipolla fritta e semi di papavero. Si può arricchire ulteriormente con pan grattato e aglio. Incredibilmente gustosi questi lievitati. Non lucidi e patinati ma ruvidi e gustosi, sono morbidi al punto giusto e vanno mangiati caldissimi appena tirati fuori dal forno. Pare che a Palm Beach County in Florida ci siano diversi punti vendita che vengono segnalati come addirittura i migliori d’America.

Senza andare così lontano (purtroppo) si possono degustare anche in queste giornate invernali. Una delizia salata che potrebbe diventare a buon diritto protagonista di un brunch natalizio o di una merenda super gustosa. L’altro giorno ho preparato i blinis (eh sì, sto proprio viaggiando a Est in questi giorni) e il Nippotorinese si è ritrovato per una serie di eventi coinvolto in un pranzo a base di caviale, salmone, bialy, blinis e panna acida. Mi ha guardato serio in volto e ha detto “questa cosa del Pappamondo falla durare molto”. E’ risaputo che non si sbilanci tanto quindi lo prendo non solo come un complimento ma anche come un incitamento a continuare. Il riscontro tra l’altro è positivissimo e davanti a certi numeri, confesso, sono rimasta impressionata. Questo giro con la valigia piena di sogni si sta rivelando terapeutico e rilassante non soltanto per me. La cosa non può che rendermi oltremodo felice. Tutti gli sforzi non solo sono ampiamente ripagati ma si trasformano in sorrisi che generano felicità generale in tutto e per tutto.


Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

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