Cuba e la Zuppetta di Fagioli Neri Piccante

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Iaia
Grazia Giulia Guardo, ma iaia è più semplice, è nata il 12 12 alle 12. Il suo nome e cognome è formato da 12 lettere ed è la dodicesima nipote. Per quanto incredibile possa sembrare è proprio così. Sicula -di Catania- vive guardando l’Etna fumante e le onde del mare. Per passione disegna, scrive, fotografa, cucina e crea mondi sorseggiando il tè. Per lavoro invece fa l’imprenditrice. Digitale? No. Vende luce, costruisce e distrugge. Ha scritto un libro per Mondadori, articoli per riviste e testate e delira pure su Runlovers, la comunità di Running più famosa d’Italia; perché quando riesce nel tempo libero ama fare pure 12 chilometri. Ha una sua rivista di Cucina, Mag-azine, che è diventato un free press online. È mamma di Koi e Kiki, un labrador color sole e uno color buio, mangia veg da vent’anni, appassionata di cinema orientale e horror trascorre la sua giornata rincorrendo il tempo e moltiplicandolo.

Minestra Zuppa Fagioli neri

200 grammi di fagioli neri secchi
1 cucchiaio di olio di semi di girasole
1 cipolla bianca finemente tritata
1 spicchio di aglio tritato finemente
1 cucchiaino di semi di cumino macinati per bene
1 peperoncino rosso freschissimo
2 cucchiaini di origano essiccato
1/2 cucchiaino di senape in polvere
brodo vegetale

Metti i fagioli neri a bagno per una notte in acqua fredda. Scolali per bene e sciacquali. Mettili in pentola e coprili con dell’acqua. Poi lasciali cucinare per il tempo che serve. Scolali per bene e tienili da parte. Scalda l’olio in un tegame e friggi la cipolla finché è dorata. Aggiungi l’aglio, il cumino, la senape e l’origano sempre mescolando per bene. Aggiungi del brodo vegetale e poi i fagioli in modo che si insaporiscano. Cuoci a fuoco dolcissimo. Una volta che tutto si è amalgamato per bene e i fagioli stanno cominciando a sfaldarsi usa il frullatore a immersione dopo aver spento il fuoco. La consistenza la decidi tu. Se ti piace servi con altro peperoncino tritato sopra.


Eravamo in mongolfiera sopra la Cattedrale di San Basilio a Mosca ricordate? Stavamo mangiando blinis al Salmone e innaffiando tutto con del Dom Perignon del 2004; non tanto per fare i gradassi quanto perché il mio amato papà, pur non essendo un amante dell’alcool in genere, quando festeggiava lo faceva con il Dom Perignon. Se c’è quindi qualcosa che mi fa correlare alcool-festeggiamento a un prodotto è proprio il Dom Perignon. E’ un simbolo e nulla di più. Non era ancora l’anno nuovo ed eravamo travolti dalle feste, o perlomeno fingevamo come ho fatto io. Perché per me è stato un supplizio misto a un calvario lento e doloroso che finalmente è finito. Non che la Pasqua, e quindi l’anniversario della perdita di papà, mi entusiasmi, anzi. A dirla tutta credo proprio che quest’anno Gikitchen che è sempre stato portatore sano di Pasqualità cambierà completamente rotta dissociandosi completamente da ovetti, pulcini, fiori e cioccolato. Ho deciso che voglio odiare la Pasqua, considerando che nonostante i miei sforzi di odiare il Natale proprio non riesco. Una festa però devo odiarla con tutta me stessa. Programmi di odio futuro a parte, grazie al cielo c’è ancora San Valentino e Carnevale che rimangono due foltissime rubriche bloggereccie, quindi direi di volare verso Cuba. Il più lontano possibile insomma. Prima però vogliamo fare un riassunto di tutte le tappe precedenti? Ne approfitto, con l’occasione, per ringraziarvi; in particolar modo Luci perché davvero mi ha reso felicissima sapere che questa Rubrica le piaccia particolarmente. Forse non sono brava a esprimermi e per certi versi appare quasi del tutto scontato che essendo molto seguita e commentata io creda di piacere. Vi assicuro: tutt’altro. Non per falsa modestia ma proprio per insicurezza. La mia è una palestra emotiva continua. Di tentare, sforzarmi e provare. Lasciando stare l’amicizia che mi lega a Luci ci sono delle volte che noto maggiore entusiasmo. Mi piace moltissimo l’argomentazione.

Mi piacerebbe anche la critica o una particolare richiesta. Qualsiasi cosa davvero. Al fine di migliorarmi un pochino e per quanto possibile farlo anche con questo “piccolo servizio di compagnia (e spero sorrisi)” che svolgo giornalmente in rete. Per dire insomma, fosse solo per l’entusiasmo che ci hanno messo Luci e Ombrettina nel dirmi che questo Pappamondo è davvero interessante: continuerei a farlo anche se fossi sott’acqua su Marte senza tempo (nessuno mi dica che su Marte non c’è l’acqua perché non ci credo. I Marziani, amici miei e di Ombrellina, bevono un sacco di centrifugati ma non è questo il luogo, C’è ancora molto tempo per parlare dei succhi alieni).

Aggiornamento (scrivo post sempre parecchi giorni prima). Ieri mi avete fatto felice  dicendomi cosa pensate dell’archivio e come vi trovate. Ve ne sono immensamente grata. 

Qui a seguire il piccolo riassunto dei viaggetti veloci fatti tra una porta, un sogno e un ricordo. Mongolfiere di Pastel de Belém sorvolando la Bouqueria. La meravigliosa Grecia con i suoi Kourabiedes sino ad arrivare in Siria su un tappeto volante insieme a Mohamed. In Germania per uno stollen delizioso tra le luci di Natale passando per la Polonia in ricordo di Krystyna che al momento vive e lotta in una situazione spiacevole e alla quale va tutto il mio amore. Siamo andati in Giappone ad accendere un albero di sushi e in Marocco dove c’è ancora papà che beve tè  profumato alla menta che mi riporta all’Hafa Cafè e un branco di amore e amiche. Sul Danubio che sa di Cetti sino ad arrivare alla Francia che si collega tristemente ad attualità e dolori. Si vola in Thailandia per far nuovamente tappa in Polonia perché di dare baci a Kry non ne ho mai abbastanza e poi tutti in Svezia a vedere la mezzanotte con il sole prima di un’alba piena di churros spagnoli intinti nella cioccolata calda. In Estonia dentro una ciambella profumata per poi volare in Russia tra Caviale e Champagne e festeggiare questo nuovo viaggio. Questo nuovo inizio.

Pappamondo: In giro per il Mondo con una valigia di Sogni!

Ripartiamo da Cuba perché è un mix di culture gastronomiche spagnole, caraibiche e africane per un concentrato multietnico incredibile. C’è un frullato di sapori, anche della cultura cinese, in questa incredibile cucina  colorata, variegata e profumata da spezie. L’unione di queste due culture, spagnola e africana, crea la gastronomia creola dove è la carne a fare da padrone insieme al Re indiscusso Avocado, Pollo e Platano. Frutti di mare, aragoste e gamberoni in incredibile quantità e qualità. E’ tutto un mix di carne, di ogni sorta, mista a frutta e spezie con insalate pazzesche dagli arcobaleni e sfumature accecanti che ti fanno venire voglia di tuffartici dentro per un bagno di fantasioso sapore. Uno dei prodotti tipici è la manioca, a cui mi sono avvicinata davvero da poco e di cui avrò modo di parlare nella Rubrica Mangiar S(tr)ano con alcune ricette e videoricette. Avevo scelto inizialmente di cucinare il piatto nazionale ovvero l’Ajiaco, una minestra a base di patate, banane, mais, carne di manzo e pollo con carne secca e pure il Fufu, nome adorabile che è un purè di banane condito con mojo, olio e aglio ma la mia scelta è poi ricaduta su questa zuppetta di fagioli neri proprio perché ne avevo una voglia matta. Io li ho mangiati lessi e passati senza troppi condimenti, mentre al Nippotorinese e mamma ho confezionato questa zuppetta deliziosa semplice ma di incredibile impatto che ha riscosso non poco successo.

Il platano come le foglie di banano, dove si cuoce principalmente il pesce (ho tantissime foto in arrivo al riguardo), è praticamente ovunque sia nelle preparazioni dolci che in quelle salate. Di origine africana ce ne sono diverse specie; quindi proprio la banana classica che noi occidentali conosciamo e il platano in questione che, seppur di sembianze praticamente uguali, ha una consistenza e sapore completamente diverso e si presta benissimo alle fritture. Quando ho fatto lo scorso anno le chips di platano speziate per il mio secondo libro (che spero di finire entro Marzo) a papà sono piaciute tantissimo, molto più che le patatine. E’ una cucina vasta e coloratissima in fatto di frutta e dolci soprattutto. Dolci a base di farina di mais innaffiati dal Rum, che è la bevanda nazionale dal colore bruno dorato e apprezzata in tutto il mondo. La canna da zucchero lì è onnipresente ed è proprio da questa che ricavano il rum. Mojito, Cuba Libre o gli infiniti cocktail a base di rum, limone, lime, frutta e canna da zucchero soprattutto grezza non sono di certo un caso. In un bicchiere gli elementi caratterizzanti di una nazione e cultura. Poetico, no?

Un’altra delle ricette simbolo di Cuba è senza ombra di dubbio alcuno la Peso Pizza, ovvero la salvezza degli affamati cubani ai tempi delle sanzioni economiche seguite al collasso dell’Unione Sovietica. Il turbolento passato della nazione si riflette molto spesso nei piatti, che rappresentano universi di storia e sapore di tutto il popolo ma anche della terra e degli avvenimenti accaduti. Si vende in tantissimi localini, la Lonely Planet ne segnala in particolar modo uno nel centro dell’Avana, per 5-10 pesos cubani che corrispondono a qualcosa come 15-30 centesimi europei. Si chiama Sandwich Cubana e si piega a metà per goderne a pieno il sapore. Un impasto molto sottile e croccante con condimenti che vanno dal pomodoro al formaggio a una punta amarognola dovuta alla senape ma anche ai sottaceti. Si arrotola a mo’ di calzone e si gusta per le vie del paese tra musica, povertà e colori di ogni tipo e sorta. Cuba, devo essere onesta, non mi ha mai incuriosito moltissimo. Questione di ignoranza mia sicuramente, eh. Solo che non rappresenta proprio l’idea che ho di un viaggio, qualunque esso sia. La cucina cubana invece mi diverte e intriga parecchio come quella caraibica che mi ha portato a non pensarci due volte durante la scelta del Notting Hill Carnival a Londra e conseguente ricetta finita poi nel mio libro (frittelle di banane che tra l’altro spopolano a Cuba).

Qualsiasi cucina è chiaramente contaminata dalla storia e dalle nazioni e paesi limitrofi ma quando si trova un sorprendente mix di tal portata, africana, americana e spagnola diventa davvero difficile non entusiasmarsi a dismisura. L’Africa di certo nel pensare e sentire comune non viene mai associata a esperienze culinarie incredibili (erroneamente scritto gigante e lampeggiante) ma è pur vero che la condizione stessa del continente l’ha messa volente o nolente in ginocchio dal punto di vista di ricerca, quantità e qualità stessa. Questo però non significa che non abbia molto da insegnare a noi  che siamo più fortunati e avvezzi alla cultura culinaria. Se insieme a questa vi è quella spagnola, ricca di sapori e profumi con incidenze e provenienze arabe, francesi e anche un po’ italiane vien fuori una multietnicità pazzesca che può solo appassionare. La ricettina che ho scelto è volutamente semplice e “poco cubana” rispetto alla Peso Pizza ma è giusto un inizio per cominciare. Chissà che la Passione Cuba non mi travolga. I fagioli neri sono squisiti (al contrario dei ceci neri che l’ultima volta mi hanno lasciato perplessa). E’ facilissima da realizzare ed anche se non li trovate neri, dai. Una bella zuppetta di fagioli ci sta sempre bene, no?

E voi? Siete pronti per la prossima tappa? Infilate in valigia un altro po’ di sogni, curiosità e voglia di scoprire. Sarà un 2015 piuttosto impegnativo con tutti questi viaggi. Se siamo in tre o in tremila poco importa. La passione deve essere sempre uguale perché è quella che fa fare il giro del Mondo seduti a casa. Fa cavalcare le onde in tempesta. Fa sconfiggere tutti i mostri per poi volare. Tra le nuvole.

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37 COMMENTS

  1. Mi rende felice sapere che il mio apprezzamento per questa splendida rubrichetta ti abbia stimolato a proseguire il viaggio… c’è tanto, ma davvero tanto da scoprire e sarà bellissimo continuare a farlo insieme. Non importa se sarà Natale, Pasqua o un giorno qualsiasi. È il NOSTRO viaggio e sarà indimenticabile! Ti voglio bene… <3

    PS: si possono fare richieste relative a paesi già visti? Possiamo tornare anche dove siamo già stati?

    • mi accodo.
      un tour all’interno di un tour. un piano quinquennale. facciamo un piano decennale. tendente all’infinito. perché siccome sono una pazzafissata mi sono venuto in mente alcune cose a caso sulle differenze regionali della cucina giapponese e cinese. e io lì ci tornerei pure subito. e tra questi post ci sono luoghi che conosco appena ma mi hanno già conquistato i neuroni. e in ogni luogo che abbia una tradizione gastronomica sviluppata si presenta questo genere di differenze.
      nel senso che una volta terminato il giro del mondo (ammesso che si possa considerare terminato *_*) si ricomincia. zoomando.

      va bene la smetto. è che mi rende molto euforica tutto ciò. e per quanto si continui a viaggiare ci saranno sempre posti da scoprire e approfondire. per cui c’è un meraviglioso futuro di viaggi che ci aspetta, tutti insieme, tremila o tre che siamo. ed è troppo bello.

  2. Mi piacciono molto questi tuoi post, non solo per provare a fare le ricette (qualcuna, ma sono pessima in cucina!) ma per come le inframmezzi di notizie, profumi, sapori…

  3. gli alieni mangiano s(tr)ano e volano insieme a noi intorno al mondo. a bordo di cocottemongolfiere. pentolinebarchette. (quella pentolina è bellissima.)
    detto ciò. Fufu, pendo appunti perché è un nome fantastico per un protagonista da creare.

    leggendo questo post, fufu incluso, mi stanno venendo dei flash pazzeschi. nel senso che vedo proprio delle immagini all’improvviso. (chiamo la guardia medica. ma prima devo dirti che ti voglio bene.)

  4. Io odio la pasqua con te <3 (ma pure san Valentino)

    Questo pappamondo quanto mi strapiace!!!! Io adoro viaggiare (e pure mangiare…. Soprattutto l'avocado *___*) ma purtroppo non ne ho spesso la possibilità…per fortuna ci sei tu ad accompagnarci in giro per il mondo 🙂

  5. Pappamondo tutte palette 10 alzate per un tuffo nell’oceano iperuranico travvelagencyollaraunddeuorld

  6. Ecco, io non riesco a leggere “platano” e non pensare al platano picchiatore. Tipo che se ti avvicini alla zuppa succede un patatrack e il platano si agita!
    Peró vorrei partire con voi ❤️ Posso?

  7. Ma non sono l’unica che salta le ricette e si legge tutto il resto vero? Adoro leggere quello che scrivi, anche se poi provo pochissime ricette perché mangio pochissime cose e cucino solo dolci.. ma quanto adoro immaginare di essere in altri paesi con tutte voi e mangiare tutto quello che descrive Iaia (sì perché nella mente li mangio, la difficoltà poi è nella realtà!) ma sto delirando troppo. Come sempre. Insomma. Iaia. Continua a scrivere. Quello che ti pare. Che tanto io leggo!

  8. Io leggo anche le ricette, perché Iaia mi sembra una sana svalvolata in cucina. E l’adoro. Poi non le rifaccio perché il resto della famiglia non mi seguirebbe nel percorso. Però sogno. Che bello. Grazie.

  9. So di ripetrmi, lo ammetto, sappi che ammiro il tuo coraggio e la tua forza. Ho molti problemi di alimentazione e non avevo più stimoli in cucina, grazie al blog, al tuo blog, al tuo libro e, soprattutto al tuo entusiasmo per la cucina e per la vita, ho nuovi stimoli per cucinare ed osare. Grazie per tutto!

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