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Il Crudismo *musica del terrore in sottofondo*

Trecentosessantacinque giorni fa ho fatto un riassunto di tutte le parole e cibo ; e come ogni primo giorno dell’anno ho cotto Pancake. Preparando la colazione al nuovo anno.  Non questo. Niente voglia di coccolarlo, presentarmici propositiva e fare la perfettina con vassoio e servizio da tè tirato al lucido. Senza tradizioni e propositi si comincia. Che non c’è assolutamente tempo da perdere. Ed io caro 2015 ti aggredirò perché è chiaro che ho perso, oltre tutto il mio universo, incontri-occasioni-molti lavori-soddisfazioni-sorrisi e non in ultimo viaggi, conoscenze e abbracci. E non è che voglio semplicemente recuperare ma riavere quello che mi tocca di diritto e moltiplicarlo all’ennesima potenza. E lo avrò.  Il Pancake preparalo tu a me, piuttosto. 

Si parte da qui, amici. Buon Anno, ancora ancora e ancora!

Eravamo in cucina, attorno al tavolo provvisorio perché quello definitivo è stato in viaggio per otto lunghissimi mesi grazie alla tempestività di un grande venditore di mobili di Catania (ma prima o poi ve la racconto bene, sì).  C’era stato un Brunch Natalizio Halloweenereccio in seguito all’arrivo della mia Ombrellina e giorni felici, spensierati e molto belli mi attendevano. Parliamo dell’Albero di Carote, locale dove sogno di andare con Ombretta da ormai tempo immemorabile, della pizza raw e inevitabilmente finiamo a parlare di Crudismo, di mode, di presenza sul web e dell’approccio che la nostra prode giuovine artista ha avuto con questa tecnica culinaria, che sarò onesta sino a poco tempo fa non mi aveva entusiasmato particolarmente. Perché? Con tanta ignoranza mi ero convinta che fosse un estremismo non degno della benché minima attenzione. Sapevo di alcuni dettami utilissimi che si ricollegano alla cultura vegetariana/vegana e ne ero anche attenta osservatrice, ma in generale trovavo assurdo anche solo cominciare a interessarmi a un argomento del genere. E infatti ho sbagliato clamorosamente.

Il primo campanello d’allarme, a tutti gli effetti, l’ha suonato appunto Ombretta. Il fatto che lei si interessasse e ne parlasse entusiasta mi ha messo di fronte all’amletico dubbio: e se stessi prendendo una cantonata pazzesca? Mentre ingurgitavo alghe e avocado gonfia come una zampogna la notte di Natale durante gli acuti di tuscendidallestelle, mi sono ripromessa di capirne qualcosina in più. Ma anche proprio ina ina. A ben pensarci sino ad allora, a parte riviste e passi saltuari, non mi ero affatto addentrata nel mondo Crudista. E se c’era un tempo per questo tassello, a quanto pare era arrivato. Sono passati due mesi, anche se pesano come anni per l’assenza e il vuoto che Ombretta ha lasciato (fortuna che nel 2015 dobbiamo/vogliamo lavorare insieme) e io di libri ne ho letti un po’. Mi sono documentata un altro po’. E sempre per rimanere in questa sfera: mi sono pure appassionata non un po’. Ma un po’ di più.

Mamma e il Nippotorinese tremano all’idea che io non mi metta a cuocere manco più l’hamburger di seitan e che professi come una santona hippy scalza per le vie di Catania il crudismo estremo, ma la verità non è propriamente così (o perlomeno fino ad adesso). Non è che mangi tutta questa roba cotta, mi sono detta mentre fissavo l’oblio una mattina. Perché a ben pensarci non mangio davvero tanta roba cotta, solo che non me ne ero mai resa conto. Da quando ho eliminato completamente ogni derivato animale uno dei pochissimi alimenti cotti che ho mangiato è stato il sushi, ovvero solo riso giapponese a chicco tondo. Qualche zucchina bollita sì, ma spesso cruda in insalata. Qualche carota sì, ma soprattutto crude con la senape. Qualche pezzotto di zucca sì. Non mangiando pasta e carboidrati in genere, includendo appunto pani e lievitati di tutti i tipi (la mia religione schizofrenica aliena è gluten free), è difficile per me mangiare qualcosa di cotto. Ho preso allora una penna e un foglietto e mi ci sono confrontata. Facendo la lista.

Il risultato è davvero quello che avete letto lassù. Tralasciando il riso e qualche hamburger di seitan (per lo più riscaldato al microonde e non cotto alla griglia) con le verdure cotte (soprattutto d’inverno) io non mangio praticamente mai roba cotta. Mi ha sconvolto questa considerazione e lo ha fatto perché non era assolutamente una cosa voluta. Da quando amo gli spinaci centrifugati, e saranno due anni, difficilmente li ho mangiati cotti. Non mangiando patate e piselli, praticamente mai, difficilmente li ho mangiati cotti. Pur amando tantissimo i legumi, con mio immenso disagio e tristezza confesso di mangiarli in ridotte quantità proprio per la difficoltà di digestione.

La considerazione un po’ mi preoccupa, sarò onesta. In corsa mi rassereno però. Giusto un’anticipazione. Di libri sul crudismo ce ne sono tantissimi, intendo in lingua straniera, e in Italia ultimamente complice la moda dilagante qualcosina sta uscendo. Dopo aver praticamente acquistato tutto in formato cartaceo e kindle ho cominciato a leggiucchiare e ad appassionarmi, scoprendo quanto di più interessante potessi fare. Uno dei libri che più mi è piaciuto e che trovo completo (e di cui parlerò ne La Libreria di Iaia) è certamente L’Essenza del Crudo di David Cotè e Mathieu Gallant. Sostengono che il libro si rivolga a chi ama scoprire nuovi sapori, uscire dai sentieri battuti, desidera vivere a lungo nel modo più sano possibile, mangiare meglio, a chi è alla ricerca di se stesso e della salute psicofisica, è intollerante al glutine ma anche no, vuole perdere peso ma inteso come in modo sano come rinascita, è vegetariano o vegano oppure no, sta imparando a cucinare ma anche a chi ama interessarsi insomma. La lista è lunga e come denominatore comune si evince che: è un libro per tutti. Per chi vuole uscire dai sentieri battuti, credo che in assoluto riassuma il tutto. Crudo di Montalier, di cui ho parlato qui e ho messo in palio, è una “pillola indorata” e non un trattato vero e proprio sul crudismo e sulla filosofia crudista. L’Essenza del Crudo è un tantinello più estremista, aggiungerei fortunatamente. Proprio perché racchiude in sé la vera. La vera. Essenza. Non vi è altro termine a quanto pare. Quando il Nippotorinese mi ha parlato della dieta BARF per i cani, ovvero di cibarli solo di carne cruda, mi è presa quasi una sincope emotiva. Figuriamoci se avrei mai messo a rischio la mia figlia pelosa con carne cruda seppur di ottimo taglio e qualità. Non esiste. Sì certo, per il tipo di intestino e digeribilità potrebbe andar bene ma Koi si nutre con piatti bilanciati che sono stati studiati appositamente per lei (ovvero croccantini al mattino e pranzo-cena con verdure-riso o pasta- pesce fresco-carne fresca che cucino io solo al vapore o bollita con un filo di extra vergine. E sì, sono esaurita). Questo per dire che se il crudismo vogliamo intenderlo come carne-pesce cruda mi trovo in moltissimi punti in leggerissimo disaccordo. E’ concepibile per me, nella sfera carne-pesce, solo il cotto se proprio si vuole cibarsene (faccio già di quelle storie con il sushi che povero Pier). Anche le piante e i frutti sono quello di cui si nutrono e quindi terra, aria e concimi ergo potrebbero (e lo sono) essere contaminati ma il discorso su carne e pesce si amplifica all’ennesima potenza. Per quanto non voglia essere in nessun modo un manifesto vegetariano-vegano c’è da dire che di fronte alle ovvietà c’è poco da obiettare.

Quello che mi è piaciuto de L’Essenza del Crudo è l’introduzione. Parafrasa Ippocrate “Fa che il cibo sia la tua medicina e la medicina il tuo cibo”. Una dichiarazione secolare eppure attualissima. Pare che  questo movimento nasca in California. Intorno al 1990 in maniera dilagante e conclamata. Patria degli smoothie e della multietnicità, dove la frutta te la tirano dietro manco fossi in Thailandia, cominciano a pullulare ristoranti crudisti che pian piano al grido di salute estrema, prendono piede insinuandosi nella quotidianità delle persone, a seguire poi nell’America tutta che volente o nolente è innegabile sia madre di tutte le “mode” e novità.

Le parole d’ordine che sono poi il sunto della filosofia crudista sono: scegliere un ottimo prodotto, utilizzare il più possibile quelli biologici in grado di garantire l’assenza di pesticidi, lavarlo per bene, marinare che rimane sicuramente il processo essenziale di questo tipo di cucina, germogliare ed essiccare (di cui qui si è cominciato a parlare, eccome). In più occasioni, anche nella seconda puntata di Mangiar S(tr)ano, ci si è soffermati sull’uso improprio dei condimenti e su quanto può essere dannoso non rendersi conto che la temperatura degli olii e dei punti di fumo diventa vitale. La filosofia crudista non impedisce affatto la cottura degli alimenti ma ne pretende quasi una, di temperatura, controllata. In modo che il nostro corpo possa sopportarla e non in ultimo riuscire ad accapparrarsi quanti più nutrienti possibili, perché il fatto che il calore ne distrugga gran parte è innegabile. Quando nel 2012 lo chef Stellato Pietro Leemann ha presentato una crostata crudista si è un po’ sdoganata l’idea che sia riservata solo agli incapaci di mente che girano scalzi raccogliendo frutta caduta dagli alberi per non turbare i rami. Anche al Noma di Copenhagen c’è un interesse attento e fervido, e questo sì potrebbe confermare per certi versi “la moda dilagante” ma al contempo un interesse oggettivo e riscontrabile anche e soprattutto per i benefici di questo tipo di cucina. Il principio generale, per farla breve, è quella di nutrirsi con alimenti che non sono stati esposti a una temperatura maggiore di 45 gradi. Questo in principal modo perché l’equilibrio chimico del corpo è fondamentale (e lo dice la medicina non io o un libro crudista a caso). Si dice pure che le malattie degenerative si sviluppino in un terreno acido e stagnante. La vita in un terreno alcalino. Da qui la frase che a me ha cambiato molto un punto di vista che credevo fermissimo “Il microbo è nulla, il terreno è tutto”. Questo per sottolineare che il ph grazie alla stile di vita e alimentazione può far sì che si possa evitare o meno l’infiammazione o la degenerazione. In tutto quello che riguarda la sfera alimentare c’è sempre una gran confusione. Si ha come l’idea che il vegetariano e il vegano siano snob sapientoni che tutto sanno e che non sono esposto a malattie o rischi. Semmai dovessero ammalarsi di tumore, come minimo alle spalle ci si sentirebbe in dovere di dire “tutte le menate sulla carne e poi”. In realtà è un po’ come l’essere fumatore. Ho conosciuto una persona morta di tumore ai polmoni che non aveva mai toccato una sigaretta e allora? Mio nonno cirrosi epatica fulminante e non beveva. Mio padre tumore al pancreas da grande sportivo e attento all’alimentazione. Questo non significa che si possa curare o per certi versi prevenire perché diciamocelo è un terno a lotto, ma se c’è un burrone e posso girarci intorno e non fiondarmici dritto correndo quantomeno ci tento no? Se poi il fato mi ci butta. Amen. Andata.

La cottura distrugge e non aiuta affatto la digestione in quanto gli enzimi sono belli che morti. I migliori amici della digestione sono gli enzimi e quindi cibo quanto meno cotto possibile. Avendo io purtroppo un disturbo digestivo che sto tentando di curare e che mi provoca problemi da oltre sei mesi con gonfiori, dolori e altri sintomi che non sto qui a dire perché non è bello pubblicare la propria cartella clinica, vi dico che incosciamente mi sono resa conto che il cibo cotto lo digerisco, effettivamente, peggio. Si pensa che quattrocento grammi di carote crude siano peggio digeribili che cotte e invece, per quanto mi riguarda ribadisco, è l’esatto contrario. Consumare pasti crudi significa anche incamerare acqua e clorofilla che apporta delle calorie più leggere rispetto a un pasto classico tradizionale. Le varie tecniche come l’ammollo, la germinazione, la fermentazione aumentano il valore nutritivo e tutto quello che si acquisisce in termini di proteine, vitamine, grassi sani viene centuplicato.

Questa piccola introduzione perché in concomitanza con la Rubrica Mangiare S(tr)ano io vorrei cominciare un percorso pubblico atto alla pubblicazione di Ricette Raw e Crudiste con cadenza regolare.

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Una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna della quattro cose.

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15 COMMENTS
  • etereamente 01/01/2015

    Li ho tutti e due <3 e condivido la curiosità per il crudismo. Io, però, cuocio tutto ( persino i cetrioli,per dire ^_^ ) e passare ad un'alimentazione completamente raw per me sarebbe impensabile. Però voglio, voglio, voglio e ancora voglio intrdurre più crudo nella mia alimentazione <3 A proposito: provata la Cheese cake raw di Crudo, ma se la fai diminuisci la dose di succo di limone. Ti voglio brandissimo

  • kuroko 01/01/2015

    io non mi scollo più dal pc te lo dico. devo tenere d’occhio tutto. tuttooooooo.
    già impazzisco *________*

  • Bibi 01/01/2015

    e annamo allora

  • Maura 01/01/2015

    interessante! Aspetto le prossime ricette. Io adoro frutta e verdura cruda (ma anche cotta, per la verità).

  • gluci77 01/01/2015

    Per giudicare e scegliere bisogna conoscere, quindi eccomi qui! Prontissima! 🙂

  • el 01/01/2015

    Oh! Interessa eccome!

  • Sara 02/01/2015

    Amo questi post. È proprio per questo che ti seguo.
    Grazie , per tutto quello che scopri, che ti appassiona e che condividi con noi per aprirci nuovi portoni.

  • Giulia 02/01/2015

    Mi confesso ignorante in materia di crudismo, sarà che nonstante tutto non mi convince granchè…anche se alcune verdure crude mi piacciono molto (funghi, cavolfiore), seguirò per capirci qualcosina di più anche io…thanks!!!

  • apity 02/01/2015

    Un “YEAH” in coro!
    Sono felice…

  • Jelena 02/01/2015

    mi sto crudizzando anch’io soprattutto quando non mi va di cucinare 😀

  • Lulù 02/01/2015

    Fantastico! ma tu leggi proprio nella mente! voglio provare anche io qualcosa crudista… soprattutto da quando ho provato dei dolcini buonissimi in una pasticceria raw di Roma!

  • valeys 14/01/2015

    Mi affascina la relazione tra cibo e salute e ancora di più il crudismo.

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